Se volete stupire gli amici con semplicità, la Salsa per bruschette al pomodoro può essere un’idea: con 3 ingredienti e gli aromi dell’orto avrete un topping per il pane che sarà irresistibile come le ciliegie!

Con così pochi ingredienti, il segreto per il successo è la loro qualità ed in particolare i pelati faranno davvero differenza ed io vi consiglio di provare i Pelati Ciro Flagella che una volta assaggiati, vi lasceranno il segno. Se poi volete un trattamento da re, preparate 2 salse seguendo lo stesso procedimento, ma utilizzando per una il pomodoro rosso e per l’altra il pomodoro giallo: sarà come avere un cono gelato con i vostri due gusti preferiti.

Per una Salsa per bruschette perfetta, ricordatevi di eliminare completamente i semi dai pelati e di evitare i residui di erbe nella salsa mettendole in un contenitore che permetta la fuoriuscita degli oli essenziali senza il rischio di staccare foglioline o semi.

E se avete il tempo per tritare qualche scalogno in più, fatevi un piccola scorta conservando la salsa in un vasetto in frigorifero per accompagnare antipasti e secondi a vostro piacimento.

ingredienti

La ricetta della Salsa per bruschette al pomodoro

6,6 carboidrati per 100 g

Ingredienti per 4 persone

  • 500 g pomodori pelati Ciro Flagella
  • 150 g scalogno
  • 50 g olio extra vergine di oliva
  • 2 spicchi d’aglio
  • 1 mazzetto aromatico (rosmarino, timo, maggiorana, santoreggia)
  • olio extra vergine, peperoncino, aglio, sale

Preparazione della Salsa per bruschette

  1. Tagliate i pomodori pelati a metà, eliminate i semi, quindi cubettate la polpa. Tritate lo scalogno finemente e stufatelo in 50 g di olio, quindi aggiungete il pomodoro a cubetti, l’aglio e il mazzetto aromatico messo in un sacchettino o in un colino affinché rilasci solamente l’aroma.
  2. Lasciate cuocere a fuoco lento fino a quando il pomodoro si sarà disfatto e il liquido sarà completamente evaporato, quindi almeno 1 ora.
  3. Servite la Salsa di pomodori sulle bruschette oppure come accompagnamento per carne o pesce.

salsa di pomodori gialli

La versione con glutine della Salsa per bruschette 

La ricetta contiene solo ingredienti naturalmente senza glutine, quindi non ha bisogno di adattamenti per la versione con glutine.

Siccome il caldo di questa estate non ci abbandona, sono alla costante ricerca di ricette fredde che possano soddisfare il palato, essere sane e soprattutto essere piacevolmente rinfrescanti, ecco perchè vi propongo la Crema di peperoni e lenticchie con crostini alle acciughe, questa volta in abbinamento ad un fantastico calice!

Infatti, un caro amico che conosce la mia passione per i vini mi ha regalato una bottiglia di Viognier Linea Ars Magna di Omina Romana del 2017 per il quale ho voluto creare una ricetta ad hoc. Ecco allora il mio abbinamento perché il suo bouquet intenso e complesso di erbe aromatiche si sposa perfettamente con il dolce profumo del peperone, ravvivato dalla sapidità delle acciughe e delle scagliette di Parmigiano Reggiano 36 mesi che rispecchiano magistralmente la nota minerale che il vino trae dai terreni vulcanici dove crescono le viti.

La ricetta è ricca di fibre grazie ai peperoni e alle lenticchie, è inoltre un’ottima fonte di vitamine, le acciughe ci garantiscono la presenza di Omega 3 e il parmigiano 36 mesi ci permette non solo di assumere calcio, ma rende la ricetta adatta anche a chi è intollerante alle proteine del latte: insomma, una “ricetta integratore” come la chiamerebbe la mia amica dietista clinica dell’Ospedale Buzzi di Milano, Alessandra Bosetti, proprio come le Torrette di riso venere con crema di mandorle e pomodori.

Restando in città mentre gli altri sono in vacanza, il modo migliore per regalarsi qualche momento di piacere e relax è sicuramente concedersi un buon piatto ed un calice di vino di quelli che rimangono nel file della memoria come le foto scattate d’estate.

Omina romanaViognier

La ricetta della Crema di peperoni e lenticchie con crostini alle acchiughe

12,74 g di carboidrati per 100 g di crema di peperoni e lenticchie senza crostini

Ingredienti per 4 persone

  • 1 kg peperoni (2 peperoni rossi e 2 gialli)
  • 100 g lenticchie decorticate
  • 2 fette di pane integrale senza glutine**
  • 30 g Parmigiano Reggiano 36 mesi
  • 4 acciughe sott’olio
  • olio extra vergine di oliva
  • peperoncino
  • sale e pepe
  • fiori eduli per decorare

**Prodotti specifici per celiaci

Preparazione

  1. Pulite i peperoni, tagliateli a metà, eliminate il picciolo, i semi e i filamenti bianchi, quindi tagliateli in quarti e metteteli nel forno sotto il grill a 200°C fino a quando la buccia sarà leggermente scura. Chiudete i peperoni in un sacchetto di carta e quando saranno freddi, pelateli e metteteli da parte.
  2. Bollite le lenticchie in acqua leggermente salata fino a quando saranno cotte: con le lenticchie decorticate ci vorranno circa 15 minuti. Scolatele e lasciatele raffreddare.
  3. Mettete un filo d’olio extra vergine in una padella antiaderente, fatevi sciogliere le acciughe sott’olio scolate e quando si saranno disfatte, aggiungete il pane integrale tagliato a cubetti e fatelo tostare bene su tutti i lati.
  4. Ora preparate la crema mettendendo i peperoni pelati e le lenticchie in un frullatore e quando avrete ottenuto una crema liscia ed omogenea, aggiustate di sale, pepe e peperoncino.
  5. Dividete la crema fredda in 4 ciotole, cospargete la superficie con lamelle di parmigiano e i crostini alle acciughe, quindi completate con dei fiorellini eduli.

crema di peperoni e lenticchie

La versione con glutine della Crema di peperoni e lenticchie con crostini alle acchiughe

Per la versione con glutine della ricetta, sostituite il pane integrale senza glutine con pane convenzionale.

