La Rosa di Parma non è un fiore, ma per creare un gioco di parole è un fior fiore d’arrosto! Il suo nome deriva dall’aspetto dell’arrosto che, dovendo essere piuttosto al sangue al suo interno, ricorda una rosa e l’origine dichiarata viene confermata dagli ingredienti utilizzati nella sua preparazione: Prosciutto di Parma e Parmigiano Reggiano.

La Rosa di Parma è un arrosto che contiene solo ingredienti naturalmente senza glutine ed è praticamente priva di carboidrati. Proprio per i pochi, ma preziosi ingredienti presenti, la preparazione è semplicissima e quindi un po’ insidiosa: la difficoltà sta nel trovare il punto perfetto di cottura. E quale è il punto perfetto di cottura? Anche se il nome dice che dovrebbe essere la carne rosa al suo interno, devo ammettere che ai miei ragazzi piace più cotta, quindi devo sempre trovare un compromesso che renda felici tutti i mie commensali.

Una curiosità: a Parma esiste una consolidata tradizione di consumo di carne di cavallo, assolutamente proibita a casa mia per la grande passione di Gaia per l’equitazione. Ebbene, in molte famiglie la Rosa di Parma si prepara sostituendo il filetto di manzo con carne di cavallo del taglio rigorosamente consigliato dal macellaio equino di fiducia.

Per preparare questo piatto tipico della mia città natale, troverete anche il video sul mio canale Youtube (ve lo ricordate? Lo avevo condiviso per la prima volta durante il lockdown del 2020 durante i nostri appuntamenti quotidiani) in cui potrete imparare come legare l’arrosto con lo spago senza difficoltà: a questo punto non vi resta che provare! E se vi piacciono gli arrosti, guardate la Tacchinella ripiena.

La ricetta della Rosa di Parma   

carboidrati per 100 g trascurabili

Ingredienti

  • 800 g filetto di manzo aperto a libro
  • 100 g Prosciutto di Parma affettato
  • 1 bicchiere di Marsala
  • Parmigiano Reggiano a scaglie
  • 1 spicchio d’aglio
  • erbe aromatiche
  • sale e pepe

Preparazione

  1. Prendete il filetto aperto, adagiatelo su un taglierino e strofinatelo bene con lo spicchio d’aglio tagliato a metà in modo da aromatizzarlo.
  2. Ricoprite il filetto con le fette di Prosciutto di Parma perfettamente stese in modo da occupare tutta la superficie. Prendete un pezzo di Parmigiano e tagliate delle scaglie sottili che dovranno coprire completamente lo strato di prosciutto lasciando qualche centimetro libero su un lato lungo.
  3. Arrotolate il filetto per il lato lungo, quindi legatelo con lo spago come se fosse un salame (qui potete guardare la video ricetta per vedere come eseguire l’operazione) in modo da tenere fermo il filetto.
Rosa di Parma pronta per la cottura

Rosa di Parma pronta per la cottura

4. Ripassate ancora l’esterno del filetto arrotolato con l’aglio, versate un abbondante filo d’olio extra vergine di oliva in una padella e quando l’olio sarà caldo, aggiungete la Rosa di Parma e fatela rosolare su tutti i lati in modo da sigillare la carne. Quando avrete sigillato la carne, aggiungete dei rametti di erbe aromatiche a piacere e continuate a cuocere la carne per 15 minuti, poi sfumate con vino rosso a piacere o, come ho fatto io, con del Marsala; una volta evaporato l’alcool, portate a cottura. Il grado di cottura dipende dai gusti: ai miei figli piace la carne piuttosto cotta come vedrete nella video ricetta, mentre nella foto vedete il filetto lasciato al sangue.

5. Trasferite la Rosa di Parma in una foglio di carta stagnola per circa 10 minuti per fare riequilibrare i liquidi presenti nella carne e nel frattempo facciamo restringere leggermente il fondo di cottura che ci servirà come salsa di accompagnamento.

6. Affettate la Rosa di Parma e conditela con il fondo di cottura ristretto.

Rosa di Parma a fette

La Rosa di Parma a fette

La versione con glutine della Rosa di Parma 

La ricetta contiene solo ingredienti naturalmente senza glutine, quindi non ha bisogno di adattamenti per la versione con glutine.

Come preparare un pinzimonio a cui nessuno può dire di no? Una crema di Radicchio Variegato di Castelfranco e croste di Parmigiano Reggiano alla griglia per una ricetta che è anche anti-spreco.

Radimonio? Una crema di Radicchio variegato per rendere il pinzimonio irresistibile 

Continua il viaggio alla scoperta dei prodotti tutelati dal Consorzio Tutela del Radicchio di Treviso IGP e Radicchio Variegato di Castelfranco IGP che ormai abbiamo capito essere i “Fiori d’inverno” per la loro splendida forma. Per rappresentare la mia regione d’origine, l’Emilia Romagna, e la mia tradizione famigliare, quella della produzione di Parmigiano Reggiano, ho pensato ad un’usanza della cucina contadina che ho sempre amato molto perché espressione del rispetto per il cibo e dell’impegno che sta dietro la sua preparazione: l’utilizzo delle croste di parmigiano grigliate.

Tutto il lavoro che si nasconde dietro al radicchio me lo ha fatto inevitabilmente associare al prodotto al quale si è sempre dedicata la mia famiglia. Il radicchio è segnato da lunghe attese in campagna e il Parmigiano deve aspettare anni perché la natura faccia il suo corso per regalarci sapori unici ed irripetibili. Per questo credo sia un delitto sprecare anche una minima parte di prodotto e la cultura contadina ci insegna a non farlo mai.

Una lettura in chiave moderna mi ha così ispirato un modo per gustarsi uno spuntino o un aperitivo davvero insolito perché vede il radicchio variegato, normalmente consumato crudo, fatto cuocere pochi minuti in padella e uno “scarto” del formaggio trasformato in un bastoncino croccante sfiziosissimo per raccogliere una crema che porta anche la nota aromatica di un altro grande prodotto del Veneto, il vino Recioto. Inoltre, le foglie lanceolate del radicchio tardivo sono ideali per completare l’esperienza di degustazione.

Provare per credere. 

Come si presenta il Radicchio variegato di Castelfranco IGP 

Il radicchio variegato di Castelfranco

Il radicchio variegato di Castelfranco: una splendida rosa

La sua splendida forma a rosa e il gioco di colori delle sue foglie non possono non farcelo associare ad un fiore molto particolare perché fiorisce quando gli altri dormono, ossia in inverno. La sua origine è un incrocio tra radicchio e scarola da cui prende le caratteristiche mescolandole tra loro.

Il prodotto porta il nome della città dove la cultura contadina della sua coltivazione è radicata nella storia di una pianura caratterizzata da inverni lunghi e rigidi durante i quali le famiglie trovavano riparo dal freddo riunendosi nelle stalle. Proprio nelle stalle, protette dalla paglia, venivano conservate le cicorie per preservarle dal gelo e, come spesso accade, si scoprì un metodo straordinario per rendere le piante ancora più gustose: la tecnica della forzatura.

Cosa è la tecnica della forzatura?

E’ la tecnica con cui le piante vengono lasciate al buio (nell’antichità sotto la paglia, oggi sotto appositi teli) in modo da perdere la clorofilla, il processo di imbianchimento che avevamo visto anche nel Radicchio Tardivo. Oltre ad assumere il loro inconfondibile colore, il gusto amaro delle cicorie si affievolisce e le foglie acquistano una straordinaria croccantezza.

Per gustarvi il Radicchio Tardivo in modo un po’ insolito, provate gli Strozzapreti al radicchio con fonduta alla zucca.

