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Hai bisogno di idee per pranzi fuori casa? Sono indispensabili non solo per chi lavora, ma anche per chi studia e allora è giunto il momento di condividere un po’ di ricette per quella che in tanti chiamano “schiscetta“, altri “marmitta” o che i cittadini del mondo identificano come “lunch box” o addirittura “bento“… Insomma tante idee per pranzi fuori casa completi, bilanciati e gustosi da portare con te in ogni occasione.

Così, per i nostri ragazzi che vanno all’università con l’esigenza di mangiare senza glutine e di calcolare i carboidrati facilmente, la schiscetta diventa un fedele compagno di viaggio che contribuisce a rendere gioioso il momento del pranzo.

Noi abbiamo trovato una lunch box perfetta per le nostre esigenze dagli amici di I love my house ai quali chiedo sempre aiuto quando ho richieste di attrezzature e soluzioni per la cucina: ecco la nostra SCHISCETTA.

Questo è l’inizio di un progetto che mi sta tanto a cuore perché il pranzo è un pasto fondamentale, soprattutto per i nostri ragazzi, e non possiamo permetterci di restare a corto di idee!

A breve, altre fantastiche ricette! Nel frattempo, guarda anche l’Insalata di pasta coronation.

La ricetta della Pasta con crema di ceci e broccoli

carboidrati 85,91 g per l’intera porzione

Ingredienti per 1 schiscetta

  • 110 g broccoli
  • 100 g ceci lessati
  • 70 g pipe bio Massimo Zero**
  • 15 g albicocche secche
  • 1 cucchiaio di succo di limone
  • paprika
  • olio extra vergine di oliva
  • prezzemolo
  • sale

**Ingredienti specifici per celiaci

*Ingredienti per i quali verificare l’assenza di glutine in etichetta o sul Prontuario AIC

Preparazione

  1. Cuocete la pasta al dente in acqua bollente salata, scolatela e conditela con un filo d’olio lasciandola raffreddare leggermente distesa.
  2. Frullate 70 g di ceci con circa 50 g di acqua, il succo di limone, sale e pepe e un filo d’olio per ottenere una crema.
  3. Condite i ceci restanti con paprika, pepe e olio a piacere assieme alle cimette di broccoli sbollentate.
  4. Condite la pasta con questo composto e le albicocche tagliate a pezzettini e versatela nella lunch box.
  5. Mettete la crema di ceci nel secondo contenitore oppure sopra la pasta completando con una spolveratina di prezzemolo e un filo d’olio. Mescolate il tutto prima di mangiare.

La versione con glutine della Pasta con crema di ceci e broccoli 

La ricetta contiene solo ingredienti naturalmente senza glutine, quindi non ha bisogno di adattamenti per la versione con glutine, ma se lo desiderate, potete sostituire la pasta Massimo Zero con una pasta a base di frumento.

Qual è la tua torta preferita? Quante volte ve l’avranno chiesto! E io non so mai rispondere, ma a pensarci bene, la Crostata di frutta fresca con farine naturali potrebbe conquistarsi il podio.

E allora quest’anno ho deciso di pubblicare la ricetta proprio in occasione del mio compleanno, perché, come spesso succede a chi cucina, la torta per il compleanno ce la prepariamo da soli! Per una festa in giardino, se volete potete optare anche per delle Crostatine con le fragole.

Ecco come cucinarla e due diverse finiture che hanno allietato la famiglia in diverse occasioni.

La ricetta della Crostata di frutta fresca con farine naturali

50,31 g di carboidrati per 100 g di crostata

Ingredienti per la frolla

  • 150 g farina di riso integrale*
  • 100 g mandorle pelate
  • 100 g zucchero
  • 80 g burro
  • 60 g maizena*
  • 40 g fecola di patate*
  • 2 uova intere
  • 8 g lievito per dolci* (1/2 bustina)
  • buccia di limone grattugiata
  • 1 pizzico di sale

Ingredienti per la crema pasticcera

  • 500 g latte semiscremato
  • 150 g zucchero
  • 40 g maizena*
  • 5 tuorli
  • una punta di vaniglia dal baccello
  • 1 buccia di limone (facoltativa)

Ingredienti per completare

  • 400 g frutta mista
  • gelatina spray per crostate*

*Ingredienti per i quali verificare l’assenza di glutine in etichetta o sul Prontuario AIC

Preparazione

  1. Frullate le mandorle in modo da ottenere una farina, quindi mettetela in una terrina o in una planetaria con tutti gli altri ingredienti della pasta frolla. Mescolate velocemente e quando avrete ottenuto un impasto omogeneo, mettetelo in frigorifero a riposare per circa 30 minuti avvolto in un foglio di pellicola trasparente.
  2. Nel frattempo, preparare la crema pasticcera. Mettete il latte in un pentolino sul fuoco con la buccia di limone (se vi piace) e portatelo quasi a bollore. In un altro contenitore, sbattete leggermente i tuorli con lo zucchero con una frusta e quando iniziano a montare, aggiungete la maizena facendo attenzione a non far formare grumi e la punta di vaniglia.
  3. Molto lentamente e sempre mescolando con la frusta, iniziate a versare il latte bollente sul composto e, una volta versato tutto, riportate sul fuoco fino a quando la crema inizia ad addensarsi: è importante che allontaniate dal fuoco la crema appena inizia ad addensarsi, altrimenti, una volta raffreddata, risulterà troppo dura. Lasciate intiepidire e rimuovete la buccia di limone.
  4. Togliete la frolla dal frigorifero, stendetela su un foglio di carta forno per rivestire una teglia da 24 cm di diametro o superiore (a seconda dello spessore che vi piace per la crostata, potrebbe avanzarvi un po’ di pasta frolla che potrete utilizzare per preparare dei biscotti per la colazione: buonissimi!). Per cuocere la crostata “in bianco”, mettete un foglio di carta forno riempito di fagioli o riso sopra la base di frolla e cuocete per circa 15 minuti in forno statico preriscaldato a 180°C. Togliete poi la carta forno con i fagioli o riso e completate la cottura della base di frolla.
  5. Ora componete la torta. Versate la crema pasticcera sulla base, decorate con la frutta lavata e tagliata e spruzzate la gelatina sulla frutta in modo che questa non annerisca. Tenete la crostata in frigorifero fino al momento di consumarla e… buoni festeggiamenti!

crostata di frutta fresca

La versione con glutine della Crostata di frutta fresca con farine naturali

La ricetta contiene solo ingredienti naturalmente senza glutine, quindi non ha bisogno di adattamenti per la versione con glutine.