 

Pur continuando ad amare il “vecchio” modo di viaggiare, ho deciso di intraprendere un viaggio di scoperta del Provolone Valpadana DOP attraverso il progetto “Choose your taste, sweet or spicy, only from Europe” in collaborazione con la Commissione Europea e l’Associazione Italiana Food Blogger. Il progetto è finalizzato a migliorare la riconoscibilità dei prodotti a marchio europea di qualità e a promuoverne il consumo.

logo progetto 

Il mio incontro con questo prodotto risale alla mia infanzia quando accompagnavo mio padre alla Fiera internazionale del bovino da latte a Cremona dove negli stand gastronomici che animavano l’evento di socializzazione degli allevatori del Nord Italia esponevano enormi forme di formaggio, lucide, a volte tondeggianti e altre volte cilindriche, che con le loro dimensioni mi affascinavano e, allo stesso tempo, spaventavano.

Dopo tanti anni, scoprire come viene prodotto questo formaggio, mi riempie il cuore di gioia.

Il Provolone Valpadana DOP dolce e piccante

Da dove arriva il nome di questo formaggio? Dal verbo “provare” perché in passato, quando non esistevano mezzi tecnologici per verificare che la cagliata fosse fermentata al punto giusto per essere filata, si prendevano pezzetti della stessa e si facevano “prove” di filatura (da cui il nome Provola e il suo accrescitivo Provolone) fino a quando risultavano perfette per procedere.

marchio

La zona di produzione del Provolone Valpadana DOP comprende una parte della Lombardia, parte del Veneto, la provincia di Piacenza e parte della provincia di Trento, area caratterizzata dalla presenza della Pianura Padana.

Il processo produttivo in breve

  1. Preparazione del latte in caldaia entro le 60 ore successive alla mungitura.
  2. Aggiunta del siero fermentato a partire dalla fine della lavorazione del giorno precedente e, eventualmente, di batteri lattici aggiuntivi sempre ottenuti dal siero del Provolone Valpadana DOP.
  3. Caglio e coagulazione, la fase da cui parte la differenziazione tra Provolone dolce e Provolone piccante grazie all’aggiunta di caglio di vitello nel primo e di caglio di capretto nel secondo che provocano la coagulazione del latte ad una temperatura compresa tra i 36 e i 39°C.
    coagulazione

    Coagulazione (foto del Consorzio del Provolone Valpadana DOP)

  4. Fermentazione e taglio della pasta, quando la cagliata viene fatta riposare fermentando su idonee superfici e, una volta pronta, tagliata per essere poi filata.
  5. Filatura, il trattamento in acqua a 85-95°C che consiste nel fare sciogliere la cagliata tirandola in modo da formare lunghi fili.
  6. Modellatura, raffreddamento e rassodamento, quando la pasta filata viene modellata manualmente o in appositi stampi e messa in acqua gelida per favorire un veloce raffreddamento e conseguente rassodamento.
  7. Salatura, che consiste nell’immersione delle forme in salamoia per un periodo di tempo dipendente dalla dimensione delle stesse.
    salatura

    Salatura (foto del Consorzio Provolone Valpadana DOP)

  8. Legatura, eventuale affumicatura e stagionatura sono le fasi finali della produzione in quanto una volta legate le forme, queste potranno essere affumicate e stagionate oppure conservate per tempi brevi nel caso del Provolone Valpadana DOP dolce.
stagionatura

Stagionatura (foto del Consorzio Provolone Valpadana DOP)

Tante forme per tanti sapori

Da grande appassionata di formaggi, trovo davvero insolita la varietà di forme con cui si può presentare il Provolone Valpadana DOP perché ogni pezzatura avrà le proprie peculiarità in termini di sapore, quindi non solo esiste la differenziazione tra dolce e piccante, ma al loro interno passando da piccole forme da 6 kg a enormi formaggi da 100 kg, il profilo sensoriale si sviluppa in una molteplicità di sfumature.

Per questo motivo le stagionature possono variare da un minimo di 10 giorni a oltre 240 giorni!

Come utilizzare il Provolone Valpadana DOP

Data la varietà di sapori, consistenze e stagionature, il Provolone Valpadana DOP può essere utilizzato in un’infinità di ricette che verranno quindi caratterizzate dalla scelta che faremo: una versione delicata con profumo di latte oppure un tocco deciso di sapidità e piccantezza, quasi avessimo aggiunto un pizzico di peperoncino.

Il Provolone può essere utilizzato direttamente crudo oppure in preparazioni che andranno cotte in padella o in forno. Ecco la ricetta che ho preparato da condividere con voi e che ho cucinato usando il Provolone Valpadana DOP dolce, ma che potrete tranquillamente modificare usando la versione piccante dello stesso formaggio ottenendo un risultato completamente diverso: divertitevi a sperimentare!