La ricetta del Radimonio, il pinzimonio al radicchio variegato

carboidrati 2,2 g per 100 g

Ingredienti per 4 persone

  • 300 g Radicchio variegato di Castelfranco IGP
  • 150 g crescenza (io ho usato quella di latte di capra)
  • 100 g scalogno
  • 50 g Recioto
  • 1 spicchio d’aglio
  • croste di Parmigiano Reggiano
  • foglie di Radicchio di Treviso tardivo
  • olio extra vergine di oliva
  • pepe
  • sale

Preparazione

  1. Tagliate lo scalogno a fettine sottili e fatelo appassire lentamente in un tegame con un filo d’olio extra vergine per circa 10 minuti.
  2. Lavate il radicchio, tagliatelo a striscioline e aggiungetelo allo scalogno. Fatelo cuocere qualche minuto a fuoco vivace continuando a mescolarlo con un cucchiaio di legno. Sfumate il radicchio con il Recioto e completate la cottura senza che il radicchio si asciughi troppo: in totale sarà rimasto sul fuoco per 6-7 minuti.
  3. Trasferite il radicchio in un frullatore o robot, frullatelo in modo da ottenere una crema, aggiungete la crescenza e frullate nuovamente per rendere il composto liscio ed omogeneo. Aggiustate di sale e pepe.
  4. Prendete le croste di parmigiano che vi sono rimaste dopo avere consumato il formaggio e raschiatele con un coltello in modo da pulirle sul lato esterno. Io amo lasciarle leggermente spesse, circa 5 mm, per avere anche la parte interna leggermente più morbida.
  5. Mettere una griglia sul fuoco e scaldarla fino ad una temperatura elevata; adagiare le croste di parmigiano e farle grigliare su entrambi i lati fino a quando acquisiscono un colore tra il dorato scuro e il marrone.
  6. Mettete la crema in una ciotola e servitela con le croste calde e le foglie di radicchio tardive, entrambe da utilizzare come “cucchiaio” per raccogliere la crema al radicchio.
Radimonio con croste di parmigiano grigliate e radicchio tardivo

Radimonio con croste di parmigiano grigliate e radicchio tardivo

La versione con glutine del Radimonio

La ricetta contiene solo ingredienti naturalmente senza glutine, quindi non richiede adattamenti per la versione con glutine.

Il Radicchio di Treviso IGP nella cucina senza glutine: come cucinare gli strozzapreti al radicchio con fonduta di zucca per colorare la vostra tavola e rendere felice tutta la famiglia.

Il contest dedicato al “Fiore d’inverno”

Per fare conoscere il lavoro e l’attenzione che gli agricoltori della zona tipica dedicano al radicchio, il Consorzio Tutela del Radicchio di Treviso IGP e Radicchio Variegato di Castelfranco IGP che raccoglie i produttori di questi incredibili vegetali (noti anche come “Fiori d’inverno” per la loro forma che evoca quella di un fiore) ha deciso di lanciare un contest in tutta Italia dove a 10 blogger provenienti da varie regioni è stato chiesto di sposare il radicchio con le proprie tradizioni culinarie e di proporre una ricetta da gustarsi seduti ed una da potere consumare stando in piedi. 

Siete pronti a vedere il mio matrimonio? Partiamo dalla ricetta da gustarsi seduti: Strozzapreti al radicchio con fonduta alla zucca.

Il termine radicchio non indica una sola verdura. A seconda delle abitudini gastronomiche personali e della propria zona di origine, sicuramente la parola radicchio ci fa venire in mente diverse tipologie di vegetali. 

In Italia, il posto in prima fila lo occupa sicuramente il trevigiano, un radicchio che nasconde tante sorprese, non solo in termini di gusto e versatilità in cucina, ma anche per il modo in cui viene prodotto, raramente noto ai consumatori.

 

Il Radicchio Rosso di Treviso IGP: precoce e tardivo

L’acronimo IGP significa Indicazione Geografica Protetta, ma cosa implica tale denominazione? Implica che il radicchio a cui si riferisce viene coltivato in una zona geografica ben precisa dove il terreno, il clima e il metodo di produzione lo rendono unico ed inimitabile. 

Le caratteristiche del Radicchio di Treviso sono quindi diverse da qualsiasi altro prodotto, al punto che se una piantina venisse coltivata in un’altra zona del pianeta, il risultato finale sarebbe profondamente diverso: questo è uno dei tanti miracoli della natura. 

Il radicchio precoce

Come dice il nome, si tratta del radicchio la cui raccolta inizia a settembre (motivo per cui non lo vedrete utilizzato in queste ricette in quanto non disponibile) dopo che le piante vengono legate con un elastico in modo da impedire alla luce di penetrare al loro interno per 15-20 giorni. Di conseguenza, quando si raccolgono i grandi ciuffi, le foglie esterne vengono rimosse direttamente in campo, mentre la preziosa parte centrale di colore rosso scuro viene lavata e destinata alle nostre tavole. 

Il radicchio tardivo

Radicchio tardivo in vendita

Radicchio tardivo in vendita sugli scaffali di un fruttivendolo

Questo è il radicchio che più spesso associamo al nome Treviso ed è anche la tipologia che ho impiegato nella mia ricetta degli Strozzapreti.

A differenza di quanto uno possa immaginare per una verdura, il suo colore e il suo sapore dipendono fortemente dal processo. Si chiama tardivo perché è dopo 4 mesi in campo, a novembre, che avviene una svolta: i primi freddi infatti “bruciano” le foglie esterne conferendo loro la tipica forma “lanceolata”. A questo punto i radicchi vengono estratti dal terreno con le loro radici, vengono trasportati nelle aziende agricole dei coltivatori e messi in vasche riempite con acqua corrente a 10-12 gradi proveniente dalle sorgenti presenti in zona.

Il processo viene chiamato “imbianchimento forzato”: l’acqua e l’assenza di luce fanno sì che all’interno si sviluppino nuove foglie prive di clorofilla, dal tipico colore bianco e rosso-violaceo. 

Un’attenta toelettatura e un ultimo lavaggio preparano il radicchio all’ultima destinazione di un lungo e affascinante viaggio: i piatti più svariati e straordinari.

Spero ora non vediate l’ora di utilizzare il radicchio in cucina e di preparare questa pasta fresca fatta in casa per la quale vi consiglio di coinvolgere anche i più piccoli della famiglia: sarà molto più divertente forgiare questi golosi cilindretti che giocare con qualsiasi altra pasta modellabile giocattolo! Guardate il video per scoprire come fare. E se volete un’altra idea per utilizzare il radicchio, provate anche gli Gnocchetti di ricotta al radicchio.

La mia ricetta degli Strozzapreti al radicchio con fonduta alla zucca

carboidrati 22,8 g  per 100 g

Ingredienti per gli strozzapreti per 4 persone:

  • 100 g Radicchio di Treviso IGP tardivo
  • 100 g acqua (una parte di quella usata per scottare il radicchio)
  • 100 g pangrattato senza glutine Nutrifree**
  • 100 g farina preparato per Pasta fresca Molino Dallagiovanna**
  • 1 uovo
  • sale

Ingredienti per la fonduta alla zucca

  • 200 g zucca già sbucciata e privata dei semi
  • 120 g latte
  • 120 g panna
  • 50 g Parmigiano Reggiano grattugiato
  • Radicchio di Treviso IGP tardivo
  • sale e pepe

**Ingredienti specifici per celiaci

*Ingredienti per i quali verificare l’assenza di glutine in etichetta o sul Prontuario AIC