Gli involtini sono un po’ come le polpette: uno tira l’altro! Ecco allora un’idea per preparare dei golosi Involtini di lattuga romana con un ripieno saporito e colorato che potrete preparare insieme a me anche guardando la videoricetta.

Ho voluto proporvi una farcia vegetariana perché sappiamo che le linee guida per la sana alimentazione raccomandano di consumare carne non più di 3 volte a settimana (1 volta carne rossa, 2 volte carne bianca), quindi sono sempre alla ricerca di alternative gustose alla carne per non far notare la sua assenza al resto della famiglia. Un’altra idea? Provate anche la Fantasia di verdure gratinate.

Anche la scelta della lattuga è pensata per cambiare il più possibile i sapori da portare in tavola, insomma la parola d’ordine è varietà!

La ricetta degli involtini di lattuga romana

carboidrati 14,91 g per 100 g

Ingredienti

  • 250 g lattuga romana lunga
  • 200 g formaggio grattugiato (a scelta tra caciocavallo, parmigiano, pecorino, ecc., anche mescolati tra loro)
  • 100 g pangrattato Nutrifree**, più un pizzico per spolverare la superficie
  • 2 uova
  • 50 g pomodorini secchi
  • 5 g porcini secchi
  • brodo vegetale
  • olio extra vergine di oliva
  • pepe

**Ingredienti specifici per celiaci

*Ingredienti per i quali verificare l’assenza di glutine in etichetta o sul Prontuario AIC

Preparazione

  1. Lavate le foglie di lattuga romana e fatele scottare per meno di mezzo minuto in acqua bollente leggermente salata. Toglietele con una schiumarola e buttatele in acqua fredda. Toglietele dall’acqua e stendetele bene su un vassoio o uno strofinaccio in modo da farle asciugare un poco.
  2. Preparate la farcia. Fate scaldare il brodo e usatelo per scottare il pangrattato che dovrà risultare umido, ma non cremoso. Lasciate intiepidire.
  3. Frullate i porcini secchi in modo da ottenere una polvere; tritate i pomodorini secchi.
  4. Aggiungete 170 g di formaggio grattugiato al pangrattato, incorporate anche pomodorini, porcini e le uova intere. Mescolate e aggiustate di pepe (il sale non dovrebbe servire).
  5. Prendete le foglie di lattuga, togliete la costola centrale, mettete un rotolo di ripieno nel centro e avvolgetelo formando un involtino per ogni foglia. Adagiate gli involtini in una pirofila, spolverateli con il formaggio grattugiato rimasto, il pangrattato e un filo d’olio e gratinate in forno statico preriscaldato a 200°C per circa 15 minuti.

involtini di lattuga

La versione con glutine degli Involtini di lattuga romana

Sostituite il pangrattato Nutrifree con pari quantitativo di pangrattato convenzionale, mentre tutti gli altri ingredienti rimangono invariati.

Come preparare un pinzimonio a cui nessuno può dire di no? Una crema di Radicchio Variegato di Castelfranco e croste di Parmigiano Reggiano alla griglia per una ricetta che è anche anti-spreco.

Radimonio? Una crema di Radicchio variegato per rendere il pinzimonio irresistibile 

Continua il viaggio alla scoperta dei prodotti tutelati dal Consorzio Tutela del Radicchio di Treviso IGP e Radicchio Variegato di Castelfranco IGP che ormai abbiamo capito essere i “Fiori d’inverno” per la loro splendida forma. Per rappresentare la mia regione d’origine, l’Emilia Romagna, e la mia tradizione famigliare, quella della produzione di Parmigiano Reggiano, ho pensato ad un’usanza della cucina contadina che ho sempre amato molto perché espressione del rispetto per il cibo e dell’impegno che sta dietro la sua preparazione: l’utilizzo delle croste di parmigiano grigliate.

Tutto il lavoro che si nasconde dietro al radicchio me lo ha fatto inevitabilmente associare al prodotto al quale si è sempre dedicata la mia famiglia. Il radicchio è segnato da lunghe attese in campagna e il Parmigiano deve aspettare anni perché la natura faccia il suo corso per regalarci sapori unici ed irripetibili. Per questo credo sia un delitto sprecare anche una minima parte di prodotto e la cultura contadina ci insegna a non farlo mai.

Una lettura in chiave moderna mi ha così ispirato un modo per gustarsi uno spuntino o un aperitivo davvero insolito perché vede il radicchio variegato, normalmente consumato crudo, fatto cuocere pochi minuti in padella e uno “scarto” del formaggio trasformato in un bastoncino croccante sfiziosissimo per raccogliere una crema che porta anche la nota aromatica di un altro grande prodotto del Veneto, il vino Recioto. Inoltre, le foglie lanceolate del radicchio tardivo sono ideali per completare l’esperienza di degustazione.

Provare per credere. 