La ricetta dei Muffin salati al Provolone Valpadana DOP

carboidrati 33,43 g per 100 g

Ingredienti per 4 grossi muffin

  • 90 g farina di riso integrale*
  • 75 g Provolone Valpadana DOP dolce o piccante (dolce nella foto)
  • 2 uova
  • 35 g amido di tapioca*
  • 30 g latte
  • 25 g olio extravergine di oliva
  • 20 g pomodorini secchi
  • 5 g lievito in polvere per torte salate*
  • sale e pepe

*Ingredienti per i quali verificare l’assenza di glutine in etichetta o sul Prontuario AIC

Preparazione

  1. Tritate grossolanamente il Provolone e i pomodorini secchi e metteteli da parte.
  2. Mettete la farina di riso e l’amido di tapioca in una planetaria o in una terrina, quindi impastate con uova, latte e olio fino ad ottenere un composto omogeneo e cremoso; infine aggiungete il lievito, il provolone e i pomodorini e aggiustate di sale e pepe.
  3. Versate il composto in 4 pirottini da muffin piuttosto grandi riempiendoli per 3/4 del volume.
  4. Cuocete i muffin in forno statico preriscaldato a 180°C per 20 minuti.
  5. Sfornate i muffin e mangiateli tiepidi: sono golosissimi!

muffin salati al provolone

La versione con glutine dei Muffin salati al Provolone Valpadana DOP

La ricetta contiene solo ingredienti naturalmente senza glutine, quindi non ha bisogno di adattamenti per la versione con glutine.

Vi ricordate il libro della mia amica blogger Raffaella Fenoglio del blog Tre civette sul comò intitolato “50 sfumature di caffè“? Ecco la seconda golosissima ricetta: Tomini al caffè con salsa di yogurt e mele dorate. E se amate il caffè, provate anche gli Gnudi al caffè.

Due chiacchiere con Raffaella

  1. Come mai proprio un libro sul caffè?

Il caffè è uno spunto che piaceva a tutti e tre: la sottoscritta, Silvia Casini e Francesco Pasqua. È un elemento universale, del quale sono intrisi musica, letteratura e cinema. Abbiamo aggiunto storia, curiosità, caffeomanzia, ricette, caffè storici, coffe painting, galateo, costellazioni stellari, oroscopo, aforismi…e molti molti esperti e alla fine avevamo raccolto talmente tanto di quel materiale da poter fare un’enciclopedia! Il difficile è stato tagliare, limare, decidere cosa fosse meno interessante. L’editore, poi, ha lavorato sulle infografiche e il risultato finale ha superato le nostre aspettative.

  1. C’è una ricetta del libro alla quale sei particolarmente legata?

Ammettiamolo il difficile è stato proprio la parte food & wine: non volevamo scadere nelle ricette banali – non troverete il tiramisù – e ci immaginavamo un menù completo a base del “vino d’Arabia”. La ricetta che io più amo, tra le 50 proposte, è Formaggi con chutney di frutta al caffè.  A questa ricetta abbiamo abbinato un SAUVIGNON BLANC SESTO 21 di Casata Mergè. Vino laziale, da uve 100% Sauvignon Blanc, strutturato, adatto ad accompagnare formaggi particolari.

  1. Nelle tue ultime pubblicazioni, la cucina è parte integrante di altre forme di arte come la poesia, la letteratura e il cinema. Come è nata l’idea di questo approccio e cos’altro sta bollendo in pentola?

Nel 2020, con Silvia Casini e Francesco Pasqua, abbiamo buttato giù alcuni progetti letterari nei quali fondere le nostre competenze – quali cinema, poesia, letteratura, musica, food and wine –. Con nostra somma gioia molti di quei progetti, una volta approdati sui tavoli delle Case Editrici di settore, hanno avuto esito positivo! Quindi per i prossimi due anni ne vedrete delle belle! Sono in uscita volumi assai interessanti ed eclettici. Inoltre, noi tre, presi singolarmente, siamo scrittori di narrativa e abbiamo in uscita un libro ciascuno.

  1. Il nostro primo incontro è avvenuto quando è uscito il tuo libro l’Indice GliceAmico, argomento a me particolarmente caro per le attenzioni che ci richiede il diabete, da dove nasce il tuo interesse su questo tema?

Il diabete ha toccato la mia famiglia. Questo mi ha stimolato a occuparmi di ricette  a basso indice glicemico ma finché non sono usciti i ricettari legati al mio blog – Tre Civette sul Comò – io non immaginavo quanto fosse diffuso, soprattutto in età infantile.  Trovo incisivi i tuoi corsi di cucina online coadiuvati da una nutrizionista clinica. Questa è la via per informare nel modo migliore senza spaventare i pazienti e le loro famiglie.