Preparazione dell’impasto per gli strozzapreti e fonduta

  1. Mettete una pentola di acqua sul fuoco e portatela ad ebollizione; buttatevi il radicchio tardivo lavato e scottatelo per circa 1 minuto con l’acqua a bollore vivace. Togliete il radicchio con l’aiuto di una schiumarola e buttatelo in acqua fredda immediatamente, ma mi raccomando di conservare l’acqua di scottatura. Scolate poi il radicchio e lasciatelo in uno scolapasta affinché perda più acqua possibile. 
  2. Versate il pangrattato in una terrina e, per scottarlo, usate 100 g dell’acqua bollente utilizzata per il radicchio: versatela gradatamente mentre girate il pangrattato con un cucchiaio di legno. Lasciate intiepidire il tutto.
  3. Schiacciate leggermente con le mani il radicchio scottato in modo da rimuovere l’acqua in eccesso e tritatelo finemente su un tagliere usando un coltello o una mezzaluna. Aggiungete il radicchio tritato al pangrattato, quindi completate aggiungendo farina, uovo e sale.
  4. Impastate tutti gli ingredienti in modo da ottenere un composto omogeneo che risulterà piuttosto umido. Avvolgetelo in un foglio di pellicola trasparente e lasciatelo riposare per circa 15 minuti.
  5. Nel frattempo, preparate la fonduta. Mettete latte e panna in un tegamino con il fondo spesso, portateli a leggero bollore e lasciate ridurre il liquido alla metà. Allontanate dal fuoco e aggiungete il parmigiano grattugiato mescolando affinchè si sciolga perfettamente.
  6. Tagliate la zucca a cubetti e cuocetela nel forno a microonde per 4 minuti alla massima potenza in un contenitore chiuso, oppure in forno statico a 200 g per il tempo necessario a rendere la zucca morbida (il tempo dipenderà dalla dimensione dei cubetti). Schiacciate la zucca con una forchetta in modo da ottenere una purea, quindi aggiungetela alla fonduta, amalgamate bene il tutto e aggiustate di sale e pepe.

Formatura degli strozzapreti e completamento

  1. Prendete dei piccoli pezzi di impasto, con l’aiuto di una spolverata di farina di riso integrale stendeteli con un mattarello allo spessore di circa 2 mm; tagliate delle striscioline lunghe circa 4 cm e larghe 1,5 cm, mettetele tra i palmi delle mani e fate scorrere le mani in direzione opposta affinché la strisciolina diventi una sorta di torciglione.
  2. Adagiate gli strozzapreti su un vassoio leggermente spolverato con farina di riso integrale e continuate fino ad esaurimento dell’impasto.
  3. Accendete nuovamente il fuoco sotto l’acqua di scottatura del radicchio; versate la fonduta alla zucca in una capiente padella antiaderente e fatela scaldare leggermente. Quando l’acqua nel tegame raggiunge il bollore, buttate gli strozzapreti, fateli cuocere qualche minuto fino a quando salgono in superficie e con una schiumarola toglieteli e buttateli nella padella con la fonduta.
  4. Lasciate insaporire per qualche minuto gli strozzapreti con la fonduta, quindi serviteli bollenti completati da qualche ciuffetto di radicchio fresco.
Strozzapreti al radicchio pronti per essere gustati

Strozzapreti al radicchio pronti per essere gustati

 

La versione con glutine degli Strozzapreti al radicchio con fonduta alla zucca

Sostituite la farina senza glutine con farina convenzionale e riducete il quantitativo di acqua usata per scottare il pangrattato in modo da avere tutto il pangrattato inumidito, ma non cremoso.

Il 13 gennaio a Parma si festeggia il Santo Patrono, Sant’Ilario, e, come in tutte le città italiane, esiste una ricetta legata indissolubilmente al protettore della città: nel caso di Parma, i biscotti a forma di Scarpette di Sant’Ilario che potrete preparare facilmente anche in versione senza glutine.

Ma perché un biscotto di questa insolita forma? La storia vuole che il vescovo Ilario di Poitiers (circa 315-369 d.C.) si fosse trovato a passare per la città di Parma in un freddo e nevoso giorno d’inverno indossando solo un paio di scarpe vecchie e consumate. Impietosito, un ciabattino gli regalò un paio di scarpe nuove e il giorno seguente, nella sua bottega, le scarpe vecchie di Ilario si erano trasformate in scarpe d’oro. Ecco allora che i biscotti a forma di scarpetta riccamente decorata di glasse colorate vogliono celebrare il Santo nell’anniversario della sua morte e la generosità degli emiliani.

Rappresentazioni del santo sono presenti in diversi monumenti della città, tra cui un affresco dei pennacchi della cupola della Cattedrale realizzato dal Correggio e un affresco all’interno della chiesa di San Giovanni realizzato dal Parmigianino, entrambe destinazioni che non potrete mancare se verrete in visita nella mia città.

Decorare le scarpette è quindi una tradizione, soprattutto per la gioia dei bambini che in occasione della festività non si recano a scuola ed hanno quindi il tempo di dedicarsi ad un’attività tanto creativa assieme ai genitori in un giorno di festa un po’ fuori dall’ordinario. Per ascoltare la storia di Sant’Ilario in modo dettagliato, ve la racconto in questa puntata di Santi comuni.

Unica difficoltà che potreste incontrare? Trovare lo stampo per coppare i biscotti per il quale dovrete probabilmente ricorrere a qualche negozio specializzato di Parma, come Dalla A allo Zucchero, nel cuore della città a tentarci con tutto ciò che serve per divertirsi con i dolci.

Naturalmente, dato l’abbondante uso di zucchero per la decorazione, le Scarpette di Sant’Ilario non sono molto indicate per un consumo abituale, soprattutto per chi è affetto da diabete: quindi attenzione a non farvi prendere la mano né dalle decorazioni (motivo per cui non vi ho potuto indicare il valore dei carboidrati dei biscotti decorati perché può variare in modo molto significativo in base alla decorazione realizzzata), né dal consumo di questi piccoli gioielli che sono una vera tentazione!

Biscotti a forma di scarpette di sant'Ilario

La ricetta dei biscotti Scarpette di Sant’Ilario

carboidrati della frolla 67g per 100 g di biscotti cotti

 

Ingredienti

  • 250 g Farina per Pane e Paste lievitate BiAglut**
  • 250 g farina di riso*
  • 200 g burro morbido
  • 170 g zucchero semolato
  • 3 uova
  • 8 g lievito per dolci*
  • buccia di limone grattugiata
  • 1 pizzico di sale 

Ingredienti per la glassa dura

  • 150 g zucchero al velo*
  • 25 g albume pastorizzato
  • b. coloranti alimentari* 

Ingredienti per la glassa morbida

  • 140 g zucchero al velo*
  • 25 g albume pastorizzato
  • b. coloranti alimentari*

**Ingredienti specifici per celiaci

*Ingredienti per i quali verificare l’assenza di glutine in etichetta o sul Prontuario AIC

Preparazione

  1. Mettete le farine, il burro, lo zucchero il sale e le uova in una terrina. Mescolate bene aggiungendo poi il lievito per dolci e la buccia di limone grattugiata. Coprite con un pezzo di pellicola trasparente e lasciate riposare per il tempo necessario a preparare le glasse, circa 10-15 minuti.
  2. Prendete delle scodelle con il fondo arrotondato, una per ogni colore che si desidera preparare (potrete seguire anche il mio video su YouTube per aiutarvi nella preparazione delle glasse). Per la glassa dura di colore bianco, mettete 25 g di albume pastorizzato in una scodella e aggiungete gradatamente 150 g di zucchero a velo mescolando con un cucchiaio in modo che il composto risulti liscio e uniforme. Per la glassa morbida, ripetete esattamente lo stesso procedimento, aggiungendo 140 g di zucchero.
  3. Partendo dalle basi di colore bianco, aggiungete i coloranti e lo zucchero necessari per ottenere i vari colori, sia nella versione dura sia in quella morbida.
    La glassa dura verrà utilizzata con la tasca da pasticcere dotata di un beccuccio con foro di circa 1 mm, mentre quella morbida verrà distribuita usando un cucchiaino e la punta arrotondata di un coltello.
  4. Coprite tutte le glasse con pellicola trasparente messa perfettamente a contatto fino a quando verranno utilizzate.
  5. Stendete la pasta frolla con il mattarello fino a uno spessore circa 5 mm, tagliate i biscotti con lo stampino della scarpetta, adagiateli su una teglia ricoperta di carta forno e cuoceteli in forno ventilato preriscaldato a 160°C per 10 minuti.
  6. Quando i biscotti saranno completamente raffreddati, formate il contorno con una delle glasse dure, bianca o colorate, messe nella tasca da pasticcere; ricoprite la superficie del biscotto all’interno del contorno usando la glassa morbida da stendere con l’aiuto di un coltello dalla punta arrotondata in modo che non rimangano spazi vuoti. Lasciate asciugare la glassa per almeno 15 minuti prima di realizzare altri decori con la tasca da pasticcere sulla glassa morbida per evitare sbavature di colore. Per divertirvi a preparare altri biscotti simili, guardate anche questa ricetta.