Come si presenta il Radicchio variegato di Castelfranco IGP 

Il radicchio variegato di Castelfranco

Il radicchio variegato di Castelfranco: una splendida rosa

La sua splendida forma a rosa e il gioco di colori delle sue foglie non possono non farcelo associare ad un fiore molto particolare perché fiorisce quando gli altri dormono, ossia in inverno. La sua origine è un incrocio tra radicchio e scarola da cui prende le caratteristiche mescolandole tra loro.

Il prodotto porta il nome della città dove la cultura contadina della sua coltivazione è radicata nella storia di una pianura caratterizzata da inverni lunghi e rigidi durante i quali le famiglie trovavano riparo dal freddo riunendosi nelle stalle. Proprio nelle stalle, protette dalla paglia, venivano conservate le cicorie per preservarle dal gelo e, come spesso accade, si scoprì un metodo straordinario per rendere le piante ancora più gustose: la tecnica della forzatura.

Cosa è la tecnica della forzatura?

E’ la tecnica con cui le piante vengono lasciate al buio (nell’antichità sotto la paglia, oggi sotto appositi teli) in modo da perdere la clorofilla, il processo di imbianchimento che avevamo visto anche nel Radicchio Tardivo. Oltre ad assumere il loro inconfondibile colore, il gusto amaro delle cicorie si affievolisce e le foglie acquistano una straordinaria croccantezza.

Per gustarvi il Radicchio Tardivo in modo un po’ insolito, provate gli Strozzapreti al radicchio con fonduta alla zucca.

La ricetta del Radimonio, il pinzimonio al radicchio variegato

carboidrati 2,2 g per 100 g

Ingredienti per 4 persone

  • 300 g Radicchio variegato di Castelfranco IGP
  • 150 g crescenza (io ho usato quella di latte di capra)
  • 100 g scalogno
  • 50 g Recioto
  • 1 spicchio d’aglio
  • croste di Parmigiano Reggiano
  • foglie di Radicchio di Treviso tardivo
  • olio extra vergine di oliva
  • pepe
  • sale

Preparazione

  1. Tagliate lo scalogno a fettine sottili e fatelo appassire lentamente in un tegame con un filo d’olio extra vergine per circa 10 minuti.
  2. Lavate il radicchio, tagliatelo a striscioline e aggiungetelo allo scalogno. Fatelo cuocere qualche minuto a fuoco vivace continuando a mescolarlo con un cucchiaio di legno. Sfumate il radicchio con il Recioto e completate la cottura senza che il radicchio si asciughi troppo: in totale sarà rimasto sul fuoco per 6-7 minuti.
  3. Trasferite il radicchio in un frullatore o robot, frullatelo in modo da ottenere una crema, aggiungete la crescenza e frullate nuovamente per rendere il composto liscio ed omogeneo. Aggiustate di sale e pepe.
  4. Prendete le croste di parmigiano che vi sono rimaste dopo avere consumato il formaggio e raschiatele con un coltello in modo da pulirle sul lato esterno. Io amo lasciarle leggermente spesse, circa 5 mm, per avere anche la parte interna leggermente più morbida.
  5. Mettere una griglia sul fuoco e scaldarla fino ad una temperatura elevata; adagiare le croste di parmigiano e farle grigliare su entrambi i lati fino a quando acquisiscono un colore tra il dorato scuro e il marrone.
  6. Mettete la crema in una ciotola e servitela con le croste calde e le foglie di radicchio tardive, entrambe da utilizzare come “cucchiaio” per raccogliere la crema al radicchio.
Radimonio con croste di parmigiano grigliate e radicchio tardivo

Radimonio con croste di parmigiano grigliate e radicchio tardivo

La versione con glutine del Radimonio

La ricetta contiene solo ingredienti naturalmente senza glutine, quindi non richiede adattamenti per la versione con glutine.

Dolcetti al cioccolato naturalmente senza glutine con violette candite per regalare per San Valentino un fiore tutto da gustare: il fiore di Parma candito per regalare un dolce profumo al palato.

Violette

Violette

Fiori canditi e cioccolato

Le violette sono il simbolo della primavera quando il loro inconfondibile colore inizia a dipingere la terra ancora fredda di pennellate viola e bianche. Questo fiorellino delicato nelle forme e nel colore irrompe con il suo potentissimo profumo ad annunciare la magia del risveglio della natura che si ripete ogni anno come una rinascita.

Le violette arrivarono a Parma grazie a Maria Luigia d’Austria, seconda moglie di Napoleone Bonaparte, che del Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla fu appunto Duchessa tra il 1814 e il 1847. La passione della Duchessa per questo fiore, fece sì che venissero impiantate nel territorio molte coltivazioni di violette che i frati del Convento dell’Annunciata utilizzarono per ottenerne l’essenza attraverso la distillazione a vapore di fiori e foglie ad uso esclusivo della Duchessa. Il profumo creato usando il prezioso olio essenziale divenne presto famoso in tutta Europa proprio con il nome di Violetta di Parma.

Ancora oggi per volontà di Maria Luigia, la sua tomba a Vienna è sempre adornata di violette.

Se l’utilizzo della violetta nella profumeria non è una sorpresa, certamente meno conosciuto è il suo impiego in cucina, soprattutto sotto forma di dolce candito, realizzato con cura minuziosa, arte e fascino da poche mani esperte.

La canditura

La produzione delle violette candite è strettamente legata alla natura perché, come ben sappiamo se ci piace raccogliere questi profumati fiori, la loro comparsa lungo i sentieri e nei prati varia in base alle temperature, quindi le poche aziende che si dedicano alla loro lavorazione hanno il binocolo puntato per individuare i puntini color malva spuntare all’orizzonte.