Tomini al caffè con salsa di yogurt e mele dorate

carboidrati 4,45 g per 100 g

Ingredienti per 4 persone

  • 4 tomini di circa 90 g ciascuno
  • 200 g mela
  • 125 g yogurt greco zero grassi naturale
  • 1 tazza di caffè forte
  • 30 g zenzero
  • 1 limone biologico, scorza e succo

Preparazione

  1. Prima di tutto mettete i tomini in una terrina a marinare con la tazza di caffè e lo zenzero pelato e tagliato a lamelle. Lasciateli riposare per circa un’ora in frigorifero.
  2. Sbucciate la mela, tagliatela a spicchi e rosolateli in un filo di olio extra vergine di oliva in una padella antiaderente fino a quando saranno leggermente dorati su entrambi i lati.
  3. Togliete i tomini dalla marinatura, puliteli dal caffè tamponandoli con carta assorbente e cuoceteli in una padella antiaderente oppure su una griglia.
  4. Preparate la salsa allo yogurt aromatizzandolo semplicemente con la buccia di limone grattugiata e qualche cucchiaino di succo.
  5. Servite i tomini bollenti accompagnandoli con la salsa di yogurt e qualche spicchio di mela dorata.

tomini al caffè con salsa di yogur e mele dorate

La versione con glutine dei Tomini al caffè con salsa di yogurt e mele dorate

La ricetta contiene solo ingredienti naturalmente senza glutine, quindi non ha bisogno di nessun adattamento per la versione con glutine.

 

 

La Sicilia è sicuramente una delle destinazioni più ambite per arte e cucina ed uno dei suoi simboli gastronomici è sicuramente la Caponata siciliana di cui condivido la ricetta di cari amici di Carini, vicino a Palermo, che sentiamo parte della nostra famiglia. Unica modifica che ho apportato: non ho fritto le melanzane… non me ne vogliate!

Proprio per la sua italianità, ho scelto la ricetta della Caponata come protagonista di un fantastico progetto per fare conoscere al pubblico internazionale cosa contengono i prodotti di un’azienda cosmetica virtuosa, Davines, che utilizza presidi Slow Food per estrarre i propri principi attivi. Quindi potete guardare il video realizzato nel Giardino scientifico di Davines per scoprire che gli ingredienti della Caponata sono anche gli ingredienti degli shampoo solidi tanto amici dell’uomo che dell’ambiente.

Allora buon viaggio alla scoperta di una ricetta che ci rende belli dentro e fuori!

La ricetta della Caponata siciliana senza frittura 

carboidrati 9,34 g per 100 g

Ingredienti per 6-8 persone

  • 830 g melanzane preferibilmente tonde oppure striate
  • 550 g tra passata di pomodoro e pelati
  • 300 g cipolla
  • 225 g sedano
  • 150 g olive verdi sotto sale (io ho usato le olive verdi denocciolate*)
  • 60 g uvetta
  • 40 g pinoli
  • 30 g capperi sotto sale
  • 10 g zucchero
  • olio extra vergine di oliva, aceto di vino bianco e sale

**Ingredienti specifici per celiaci

*Ingredienti per i quali verificare l’assenza di glutine in etichetta o sul Prontuario AIC

Ingredienti della caponata

Preparazione della Caponata siciliana senza frittura

  1. Lavate e sbucciate le melanzane, quindi tagliatele a dadini, spolveratele con un pizzico di sale fino e mettetele a spurgare in un colino per un paio d’ore. Asciugate le melanzane dall’acqua che avranno rilasciato e fatele appassire in una padella antiaderente con un filo d’olio (questo è il passaggio che fa la differenza rispetto alla ricetta siciliana originale in cui le melanzane vengono fritte).
  2. Mettete a bagno l’uvetta nell’acqua.
  3. Nel frattempo, tagliate a pezzetti il sedano e fatelo cuocere per circa 5 minuti in acqua bollente, quindi scolatelo (senza buttare l’acqua di cottura) e mettetelo da parte.
  4. Affettate la cipolla e fatela cuocere in una padella con un goccio d’acqua fino a quando si è leggermente ammorbidita; allontanate dal fuoco e mettete da parte.
  5. Se usate le olive verdi sotto sale, rimuovete il sale buttandole qualche secondo nell’acqua di cottura del sedano. Io ho usato le olive verdi denocciolate che ho semplicemente tagliato a metà e messo da parte.
  6. In una padella antiaderente, versate un filo d’olio extra vergine e fate rosolare la cipolla, quindi aggiungete il sedano, le olive e i capperi ben dissalati e lasciate insaporire per una decina di minuti.
  7. Nel frattempo, in un’altra padella antiaderente, fate cuocere la passata e i pelati per circa 15 minuti in modo che si restringano aggiungendo lo zucchero e un pizzico di sale. Infine, versatevi dentro il composto di verdure, le melanzane, l’uvetta strizzata e i pinoli. Mescolate e lasciate insaporire per circa un minuto, poi allontanate dal fuoco e aggiungete l’aceto di vino bianco a piacere. Aggiustate eventualmente di sale e servite la caponata tiepida oppure fredda.

Caponata

La versione con glutine della Caponata siciliana senza frittura 

La ricetta contiene solo ingredienti naturalmente senza glutine, quindi non ha bisogno di adattamenti per la versione con glutine.

E’ arrivata l’estate e con essa il caldo che ci va venire voglia di piatti freschi e gustosi e allora è il momento ideale per preparare queste Cheesecake salate con zucchine e olive senza dovere accendere forno o fornelli!

Della cheesecake ci sono tutti gli ingredienti, ma la forma è decisamente più movimentata nel bicchierino, ideale per un antipasto allegro e colorato. La buccia di limone e la menta danno freschezza con il loro profumo, le zucchinette regalano croccantezza e le olive l’inconfondibile sapidità, insomma un’esperienza completa per i sensi e tanta gioia per i commensali!

Cosa aspettate? Vi servono solo pochi ingredienti, potete seguire il video per la preparazione e in 15 minuti avrete tutto pronto per stupire famigliari e amici. E se volete chiudere il pasto con la versione dolce della cheesecake, provate queste Cheesecake alla fragola.