Versione con glutine

Sostituire la farina BiAglut con farina tipo 00 e impastare con 2 uova intere e 1 tuorlo.

 

Scarpette di sant'ilario

Ricordate l’Amatriciana da manuale? Era la prima tappa del viaggio in provincia di Rieti durante la quale vi avevo anticipato la seconda fermata: la pasta di legumi con lenticchie di Rascino.

Pasta di legumi con lenticchie di Rascino.

Ma cosa hanno di speciale le lenticchie di Rascino e dove si trovano?

Queste piccole lenticchie vengono coltivate unicamente sull’Altopiano di Rascino nella zona montuosa del Cicolano (lo conoscevate? Scoprite il Lago del Salto e il Lago del Turano: due incantevoli angoli d’Italia dove difficilmente arriva il turismo) ad un’altezza di quasi 1200 m e senza l’utilizzo di diserbanti, antiparassitari o fertilizzanti chimici. La semente viene tramandata dagli agricoltori dell’ “Associazione dei produttori Lenticchia di Rascino” che ne salvaguardia le qualità e le tecniche di coltivazione e dal 2014 la Lenticchia di Rascino è un  Presidio  Slow Food.

Il kit della Camera di Commercio di Rieti

La ricetta che abbiamo preparato in diretta da ogni angolo d’Italia con i prodotti del kit spedito dalla Camera di Commercio di Rieti è il riassunto del suo territorio: lenticchie, pasta di lenticchie, guanciale amatriciano, olio extravergine d’oliva sabino DOP e peperoncino sabino.

Oltre alle lenticchie (che non necessitano di ammollo), l’ingrediente nuovo di questa tappa è la pasta di lenticchie, preparata con acqua e farina ricavata dalla macinazione a pietra del piccolo legume. Questa pasta viene lavorata artigianalmente con l’utilizzo di trafile in bronzo, viene poi posta ad essiccare a basse temperature, è naturalmente senza glutine ed ha una consistenza davvero sorprendente! E i formati sono incredibili, tanto che prepariamo la ricetta con il formato chiamato rastrelli che non avevo mai avuto il piacere di assaggiare.

Il tavolo pronto per cucinare con gli ingredienti ricevuti nel kit

Il tavolo pronto per cucinare con gli ingredienti ricevuti nel kit

Unico neo di tanta bontà è che non è adatta al consumo da parte dei celiaci in quanto il mulino a pietra in cui viene macinata la farina non è dedicato ai soli legumi. Quale migliore occasione se non questo articolo per fare appello ai produttori a regalarci questa pasta in versione totalmente gluten free! Infatti per Gaia, ho dovuto sostituire la pasta rietina con una pasta di lenticchie in commercio, molto meno eccelsa…un vero dispiacere!

Mi sorprende sempre il fatto che pochi ingredienti , semplici e di origine povera, possano dare vita a piatti così raffinati: non solo per me, ma per tutta la mia famiglia, questa zuppa preparata con le lenticchie di Rascino e il guanciale amatriciano è il miglior primo piatto a base di lenticchie che abbiamo mai mangiato!

Siete pronti a prepararla? Ricordatevi però che, per un risultato indimenticabile, dovrete avere la pazienza di cercare gli ingredienti originali: io l’ho fatto acquistando direttamente dai produttori e in questo modo ho fatto una buona cosa per la nostra pancia, la nostra salute e la nostra economia nazionale.

 

La ricetta della Pasta di legumi con lenticchie di Rascino

11,21 g di carboidrati per 100 g

Ingredienti

  • 1,5 l acqua bollente
  • 200 g lenticchie di Rascino
  • 160 g pasta di lenticchie*
  • 80 g passata di pomodoro
  • 50 g guanciale amatriciano*
  • 50 g carota
  • 40 g cipolla
  • 30 g sedano
  • 20 g olio extra vergine di oliva
  • 1 spicchio d’aglio
  • 1 peperoncino
  • 1 foglia di alloro
  • sale

**Ingredienti specifici per celiaci

*Ingredienti per i quali verificare l’assenza di glutine in etichetta o sul Prontuario AIC

Preparazione

  1. Preparate un trito con cipolla, carota e sedano e mettetelo a rosolare in un tegame (io ho scelto il tegame di coccio) con lo spicchio d’aglio, l’olio extra vergine di oliva e il guanciale tagliato a cubetti. Appena le verdure saranno appassite, aggiungete la passata di pomodoro e il peperoncino, quindi lasciate insaporire il tutto.
  2. Lavate bene le lenticchie in un colino, quindi aggiungetele al soffritto con la foglia d’alloro e acqua bollente fino a coprire le lenticchie. Fate cuocere le lenticchie per 20 minuti, quando risulteranno ancora al dente.
  3. Aggiungete acqua calda alla zuppa prima di buttare la pasta che farete cuocere per il tempo indicato sulla confezione in modo che assorba l’acqua aggiunta.
La pasta con l'aggiunta di acqua per portare a cottura gli ingredienti

La pasta con l’aggiunta di acqua per portare a cottura gli ingredienti

4. Servite la minestra bollente e con un filo di olio extra vergine di oliva per esaltare il sapore di tutti gli ingredienti. Siccome adoro le zuppe, non perdetevi nemmeno la Zuppa di lenticchie e la Vellutata di zucche e lenticchie alla paprika.

Pasta di legumi con lenticchie di Rascino

La versione con glutine della Pasta di legumi con lenticchie di Rascino

La ricetta contiene solo ingredienti naturalmente senza glutine (attenzione però che la pasta di legumi deve riportare la scritta “senza glutine” oppure riportare il simbolo della Spiga barrata per essere idonea per il consumo da parte dei celiaci), quindi la ricetta non richiede adattamenti per la versione con glutine.

 

Conosciamo davvero da dove viene l’Amatriciana e come prepararne una da manuale?

Pronta a cucinare online dalla mia cucina

Pronta a cucinare online dalla mia cucina

Alla scoperta dell’Amatriciana

Nonostante la fama del sugo all’Amatriciana sia legata alla città di Roma, la sua vera culla si trova nel cuore del nostro paese. Se prendeste un compasso da posizionare nel centro dell’Italia, la sua punta probabilmente finirebbe proprio su Rieti, la città più orientale del Lazio situata tra Umbria e Abruzzo, che da tutte queste regioni raccoglie tradizioni gastronomiche e prodotti straordinari e nella cui provincia si trova la città di Amatrice.

E da Rieti è partito il viaggio virtuale al quale ho partecipato insieme ad altri blogger, giornalisti ed appassionati di cucina. E siccome non ci potevamo recare fisicamente sul posto per le restrizioni a cui siamo ormai abituati, la Camera di Commercio di Rieti ha pensato di fare viaggiare i prodotti e ci ha inviato a casa i kit contenenti le materie prime per preparare alcune delle ricette della tradizione locale, più o meno note al di fuori della provincia.

Per il nostro viaggio, da ogni regione d’Italia ci siamo dati appuntamento online armati di attrezzature, ingredienti e tanta curiosità. Da bravi e diligenti studenti, ci siamo messi in ascolto per scoprire da dove venissero i prodotti che avevamo ricevuto e come li avremmo dovuti utilizzare nelle ricette, guidati passo a passo da uno chef del territorio.

