Cosa possiamo fare se ci regalano un’intera cassettina di splendido Basilico Genovese DOP direttamente da Celle Ligure? Sicuramente il pesto alla genovese che potremo utilizzare in tantissime preparazioni, tra cui queste irresistibili Lasagne al pesto e fagiolini. Potete usare il pesto anche nell’Insalata di legumotti con cipolla di Tropea caramellata al posto della crema di spinaci!

Se utilizziamo la pasta secca, le Lasagne al pesto e fagiolini saranno velocissime da preparare! Ci servirà giusto il tempo per la cottura dei fagiolini, della besciamella e infine della ricetta finita in forno. Inoltre, potrete preparare le lasagne anche il giorno prima o congelarle con grande facilità. Guardate come prepararle!

Importantissimo: se usate la pasta secca la besciamella dovrà essere abbondante e piuttosto liquida altrimenti la pasta rischia di non cuocere bene, quindi formate un bello strato di besciamella in superficie per non avere brutte sorprese!

basilico genovese

La confezione in cui è stato spedito il basilico

basilico genovese

La ricetta delle Lasagne al pesto e fagiolini

carboidrati 19,31 g per 100 g

 Ingredienti per una teglia rettangolare di 25×35 cm

  • 1 lt latte
  • 300 g fagiolini
  • 300 g Lasagne senza glutine Massimo Zero**
  • 100 g Parmigiano Reggiano grattugiato, circa
  • 100 g pesto alla genovese*
  • 100 g burro
  • 90 g farina di riso integrale*
  • sale

**Ingredienti specifici per celiaci

*Ingredienti per i quali verificare l’assenza di glutine in etichetta o sul Prontuario AIC

Preparazione

  1. Cuocete i fagiolini al vapore o in acqua bollente leggermente salata, quindi tagliateli in pezzetti da 3-4 cm di lunghezza.
  2. Preparate la besciamella mettendo a scaldare il latte sul fuoco. Nel frattempo, sciogliete il burro in un tegame e aggiungete la farina in modo da ottenere una cremina; quando il latte sarà quasi giunto a bollore, versatelo sul composto di burro e farina mescolando con una frusta in modo che non si formino grumi, quindi rimettete sul fuoco per fare addensare.
  3. Completate la besciamella aggiustando di sale e aggiungendo circa 70 g di parmigiano grattugiato. Tenete da parte circa 1/4 di besciamella che ci servirà per ricoprire la superficie delle lasagne finite, mentre aggiungete il pesto alla genovese alla besciamella restante.
  4. Iniziate a comporre le lasagne. Versate un piccolo quantitativo di besciamella sul fondo della teglia, formate uno strato di lasagne, ricopritelo con abbondante besciamella al pesto, spolverate con 1/3 dei fagiolini e parmigiano grattugiato a piacere. Continuate fino ad esaurimento degli ingredienti.
  5. Ricoprite l’ultimo strato di lasagne con la besciamella bianca, spolverate di parmigiano e cuocete in forno preriscaldato a 220°C per almeno 20 minuti.

lasagne al pesto e fagiolini

La versione con glutine degli Strozzapreti al radicchio con fonduta alla zucca

Sostituite le lasagne secche senza glutine con lasagne convenzionali.

Se c’è una ricetta simbolo del nostro Natale, questa è sicuramente la ricetta dei Cappelletti in brodo perché non accompagna solo il giorno di Natale, ma anche il periodo precedente fervente di preparativi ed attesa.

E la ricetta dei Cappelletti fa parte del calendario dell’avvento dell’Associazione Italiana Food Blogger che ci regala una ricetta tipica di famiglia in ogni casella.

Preparare i Cappelletti: una questione di famiglia

La preparazione dei Cappelletti è una questione di famiglia: sì, perché è proprio tutta la famiglia a venire coinvolta in occasione delle feste e ad ognuno viene assegnato un compito in base alle proprie abilità culinarie, un contributo indispensabile per questo rito quasi sacro.

Di questi amati bottoni ripieni ne esistono due tipi: quelli con ripieno di stracotto e quelli con ripieno al formaggio (chiamati Anolini), ognuno dei quali ha i propri convinti e inamovibili estimatori.

La tradizione vuole che per la festa più importante dell’anno, sia da prediligere il ripieno con lo stracotto di carne, quindi che debbano essere preparati i Cappelletti. Lo stracotto viene quindi preparato diversi giorni prima anche perché, come dice il nome, la sua cottura richiede tanto tempo. Proprio per questo, il fondo di cottura, prezioso succo ricco di sapori e profumi, viene utilizzato bollente per bagnare il pangrattato (a differenza del ripieno al formaggio in cui viene usato il brodo per questa operazione).

Nonostante i pochi ingredienti e la ricetta sia sempre la stessa, il ripieno (assieme al brodo di carne) è l’elemento che maggiormente determina il successo del pranzo di Natale perché lo stracotto non sarà mai perfettamente uguale a quello dell’anno precedente, né il Parmigiano e il pane che useremo saranno identici, quindi il comitato assaggi ha un compito di grande responsabilità. Uno dei ricordi più vivi e divertenti che conservo della “fabbrica dei Cappelletti” è il rito dell’assaggio del ripieno da parte degli uomini di casa che, esclusi da tutte le faccende domestiche, non potevano non essere coinvolti nell’approvazione del ripieno: un pizzico di parmigiano vecchio in più, un pizzico di noce moscata in meno, insomma un’invisibile ricetta nascosta nel gusto dei ricordi.

cappelletti in brodo

La sfoglia della tradizione: 100 g di farina per 1 uovo. 

La regola della mia nonna è sempre stata questa, proporzione che però non possiamo mantenere nella preparazione della sfoglia senza glutine che richiede maggiore idratazione e quindi un numero di uova superiore.

La sfoglia deve essere giallo vivo grazie all’attenta selezione delle uova con il tuorlo dal colore intenso per assicurare un impasto dorato e uniforme. Le forti braccia della nonna (oggi spesso sostituite dalle mie) spingevano i polsi in modo da affondare nella resistente massa di farina e uova che alla fine si sarebbe arresa, divenendo docile e liscia, pronta ad accogliere la preziosa esplosione di sapore del ripieno.

Alla mia mamma spettava (e spetta tutt’ora) il compito di tirare la sfoglia in sottili strisce quasi trasparenti e alla zia il lavoro di precisione della distribuzione del ripieno. E poi, alla forza lavoro ancora disponibile, il taglio con gli stampini rotondi, lisci o zigrinati, e la paziente sistemazione, soprattutto da parte dei bambini di casa, in file perfettamente allineate per conoscere sempre il numero preciso di Cappelletti preparati da sbandierare con conoscenti e amici in simpatiche gare alla ricerca di primati da Guinness.