Per essere canditi, i fiorellini devono essere piuttosto grandi – visto che il processo ne ridurrà le dimensioni – e perfettamente integri. Una volta raccolti in mazzetti con grande attenzione, le violette vengono spruzzate con acqua fresca per lavarle delicatamente, gli steli vengono rimossi uno ad uno, quindi i petali vengono spennellati a mano con sciroppo di glucosio prima di essere ricoperti di zucchero semolato. Così coperte, le violette vengono messe in vasche contenenti glucosio e zucchero, chiamate brillantiere, dove cristallizzano assumendo l’aspetto che caratterizza il prodotto finito.

Ciò che colpisce quando si mangia una violetta è proprio il profumo: un’esperienza davvero inusuale. Personalmente, ho scoperto solo in età adulta che questi dolcetti in vendita nelle pasticcerie tradizionali di Parma erano fiori veri trattati con tanta passione e non souvenir in zucchero per turisti!

Le violette candite sul dolcetto

Le violette candite sul dolcetto

Nel mese dell’amore, un fiore da mangiare.

Ho voluto cogliere l’occasione di San Valentino che adoro festeggiare alla maniera anglosassone (ossia celebrando l’amore in tutte le sue forme e non solo tra le coppie di fidanzati o sposi) per condividere con voi questa preparazione tradizionale della mia città perché ho pensato che avreste potuto trovare carino regalare un “mazzolino” di violette da utilizzare per rendere deliziosamente belli e profumati dei dolcetti golosissimi, da consumare con la parsimonia con sui ci si approccia a ciò che è ricco e prezioso… come un dolcetto al cioccolato! Se preferite preparare una torta, usate le violette candite per decorare la Sacher degli innamorati.

Dove trovare le violette candite

Nella maggior parte delle pasticcerie di Parma, soprattutto durante i primi mesi dell’anno, faranno capolino graziose confezioni di violette candite, ideali per avere un pezzettino di tradizione in un dolcetto. Per andare a colpo sicuro, potete entrare nel regno degli appassionati di pasticceria (sia fisico che online), il negozio Dalla A allo Zucchero in pieno centro città, dove troverete qualsiasi ingrediente o attrezzatura per realizzare i vostri dolci, quindi anche le bellissime violette.

La ricetta dei Dolcetti al cioccolato con violette candite

carboidrati delle basi di frolla 53,38 g per 100 g

carboidrati della mousse al cioccolato 22,12 g per 100 g

 

Ingredienti per la frolla per 12 pasticcini

  • 110 g farina di riso integrale*
  • 65 g burro
  • 65 g zucchero di canna o cocco
  • 35 g farina di mandorle*
  • 25 g fecola di patate*
  • 25 g amido di tapioca*
  • 10 g cacao in polvere*
  • 1 uovo
  • buccia di arancia grattugiata o pasta di arancia*
  • 1 pizzico di sale

Ingredienti per la mousse al cioccolato

  • 200 g panna fresca
  • 100 g cioccolato fondente Emilia*
  • 50 g latte
  • 30 g albume (1 albume)
  • 30 g zucchero
  • ½ cucchiaino di succo di limone
  • cocco rapè*
  • violette candite*

*Ingredienti per i quali verificare l’assenza di glutine in etichetta o sul Prontuario AIC

Preparazione di frolla e mousse

  1. Preparate la frolla mettendo tutti gli ingredienti per la frolla nel vaso della planetaria; mescolate per qualche minuto fino a quando il composto sarà amalgamato. Formate un panetto, ricopritelo con pellicola trasparente e mettetelo in frigorifero per il tempo necessario a preparare la mousse di cioccolato
  2. Tritate il cioccolato fondente finemente; portate a bollore il latte e versatelo sul cioccolato fondente girando con una frusta in modo che il cioccolato si sciolga completamente.
  3. Montate l’albume a neve soda e aggiungete lo zucchero amalgamandolo. Aggiungete questa meringa al cioccolato fuso che sarà ancora tiepido.
  4. Montate la panna fino a quando avrà la consistenza di uno yogurt greco (semi montata), quindi aggiungete anche questa al composto di cioccolato e albume. Mettete il composto nel vaso della planetaria e montatelo per circa 2 minuti con la frusta in modo che risulti cremoso, ma morbido. Fate riposare in frigorifero per il tempo necessario a preparare le basi di frolla.

Composizione dei dolcetti

  1. Riprendete la frolla; con un mattarello stendete la frolla ad uno spessore di circa 5 mm e tagliate dei dischi del diametro corrispondente allo stampo per tartellette (io utilizzo lo stampo antiaderente da 12 tartellette Le Creuset: è comodissimo perché non richiede nemmeno di essere imburrato!), fatele aderire bene alla sagoma del foro, forate il fondo con una forchetta e fate cuocere in forno statico preriscaldato a 180°C per 10-13 minuti.
  2. Se vi rimane della frolla, tagliate qualche biscottino a forma di cuore che potrete usare per decorare i pasticcini.
  3. Togliete le tartellette dal forno e fatele raffreddare completamente.
  4. Prendete una sacca da pasticcere e scegliete la punta che desiderate: io ho scelto la punta liscia da 1,5 cm di diametro. Togliete la mousse dal frigorifero, riempite la sacca da pasticcere e farcite le tartellete a piacere. Spolverate con cocco rapè e completate con una violetta candita e un biscottino a forma di biscotto.

Dolcetti per san valentino

La versione con glutine dei Dolcetti al cioccolato con violette candite

La ricetta contiene solo ingredienti naturalmente senza glutine, quindi non richiede adattamenti per la versione con glutine. Se volete utilizzare farina di frumento, sostituite la farina di riso, la fecola di patate e l’amido di tapioca con pari quantità di farina di frumento.

I Krapfen alla marmellata sono uno dei miei dolci di Carnevale preferiti in assoluto, tanto che ogni anno mi impongo di prepararli solo a Carnevale, proposito che non riesco mai a mantenere!