Un’amatriciana…da manuale

Primo incontro gastronomico del viaggio: Gricia e Amatriciana. Dovendo scegliere quale delle due ricette cucinare in diretta, a casa mia optano a gran voce per l’Amatriciana…e non ce ne pentiamo! E’ così che scopro che l’Amatriciana è una Specialità Tradizionale Garantita regolamentata da un Disciplinare dove, devo ammetterlo, alcuni ingredienti sono una sorpresa. Infatti, oltre all’immancabile guanciale (mi raccomando, non la pancetta!), all’olio extra vergine di oliva e alla passata di pomodoro o pelati, ci sono anche il vino bianco e il peperoncino. Naturalmente, l’ingrediente consigliato è il Pecorino del tipo Amatriciano o Pecorino Romano DOP.

Io, pronta per la diretta per cucinare gli spaghetti all'Amatriciana

In attesa della diretta per cucinare gli spaghetti all’Amatriciana

Gli ingredienti

Ognuno di questi ingredienti racconta una storia. Il guanciale stagionato narra dei pastori che erano costretti lontani da casa per 4-5 mesi, generalmente da maggio a settembre, per la transumanza. Per il loro sostentamento, questi portavano con sé alcuni prodotti facili da conservare e nutrienti, come il guanciale e la farina. In una padella di ferro dal lungo manico, i pastori potevano così cucinare il loro frugale e sostanzioso piatto unico: la pastasciutta, dove il pecorino era l’ingrediente sempre disponibile nei freschi pascoli della montagna.

E il pomodoro? Pensate che in Italia, questo frutto da noi tanto amato incontra la pasta solamente nell’800 e, nella zona di Amatrice, l’incontro diventa amore eterno dando vita ad uno dei piatti più conosciuti della cucina italiana. Da qui arriva a Roma con in numerosi amatriciani che vi emigrano per cercare lavoro e che trovarono soprattutto nella ristorazione e nelle rivendite di generi alimentari della loro terra, che presto divenne il simbolo della cucina economica e popolare.

Quale formato di pasta cucinare con il sugo all’amatriciana? Il nostro prezioso pacco ci proponeva degli spaghetti artigianali preparati con grano Senatore Capelli ai quali abbiamo dovuto rinunciare per la presenza del glutine, sostituendoli con una versione gluten-free accessibile a tutta la famiglia. L’alternativa allo spaghetto è sicuramente quella del Bucatino, un formato che però non ho mai trovato sul mercato in versione senza glutine.

Devo ammettere che questa amatriciana era davvero una delle migliori che io abbia mai assaggiato e, data la semplicità della preparazione, si conferma ancora una volta che sono gli ingredienti a fare la differenza. Il guanciale del Salumificio Sano, ubicato tra i Parchi Nazionali dei Monti della Laga e dei Monti Sibillini, ha accarezzato il nostro palato con la morbida e profumata croccantezza delle striscioline immerse nel dolce pomodoro, ma il prodotto che mi ha davvero stregata è stato il pecorino stagionato dell’Azienda Agricola D’Ascenzo, una piccola realtà situata nel cuore della Riserva Naturale dei Laghi Lungo e Ripasottile, oasi verde nella pianura reatina dove il gregge ha possibilità di pascolare liberamente cibandosi di erbe fresche che conferiscono al formaggio profumi e sapori che lasciano il segno.

Allora siete pronti? Volete sapere come l’abbiamo preparata la nostra Amatriciana?

Eccovi la ricetta!

Spaghetti all’amatriciana

26 g di carboidrati per 100 g di pasta cotta e condita

 

Ingredienti per 4 persone

  • 400 g spaghetti**
  • 400 g pomodori pelati o passata
  • 200 g guanciale amatriciano Sano*
  • 80 g Pecorino stagionato, La Riserva D’Ascenzo, grattugiato
  • 50 g vino bianco
  • un filo d’olio extra vergine di oliva
  • peperoncino
  • una macinata di pepe nero

**Ingredienti specifici per celiaci

*Ingredienti per i quali verificare l’assenza di glutine in etichetta o sul Prontuario AIC

Preparazione

  1. Abbiamo tagliato il guanciale in modo da formare delle striscioline di circa 5x10mm e mettetele nella padella di ferro (che ci è stata inviata insieme agli ingredienti perché anche questa fa la differenza!) con un filo d’olio facendo attenzione ad avere un solo strato di guanciale perché tutti i pezzettini potessero essere a contatto con il fondo di ferro caldo. Abbiamo fatto sciogliere il grasso lentamente permettendo così al guanciale di cuocere divenendo croccante sulla superficie.
  2. Abbiamo sfumato il guanciale con il vino, poi abbiamo aggiunto i pelati spezzati con le mani (io ho aggiunto la passata) e il peperoncino. Lo chef ci ha raccontato che a  casa sua il sugo veniva messo a cuocere sul fuoco già al mattino e qui veniva lasciato per ore, mentre oggi l’abitudine è di lasciar cuocere la salsa per non più di mezz’ora.
  3. Per completare, abbiamo aggiunto del pecorino grattugiato direttamente nel pomodoro.
  4. Abbiamo messo un tegame di acqua sul fuoco, portato a bollore, salato e buttato gli spaghetti. 
  5. Abbiamo scolato gli spaghetti e li abbiamo versati nella padella con il sugo per completare la cottura, abbiamo aggiunto una macinata di pepe e impiattato.
  6. Infine, abbiamo aggiunto una spolverata di Pecorino grattugiato e un cucchiaio di sugo rimasto nella padella. Semplicemente divini!
Il piatto pronto da mostrare allo chef

Il piatto pronto da mostrare allo chef

La seconda ricetta che prepareremo nel viaggio? La Pasta di legumi con lenticchie di Rascino. Stay tuned!

 

Gli spaghetti all'amatriciana pronti per essere gustati

Gli spaghetti all’amatriciana pronti per essere gustati

 

 

 

 

 

Questo Biscotto salato con mousse di Prosciutto di Parma è la mia seconda ricetta dedicata al progetto “Parma Accoglie” che vi ho presentato nella ricetta dedicata al Parmigiano.

Perché la Food Valley?

Vi siete mai chiesti come mai Parmigiano Reggiano e Prosciutto di Parma provengano dallo stesso territorio? Non è certo una casualità e il loro legame dovrebbe farci riflettere sulla sostenibilità delle filiere: infatti, il siero di latte che rimane dopo avere prodotto il Parmigiano (quindi un prodotto che sarebbe uno scarto di lavorazione) è uno degli alimenti principali nella dieta del Suino Pesante Padano destinato alla produzione del prosciutto e della ricca gamma di salumi che prendono il nome dai paesini della provincia di Parma dove vengono realizzati, una vera e propria cartina geografica di specialità (Culatello di Zibello, Salame di Felino, Spalla di San Secondo).

Il Prosciutto di Parma, soprattutto se con lunghe stagionature come in questa ricetta, è straordinario così com’è e probabilmente il consiglio migliore è quello di manipolarlo il meno possibile in cucina. Per questo motivo, ho pensato di proporvi una ricetta in cui il prosciutto non viene cotto, ma al contrario viene tenuto al freddo perché in questo modo non ne modifichiamo profumo e sapore.

Un uso insolito del Prosciutto di Parma

Potrebbe sembrarvi uno scempio mettere in congelatore un Prosciutto di Parma stagionato 24 mesi, ma attenzione: grazie alla presenza del sale e alla scarsità di acqua, il prosciutto non si congelerà, si limiterà a diventare freddo e più duro. In questo modo, lo potremo frullare ottenendo quello che amo chiamare il “prosciutto grattugiato”, senza che si scaldi andando a modificare odore e sapore (guardate come usarlo anche in altre ricette).

Una volta che il prosciutto sarà tornato a temperatura ambiente, quando servirete il vostro Biscotto salato con la mousse di prosciutto, sprigionerà tutti i suoi dolcissimi profumi che io adoro abbinati a quelli dell’Aceto Balsamico Tradizionale prodotto un po’ di chilometri più ad est.