Il brodo di cappone 

Ultimo, ma non per importanza, il brodo. Anche in questo caso, per il Natale la scelta degli ingredienti è attentissima: un ricco pezzo di bue, un grosso osso di manzo, un cappone nostrano e le verdure indispensabili per colore e profumo, ossia cipolla, sedano, carota, aglio e prezzemolo. Cottura lenta, rimozione attenta della schiuma in superficie e occhio sulla cottura della carne che sarà il secondo piatto del giorno: i bolliti accompagnati dalle salse, dolci e piccanti, fatte in casa.

Una volta colato il brodo e aggiustato di sale, l’ultimo sforzo prima del piacere e della festa: buttare i cappelletti e cuocerli mantenendoli ad un bollore leggero per evitare che si aprano liberando il ripieno. Ecco allora pronti gli adorati e mitici “galleggianti“, come amano chiamarli i parmigiani.

cappelletti in brodo

La ricetta dei Cappelletti in brodo

37,31 g di carboidrati per 100 g di cappelletti crudi, senza brodo

Ingredienti per la sfoglia per 4 persone

  • 300 g farina per Pasta fresca Molino Dallagiovanna** (per versione con glutine, vd. sotto)
  • 4 uova
  • sale

Ingredienti per il ripieno dei Cappelletti

  • 150 g stracotto di carne
  • 75 g pangrattato Nutrifree**
  • 40 g Parmigiano Reggiano 36 mesi grattugiato
  • 35 g Parmigiano Reggiano 24 mesi grattugiato
  • 1 uovo + 1 tuorlo
  • fondo di cottura dello stracotto per scottare il pane, sale, noce moscata

Ingredienti per completare

  • 2.5 litri circa di brodo di carne, meglio se preparato con il cappone
  • Parmigiano Reggiano grattugiato

**Ingredienti specifici per celiaci

*Ingredienti per i quali verificare l’assenza di glutine in etichetta o sul Prontuario AIC

Preparazione

  1. Su un tagliere, create una fontana con la farina e rompetevi le uova nel centro, aggiungete un pizzico di sale e iniziate a sbattere le uova con una forchetta e ad incorporare la farina gradatamente in modo da evitare che i liquidi fuoriescano dalla fontana. Continuate a mescolare con la forchetta fino a quando l’impasto risulterà sufficientemente duro per essere impastato con le mani. Continuate a lavorare la sfoglia fino a quando risulterà liscia e compatta.
  2. Coprite la sfoglia con un foglio di pellicola e lasciatela riposare mentre si prepara il ripieno.
  3. Portate quasi ad ebollizione il brodo, quindi versatene dei piccoli quantitativi sul pangrattato mescolando in modo da fare assorbire il liquido perfettamente. Quando tutto il pangrattato sarà stato bagnato, mescolate bene e lasciate raffreddate per una decina di minuti. E’ importante che il pangrattato sia bagnato, ma ancora ben separato e non cremoso.
  4. Aggiungete tutti gli altri ingredienti e mescolate in modo da ottenere un ripieno dalla consistenza piuttosto dura.
  5. Tagliate la sfoglia a fette, appiattitele con il matterello, poi tirate delle strisce di spessore sottile, lunghe 30-40 cm e larghe circa 7 cm con la sfogliatrice. Adagiate dei mucchietti di ripieno della dimensione adatta al coppapasta che si sta utilizzando nel centro della sfoglia distanziandoli di 2 cm.
  6. Ripiegate la sfoglia su se stessa nel senso della lunghezza, premete con le dita la sfoglia attorno al ripieno e tagliate i cappelletti con lo stampo coppapasta specifico.
  7. Mettete una pentola di brodo sul fuoco e quando raggiungerà il bollore, abbassate la fiamma, allontanate un attimo dal fuoco (per evitare che quando si versano i cappelletti fuoriesca il brodo) e buttate i cappelletti. Lasciateli cuocere fino a quando la sfoglia sarà della consistenza desiderata.
  8. Servite i cappelletti con il brodo bollenti e, a piacere, spolverateli con parmigiano grattugiato.degustare i cappelletti in brodo

La versione con glutine dei Cappelletti in brodo

Sostituite la farina preparato per Pasta fresca Molino Dallagiovanna con pari quantità di farina di frumento impastandola con 3 uova intere, mentre tutti gli altri ingredienti rimangono invariati.

 

In romanesco il termine Fregnaccia significa sciocchezza, fandonnia e seccatura, ma nella tradizione del centro Italia indica anche una tipologia di pasta, simile ad un grosso e spesso Maltagliato, chiamato così per indicare la semplicità di un piatto che conquista con il sapore dei suoi pochi, buonissimi ingredienti: ecco la ricetta del secondo appuntamento con la Camera di Commercio di Rieti-Viterbo, le Fregnacce alla sabinese.

E quali sono questi ingredienti straordinari?

Il Pomodoro Ovalone Reatino P.A.T. (ossia prodotto agroalimentare tradizionale italiano) dell’Azieda Agricola Tenuta San Giovanni di Gianfranco Gianni.

Le Olive Leccino dell’Azienda Olearia Olio Bonifazi

L’Olio Extravergine Petrucci e il vivacissimo Peperoncino Sabino Le tre porte

Nel preparare la ricetta tratta dal libro “La Cucina Sabina” di Maria Giuseppina Truini Palomba, siamo stati guidati dallo chef Marco Bartolomei e il risultato è stata una festa per tutta la famiglia.

Buon viaggio anche a voi e buon appetito!

La ricetta delle Fregnacce alla sabinese

49,3 carboidrati per 100 g di Fregnacce non condite

 

Ingredienti per le Fregnacce

  • 300 g farina preparato per Pasta fresca Molino Dallagiovanna** (per versione con glutine, vd. sotto)
  • 180 g acqua (o comunque quella che serve per avere un panetto consistente)
  • un pizzico di sale

Ingredienti per il sugo

  • 500 g pomodoro Ovalone pelato
  • 100 g olive Leccino in salamoia
  • 1 spicchio d’aglio
  • prezzemolo, peperoncino, sale e olio extravergine di oliva

**Ingredienti specifici per celiaci

*Ingredienti per i quali verificare l’assenza di glutine in etichetta o sul Prontuario AIC

Preparazione

  1. Impastate la farina con un pizzico di sale e un quantitativo di acqua sufficiente ad ottenere un impasto sodo ed omogeneo. Fate riposare la pasta in un sacchetto di plastica per circa 15 minuti.
  2. Dividete la pasta a metà e stendetela con un mattarello ad uno spessore non troppo sottile formando un grosso disco che lascerete asciugare all’aria per circa mezz’ora. Arrotolate ogni disco in modo da formare un grosso cilindro e tagliatela con la lama del coltello obliqua con la punta rivolta una volta a destra ed una volta a sinistra in modo che i pezzi risultanti abbiano la forma di grosse losanghe.
  3. Preparate il sugo mettendo lo spicchio con aglio nell’olio con il peperoncino. Fate dorare bene l’aglio, poi aggiungete il pomodoro dopo averlo schiacciato bene con una forchetta in modo da renderlo omogeneo. Fate cuocere il sugo per circa venti minuti aggiustando di sale, quindi aggiungete le olive e il prezzemolo tritato, lasciando insaporire per altri 10 minuti.

le fregnacce

4. Lessate la pasta in acqua bollente salata e quando sale a galla, scolatela, buttatela nella padella con il sugo e lasciatela insaporire per qualche minuto.