Nella mia tradizione famigliare, i Krapfen sono sempre preparati con le patate e rigorosamente con la marmellata di prugne fatta in casa, altra preparazione che è un appuntamento imperdibile quando le prugne zucchelle maturano sulle numerose piante che colorano la nostra azienda agricola.

Tuttavia, se preferite farcirli con la crema pasticcera, lo potrete fare usando una siringa da dolci una volta che avrete fatto friggere un disco unico, magari lasciato leggermente più spesso rispetto a quanto riportato nella ricetta di seguito.

Quindi assieme a Chiacchiere e la Crema fritta, è una gioia per me condividere questi irresistibili Krafen da assaporare ad ogni morso…magari leccandosi anche le dita.

Krapfen alla marmellata

carboidrati 37,91 g per 100 g di krapfen senza zucchero di copertura

Ingredienti

  • 500 g patate
  • 280 g marmellata di prugne*
  • 250 g farina Molino Dallagiovanna per dolci lievitati**
  • 250 g farina per Pane e impasti lievitati BiAglut**
  • 120 g latte
  • 65 g burro
  • 50 g zucchero
  • 3 uova
  • 30 g lievito di birra
  • 1/2 buccia di limone grattugiato
  • 1 pizzico di sale
  • olio per friggere e zucchero

**Ingredienti specifici per celiaci

*Ingredienti per i quali verificare l’assenza di glutine in etichetta o sul Prontuario AIC

Preparazione

  1. Impastate tutti gli ingredienti fino a quando non avrete preparato un impasto liscio e di consistenza piuttosto soda. Tirate l’impasto allo spesso re di circa 1 cm e tagliate dei dischi da circa 8 cm di diametro. Adagiate su metà dei dischi la marmellata di prugne, quindi richiudeteli con i dischi restanti avendo l’accortezza di sigillare bene i bordi, magari bagnandoli leggermente con un dito inumidito di acqua per fare “incollare” l’impasto.
  2. Lasciate riposare i krapfen per 1,5 ore, quindi friggeteli in abbondante olio e passateli nello zucchero prima di servirli.
La frittura dei krapfen

La frittura dei krapfen

 

I krapfen pronti per essere gustati

I krapfen pronti per essere gustati

La versione con glutine dei Krapfen alla marmellata

Sostituite le farine senza glutine (500 g) con pari quantità di farina con glutine e impastate con soli 100 g di latte e 2 uova intere ed 1 tuorlo.

 

Sapete che siamo già nel periodo di Carnevale? Pasticcerie e panetterie pullulano di dolci fritti già da tempo e allora ecco una ricetta per preparare un’ottima Crema fritta senza glutine (che potrete facilmente adattare alla versione con glutine seguendo le indicazioni in fondo alla ricetta) preparata con farina di riso e biscotti al cocco.

Se nel resto dell’anno difficilmente friggo, soprattutto i dolci, in queste giornate fredde e con tante limitazioni per la vita sociale la tentazione che il Carnevale ci presenta sono troppo numerose e troppo golose per non lasciarsi tentare. Quindi preparatevi ad arrendervi: anche se con moderazione, credo che sarà impossibile non assaggiare Chiacchiere, Krapfen e questa irresistibile Crema Fritta, ovvero un morbido cuore racchiuso in una panatura croccante.

La ricetta della Crema fritta senza glutine

carboidrati 30,50 g per 100 g senza zucchero di copertura

Ingredienti

  • 500 g latte
  • 150 g zucchero
  • 125 g farina di riso*
  • 50 g biscotti al cocco Le Veneziane tritati**
  • 50 g farina di mandorle*
  • 25 g amido di mais*
  • 5 uova
  • 1 baccello di vaniglia
  • 1 buccia di limone grattugiata
  • olio per friggere, zucchero a velo*, farina**

**Ingredienti specifici per celiaci

*Ingredienti per i quali verificare l’assenza di glutine in etichetta o sul Prontuario AIC

Preparazione

  1. Scaldate il latte con la vaniglia (ad esempio un baccello vuoto e tenuto da parte) e la buccia grattugiata del limone. Lasciate raffreddare e filtrate il liquido.
  2. In una ciotola, sbattete il latte, lo zucchero, 1 tuorlo e 2 albumi, unitevi la farina e l’amido mescolando con una frusta; portate poi la crema a bollore sul fuoco e quindi lasciatela cuocere qualche minuto.
  3. Versate la crema all’interno di un anello rettangolare in acciao appoggiato su un foglio di carta forno oppure in una piccola teglia quadrata o rettangolare ricoperta di carta forno e lasciatela raffreddare.

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4. Una volta pronta, tagliatela a cubetti, passateli prima nella farina, poi nelle 2 uova sbattute ed infine nel composto di biscotti e farina di mandorle.

Uno_Chef_per_Gaia_crema_fritta_senza Glutine

5. Friggete i cubetti in olio bollente, asciugateli bene con carta assorbente e terminate spolverandoli con zucchero a velo.

uno_chef_per_gaia_ricetta_gluten_free_crema_fritta

La versione con glutine della Crema fritta

Sostituite i biscotti senza glutine e la farina per la panatura con prodotti convenzionali.

 

Focaccine allo yogurt significa pane fatto in casa che è una delle preparazioni che più ci regala soddisfazioni: cosa c’è di più bello della fragranza del pane nel forno che profuma l’ambiente? Ma non sempre abbiamo il tempo per lasciarlo lievitare e cuocere in forno per 45 minuti o più. Ecco allora queste semplici:

Focaccine allo yogurt senza glutine preparate con lievito istantaneo e farina integrale.