Se volete scoprire i segreti di come nasce il Prosciutto di Parma, oltre a gustarvelo nelle trattorie e nei ristoranti locali durante la vostra visita, potrete tornare durante il Festival del Prosciutto che si tiene tutti gli anni a inizio settembre nella cittadina di Langhirano verso gli Appennini (purtroppo non in questo 2020) o organizzare una visita presso uno dei 200 prosciuttifici: vi assicuro che dopo avere visto con quanta cura e attenzione viene prodotto, sarà ancora più gustoso!

E per scoprire cosa fare Parma e dintorni, esplorate qualche proposta sul blog della mia amica Aura.

I biscotti salati con mousse di Prosciutto di Parma e gocce di Aceto Balsamico Tradizionale

I biscotti salati con mousse di Prosciutto di Parma e gocce di Aceto Balsamico Tradizionale

 

Parma Accoglie e la mia ricetta del Biscotto salato con mousse di Prosciutto di Parma

43,45 g di carboidrati ogni 100 g di biscotti salati

2,6 g di carboidrati ogni 100 g di mousse

 

 

Ingredienti per la pasta sablé salata (ve ne servirà la metà)

  • 200 g farina per Pane e impasti lievitati BiAglut** (oppure farina di frumento per chi se la può permettere)
  • 130 g burro
  • 60 g mandorle
  • 1 albume (circa 40 g)
  • 30 g farina di teff integrale*
  • 30 g amido di mais
  • 7 g sale

Ingredienti per la mousse di Prosciutto (15 monoporzioni)

  • 220 g panna fresca classica o vegetale
  • 80 g Prosciutto di Parma stagionato 24 mesi, in una sola fetta e messo in congelatore
  • 5 g gelatina in fogli*
  • Aceto Balsamico Tradizionale di Modena o di Reggio Emilia
  • foglioline di prezzemolo per decorare

**Ingredienti specifici per celiaci

*Ingredienti per i quali verificare l’assenza di glutine in etichetta o sul Prontuario AIC

Preparazione

  1. Preparate la mousse che ha bisogno di riposare almeno 1 ora in congelatore. Immergete la gelatina in una ciotolina con acqua fredda. Mettete il Prosciutto di Parma “congelato” nel Bimby o in un robot e frullatelo finemente, ma senza farlo scaldare. Aggiungete 100 g di panna al prosciutto grattugiato.
  2. Versate 20 g di panna in un pentolino e scaldatela; aggiungetevi la gelatina ammollata in modo che si sciolga completamente, quindi versate il tutto nel contenitore con il prosciutto.
  3. Montate la panna restante e incorporatela al composto di prosciutto mescolando con una spatola con movimenti dal basso in alto. Riempite con la mousse gli stampini prescelti (io ho scelto questi) stabilite la dimensione in base al biscotto di sablé che preparerete, io ho scelto un diametro di 5 cm) e mettete il tutto in congelatore fino a quando la mousse sarà sufficientemente dura per essere estratta dagli stampi senza difficoltà.
  4. Preparate la pasta sablé per i biscotti che vi serviranno da base alla vostra mousse. Questa dose è circa il doppio di quello che vi servirà, ma non è divisibile a meno che non utilizziate l’albume pastorizzato: approfittatene per preparare dei biscotti salati extra che potrete accompagnare a intingoli e formaggi teneri per i vostri aperitivi. Mescolate la farina con il burro formando delle briciole, poi aggiungete tutti gli altri ingredienti in modo da ottenere un composto liscio e compatto.
  5. Prendete due fogli di carta forno e mettete la sablè in mezzo; con l’aiuto di un mattarello, stendete la pasta allo spessore di circa 4 mm e, lasciandola sulla carta e appoggiandola su un vassoio, mettetela in frigorifero a riposare per almeno 20 minuti. Quando la sablè sarà ben soda, tagliate dei dischetti con un coppa biscotti da 5 cm di diametro e adagiateli su un tappetino forato di silicone. In questo modo riuscirete a lavorare l’impasto molto bene e senza sbavature.
  6. Cuocete i biscotti in forno statico preriscaldato a 160°C per 20 minuti. Toglieteli dal forno e fateli raffreddare.
  7. Togliete le mousse dagli stampi. Se dovete servirle a breve, tenetele a temperatura ambiente per circa 30 minuti prima di completare la preparazione oppure conservatele in frigorifero fino a quando vi serviranno: durano perfettamente per 2 giorni.
  8. Prendete un biscotto, adagiatevi sopra la mousse e completate con qualche goccia di Aceto Balsamico Tradizionale di Modena o di Reggio Emilia. Decorate con una fogliolina di prezzemolo.
Il biscotto e la mousse: perfetti finger food

Il biscotto e la mousse: perfetti finger food

La versione con glutine del Biscotto salato con mousse di Prosciutto di Parma

Sostituite semplicemente i 200 g di farina senza glutine per il biscotto di sablé salata con pari quantità di farina di frumento.

 

Quando accade qualcosa di bello non si può tenere per sé, bisogna condividerlo e gioirne tutti insieme. E il progetto “Parma Accoglie” è proprio qualcosa di bello. E’ un modo semplice, ma straordinario per dire grazie alle persone che si sono messe a disposizione della comunità durante l’emergenza Covid.

In che cosa consiste l’iniziativa “Parma Accoglie”? Federalberghi Parma in collaborazione con Ascom Parma, Consorzio Albergatori Promo Parma, FIPE – Pubblici Esercizi e Parma Quality Restaurant, con il patrocinio del Comune di Parma hanno deciso di offrire un soggiorno fino a due notti gratuite in una struttura alberghiera del territorio con possibilità di cena tipica parmigiana, a prezzo agevolato, in uno dei ristoranti aderenti a personale sanitario, medico, infermieristico, volontario, Protezione Civile, Assistenza Pubblica e Croce Rossa d’Italia.

Qualche idea su cosa fare mentre sarete a Parma? Intanto qui godetevi qualche scatto della città realizzato dalla mia amica fotografa Francesca Bocchia poi a breve vi condividerò qualche proposta di attività!

E io spero di contribuire a fare sorgere in voi il desiderio di venire nella mia città attraverso gli straordinari prodotti che l’hanno resa famosa in tutto il mondo e attraverso qualche ricetta che non troverete sicuramente nei ristoranti cittadini… perché sul posto dovrete assolutamente provare la pasta fresca ripiena e i taglieri di salumi e formaggi!

Una terra di grandi prodotti

Per raccontarvi della mia terra, ho deciso di proporvi delle ricette in cui il Parmigiano Reggiano e il Prosciutto di Parma (eccovi la ricetta) sono utilizzati in modo insolito visto che sono certa che il “modo solito” sarà noto anche a chi non è di Parma!

Il mio punto di partenza “obbligato” è il Parmigiano Reggiano, il prodotto con cui sono nata e cresciuta, visto che la mia famiglia lo produce dal 1895. E’ naturale che io adori il prodotto che mi accompagna da sempre e cha ha segnato i ritmi di vita della mia famiglia, ma il Parmigiano è rimasto un compagno di tavola anche dopo l’entrata di diabete e celiachia nella nostra vita, quindi per noi è ancora più prezioso!

Il Parmigiano Reggiano non contiene carboidrati ed è privo di allergeni, inoltre è adatto anche a chi è intollerante alle proteine del latte se lo si acquista con una stagionatura di 36 mesi o superiore. E per alleviare i sensi di colpa in caso ci lasciassimo sopraffare dalla sua bontà e non riuscissimo a fermarci di fronte alle sue profumate scaglie accompagnate da frutta fresca, pane, frutta a guscio o un bicchiere di vino rosso di corpo, sappiate che il Parmigiano è un formaggio semi-grasso in quanto viene prodotto con metà del latte parzialmente scremato (scoprite come)!

La mia ricetta per cercare di rendervi per sempre prigionieri dell’incantesimo del Parmigiano Reggiano e continuare ad accogliervi a Parma? Una morbida crema che avvolge la frutta e la rinchiude sotto una croccante crosta caramellata… dopo tutto, la cultura popolare ci ha avvertito: al contadino (e a noi) non far sapere quant’è buono il formaggio con le pere!