5. Servite subito la vostra pasta perchè il detto in romanesco recita che “Le Fregnacce vanno cotte e magnate”.

Le fregnacce alla sabinese pronte per essere gustate

Le fregnacce alla sabinese pronte per essere gustate

La versione con glutine delle Fregnacce alla sabinese

Sostituite la farina preparato per Pasta fresca Molino Dallagiovanna con pari quantità di farina di frumento adeguando il quantitativo di acqua necessaria per impastare.

A distanza di un anno, sono ripartita virtualmente verso Rieti per incontrarmi nuovamente con blogger, giornalisti ed appassionati di cucina a scoprire altri prodotti del territorio della Alta Valle del Velino attraverso la prima ricetta: la Zuppa di castagne e cicerchie.

Questa zuppa è naturalmente priva di glutine e la presenza dei legumi contribuisce a tenere sotto controllo la parte di carboidrati fornita dalle castagne secche e dalle patate, alimenti che richiedono un po’ di attenzione per una gestione corretta della glicemia.

Il viaggio dei sapori nel cuore d’Italia: Zuppa di castagne e cicerchie

zuppa di castagne e cicerchie

Il progetto di turismo e cultura territoriale è stato ideato dalla Camera di Commercio Rieti Viterbo in collaborazione con l’Azienda Speciale Centro Italia Rieti ed è finalizzato a mettere in evidenza le eccellenze del territorio. Guardate anche le ricette cucinate lo scorso anno: l’Amatriciana e la Pasta di legumi con lenticchie di Rascino.

Gli ingredienti protagonisti della Zuppa di castagne e cicerchie sono due tipologie di castagne e le cicerchie secche.

Le castagne del reatino sono il Marrone di Antrodoco e la Rossa del Cicolano, entrambe varietà di pregio che sono sempre state legate all’economica di queste aree e quindi una delle componenti principali della dieta delle popolazioni montane assieme alla ricca scelta di legumi. Nella nostra zuppa, abbiamo utilizzato il marrone di Atrodoco secco, lasciato rinvenire in acqua per circa mezzora, e crudo tagliato a fettine per aggiungere un delizioso profumo di fresco e un tocco croccante alla preparazione.

La cicerchia o pisello d’India (espressione che ne tradisce la provenienza da terre lontane) è un legume la cui coltivazione è preziosa in aree tendenti alla siccità e alla carestia, quindi garantiva la sussistenza ai contadini anche nelle annate in cui gli altri prodotti non riuscivano a portare frutti, quindi importanti nonostante la difficile raccolta.

Le cicerchie hanno un sapore dolce, simile a quello dei ceci, che conquista facilmente il palato, ma siccome crescono su terreni sassosi è importante sottoporle ad un attento esame visivo prima di metterle in pentola: i ristoranti di questa zona d’Italia sono spesso dotati di una buona polizza assicurativa a copertura delle eventuali spese per l’intervento di un dentista dopo una gustosa tappa a tavola!

Allora siete pronti per scoprire il cuore dell’Italia con un’altra ricetta? Armiamoci di pentole e ingredienti e cuciniamola insieme.

La ricetta della Zuppa di castagne e cicerchie

16,04 g carboidrati per 100 g

Ingredienti per 4 persone

  • 1,2 litri di acqua
  • 300 g cicerchie secche (da mettere in ammollo almeno 8 ore prima)
  • 100 g castagne secche (da mettere in ammollo per 1 ora)
  • 100 g patate
  • 20 g olio extra vergine di oliva, più quello per guarnire
  • 4 castagne intere
  • 1 spicchio d’aglio
  • alloro
  • prezzemolo
  • rosmarino
  • sale e pepe

Preparazione

  1. Mettete l’olio extra vergine di oliva in una tegame e fatevi insaporire un trito di aglio e prezzemolo. Aggiungete le cicerchie ammollate e ben scolate facendole insaporire qualche minuto girandole con un cucchiaio di legno.
  2. Aggiungete l’acqua e cuocete per circa 20 minuti.
  3. Nel frattempo, mettete a cuocere le castagne secche ammollate per circa 20 minuti in acqua leggermente salata con una foglia di alloro. Scolatele e tagliatele grossolanamente, quindi aggiungetele alle cicerchie assieme alle patate tagliate a dadini e completate la cottura.
  4. Prelevate 2 mestoli di zuppa e metteteli nel frullatore, quindi versate la crema ottenuta nuovamente nella zuppa in modo da avere un composto ben legato.
  5. Sbucciate le castagne crude, tagliatele a fettine sottili e servite la zuppa con le fettine di castagne, un trito di rosmarino e prezzemolo e infine un filo di olio extra vergine di oliva. Eventualmente completate anche con crostini di pane.

zuppa di castagne e cicerchie

La versione con glutine della Zuppa di castagne e cicerchie

La ricetta contiene solo ingredienti naturalmente senza glutine, quindi non ha bisogno di adattamenti per la versione con glutine.

Anche quest’anno il Movimento Turismo del Vino Toscana in collaborazione con l’Associazione Italiana Food Blogger ha dato vita all’iniziativa che vede coinvolti 15 food blogger per proporre un abbinamento tra un vino toscano ed una ricetta autunnale e la mia proposta sono questi Gnocchetti alla cacciatora. Guardate anche il mio abbinamento dello scorso anno per Bacco Natale.

Gli Gnocchetti alla cacciatora e la Cantina Monterosola

La cantina a cui ho avuto la fortuna di essere abbinata è la cantina Monterosola di Volterra, una realtà attiva dal 2013 per coronare il sogno di una famiglia svedese, i Thomaeus, di produrre vino in una cantina di ultima generazione, hi-tech, ecosostenibile e in piena armonia con la natura dell’incantevole campagna toscana.

crescendo IGT 2018

Crescendo IGT 2018 – Foto di Lorenzo Moreni

Il vino che Monterosola ha deciso di inviarmi è il Crescendo IGT, un sangiovese 100% in purezza del 2018. Si tratta di un vino di grande corpo che affina 15 mesi in botti di rovere francese preparandosi ad affrontare un invecchiamento che sicuramente non lo spaventa. Versando Crescendo colpisce il suo rosso granato che ben si sposa alle fresche note di frutti rossi e spezie, espresse in bocca da tannini fini, buona acidità ed una piacevole persistenza: decisamente un nome che è una promessa!