Quindi un pane comodo, fatto in casa, pronto in pochi minuti: abbiamo solo bisogno di 30 minuti per lasciare riposare l’impasto, ossia il tempo necessario per apparecchiare la tavola, condire l’insalata e servire le altre portate o gli ingredienti con cui farcire le nostre focaccine. E oltre a poterlo preparare con e senza glutine, questa versione integrale è molto amica anche del diabete grazie al contenuto di fibra e dello yogurt che rallentano la velocità di assorbimento dei carboidrati.

Un pane che viene dall’oriente

Nella cucina di molti paesi dell’Asia Centrale e Meridionale, oltre che del Medio Oriente, vengono preparate tipologie di pane dalla forma piatta e arrotondata che si prestano ad accogliere pietanze a base di carne, pesce e verdure in pezzi piccoli che rendono il consumo agevole anche come cibo da strada.

Una delle tipologie più popolari di questi pani è il Naan, un pane reso famoso dai ristoranti indiani ormai presenti in tutto il mondo. Viene servito caldo per accompagnare le altre pietanze e condito con burro o ghee (burro chiarificato usato in questa cucina) oltre ad essere aromatizzato con spezie ed erbe.

Per praticità, oggi viene preparato utilizzando il lievito istantaneo e lo yogurt nell’impasto al posto dell’acqua per renderlo più morbido. E mentre in India per cuocerlo si utilizza il caratteristico forno di argilla chiamato Tandoor, il forno utilizzato per cucinare il pollo tandoori, forse il piatto della cucina indiana più conosciuto fuori dal paese d’origine e sempre presente nei menù di questi ristoranti etnici, noi utilizzeremo una semplice padella antiaderente con il fondo spesso.

Nella video ricetta potete vedere come preparare le focaccine integrali allo yogurt e vi suggerisco di servirle alla maniera emiliana, quindi con alcuni dei prodotti di questa terra come formaggio Squacquerone e Prosciutto di Parma, ma quando avrete un attimo di tempo vi invito a provare le focaccine con qualche piatto di carne e verdure accompagnati da salse al curry e alle spezie che vi faranno sicuramente viaggiare con i sapori in questo momento in cui farlo fisicamente risulta ancora piuttosto difficile.

Focaccina allo yogurt farcita

Focaccina allo yogurt farcita

Focaccine allo yogurt integrali 

carboidrati 38,32 g per 100 g

Ingredienti per 12 focaccine

  • 400 g yogurt greco zero grassi
  • 300 g Preparato per pane nero Massimo Zero**
  • 100 g farina di riso integrale* (potete anche cambiare le proporzioni e fare 350 g di Preparato per pane nero Massimo Zero** e 50 g di farina di grano saraceno: le focaccine saranno più scure e sarà più semplice stenderle)
  • 8 g lievito per torte salate*
  • erbe aromatiche a piacere (facoltative)
  • pomodorini secchi a piacere (facoltativi)
  • sale
  • farina per spolvero

**Ingredienti specifici per celiaci

*Ingredienti per i quali verificare l’assenza di glutine in etichetta o sul Prontuario AIC

Preparazione

  1. Mescolate la farina con lo yogurt, il lievito e un pizzico di sale fino ad ottenere un composto omogeneo.
  2. Ricopritelo con pellicola trasparente e fatelo riposare per 30 minuti.
  3. Dividete l’impasto in 3 parti e aromatizzate una parte con un trito di erbe aromatiche, una seconda parte con pomodorini secchi a piacere e lasciate la terza parte neutra. Infine, dividete l’impasto in modo da ottenere 4 pezzetti di ogni tipo, formate delle palline, poi stendetele con un mattarello dello spessore di 3-4 mm.
  4. Scaldate una padella antiaderente o una piastra liscia, quando sarà ben calda, adagiate le focaccine e fatele cuocere su entrambi i lati fino a quando saranno marroncine, con bolli più scuri simili ad una piadina.
Cottura della focaccina

Cottura della focaccina

5. Servite le focaccine con accompagnamenti a piacere. E se vi piacciono le focaccine e avete un po’ più di tempo a disposizione, provate anche quelle con le patate.

Focaccine allo yogurt con Squacquerone,Prosciutto di Parma e rucola

Focaccine allo yogurt con Squacquerone,Prosciutto di Parma e rucola

 

Versione con glutine

Sostituite il Preparato per Pane nero Massimo zero e la farina di riso con 400 g di farina integrale e impastatela con 350 g di yogurt greco zero grassi.

Se inverno significa zuppe, zuppe nel mese di gennaio significa verdure invernali di cui cavoli e patate sono sicuramente l’esempio più immediato e questa Zuppa di cavoli, patate e scalogno è anche il simbolo della cucina povera per eccellenza, arricchita da un’idea per la cucina del recupero.

Anche se le feste natalizie del 2020 non sono state all’insegna della socialità e delle grandi tavolate in famiglia, i ricchi menù della tradizione sono troppo buoni per non farci tentare e così, come ricetta per l’Epifania che ci fa spegnere le luci delle celebrazioni, vi propongo un piatto semplice, preparato con quello che in inverno in cucina difficilmente manca: le verdure di lunga durata che amano il freddo e il buio, per l’appunto cavoli, patate e cipolle varie.

A questo si aggiunge anche una necessità. Dopo avere preparato chili e chili di succulenti ripieni a base di stracotto di carne e Parmigiano Reggiano di due diverse stagionature per gli Anolini o Cappelletti alla parmigiana, nel mio frigorifero abbondano le croste di formaggio che sarebbe sacrilego buttare, quindi urgono idee per poterle sfruttare al meglio e le zuppe sono sempre un’ottima soluzione.

E siccome è abitudine consumare legumi, in particolare le lenticchie, come auspicio di ricchezza ed abbondanza per il nuovo anno, ho pensato di completare la zuppa con l’aggiunta dei Legumotti Barilla, i fantastici chicchi di farine di lenticchie, ceci e piselli, che in soli 9 minuti ci regalano il sapore pieno ed autentico dei legumi sotto forma di pastina: chi mi conosce sa che io sono una vera e propria fan dei Legumotti, che vi ho proposto anche in altre golosissime ricette.