La crème brûlé pronta per essere gustata

La crème brûlé pronta per essere gustata

 

Parma Accoglie e la mia ricetta della Crème brûlé al Parmigiano Reggiano

10,93 g di carboidrati ogni 100 g

 

Ingredienti per 6 monoporzioni

  • 250 g pera matura (oppure chicchi d’uva bianca)
  • 300 g panna fresca classica o vegetale
  • 100 g latte
  • 50 g Parmigiano Reggiano grattugiato
  • 40 g tuorlo d’uovo (2 tuorli)
  • 30 g zucchero di canna
  • ½ limone
  • ½ baccello di vaniglia

 Preparazione

  1. Portate la panna e il latte ad ebollizione con i semini contenuti in mezzo baccello di vaniglia; in una terrina montate i tuorli fino a quando risulteranno ben ariosi e versatevi sopra il latte caldo a filo. Aggiungete il parmigiano grattugiato e incorporate bene.
  2. Tagliate la pera a pezzettini, mettetela in una padella antiaderente con il succo di mezzo limone e fatela ammorbidire leggermente facendo asciugare tutto il succo di limone.
  3. Prendete 6 mini-cocotte, adagiate sul fondo i pezzetti di pera oppure i chicchi d’uva tagliati, versatevi sopra il composto di latte, uova e parmigiano e sistemate gli stampini in una teglia da forno contenente acqua calda che deve arrivare fino a metà altezza degli stampini.
  4. Fate cuocere in forno preriscaldato a 120°C per 1 ora. Togliete e lasciate raffreddare, quindi trasferite gli stampini in frigorifero fino al momento di servire.
  5. A questo punto, spolverate la superficie con lo zucchero di canna e fatelo caramellare con l’apposito cannello. Servite le crème brûlé subito.
La superficie caramellata della crema

La superficie caramellata della crema

La versione con glutine della Crème brûlé al Parmigiano Reggiano

La ricetta contiene solo ingredienti naturalmente senza glutine quindi non richiede adattamenti per la versione con glutine.

 

 

Questa è la mia seconda (e ultima… al momento) ricetta della tappa umbra del progetto “20 di cambiamento”. La Polenta di roveja alle alici (polenta che qui prende il nome di Farecchiata o Pesata) racconta di un legume, molto meno noto delle Lenticchie di Castelluccio, anzi direi quasi sconosciuto al di fuori della zona in cui viene coltivato: la Roveja.

Gli alimenti sconosciuti

La Roveja è un piccolo legume simile al pisello con un baccello che, dapprima di colore verde, con la maturazione prende i toni del viola scuro; si raccoglie tra la fine di luglio e l’inizio di agosto. Il legume essiccato è di colore marrone.

La roveja essiccata, materia prima di zuppe e farine

La roveja essicata, materia prima di zuppe e farine (foto: La Repubblica)

In tempi antichi la roveja era coltivata su tutta la dorsale appenninica umbro-marchigiana, dall’Altopiano di Colfiorito al Gran Sasso passando per Cascia e Castelluccio grazie alla sua resistenza alle basse temperature e allo scarso bisogno di acqua per la coltivazione. Nonostante fosse la protagonista dell’alimentazione di pastori e contadini, soprattutto in zuppe preparate anche con altri legumi, la roveja scompare quasi totalmente dal mercato dopo la Seconda Guerra Mondiale a causa delle modalità di coltivazioni faticose e poco redditizie.

Per salvare questa coltivazione dall’oblio, nel 2006 Slow Food la trasforma in Presidio coinvolgendo pochi contadini della Valnerina nel comune di Cascia che continuano tutt’ora a coltivarla in modo molto simile alla lenticchia. La roveja si può mangiare fresca o essiccata oppure può essere macinata a pietra per ottenere una farina dal retrogusto leggermente amarognolo che è l’ingrediente principale della nostra ricetta.

Il fiore della roveja

Il fiore della roveja (foto: Bikers in cresta)

La ricetta di 20 di cambiamento

E questa è la mia seconda ricetta (la prima ricetta era la Crostata di ricotta e lenticchie) perché ho assaggiato la roveja per la prima volta nella vita proprio grazie al viaggio a Castelluccio e alla mia amica e blogger Cristiana Curri (https://blog.giallozafferano.it/chicchecris/). E’ un legume e quindi non contiene glutine, ma contiene carboidrati complessi che, assorbendo tanta acqua durante il processo digestivo, contribuiscono ad un aumento graduale della glicemia, mantenendola costante ed evitando sbalzi. Mi piace anche il fatto che la polenta sia insaporita (data la difficoltà a reperire il sale su queste montagne, non a caso anche qui è comune il pane “sciapo”) da una salsa di acciughe, il pesce che veniva conservato sotto sale diventando di lunga durata, nutriente e pratico da trasportare che è presente in tante ricette di territori lontani dal mare proprio per queste straordinarie caratteristiche (basti pensare alla Bagna Cauda piemontese).

E’ un piatto di cucina umbra emblematico della cucina povera e preparando la polenta di roveja, faremo quindi bene a noi stessi, ma soprattutto aiuteremo a salvaguardare la biodiversità di questo territorio e a tenere in vita un prodotto e la sua secolare tradizione. Inoltre, servono solo 4 ingredienti per preparare un piatto davvero sorprendente… oltre all’acqua!

Un piccolo aneddoto: quando ho preparato la polenta di roveja la prima volta, ne ho cucinata  davvero tanta perché non ne conoscevo la resa, né consistenza e sapore. Di fatto, mi sono ritrovata con un’intera pirofila colma di polenta nemmeno toccata! Il giorno dopo, quando ormai la polenta era perfettamente soda, l’ho utilizzata per preparare un gratin alternando strati di polenta di roveja, cipolla rossa di Tropea stufata, trito di sedano e ricotta salata grattugiata…una delizia!

La polenta di roveja con le alici pronta per essere gustata

 La ricetta della Polenta di roveja alle alici   

7,78 g di carboidrati per 100 g di polenta condita

 

Ingredienti per 4 persone

  • 450 g acqua
  • 100 g farina di roveja*
  • 60 g olio extravergine di oliva
  • 10 filetti di alici sotto sale oppure sott’olio
  • 1 spicchio d’aglio
  • sale grosso per l’acqua
  • sedano (facoltativo)

*Ingredienti per i quali verificare l’assenza di glutine in etichetta o sul Prontuario AIC

Preparazione

  1. Mettete l’acqua sul fuoco e portatela a bollore; salate l’acqua e quando il sale si sarà completamente sciolto, allontanate la pentola dal fuoco per il tempo necessario a versare la farina di roveja a pioggia mescolando con una frusta in modo che non si formino grumi.
  2. Rimettete la pentola sul fuoco e mescolate spesso il composto con un cucchiaio di legno affinché non si attacchi sul fondo. Fate cuocere la polenta a fuoco dolce per circa 25 minuti.
  3. Nel frattempo preparate la salsa di accompagnamento. Se decidete di utilizzare le alici sotto sale, rimuovete il sale sulla superficie con un coltello affilato e rimuovete la lisca centrale. Per praticità, io ho optato per i filetti di alici sott’olio. Quindi, mettete l’olio in un tegamino, aggiungetevi l’aglio tagliato a metà e fatelo colorire leggermente, quindi toglietelo e aggiungete 6 filetti di alici e fateli sciogliere.
  4. Quando la polenta sarà pronta, componete i piatti facendo uno strato di polenta, conditela con la salsa di alici e completate con 1 filetto di alice intero arrotolato. Io ho deciso di servire la polenta accompagnata da sedano a bastoncini per dare un tocco di freschezza alla ricetta e renderla più adatta alla stagione calda.