 

Cheesecake salate con zucchine e olive

carboidrati 10,70 g per 100 g

Ingredienti

  • 300 g ricotta mista
  • 100 g zucchinette
  • 40 g Mini grissini Le Veneziane**
  • 40 g olive nere denocciolate
  • 20 g Pecorino romano grattugiato
  • 20 g mandorle spellate e tostate
  • 1 limone con buccia edibile
  • origano fresco o polvere di capperi*
  • foglie di menta
  • olio extra vergine di oliva
  • sale e pepe

**Ingredienti specifici per celiaci

*Ingredienti per i quali verificare l’assenza di glutine in etichetta o sul Prontuario AIC

Preparazione

  1. Lavate le zucchinette e tagliatele a tocchetti, mettetele in una ciotolina con le olive tagliate a dadini, 3 cucchiai d’olio extra vergine di oliva e una grattugiata di scorza di limone, sale e pepe. Mescolate e lasciate insaporire.
  2. Preparate la crema di ricotta: mettete la ricotta in una terrina, aggiungete il Pecorino romano grattugiato, aggiungete un pizzico di origano fresco tritato oppure polvere di capperi, infine aggiustate di sale e pepe,
  3. Sbriciolate i grissini e suddivideteli sul fondo di 8 bicchierini. Copriteli con la crema di ricotta e completate la preparazione con l’insalata di zucchine e olive e le mandorle tostate leggermente tritate.
Le cheesecake pronte per essere gustate

Le cheesecake pronte per essere gustate

La versione con glutine delle Cheesecake con zucchine e olive

Sostituite i Mini grissini senza glutine con grissini convenzionali, mentre tutti gli altri ingredienti sono naturalmente senza glutine.

Avete poco tempo a disposizione, ma avete voglia di qualcosa di sfizioso e versatile? I Mini grissini al saraceno saranno una versa sorpresa. Guardate come prepararli sul mio canale YouTube!

Pochissimi ingredienti, veloci e facili da preparare, li potrete usare per un aperitivo o per rendere ancora più ricco il cestino del pane, magari abbinandoli a della Focaccia al grano saraceno e mais.

La base è una pasta brisèe il cui sapore è arricchido dai semi di sesamo frullati che ci permettono di ridurre il quantitativo di sale contenuto, ma non dimentichiamo che sono Mini grissini al saraceno che contengono burro, quindi non esageriamo nel consumo…visto che sono irresistibili!

Infine, i semi di sesamo sono ricchi di calcio, oltre a contenere Omega 3 ed Omega 6, quindi sono ottimi integratori per gli intolleranti al lattosio e per prevenire l’osteoporosi.

La ricetta dei Mini grissini al saraceno   

carboidrati 49,7 per per 100 g

Ingredienti

  • 130 g farina per pane Nutrifree** (per versione con glutine, vd. sotto)
  • 60 g farina di grano saraceno*
  • 80 g burro
  • 40 g acqua
  • 1 albume d’uovo
  • 20 g semi di sesamo
  • 1 pizzico di sale

**Ingredienti specifici per celiaci

*Ingredienti per i quali verificare l’assenza di glutine in etichetta o sul Prontuario AIC

Preparazione dei Mini grissini al saraceno

  1. Mettete i semi di sesamo in un frullatore e frullate in modo da ottenere una farina.
  2. In una terrina mescolate tutti gli ingredienti: la farina di sesamo, la farina per pane e la farina di grano saraceno, un pizzico di sale, il burro freddo a pezzettini, l’albume e l’acqua e mescolate in modo da ottenere un composto omogeneo.
  3. Formate una palla con l’impasto, avvolgetelo nella pellicola trasparente e mettetelo a riposare in frigorifero per 1 ora.
  4. Prendete dei pezzetti di impasto e formate dei cilindri di 1 cm di diametro, tagliateli in pezzi di 3-4 cm di lunghezza e adagiateli su una teglia foderata con carta forno.
  5. Cuocete i grissini in forno statico preriscaldato a 180°C per circa 20 minuti.
I mini grissini al saraceno pronti per essere gustati come stuzzichino

I mini grissini al saraceno pronti per essere gustati come stuzzichino

La versione con glutine dei Mini grissini al saraceno

Sostituite la farina Nutrifree con 150 g di farina per pane ed eventualmente riducete il quantitativo di acqua se l’impasto dovesse risultare troppo morbido.

Le Pasqualine ai carciofi senza glutine sono la mia versione in monoporzione della Torta Pasqualina, il classico della Pasqua e simbolo di rinascita per eccellenza.

Preparate con l’immancabile pasta brisée, nel ripieno, oltre alle erbette, ho utilizzato carciofi e uova di quaglia per un gusto irresistibile.

Se il tempo e le temperature ce lo permetteranno, con le Pasqualine ai carciofi potremo anche organizzare il pranzo di Pasqua o Pasquetta all’aperto, addirituttura sotto forma di picnic, visto che le mini-tortine sono facilissime da trasportare e da gustare, sia seduti che in piedi.

Siete pronti a impastare? Iniziamo e… serena Pasqua a tutti voi!