Con la semplicità di un piatto della cucina del recupero, vegetariana e preparata con pochi ingredienti, vi auguro un 2021 all’insegna di salute, serenità e… tanto lavoro per tutti!

Le verdure della zuppa

 

La ricetta della Zuppa di cavoli, patate e scalogno

carboidrati 6,65 g per 100 g

Ingredienti per 4 persone

  • 1 lt brodo vegetale
  • 500 g cavolo cappuccio
  • 230 g patata
  • 125 g Legumotti Barilla*
  • 100 g scalogno
  • 50 g croste di Parmigiano Reggiano
  • 1 spicchio d’aglio
  • olio extra vergine di oliva
  • pepe
  • sale

*Ingredienti per i quali verificare l’assenza di glutine in etichetta o sul Prontuario AIC

Preparazione

  1. Tagliate lo scalogno a fettine sottili e fatelo rosolare in un tegame con un filo d’olio extra vergine. Aggiungete le patate tagliate a dadini piccoli e lo spicchio d’aglio tritato e fate insaporire qualche minuto. Aggiungete infine il cavolo cappuccio tagliato a striscioline, mescolate bene e ricoprite il tutto con il brodo vegetale.
  2. Aggiungete anche le croste di Parmigiano Reggiano: usate un coltello per grattare la superficie esterna per rimuovere eventuale polvere, poi tagliatele a pezzetti di qualche centimetro di lato. Mettete il coperchio e fate cuocere per 20 minuti.
  3. Aggiustate di sale, buttate i Legumotti nella zuppa aggiungendo brodo vegetale nel caso in cui non ci sia sufficiente liquido per portare a cottura.
  4. Servite la zuppa con un filo di olio a crudo e una macinata di pepe.

 

Versione con glutine

Questa ricetta è naturalmente priva di glutine.

Zuppa di cavoli, patate e scalogno

 

Bacco Natale” è il nome dell’iniziativa organizzata dal Movimento Turismo del Vino Toscana con l’Associazione Italiana Food Blogger per proporre a tutti gli appassionati di enogastronomia nuovi abbinamenti tra ricette ispirate alle feste di Natale e i vini di una delle regioni italiane più vocate: la Toscana. Con queste premesse, i miei Pisarei e fasò si sono ubriacati!

La cantina toccata a me: Artimino 1596

La sorte ha fatto sì che a me fosse associata la cantina Artimino 1596 e tuffandomi nella sua realtà ho presto scoperto alcune piacevoli coincidenze sulle quali mi sono divertita a fantasticare per creare la ricetta da abbinare al Poggilarca, un Carmignano DOCG del 2017 di cui vi racconterò brevemente storia e caratteristiche.

La cantina si trova nella Tenuta di Artimino in provincia di Prato, dove proprio nel 1596 Ferdinando I de’ Medici costruì la sua dimora di caccia, la Villa Medicea La Ferdinanda, oggi patrimonio Unesco. Ecco la prima coincidenza: la mia nonna materna era una Medici di cui non abbiamo però mai ricercato origini più lontane rispetto ai ricordi degli anziani di famiglia.

E la seconda coincidenza è che il mio nonno paterno era un grande fan (come diremmo oggi) proprio del nonno degli attuali proprietari, Giuseppe Olmo, che acquistò la tenuta nel 1980 con grande lungimiranza imprenditoriale, ma che nel 1935 era passato alla storia come campione di ciclismo segnando il Record dell’Ora.

Carmignano è sia il nome del paese sulle colline toscane dove sorge la tenuta, che il nome del vino DOCG che è forse il meno conosciuto dei grandi vini rossi toscani, pur essendo antichissimo (le sue origini risalgono all’epoca etrusca) e decantato in numerose opere tra cui il componimento di elogio al vino toscano, Bacco in Toscana (1685) di Francesco Redi che metteva in guardia sul fatto che “è bruttissimo peccato, bevere Carmignano quando è innacquato”.

Sicuramente, la sua notorietà è stata in parte offuscata dal fatto che sia stato inglobato nella denominazione Chianti come sua sottozona fino agli anni ’70 e solo nel 1990 sia riuscito ad ottenere il riconoscimento come Denominazione di Origine Controllata Garantita.

Il Poggilarca contiene le uve dei grandi vini toscani: Sangiovese, Cabernet Sauvignon e Merlot e come i grandi rossi predilige le carni alla griglia e arrosto, ma io l’ho voluto avvicinare alle tradizioni emiliane delle paste fresche fatte in casa abbinandolo ad un grande classico rivisitato e, soprattutto, in versione senza glutine: i miei Pisarei e fasò ubriachi.

Perché i Pisarei e fasò?

Perché significano festa e pranzi in famiglia, perché significano il calore della tradizione in cui il vino assume un ruolo importante anche in termini di diabete e celiachia. Infatti, se per i celiaci il vino può essere consumato con serenità in quanto è un prodotto sempre sicuro (potete trovare ulteriori chiarimenti in merito alle bevante alcoliche direttamente sul sito dell’Associazione Italiana Celiachia), per chi è affetto da diabete deve essere consumato con qualche precauzione.

Alessandra Bosetti, dietista clinico presso l’Ospedale dei Bambini Vittore Buzzi di Milano, spiega: “Le persone affette da diabete devono consumare il vino con moderazione, ma soprattutto mai a digiuno perché deve essere compensato dalla presenza di carboidrati complessi in quanto il vino prima dà un’iperglicemia e poi un’ipoglicemia importante. Direi che con un piatto come i Pisarei e fasò in cui ci sono pasta e fagioli borlotti, un bel bicchiere di vino rosso ci può decisamente stare, a condizione che poi il pasto sia completato da una doppia porzione di verdure”.