Pensando ad una ricetta, volevo trovare un punto di incontro tra due ingredienti simbolo dell’autunno, la zucca e i Porcini, e una carne con personalità sufficientemente forte per tenere testa al Crescendo. La soluzione me l’ha offerta un amico su un piatto d’argento regalandomi una lepre pronta per essere cucinata! E l’anello di congiunzione perfetto tra gli gnocchetti dolci e la cacciatora di lepre l’ho trovato le lamelle di Parmigiano Reggiano stagionato 40 mesi che hanno immediatamente stretto amicizia con le note di mandorle tostate e spezie degli avvolgenti sorsi di questo imponente rosso.

Dopo avere provato questo abbinamento, non vi resta che prenotare una visita in cantina!

La ricetta degli Gnocchetti alla cacciatora

carboidrati 10,77 per 100 g

Ingredienti per gli gnocchetti per 6 persone

  • 630 g ricotta
  • 200 g Parmigiano Reggiano 24 mesi grattugiato
  • 200 g zucca cotta al forno schiacciata
  • 200 g farina preparato per Pasta fresca Molino Dallagiovanna**
  • 2 uova
  • farina di riso integrale* per spolvero
  • sale

Ingredienti per la cacciatora

  • 1 lt latte
  • 900 g lepre disossata
  • 100 g Crescendo IGT 2018
  • 60 g cipolla
  • 60 g carota
  • 30 g sedano
  • 30 g triplo concentrato di pomodoro
  • 20 g porcini secchi
  • 1 foglia d’alloro
  • brodo di carne
  • erbe aromatiche per la marinatura (rosmarino, salvia, timo)
  • aglio
  • spezie (coriandolo in grani, peperoncino, pepe)
  • olio extra vergine di oliva
  • Parmigiano Reggiano 40 mesi per servire

**Ingredienti specifici per celiaci

*Ingredienti per i quali verificare l’assenza di glutine in etichetta o sul Prontuario AIC

Preparazione della cacciatora

  1. Mettete la lepre a marinare in una capiente terrina completamente ricoperta di latte e acqua con le erbe aromatiche e l’aglio. Lasciate la lepre in frigorifero per 2 giorni girandola una volta al giorno.
  2. Togliete la carne dalla marinatura e disossate la lepre in modo da ottenere circa 900 g di carne che taglierete a pezzettini di circa 1 cm di lato.
  3. Preparate il trito di verdure tipico del ragù, ossia il trito di cipolla, carota e sedano e fatelo rosolare in una casseruola con un filo d’olio e mezzo spicchio d’aglio tritato. Quando le verdure saranno rosolate, aggiungete il triplo concentrato di pomodoro eventualmente stemperato con qualche cucchiaio d’acqua, lasciate insaporire per qualche minuto, poi aggiungete la carne a pezzettini.
  4. Fate sigillare la carne a fuoco vivace per qualche minuto, poi sfumate con il Crescendo IGT e lasciatelo evaporare. Aggiungete un mestolo di brodo di carne e la foglia di alloro, mettete il coperchio e abbassate la fiamma al minimo.
  5. Mettete a bagno i funghi porcini secchi e quando saranno rinvenuti, tagliateli a pezzettini e aggiungeteli alla carne. Lasciate cuocere per almeno 2 ore girando di tanto in tanto.

Preparazione degli gnocchetti

  1. In una terrina mescolate tutti gli ingredienti in modo da ottenere un composto omogeneo e piuttosto appiccicoso. Coprite la terrina e mettetela in frigorifero a riposare per almeno 30 minuti.
  2. Con un po’ di farina, iniziate a formare dei cilindri del diametro di circa 1,5 cm e tagliate gli gnocchetti; metteteli su vassoi spolverati di farina.
  3. Quando il ragù sarà cotto, aggiustate di sale e pepe, insaporite con un cucchiaino di coriandolo in grani tritato e un pizzico di peperoncino.
  4. Mettete una pentola d’acqua sul fuoco, salatela e cuocete gli gnocchi fino a quando saliranno a galla. Scolateli con una schiumarola, buttateli in una capiente padella a insaporirsi con il ragù di lepre e impiattate.
  5. Completate il piatto con qualche lamella sottile di Parmigiano Reggiano stagionato 40 mesi.
gnocchetti con ragù di lepre e lamelle di Parmigiano Reggiano 40 mesi

Gnocchetti con ragù di lepre e lamelle di Parmigiano Reggiano 40 mesi

La versione con glutine degli Gnocchetti alla cacciatora

Sostituite i 200 g di farina preparato per Pasta fresca Molino Dallagiovanna con 220 g di farina di frumento, mentre tutti gli altri ingredienti rimangono invariati.

 

 

E’ uscito il nuovo libro della mia amica blogger Raffaella Fenoglio del blog Tre civette sul comò intitolato “50 sfumature di caffè” di cui ho pensato di condividere alcune golosissime ricette nella nuova sezione del blog dedicata a “Le ricette degli amici“, ecco allora la prima: Gnudi di ricotta al caffè con fonduta di parmigiano.

50 sfumature di caffè è una guida ricchissima su questa iconica bevanda dove troverete:

  • 50 curiosità
  • 50 modi di ordinarlo
  • 50 opere che lo hanno immortalato
  • 50 aforismi
  • 50 locali dove gustarlo (e come si dice in tutte le lingue del mondo)
  • 50 percorsi gastronomico-culturali che abbinano una ricetta (non solo dolce!) a una canzone, un film e un libro
  • Infografiche, interviste a esperti, la lettura dei fondi di caffè, il galateo per assaporarlo, l’incredibile ventaglio di aromi, il tipo più adatto a ogni segno zodiacale, dimmi come lo bevi e ti dirò chi sei: insomma un ricchissimo e divertentissimo tuffo in questo mondo color cioccolato.
Copertina del libro 50 sfumature di caffè

Copertina del libro 50 sfumature di caffè

Due parole su Raffaella Fenoglio

Con Raffaella ho condiviso in questi anni numerose avventure. Tra le prime esperienze condivise, c’è sicuramente lo splendido Contest dedicato alla Cipolla egiziana di cui ho raccontato proprio sulle pagine del mio blog durante il quale sono stata sua ospite nella splendida città di Sanremo, ma non sono mancati gli appuntamenti nella nostra grande cucina virtuale di cui la stessa Raffaella ha scritto sul suo blog.