 

Il piatto finito con i pochi ingredienti necessari per prepararlo

La versione con glutine della Polenta di roveja alle alici

La ricetta contiene solo ingredienti naturalmente senza glutine quindi non richiede adattamenti per la versione con glutine.

La Crostata di ricotta e lenticchie è l’inizio di uno splendido viaggio in compagnia di un’amica blogger, Aura del blog www.aurasenzaelle.com, durante il quale vi accompagneremo alla scoperta delle regioni della nostra incantevole Italia con un itinerario di trekking e di piatti tipici.

Il progetto “20 di cambiamento”

Il progetto della mia amica Aura si chiama “20 di cambiamento” ed è un tour lungo tutta l’Italia diviso in weekend. Io ve lo riassumo in 4 punti, ma potrete leggere la descrizione completa in questo articolo:

  • Una tappa in ognuna delle 20 regioni italiane;
  • Un trekking in ognuna delle 20 tappe;
  • Una persona diversa per ognuna delle 20 tappe che faccia da cicerone per entrare in connessione con quel luogo;
  • Un’azienda locale virtuosa (per sostenibilità, impegno a livello ambientale, produzione nel rispetto del territorio) per ogni tappa da visitare, sostenere e promuovere.

E qui entro in gioco io con le ricette dei piatti che troverete se vi recherete in quella regione e che potrete poi riprodurre a casa, in versione con o senza glutine e con il conteggio dei carboidrati, per rivivere l’esperienza anche attraverso il gusto.

La prima tappa

Il viaggio parte da una regione, l’Umbria, che spesso non è la prima della lista di coloro che visitano l’Italia, ma che è un gioiello per la ricchezza storica e monumentale (basti pensare ad Assisi), per le sue bellezze naturalistiche (e qui potete godervi il trekking) e una fonte inaspettata di specialità culinarie.

La Basilica di San Francesco d'Assisi

L’Umbria deve molta della propria identità alla presenza degli ordini monastici che attiravano fedeli provenienti da tutta Europa. E proprio i pellegrini hanno avuto un’influenza molto significativa sulla cucina del territorio per l’esigenza che avevano di trasportare nelle proprie bisacce alimenti che si conservassero facilmente. Non a caso, carni arrostite, salumi, schiacciate e polente, dolci a base di frutta secca, ma soprattutto i legumi la fanno da padroni nella cucina regionale tradizionale.

Il diffuso utilizzo delle erbe sia in cucina che per scopi curativi è legato anch’esso alla presenza degli ordini religiosi con il calendario liturgico che imponeva spesso periodi di “magro” durante i quali le erbe erano usate per sostituire le profumate e ricche carni.

Oltre a tartufo, pesce del lago Transimeno e vini, ecco l’elenco dei prodotti IGP e DOP dell’Umbria:

  • Olio di vergine extra vergine DOP
  • Farro di Monteleone di Spoleto DOP (che noi del “senza glutine” non ci possiamo permettere)
  • Patata Rossa di Colfiorito IGP
  • Prosciutto di Norcia IGP
  • Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale IGP
  • Agnello del Centro Italia IGP
  • Pecorino Toscano DOP
  • Salamini Italiani alla Cacciatora DOP
  • Lenticchia di Castelluccio di Norcia IGP

La prima ricetta

La prima ricetta (guardate anche la seconda ricetta!) che voglio condividere con voi parte proprio dai campi fioriti di Castelluccio di Norcia dove la lenticchia viene raccolta in estate dopo la fioritura, tra maggio e fine giugno, accanto ad una moltitudine di fiori spontanei che rendono il fenomeno un’incantevole e unica attrazione.

La fioritura a Castellucchio di Norcia

La fioritura di Castelluccio di Norcia (foto: Aura Moia)

La lenticchia di Castelluccio è piccola, tonda e con la buccia sottile che fa sì che non debba essere ammollata per cucinarla. Questo legume è stato una delle principali fonti di sostentamento per i pastori della zona che l’abbinavano agli altri ingredienti offerti dalla pastorizia. Questa è l’origine della Crostata di ricotta e lenticchie, una torta dove le lenticchie sostituiscono in modo delizioso le gocce di cioccolato. Ho voluto preparare questa ricetta perché per noi che non viviamo a Castelluccio, consumare le lenticchie come dolce è sicuramente meno frequente rispetto alle splendide zuppe che, qui, sono spesso insaporite dalla presenza di carne di maiale.

Zafferano di Cascia dell'Associazione Zafferano Purissimo dell'Umbria

Zafferano di Cascia dell’Associazione Zafferano Purissimo dell’Umbria (foto: Aura Moia)

Un’altra piccola, ma piacevole scoperta: la crostata di ricotta e lenticchie può essere resa ancora più golosa insaporendo la ricotta con lo Zafferano di Cascia – Zafferano Purissimo dell’Umbria, un’altra delle ricchezze delle piccole aziende a carattere familiare la cui economia è legata alla produzione e vendita diretta dello zafferano e degli altri prodotti che coltivano, come lenticchia, cicerchia, farro, roveja (la conoscete? sarà la protagonista della prossima ricetta umbra) e formaggi. Io l’ho provata utilizzando l’oro giallo dell’azienda Zafferano e Dintorni che vi consiglio di provare recandovi sul posto appena potrete oppure ordinandolo direttamente dal loro sito web.

 

Gli ingredienti del ripieno della Crostata di ricotta e lenticchie

La ricetta della Crostata di ricotta e lenticchie   

36,61 g di carboidrati per 100 g

 

Ingredienti per la frolla per una crostata da 20 cm di diametro

  • 125 g Mix per dolci Sarchio**
  • 50 g burro
  • 50 g zucchero di canna
  • 1 uovo
  • 15 g farina di riso integrale*
  • ½ limone, buccia
  • un pizzico di sale

 

Ingredienti per la farcia

  • 400 g ricotta di pecora
  • 60 g zucchero
  • 40 g lenticchie di Castelluccio*
  • dolcificante* o zucchero
  • cannella in polvere

**Ingredienti specifici per celiaci

*Ingredienti per i quali verificare l’assenza di glutine in etichetta o sul Prontuario AIC

Preparazione

  1. Preparate la pasta frolla (naturalmente potete utilizzare anche altre ricette per la frolla); versate le polveri (farine e zucchero) in una terrina o nel vaso di una planetaria, aggiungete il burro e iniziate ad intriderlo nelle polveri, quindi aggiungete l’uovo, la buccia grattugiata di mezzo limone e un pizzico di sale. Mescolate fino a quando il composto sarà omogeneo, quindi mettetelo a riposare in frigorifero avvolto nella pellicola trasparente mentre preparate le lenticchie e il ripieno.
  2. Versate le lenticchie su un piatto e controllate che non siano presenti chicchi di altri legumi o cereali, quindi sciacquate bene le lenticchie e mettetele in un pentolino con acqua e qualche goccia di dolcificante (io ho utilizzato il Tic) oppure un cucchiaino di zucchero. Portate ad ebollizione e fate cuocere le lenticchie per 15 minuti. Scolatele e tenetele da parte.
  3. Mettete la ricotta in una terrina, aggiungete lo zucchero, un pizzico di cannella e le lenticchie scolate.
  4. Stendete la pasta frolla in un disco sottile; io ho utilizzato un anello di metallo forato da 20 cm di diametro per tagliare la base su un tappetino di silicone forato ed ho poi ricoperto l’anello stesso in modo da ottenere il guscio di frolla per la crostata; in alternativa, ricoprite una tortiera da 20 cm con carta forno. Riempite la frolla con il ripieno di ricotta e lenticchie e cuocete in forno statico preriscaldato a 180°C per circa 30 minuti. Lasciate raffreddare e servite la crostata.
  5. Cuocere in forno statico preriscaldato a 170°C per 45 minuti.

La Crostata di ricotta e lenticchie con gli ingredienti per il ripieno

Per la ricetta della Crostata di ricotta e lenticchie con glutine, potete semplicemente sostituire la ricetta della frolla, tutto il resto rimane invariato!