La ricetta delle Pasqualine ai carciofi  

carboidrati 19,26 g per 100 g

Ingredienti per la brisée

  • 300 g farina per Pane e Paste lievitate Biaglut** (per farina con glutine, vd. sotto)
  • 150 g burro
  • 80 g acqua
  • sale

Ingredienti per la farcia

  • 300 g ricotta vaccina
  • 200 g carciofi puliti
  • 200 g erbette pulite
  • 100 g Parmigiano Reggiano grattugiato
  • 12 uova di quaglia
  • 1 uovo
  • 10 g prezzemolo
  • 1 spicchio d’aglio
  • sale, pepe

Ingredienti per la besciamella

  • 100 g latte
  • 10 g farina di riso integrale*
  • 10 g olio extra vergine di oliva
  • sale

**Ingredienti specifici per celiaci

*Ingredienti per i quali verificare l’assenza di glutine in etichetta o sul Prontuario AIC

Preparazione delle Pasqualine ai carciofi

  1. Impastate tutti gli ingredienti per la brisée in una planetaria o in una terrina fino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo. Coprite la brisée con pellicola trasparente e mettetela a riposare in frigorifero per il tempo necessario a preparare la farcia.
  2. Fate scottare le erbette in una padella antiaderenti con un filo d’olio e usando la sola acqua residua dal lavaggio. Fate evaporare bene l’acqua prima di tritarle.
  3. Pulite i carciofi rimuovendo le foglie più coriacee, spuntateli, tagliateli a metà per rimuovere la barbetta interna e tagliateli a spicchi. Fate cuocere i carciofi in una padella antiaderente con un filo d’olio extra vergine e uno spicchio d’aglio (da togliere alla fine della cottura), insaporendoli con un pizzico di sale.
le mammole

Le mammole

4. Preparate la besciamella. Mettete il latte sul fuoco e portatelo a bollore. Nel frattempo mescolate l’olio con la farina di riso e quando il latte è giunto a bollore, iniziate ad aggiungerlo lentamente nel composto di farina di riso mescolando in modo da non formare grumi. Aggiungete il latte e rimettete il tutto sul fuoco fino a quando la besciamella non inizierà ad addensarsi. Aggiustate di sale e lasciate intiepidire.

5. Mettete la ricotta in una terrina, aggiungetevi le erbette e i carciofi tritati. Tritate anche il prezzemolo, aggiungetelo al composto e insaporitelo con il parmigiano grattugiato, sale e pepe. Infine aggiungete la besciamella e mescolate bene.

6. Stendete un disco sottile di pasta su un tagliere e tagliate 12 dischi del diametro necessario per ricoprire degli stampi da tartellette. Io ho utilizzato lo stampo antiaderente da 12 tartellette Le Creuset e un coppapasta da 12 cm di diametro. Coppate i dischi per rivestire tutti gli spazi dello stampo.

7. Farcite i gusci di brisée con il ripieno riempiendoli per ¾ del volume e creando un buco nel centro del ripieno. Riempite il buco nel ripieno rompendovi dentro un uovo di quaglia, quindi ricoprite l’uovo con altro ripieno.

La preparazione delle pasqualine

La preparazione delle pasqualine

8. Tagliate 12 dischi di pasta brisée della dimensione necessaria a ricoprire e sigillare ogni pasqualina usando una forchetta. Infine sbattete l’uovo e spennellate la superficie di tutte le pasqualine e con uno stuzzicadenti bucate la superficie di ogni tortina nel centro: il buchino fungerà da “camino” e ridurrà il rischio di rottura delle pasqualine in cottura.

9. Mettete le pasqualine a cuocere in forno ventilato preriscaldato a 180°C per circa 25 minuti o comunque fino a quando la superficie sarà dorata. Togliete le pasqualine e servitele tiepide o fredde.

Pasqualine ai carciofi

Le pasqualine ai carciofi pronte per essere gustate

La versione con glutine delle Pasqualine ai carciofi

Sostituite la farina senza glutine BiAglut della brisée con pari quantità di farina di frumento.

Come preparare un pinzimonio a cui nessuno può dire di no? Una crema di Radicchio Variegato di Castelfranco e croste di Parmigiano Reggiano alla griglia per una ricetta che è anche anti-spreco.

Radimonio? Una crema di Radicchio variegato per rendere il pinzimonio irresistibile 

Continua il viaggio alla scoperta dei prodotti tutelati dal Consorzio Tutela del Radicchio di Treviso IGP e Radicchio Variegato di Castelfranco IGP che ormai abbiamo capito essere i “Fiori d’inverno” per la loro splendida forma. Per rappresentare la mia regione d’origine, l’Emilia Romagna, e la mia tradizione famigliare, quella della produzione di Parmigiano Reggiano, ho pensato ad un’usanza della cucina contadina che ho sempre amato molto perché espressione del rispetto per il cibo e dell’impegno che sta dietro la sua preparazione: l’utilizzo delle croste di parmigiano grigliate.

Tutto il lavoro che si nasconde dietro al radicchio me lo ha fatto inevitabilmente associare al prodotto al quale si è sempre dedicata la mia famiglia. Il radicchio è segnato da lunghe attese in campagna e il Parmigiano deve aspettare anni perché la natura faccia il suo corso per regalarci sapori unici ed irripetibili. Per questo credo sia un delitto sprecare anche una minima parte di prodotto e la cultura contadina ci insegna a non farlo mai.

Una lettura in chiave moderna mi ha così ispirato un modo per gustarsi uno spuntino o un aperitivo davvero insolito perché vede il radicchio variegato, normalmente consumato crudo, fatto cuocere pochi minuti in padella e uno “scarto” del formaggio trasformato in un bastoncino croccante sfiziosissimo per raccogliere una crema che porta anche la nota aromatica di un altro grande prodotto del Veneto, il vino Recioto. Inoltre, le foglie lanceolate del radicchio tardivo sono ideali per completare l’esperienza di degustazione.