Oltre ad essere blogger, Raffaella Fenoglio è autrice di numerosi volumi:

  • Abbasso l’indice glicemico 50+4 ricette per contenere l’IG mangiando bene
  • Indice GliceAmico
  • Gala Cox e i misteri del viaggio nel tempo
  • Storia degli strani animali della fattoria dei Monaci Templari e del coraggio della piccola Nicole (e di Claude)
  • Un tè con Mr Darcy
  • Christmas Love. Di biscotti, amore e fortuna

Ha collaborato alla parte culinaria del romanzo Il gusto speziato dell’amore di Silvia Casini Fanucci, e alla collana L’Astro Narrante della stessa autrice

Nel 2021 sono usciti i volumi Il taccuino delle parole perdute, La cucina incantata, ricette tratte dalle anime di Hayao Miiyazaki e 50 sfumature di caffè, segreti, curiosità e ricette sulla bevanda più amata al mondo. Coautori Casini e Pasqua. 

E’ inoltre creatrice e coautrice di Upside Down Magazine- Film, Book & Food Love. e con un gruppo di amiche nel 2007 ha fondato P.E.N.E.L.O.P.E. odv, associazione attiva per la parità di genere.

A questo punto credo non starete più nella pelle per provare la ricetta che ho scelto per voi e che è associata ad uno dei miei film preferiti, Pulp Fiction! Naturalmente, ho adattato la ricetta di Raffealla alle esigenze di diabete e celiachia.

Gnudi di ricotta al caffè con fonduta di parmigiano

carboidrati 11,53 g per 100 g

 

Ingredienti per gli Gnudi

  • 350 g ricotta di bufala o vaccina
  • 80 g Parmigiano Reggiano grattugiato
  • 80 g fecola di patate*
  • 30 g farina di riso integrale* per infarinare gli gnudi
  • 15 g polvere di caffè
  • 3 albumi
  • sale e pepe

Ingredienti per la fonduta di parmigiano

  • 250 g panna da cucina
  • 120 g Parmigiano Reggiano grattugiato
  • pepe

**Ingredienti specifici per celiaci

*Ingredienti per i quali verificare l’assenza di glutine in etichetta o sul Prontuario AIC

Preparazione

  1. In una ciotola amalgamaate la ricotta con il parmigiano, il caffè, la fecola di patate, gli albumi, sale e pepe. Mettete il composto in frigorifero per circa 15 minuti.
  2. Formate delle palline con 30-40 g di composto e passatele nella farina di riso.
  3. Per la fonduta, mettete la panna in un pentolino, portatela a bollore, quindi allontanatela da fuoco e aggiuntevi il parmigiano grattugiato mescolando bene affinché si amalgami perfettamente. Insaporite con il pepe e mettetene qualche cucchiaio sui piatti in cui servirete gli gnudi.
  4. Mettete una pentola di acqua sul fuoco, portatela a bollore, salatela e buttate gli gnudi cuocendoli per circa 2 minuti o comunque fino a quando saliranno a galla. Scolateli con una schiumarola e disponeteli direttamente sui piatti, quindi conditeli con altra fonduta di parmigiano.

gnudi di ricotta al caffè

La versione con glutine degli Gnudi di ricotta al caffè con fonduta di parmigiano

Preparate gli gnudi con 100 g di farina di frumento anziché la fecola di patate e usate farina di frumento anziché farina di riso per infarinarli.

 

Avete voglia di una pasta fatta in casa, ma la volete perfetta per l’estate? I Passatelli in crema e verdure croccanti sono la ricetta estiva perfetta per un piatto leggero, a base di verdure, gustosissimo, insolito, ma anche semplice da preparare e se non mi credte, guardate il video.

Inoltre, preparate il minestrone con le verdure che avete a disposizione nell’orto di casa o in frigorifero o congelatore: sarà un modo per proporre le verdure ai piccoli di casa in modo insolito.

Se amate i sapori più decisi e non siete vegetariani, potrete anche completare il piatto aggiungendo prosciutto, guanciale, speck o pancetta fatti passare in una padella antiaderente perché siano rigorosamente croccanti.

E dal punto di vista nutrizionale a questo piatto non manca proprio nulla, quindi buon appetito!

 

La ricetta dei Passatelli in crema e verdure croccanti

carboidrati 36,9 g per 100 g di passatelli senza condimento

Ingredienti per i passatelli 4 persone

  • 110 g Parmigiano Reggiano
  • 100 g pangrattato Nutrifree** (per versione con glutine, vd. sotto)
  • 60 g farina Preparato speciale per pasta fresca Molino Dallagiovanna** (per versione con glutine vd. sotto)
  • 2 uova intere
  • brodo di carne o vegetale per scottare il pane
  • noce moscata, sale e pepe

Ingredienti per il minestrone

  • 800 g acqua
  • 500 g verdure miste
  • sale

Ingredienti per completare

  • 140 g zucchina (corrispondente a 1)
  • 40 g ricotta salata
  • qualche foglia di basilico
  • olio extra vergine di oliva
  • sale e pepe

**Ingredienti specifici per celiaci

*Ingredienti per i quali verificare l’assenza di glutine in etichetta o sul Prontuario AIC

Preparazione

  1. Preparate il minestrone facendo cuocere le verdure nell’acqua con un pizzico di sale grosso: questa operazione la potrete fare anche il giorno prima. Una volta cotto il minestrone, lasciatelo intiepidire, poi trasferitelo in un frullatore o nel Bimby e frullatelo in modo da ottenere una crema.
  2. Preparate i passatelli. Fate scaldare il brodo. Mettete il pangrattato in una terrina e scottatelo con il brodo bollente facendo attenzione a non versarne troppo: il pane deve risultare leggermente umido, ma non impastarsi. Una volta freddo, aggiungete gli altri ingredienti, ossia la farina, il parmigiano grattugiato, le uova, la noce moscata, sale e pepe. Mescolate bene fino ad ottenere un panetto di consistenza piuttosto soda. Lasciatelo riposare avvolto in pellicola trasparente per il tempo necessario a preparare le zucchine.
  3. Prendete la zucchina, spuntatela e tagliatela a julienne sottile; tagliate a julienne anche la ricotta salata, unitela alla zucchina e insaporite con sale, pepe e un filo d’olio extra vergine di oliva.
  4. Mettete una pentola d’acqua sul fuoco e portatela ad ebollizione, quindi salatela.
  5. Mettete circa metà del composto per i passatelli nello schiacciapatate a fori grandi, spostatevi sopra la pentola di acqua bollente, premete lo schiacciapatate e quando i passatelli avranno la lunghezza desiderata, circa 4-5 cm, tagliateli con un coltello facendoli cadere direttamente nell’acqua. Mescolateli con una schiumarola e lasciateli bollire qualche minuto.
  6. Mettete circa 1/3 del minestrone frullato nella padella da mantecatura e scaldatelo; con la schiumarola, togliete i passatelli dall’acqua e buttateli nella padella con il sugo facendoli saltare ed insaporire a fiamma vivace per qualche minuto.
  7. Versate un mestolo colmo di minestrone freddo frullato in ogni piatto da portata, adagiatevi sopra i passatelli saltati, la zucchina con la ricotta, una foglia di basilico, un filo di olio extra vergine a crudo e servite.