Anche se i Pisarei e fasò sono considerati un primo piatto, la versione che vi propongo in abbinamento con il Carmignano è un piatto unico da completare, dietista docet, con abbondanti verdure. Il vino l’ho voluto protagonista fin da subito nella preparazione della pasta per giocare sia con il gusto che con il colore, così ho sostituito una parte di acqua con il Carmignano per impastare i due ingredienti della preparazione: pangrattato e farina.

Pisarei impastati con il vino

Pisarei impastati con il vino

L’abbinamento vino e piatto

Questa versione dei Pisarei e fasò è una festa di profumi, sapori e colori, proprio quello che ci piace portare in tavola quando ci concediamo il cibo “lento” dei giorni a casa che forse proprio quest’anno abbiamo riscoperto appieno.

Il Poggilarca deve essere aperto almeno 30 minuti prima, ma soprattutto va lasciato sulla tavola a prendere confidenza con l’ambiente e, una volta arrivato a 18°C di temperatura, inizia la sua armoniosa conversazione con le pietanze. E con i Pisarei ubriachi, la conversazione è diventata presto una melodia. La parte grassa del sugo trova nei tannini e nella leggera acidità del Poggilarca la risposta per pulire la bocca e lasciarla profumare di vaniglia che gioca con il dolce dei borlotti e duetta con i profumi di alloro e pepe del ricco condimento.

E boccone dopo boccone, sorso dopo sorso, in bocca si ritrovano anche gli ebri ricordi dei frutti rossi che perdurano sempre con l’immancabile vaniglia: che bel modo per festeggiare il periodo natalizio ed inneggiare con speranza all’anno nuovo!

Per chi volesse comunque preparare i Pisarei e fasò seguendo la ricetta della tradizione, condivido con piacere il video, ma in questo caso il piatto non sarebbe sufficientemente deciso per tenere testa alla personalità del Carmignano!

 

La ricetta dei Pisarei e fasò ubriachi   

16,73 g di carboidrati per 100 g

Ingredienti per i pisarei

  • 250 g Farina Preparato senza glutine Dallagiovanna speciale per pasta fresca**
  • 170 g Poggilarca Carmignano DOCG 2017
  • 80 g acqua
  • 75 g pangrattato Nutrifree**
  • sale

Ingredienti per il condimento

  • 1 litro circa d’acqua
  • 400 g passata di pomodori
  • 300 g salsiccia*
  • 200 g fagioli borlotti secchi (oppure 400 g fagioli borlotti in scatola*)
  • 65 g carota
  • 50 g Poggilarca Carmignano DOCG 2017
  • 50 g cipolla
  • 30 g sedano
  • 20 g olio extra vergine di oliva
  • ½ spicchio d’aglio
  • 1 foglia d’alloro
  • sale e pepe
  • olio extra vergine
  • Parmigiano grattugiato

**Ingredienti specifici per celiaci

*Ingredienti per i quali verificare l’assenza di glutine in etichetta o sul Prontuario AIC

 

Preparazione

  1. Iniziate a preparare i pisarei. Mettete gli 80 g di acqua sul fuoco e portatela ad ebollizione. Mettete il pangrattato in una terrina e iniziate a bagnarlo gradatamente con l’acqua bollente mescolando in continuazione in modo da ottenere un composto umido, ma ben sgranato.
  2. Aggiungete la farina al pangrattato, un pizzico abbondante di sale e versate il vino rosso mescolando fino ad ottenere un impasto compatto. Trasferite il composto sul tagliere e lavoratelo come se fosse pasta all’uovo da impastare. Lavorate l’impasto fino a quando sarà sodo, liscio e perfettamente omogeneo. Copritelo con pellicola trasparente e fatelo riposare per il tempo necessario a preparare il condimento.
  3. Tritate la cipolla, la carota e il sedano quindi metteteli in una casseruola con un filo d’olio e fateli rosolare; aggiungete anche mezzo spicchio d’aglio tritato finemente, sgranate bene la salsiccia e fatela rosolare, quindi sfumatela con il Poggilarca. Una volta evaporato il vino, aggiungete la passata di pomodoro. A questo punto, aggiungete anche i borlotti. Se usate i borlotti ammollati, aggiungete 2-3 mestoli d’acqua per portare a cottura i fagioli (vi servirà circa 1 ora), mentre se usate i borlotti in scatola fate cuocere per circa 15 minuti.
  4. Nel frattempo, preparate i pisarei. Prendete dei pezzetti d’impasto, formate dei cilindri di circa 1,5 cm di diametro, tagliate dei pezzetti di 1-2 cm di lunghezza e con il polpastrello del pollice (io mi trovo più a mio agio usando il medio o l’indice) creiamo un incavo in ogni pezzettino.
  5. Una volta preparati tutti i pisarei, bolliteli in abbondante acqua leggermente salata fino a quando non saliranno in superficie (assaggiate i pisarei per capire quando sono cotti), scolateli e buttateli nella casseruola con i fagioli. Lasciate insaporire il tutto per qualche minuto, poi servite i pisarei con una grattugiata di formaggio, un filo d’olio extra vergine e una macinata di pepe a piacere.

 

Piatto pronto di pisarei

Piatto pronto di pisarei

La versione con glutine dei Pisarei e fasò

Gli unici ingredienti contenenti glutine in questa ricetta sono farina e pangrattato. Quindi sostituite farina e pangrattato senza glutine con i loro corrispondenti convenzionali, ma dovrete ridurre leggermente il quantitativo di vino per impastare i Pisarei. Tutto il resto della ricetta rimane invariato.