Provare per credere. 

Come si presenta il Radicchio variegato di Castelfranco IGP 

Il radicchio variegato di Castelfranco

Il radicchio variegato di Castelfranco: una splendida rosa

La sua splendida forma a rosa e il gioco di colori delle sue foglie non possono non farcelo associare ad un fiore molto particolare perché fiorisce quando gli altri dormono, ossia in inverno. La sua origine è un incrocio tra radicchio e scarola da cui prende le caratteristiche mescolandole tra loro.

Il prodotto porta il nome della città dove la cultura contadina della sua coltivazione è radicata nella storia di una pianura caratterizzata da inverni lunghi e rigidi durante i quali le famiglie trovavano riparo dal freddo riunendosi nelle stalle. Proprio nelle stalle, protette dalla paglia, venivano conservate le cicorie per preservarle dal gelo e, come spesso accade, si scoprì un metodo straordinario per rendere le piante ancora più gustose: la tecnica della forzatura.

Cosa è la tecnica della forzatura?

E’ la tecnica con cui le piante vengono lasciate al buio (nell’antichità sotto la paglia, oggi sotto appositi teli) in modo da perdere la clorofilla, il processo di imbianchimento che avevamo visto anche nel Radicchio Tardivo. Oltre ad assumere il loro inconfondibile colore, il gusto amaro delle cicorie si affievolisce e le foglie acquistano una straordinaria croccantezza.

Per gustarvi il Radicchio Tardivo in modo un po’ insolito, provate gli Strozzapreti al radicchio con fonduta alla zucca.

La ricetta del Radimonio, il pinzimonio al radicchio variegato

carboidrati 2,2 g per 100 g

Ingredienti per 4 persone

  • 300 g Radicchio variegato di Castelfranco IGP
  • 150 g crescenza (io ho usato quella di latte di capra)
  • 100 g scalogno
  • 50 g Recioto
  • 1 spicchio d’aglio
  • croste di Parmigiano Reggiano
  • foglie di Radicchio di Treviso tardivo
  • olio extra vergine di oliva
  • pepe
  • sale

Preparazione

  1. Tagliate lo scalogno a fettine sottili e fatelo appassire lentamente in un tegame con un filo d’olio extra vergine per circa 10 minuti.
  2. Lavate il radicchio, tagliatelo a striscioline e aggiungetelo allo scalogno. Fatelo cuocere qualche minuto a fuoco vivace continuando a mescolarlo con un cucchiaio di legno. Sfumate il radicchio con il Recioto e completate la cottura senza che il radicchio si asciughi troppo: in totale sarà rimasto sul fuoco per 6-7 minuti.
  3. Trasferite il radicchio in un frullatore o robot, frullatelo in modo da ottenere una crema, aggiungete la crescenza e frullate nuovamente per rendere il composto liscio ed omogeneo. Aggiustate di sale e pepe.
  4. Prendete le croste di parmigiano che vi sono rimaste dopo avere consumato il formaggio e raschiatele con un coltello in modo da pulirle sul lato esterno. Io amo lasciarle leggermente spesse, circa 5 mm, per avere anche la parte interna leggermente più morbida.
  5. Mettere una griglia sul fuoco e scaldarla fino ad una temperatura elevata; adagiare le croste di parmigiano e farle grigliare su entrambi i lati fino a quando acquisiscono un colore tra il dorato scuro e il marrone.
  6. Mettete la crema in una ciotola e servitela con le croste calde e le foglie di radicchio tardive, entrambe da utilizzare come “cucchiaio” per raccogliere la crema al radicchio.
Radimonio con croste di parmigiano grigliate e radicchio tardivo

Radimonio con croste di parmigiano grigliate e radicchio tardivo

La versione con glutine del Radimonio

La ricetta contiene solo ingredienti naturalmente senza glutine, quindi non richiede adattamenti per la versione con glutine.

Questo Biscotto salato con mousse di Prosciutto di Parma è la mia seconda ricetta dedicata al progetto “Parma Accoglie” che vi ho presentato nella ricetta dedicata al Parmigiano.

Perché la Food Valley?

Vi siete mai chiesti come mai Parmigiano Reggiano e Prosciutto di Parma provengano dallo stesso territorio? Non è certo una casualità e il loro legame dovrebbe farci riflettere sulla sostenibilità delle filiere: infatti, il siero di latte che rimane dopo avere prodotto il Parmigiano (quindi un prodotto che sarebbe uno scarto di lavorazione) è uno degli alimenti principali nella dieta del Suino Pesante Padano destinato alla produzione del prosciutto e della ricca gamma di salumi che prendono il nome dai paesini della provincia di Parma dove vengono realizzati, una vera e propria cartina geografica di specialità (Culatello di Zibello, Salame di Felino, Spalla di San Secondo).

Il Prosciutto di Parma, soprattutto se con lunghe stagionature come in questa ricetta, è straordinario così com’è e probabilmente il consiglio migliore è quello di manipolarlo il meno possibile in cucina. Per questo motivo, ho pensato di proporvi una ricetta in cui il prosciutto non viene cotto, ma al contrario viene tenuto al freddo perché in questo modo non ne modifichiamo profumo e sapore.

Un uso insolito del Prosciutto di Parma

Potrebbe sembrarvi uno scempio mettere in congelatore un Prosciutto di Parma stagionato 24 mesi, ma attenzione: grazie alla presenza del sale e alla scarsità di acqua, il prosciutto non si congelerà, si limiterà a diventare freddo e più duro. In questo modo, lo potremo frullare ottenendo quello che amo chiamare il “prosciutto grattugiato”, senza che si scaldi andando a modificare odore e sapore (guardate come usarlo anche in altre ricette).