Passatelli in crema e verdure croccanti

La versione con glutine dei Passatelli in crema e verdure croccanti 

Utilizzate pangrattato e farina convenzionali, tuttavia nella preparazione dei passatelli con glutine, spesso non è necessario aggiungere farina al pangrattato. Aggiungetela solamente se il composto di pangrattato, formaggio e uova risultasse troppo morbido.

 

 

Prima del Covid, le manifestazioni dedicate allo Street Food erano diventate un appuntamento imperdibile per gli appassionati di cucina e questi Supplì al balsamico e spalla cotta sarebbero stati i protagonisti perfetti di uno spuntino con gli amici all’insegna del buon cibo e dei sapori regionali. E allora li ho voluti condividere con i miei colleghi di lavoro trasformando un giorno qualunque in un giorno speciale!

Il supplì con i colleghi di lavoro

Ma cosa sono i Supplì? Ve lo avevo raccontato lo scorso anno per la prima edizione dell’evento SuppliTiamo con il mio Supplì Viva l’Italia. E per questa nuova edizione del contest ho voluto creare un Supplì molto più ricco e goloso usando tre prodotti della mia regione: l’Aceto Balsamico di Modena nelle sue due espressioni, IGP e DOP, la Spalla Cotta di San Secondo e il Parmigiano Reggiano.

Andiamo per ordine. Del Parmigiano Reggiano non vi racconterò nulla perché la sua storia è stata la protagonista di tante altre ricette, mentre partirò dall’Aceto Balsamico di Modena IGP. Si tratta del prodotto ottenuto da mosto d’uva parzialmente fermentato e/o cotto e/o concentrato e aceto di vino che vengono sottoposti ad acetificazione e ad un invecchiamento in legno di almeno 60 giorni che può protrarsi fino a 3 anni per l’aceto definito invecchiato. Questo aceto è il prodotto aromatico, dal sapore acido e dolce che siamo abituati ad utilizzare come condimento e che io adoro per preparare le mie cipolle in agrodolce.

Il balsamico DOP è un prodotto che, nonostante il nome simile, ha caratteristiche ed impieghi molto diversi. L’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP è infatti il prodotto ottenuto da un solo ingrediente, il mosto cotto d’uva, fatto invecchiare in batterie di botti di diversi legni e dimensioni per un minimo di 12 anni seguendo un processo produttivo unico nel suo genere e di tradizione strettamente famigliare. Il tradizionale si presenta come liquido denso di colore nero lucido ed ha un sapore estremamente dolce e concentrato: è perfetto per essere consumato rigorosamente a crudo su piatti dolci e salati.

Infine, la Spalla cotta di San Secondo è un salume tipico delle terre vicine al fiume Po della provincia di Parma ottenuto dalla spalla del maiale. E’ un prodotto dalla lunga storia ricercatissimo dagli appassionati di salumi per il suo sapore e aroma molto distintivi: mangiata tiepida, magari con la tipica Torta fritta, la spalla cotta è sicuramente indimenticabile!

Allora prepariamo i nostri Supplì passo a passo.

 

La ricetta dei Supplì al balsamico e spalla cotta

carboidrati 29 g per 100 g

Ingredienti per 8 supplì

  • 550 g brodo di carne
  • 270 g riso Carnaroli
  • 200 g cipolla
  • 120 g spalla cotta di San Secondo affettata*
  • 100 g pecorino giovane o altro formaggio che fonda
  • 2 uova
  • 50 g pangrattato**
  • 40 g Parmigiano Reggiano grattugiato
  • 40 g farina di riso integrale*
  • 20 g burro
  • 3 cucchiai di Aceto Balsamico di Modena IGP
  • 1 cucchiaino di Aceto Balsamico Tradizionale di Modena
  • olio extra vergine di oliva
  • 1 foglia di alloro
  • sale e pepe
  • olio di semi per friggere

**Ingredienti specifici per celiaci

*Ingredienti per i quali verificare l’assenza di glutine in etichetta o sul Prontuario AIC

Preparazione

  1. Preparate il riso mettendo il riso carnaroli nel brodo di carne e cuocetelo fino a quando tutto il brodo sarà stato assorbito. Mantecate il riso con il burro e il parmigiano grattugiato, quindi stendete il riso su un piatto o un vassoio per farlo raffreddare.
  2. Mentre il riso si raffredda, preparate le cipolle. Tagliatele a fette sottili e mettetele ad appassire in una padella antiaderente con un filo d’olio (io ho usato la mia fantastica Padella Shark Skin di Pentole Agnelli scoperta ad una delle serate di Risate & Risotti lo scorso anno) e una foglia di alloro. Quando le cipolle saranno morbide, sfumatele con l’Aceto Balsamico di Modena, aggiustate di sale e pepe e lasciate addensare bene il fondo. Allontanate dal fuoco e fate intiepidire.
  3. Mettete il riso lasciato raffreddare in una terrina e incorporatevi un uovo. Insaporite il riso con 1 cucchiaino colmo di Aceto Balsamico Tradizionale di Modena.L'aceto balsamico tradizionale di modena
  4. Componete i supplì. Ungetevi leggermente le mani con olio extra vergine di oliva, adagiate sul palmo e sulle dita di una mano uno strato di riso al balsamico, mettete un cucchiaio di cipolle in agrodolce nel centro del riso, qualche cubetto di formaggio e una fetta di spalla cotta di San Secondo. Sempre con le dita leggermente unte, prendete altro riso per ricoprire il supplì e formare il cilindro sigillandolo bene.
  5. Sbattete il secondo uovo in una fondina con un pizzico di sale. Passate ogni supplì nella farina di riso, poi nell’uovo sbattuto e infine nel pangrattato.
  6. Mettete l’olio di semi in un pentolino, scaldatelo e friggete i supplì fino a quando saranno dorati e croccanti. Serviteli ben caldi e…ricordatevi di riaprire gli occhi dopo avere addentato il primo boccone!

dettaglio supplì

La versione con glutine dei Supplì al balsamico e spalla cotta

Sostituite nella panatura il pangrattato senza glutine con pangrattato convensionale e, se volete, la farina di riso con farina di frumento.

Benvenuta Primavera! E quale miglior modo per farlo se non preparando un Risotto cremoso alla barbabietola per rendere omaggio al colore rosa della fioritura degli alberi? Perché il colore rosa tipico dell’albero di pesco è conferito proprio dalla barbabietola, che possiamo acquistare già cotta, magari al forno, dal nostro ortolano.

Il risotto cremoso alla barbabietola: il rosa nel piatto.

Il secondo protagonista del risotto è uno dei miei formaggi preferiti in assoluto, ossia il Gorgonzola, l’erborinato italiano per eccellenza la cui leggera piccantezza conferisce la spinta di gusto al sapore un po’ terroso della barbabietola.

Inoltre, ormai sapete che nei risotti adoro aggiungere un tocco croccante, il complemento perfetto della cremosità dei chicchi ben tostati e mantecati e un’idea semplicissima ed efficace sono delle fettine di topinambur e scagliette di parmigiano.

ingredienti del risotto cremoso alla barbabietola

Gli ingredienti del risotto cremo alla barbabietola

Il topinambur: un tubero a chilometro zero

Nonostante il nome che ci fa pensare che si tratti di un prodotto proveniente da chissà quale lontano paese, il topinambur è una pianta erbacea perenne con un tubero sotterraneo originaria del continente americano il cui nome probabilmente deriva dalla tribù sudamericana Tupinamba che ne faceva abbondante uso.

Come la patata e il pomodoro, il topinambur si è adattato perfettamente al clima del nostro paese dove cresce in modo spontaneo e quasi infestante soprattutto lungo i corsi d’acqua e lo riconosciamo dal bel fiore giallo su alti fusti eretti. Quindi non abbiate paura ad acquistare questa sorta di patata bitorzoluta: sarà una continua sorpresa quando la consumerete cruda, come in questo risotto, o cotta come contorno o crema.

Quindi se siete alla ricerca di ricette per Pasqua, ricette semplici ma di impatto e idee per colorare la tavola, eccovi la soluzione! E per completare il menù, provate anche la Torta Pasqualina.

La ricetta del Risotto cremoso alla barbabietola

carboidrati 25,35 g per 100 g di risotto pronto da mangiare  

 

Ingredienti per 4 persone

  • 1,5 litri circa di brodo vegetale preparato in precedenza
  • 320 g riso
  • 100 g barbabietola cotta al forno
  • 80 g gorgonzola
  • 70 g vino rosso
  • 40 g Parmigiano Reggiano grattugiato
  • 30 g scalogno
  • 30 g burro
  • olio extra vergine di oliva, sale e pepe, Pecorino Romano per i croccantini

Ingredienti per completare

  • 1 topinambur
  • scaglie di parmigiano
  • 2 fette di barbabietola al forno

 

Preparazione

Mettete un filo d’olio in un tegame e fatevi appassire molto lentamente lo scalogno a fettine sottili e la barbabietola tagliata a cubetti. Dopo qualche minuto, aggiungete un mestolo di brodo e lasciate insaporire qualche minuto. Trasferite questo fondo di verdure nel frullatore e frullate in modo da ottenere un composto tipo crema.

Iniziate a preparare il risotto. Mettete il riso in un tegame dal fondo spesso e fatelo tostare a secco a fuoco vivace (a me sono serviti 3 minuti per avere i chicchi ben trasparenti con la parte centrale bianca). Sfumate il riso con il vino rosso, quindi iniziate ad aggiungere il brodo bollente. Continuate a mescolare e aggiungete il brodo solo quando il riso sarà quasi asciutto. A cinque minuti da fine cottura, aggiungete la crema di barbabietola e il gorgonzola al riso.

Quando il riso sarà ancora bene al dente, allontanatelo dal fuoco e procedete con la mantecatura. Aggiungete i 30 grammi di burro muovendo bene il riso in modo che si liberi l’amido per formare una bella cremina, aggiungete anche il parmigiano grattugiato e continuate a mescolare con vigore fino a quando sarà completamente amalgamato. Coprite il tegame con un canovaccio e lasciare riposare per 1 minuto.

Impiattate il risotto su piatti caldi e distribuite sulla superficie delle fettine sottilissime di topinambur tagliate con una mandolina, delle scagliette di Parmigiano  e qualche cubetto di barbabietola.

Il risotto cremoso alla barbabietola pronto per essere gustato

Il risotto cremoso alla barbabietola pronto per essere gustato

La versione con glutine del Risotto cremoso alla barbabietola

La ricetta contiene solo ingredienti naturalmente senza glutine, quindi non richiede adattamenti per la versione con glutine.

Il Radicchio di Treviso IGP nella cucina senza glutine: come cucinare gli strozzapreti al radicchio con fonduta di zucca per colorare la vostra tavola e rendere felice tutta la famiglia.

Il contest dedicato al “Fiore d’inverno”

Per fare conoscere il lavoro e l’attenzione che gli agricoltori della zona tipica dedicano al radicchio, il Consorzio Tutela del Radicchio di Treviso IGP e Radicchio Variegato di Castelfranco IGP che raccoglie i produttori di questi incredibili vegetali (noti anche come “Fiori d’inverno” per la loro forma che evoca quella di un fiore) ha deciso di lanciare un contest in tutta Italia dove a 10 blogger provenienti da varie regioni è stato chiesto di sposare il radicchio con le proprie tradizioni culinarie e di proporre una ricetta da gustarsi seduti ed una da potere consumare stando in piedi. 

Siete pronti a vedere il mio matrimonio? Partiamo dalla ricetta da gustarsi seduti: Strozzapreti al radicchio con fonduta alla zucca.

Il termine radicchio non indica una sola verdura. A seconda delle abitudini gastronomiche personali e della propria zona di origine, sicuramente la parola radicchio ci fa venire in mente diverse tipologie di vegetali. 

In Italia, il posto in prima fila lo occupa sicuramente il trevigiano, un radicchio che nasconde tante sorprese, non solo in termini di gusto e versatilità in cucina, ma anche per il modo in cui viene prodotto, raramente noto ai consumatori.

 

Il Radicchio Rosso di Treviso IGP: precoce e tardivo

L’acronimo IGP significa Indicazione Geografica Protetta, ma cosa implica tale denominazione? Implica che il radicchio a cui si riferisce viene coltivato in una zona geografica ben precisa dove il terreno, il clima e il metodo di produzione lo rendono unico ed inimitabile. 

Le caratteristiche del Radicchio di Treviso sono quindi diverse da qualsiasi altro prodotto, al punto che se una piantina venisse coltivata in un’altra zona del pianeta, il risultato finale sarebbe profondamente diverso: questo è uno dei tanti miracoli della natura. 