Una volta che il prosciutto sarà tornato a temperatura ambiente, quando servirete il vostro Biscotto salato con la mousse di prosciutto, sprigionerà tutti i suoi dolcissimi profumi che io adoro abbinati a quelli dell’Aceto Balsamico Tradizionale prodotto un po’ di chilometri più ad est.

Se volete scoprire i segreti di come nasce il Prosciutto di Parma, oltre a gustarvelo nelle trattorie e nei ristoranti locali durante la vostra visita, potrete tornare durante il Festival del Prosciutto che si tiene tutti gli anni a inizio settembre nella cittadina di Langhirano verso gli Appennini (purtroppo non in questo 2020) o organizzare una visita presso uno dei 200 prosciuttifici: vi assicuro che dopo avere visto con quanta cura e attenzione viene prodotto, sarà ancora più gustoso!

E per scoprire cosa fare Parma e dintorni, esplorate qualche proposta sul blog della mia amica Aura.

I biscotti salati con mousse di Prosciutto di Parma e gocce di Aceto Balsamico Tradizionale

I biscotti salati con mousse di Prosciutto di Parma e gocce di Aceto Balsamico Tradizionale

 

Parma Accoglie e la mia ricetta del Biscotto salato con mousse di Prosciutto di Parma

43,45 g di carboidrati ogni 100 g di biscotti salati

2,6 g di carboidrati ogni 100 g di mousse

 

 

Ingredienti per la pasta sablé salata (ve ne servirà la metà)

  • 200 g farina per Pane e impasti lievitati BiAglut** (oppure farina di frumento per chi se la può permettere)
  • 130 g burro
  • 60 g mandorle
  • 1 albume (circa 40 g)
  • 30 g farina di teff integrale*
  • 30 g amido di mais
  • 7 g sale

Ingredienti per la mousse di Prosciutto (15 monoporzioni)

  • 220 g panna fresca classica o vegetale
  • 80 g Prosciutto di Parma stagionato 24 mesi, in una sola fetta e messo in congelatore
  • 5 g gelatina in fogli*
  • Aceto Balsamico Tradizionale di Modena o di Reggio Emilia
  • foglioline di prezzemolo per decorare

**Ingredienti specifici per celiaci

*Ingredienti per i quali verificare l’assenza di glutine in etichetta o sul Prontuario AIC

Preparazione

  1. Preparate la mousse che ha bisogno di riposare almeno 1 ora in congelatore. Immergete la gelatina in una ciotolina con acqua fredda. Mettete il Prosciutto di Parma “congelato” nel Bimby o in un robot e frullatelo finemente, ma senza farlo scaldare. Aggiungete 100 g di panna al prosciutto grattugiato.
  2. Versate 20 g di panna in un pentolino e scaldatela; aggiungetevi la gelatina ammollata in modo che si sciolga completamente, quindi versate il tutto nel contenitore con il prosciutto.
  3. Montate la panna restante e incorporatela al composto di prosciutto mescolando con una spatola con movimenti dal basso in alto. Riempite con la mousse gli stampini prescelti (io ho scelto questi) stabilite la dimensione in base al biscotto di sablé che preparerete, io ho scelto un diametro di 5 cm) e mettete il tutto in congelatore fino a quando la mousse sarà sufficientemente dura per essere estratta dagli stampi senza difficoltà.
  4. Preparate la pasta sablé per i biscotti che vi serviranno da base alla vostra mousse. Questa dose è circa il doppio di quello che vi servirà, ma non è divisibile a meno che non utilizziate l’albume pastorizzato: approfittatene per preparare dei biscotti salati extra che potrete accompagnare a intingoli e formaggi teneri per i vostri aperitivi. Mescolate la farina con il burro formando delle briciole, poi aggiungete tutti gli altri ingredienti in modo da ottenere un composto liscio e compatto.
  5. Prendete due fogli di carta forno e mettete la sablè in mezzo; con l’aiuto di un mattarello, stendete la pasta allo spessore di circa 4 mm e, lasciandola sulla carta e appoggiandola su un vassoio, mettetela in frigorifero a riposare per almeno 20 minuti. Quando la sablè sarà ben soda, tagliate dei dischetti con un coppa biscotti da 5 cm di diametro e adagiateli su un tappetino forato di silicone. In questo modo riuscirete a lavorare l’impasto molto bene e senza sbavature.
  6. Cuocete i biscotti in forno statico preriscaldato a 160°C per 20 minuti. Toglieteli dal forno e fateli raffreddare.
  7. Togliete le mousse dagli stampi. Se dovete servirle a breve, tenetele a temperatura ambiente per circa 30 minuti prima di completare la preparazione oppure conservatele in frigorifero fino a quando vi serviranno: durano perfettamente per 2 giorni.
  8. Prendete un biscotto, adagiatevi sopra la mousse e completate con qualche goccia di Aceto Balsamico Tradizionale di Modena o di Reggio Emilia. Decorate con una fogliolina di prezzemolo.
Il biscotto e la mousse: perfetti finger food

Il biscotto e la mousse: perfetti finger food

La versione con glutine del Biscotto salato con mousse di Prosciutto di Parma

Sostituite semplicemente i 200 g di farina senza glutine per il biscotto di sablé salata con pari quantità di farina di frumento.