Il radicchio precoce

Come dice il nome, si tratta del radicchio la cui raccolta inizia a settembre (motivo per cui non lo vedrete utilizzato in queste ricette in quanto non disponibile) dopo che le piante vengono legate con un elastico in modo da impedire alla luce di penetrare al loro interno per 15-20 giorni. Di conseguenza, quando si raccolgono i grandi ciuffi, le foglie esterne vengono rimosse direttamente in campo, mentre la preziosa parte centrale di colore rosso scuro viene lavata e destinata alle nostre tavole. 

Il radicchio tardivo

Radicchio tardivo in vendita

Radicchio tardivo in vendita sugli scaffali di un fruttivendolo

Questo è il radicchio che più spesso associamo al nome Treviso ed è anche la tipologia che ho impiegato nella mia ricetta degli Strozzapreti.

A differenza di quanto uno possa immaginare per una verdura, il suo colore e il suo sapore dipendono fortemente dal processo. Si chiama tardivo perché è dopo 4 mesi in campo, a novembre, che avviene una svolta: i primi freddi infatti “bruciano” le foglie esterne conferendo loro la tipica forma “lanceolata”. A questo punto i radicchi vengono estratti dal terreno con le loro radici, vengono trasportati nelle aziende agricole dei coltivatori e messi in vasche riempite con acqua corrente a 10-12 gradi proveniente dalle sorgenti presenti in zona.

Il processo viene chiamato “imbianchimento forzato”: l’acqua e l’assenza di luce fanno sì che all’interno si sviluppino nuove foglie prive di clorofilla, dal tipico colore bianco e rosso-violaceo. 

Un’attenta toelettatura e un ultimo lavaggio preparano il radicchio all’ultima destinazione di un lungo e affascinante viaggio: i piatti più svariati e straordinari.

Spero ora non vediate l’ora di utilizzare il radicchio in cucina e di preparare questa pasta fresca fatta in casa per la quale vi consiglio di coinvolgere anche i più piccoli della famiglia: sarà molto più divertente forgiare questi golosi cilindretti che giocare con qualsiasi altra pasta modellabile giocattolo! Guardate il video per scoprire come fare. E se volete un’altra idea per utilizzare il radicchio, provate anche gli Gnocchetti di ricotta al radicchio.

La mia ricetta degli Strozzapreti al radicchio con fonduta alla zucca

carboidrati 22,8 g  per 100 g

Ingredienti per gli strozzapreti per 4 persone:

  • 100 g Radicchio di Treviso IGP tardivo
  • 100 g acqua (una parte di quella usata per scottare il radicchio)
  • 100 g pangrattato senza glutine Nutrifree**
  • 100 g farina preparato per Pasta fresca Molino Dallagiovanna**
  • 1 uovo
  • sale

Ingredienti per la fonduta alla zucca

  • 200 g zucca già sbucciata e privata dei semi
  • 120 g latte
  • 120 g panna
  • 50 g Parmigiano Reggiano grattugiato
  • Radicchio di Treviso IGP tardivo
  • sale e pepe

**Ingredienti specifici per celiaci

*Ingredienti per i quali verificare l’assenza di glutine in etichetta o sul Prontuario AIC

Preparazione dell’impasto per gli strozzapreti e fonduta

  1. Mettete una pentola di acqua sul fuoco e portatela ad ebollizione; buttatevi il radicchio tardivo lavato e scottatelo per circa 1 minuto con l’acqua a bollore vivace. Togliete il radicchio con l’aiuto di una schiumarola e buttatelo in acqua fredda immediatamente, ma mi raccomando di conservare l’acqua di scottatura. Scolate poi il radicchio e lasciatelo in uno scolapasta affinché perda più acqua possibile. 
  2. Versate il pangrattato in una terrina e, per scottarlo, usate 100 g dell’acqua bollente utilizzata per il radicchio: versatela gradatamente mentre girate il pangrattato con un cucchiaio di legno. Lasciate intiepidire il tutto.
  3. Schiacciate leggermente con le mani il radicchio scottato in modo da rimuovere l’acqua in eccesso e tritatelo finemente su un tagliere usando un coltello o una mezzaluna. Aggiungete il radicchio tritato al pangrattato, quindi completate aggiungendo farina, uovo e sale.
  4. Impastate tutti gli ingredienti in modo da ottenere un composto omogeneo che risulterà piuttosto umido. Avvolgetelo in un foglio di pellicola trasparente e lasciatelo riposare per circa 15 minuti.
  5. Nel frattempo, preparate la fonduta. Mettete latte e panna in un tegamino con il fondo spesso, portateli a leggero bollore e lasciate ridurre il liquido alla metà. Allontanate dal fuoco e aggiungete il parmigiano grattugiato mescolando affinchè si sciolga perfettamente.
  6. Tagliate la zucca a cubetti e cuocetela nel forno a microonde per 4 minuti alla massima potenza in un contenitore chiuso, oppure in forno statico a 200 g per il tempo necessario a rendere la zucca morbida (il tempo dipenderà dalla dimensione dei cubetti). Schiacciate la zucca con una forchetta in modo da ottenere una purea, quindi aggiungetela alla fonduta, amalgamate bene il tutto e aggiustate di sale e pepe.

Formatura degli strozzapreti e completamento

  1. Prendete dei piccoli pezzi di impasto, con l’aiuto di una spolverata di farina di riso integrale stendeteli con un mattarello allo spessore di circa 2 mm; tagliate delle striscioline lunghe circa 4 cm e larghe 1,5 cm, mettetele tra i palmi delle mani e fate scorrere le mani in direzione opposta affinché la strisciolina diventi una sorta di torciglione.
  2. Adagiate gli strozzapreti su un vassoio leggermente spolverato con farina di riso integrale e continuate fino ad esaurimento dell’impasto.
  3. Accendete nuovamente il fuoco sotto l’acqua di scottatura del radicchio; versate la fonduta alla zucca in una capiente padella antiaderente e fatela scaldare leggermente. Quando l’acqua nel tegame raggiunge il bollore, buttate gli strozzapreti, fateli cuocere qualche minuto fino a quando salgono in superficie e con una schiumarola toglieteli e buttateli nella padella con la fonduta.
  4. Lasciate insaporire per qualche minuto gli strozzapreti con la fonduta, quindi serviteli bollenti completati da qualche ciuffetto di radicchio fresco.
Strozzapreti al radicchio pronti per essere gustati

Strozzapreti al radicchio pronti per essere gustati

 

La versione con glutine degli Strozzapreti al radicchio con fonduta alla zucca

Sostituite la farina senza glutine con farina convenzionale e riducete il quantitativo di acqua usata per scottare il pangrattato in modo da avere tutto il pangrattato inumidito, ma non cremoso.