Benvenuta Primavera! E quale miglior modo per farlo se non preparando un Risotto cremoso alla barbabietola per rendere omaggio al colore rosa della fioritura degli alberi? Perché il colore rosa tipico dell’albero di pesco è conferito proprio dalla barbabietola, che possiamo acquistare già cotta, magari al forno, dal nostro ortolano.

Il risotto cremoso alla barbabietola: il rosa nel piatto.

Il secondo protagonista del risotto è uno dei miei formaggi preferiti in assoluto, ossia il Gorgonzola, l’erborinato italiano per eccellenza la cui leggera piccantezza conferisce la spinta di gusto al sapore un po’ terroso della barbabietola.

Inoltre, ormai sapete che nei risotti adoro aggiungere un tocco croccante, il complemento perfetto della cremosità dei chicchi ben tostati e mantecati e un’idea semplicissima ed efficace sono delle fettine di topinambur e scagliette di parmigiano.

ingredienti del risotto cremoso alla barbabietola

Gli ingredienti del risotto cremo alla barbabietola

Il topinambur: un tubero a chilometro zero

Nonostante il nome che ci fa pensare che si tratti di un prodotto proveniente da chissà quale lontano paese, il topinambur è una pianta erbacea perenne con un tubero sotterraneo originaria del continente americano il cui nome probabilmente deriva dalla tribù sudamericana Tupinamba che ne faceva abbondante uso.

Come la patata e il pomodoro, il topinambur si è adattato perfettamente al clima del nostro paese dove cresce in modo spontaneo e quasi infestante soprattutto lungo i corsi d’acqua e lo riconosciamo dal bel fiore giallo su alti fusti eretti. Quindi non abbiate paura ad acquistare questa sorta di patata bitorzoluta: sarà una continua sorpresa quando la consumerete cruda, come in questo risotto, o cotta come contorno o crema.

Quindi se siete alla ricerca di ricette per Pasqua, ricette semplici ma di impatto e idee per colorare la tavola, eccovi la soluzione! E per completare il menù, provate anche la Torta Pasqualina.

La ricetta del Risotto cremoso alla barbabietola

carboidrati 25,35 g per 100 g di risotto pronto da mangiare  

 

Ingredienti per 4 persone

  • 1,5 litri circa di brodo vegetale preparato in precedenza
  • 320 g riso
  • 100 g barbabietola cotta al forno
  • 80 g gorgonzola
  • 70 g vino rosso
  • 40 g Parmigiano Reggiano grattugiato
  • 30 g scalogno
  • 30 g burro
  • olio extra vergine di oliva, sale e pepe, Pecorino Romano per i croccantini

Ingredienti per completare

  • 1 topinambur
  • scaglie di parmigiano
  • 2 fette di barbabietola al forno

 

Preparazione

Mettete un filo d’olio in un tegame e fatevi appassire molto lentamente lo scalogno a fettine sottili e la barbabietola tagliata a cubetti. Dopo qualche minuto, aggiungete un mestolo di brodo e lasciate insaporire qualche minuto. Trasferite questo fondo di verdure nel frullatore e frullate in modo da ottenere un composto tipo crema.

Iniziate a preparare il risotto. Mettete il riso in un tegame dal fondo spesso e fatelo tostare a secco a fuoco vivace (a me sono serviti 3 minuti per avere i chicchi ben trasparenti con la parte centrale bianca). Sfumate il riso con il vino rosso, quindi iniziate ad aggiungere il brodo bollente. Continuate a mescolare e aggiungete il brodo solo quando il riso sarà quasi asciutto. A cinque minuti da fine cottura, aggiungete la crema di barbabietola e il gorgonzola al riso.

Quando il riso sarà ancora bene al dente, allontanatelo dal fuoco e procedete con la mantecatura. Aggiungete i 30 grammi di burro muovendo bene il riso in modo che si liberi l’amido per formare una bella cremina, aggiungete anche il parmigiano grattugiato e continuate a mescolare con vigore fino a quando sarà completamente amalgamato. Coprite il tegame con un canovaccio e lasciare riposare per 1 minuto.

Impiattate il risotto su piatti caldi e distribuite sulla superficie delle fettine sottilissime di topinambur tagliate con una mandolina, delle scagliette di Parmigiano  e qualche cubetto di barbabietola.

Il risotto cremoso alla barbabietola pronto per essere gustato

Il risotto cremoso alla barbabietola pronto per essere gustato

La versione con glutine del Risotto cremoso alla barbabietola

La ricetta contiene solo ingredienti naturalmente senza glutine, quindi non richiede adattamenti per la versione con glutine.

Il Radicchio di Treviso IGP nella cucina senza glutine: come cucinare gli strozzapreti al radicchio con fonduta di zucca per colorare la vostra tavola e rendere felice tutta la famiglia.

Il contest dedicato al “Fiore d’inverno”

Per fare conoscere il lavoro e l’attenzione che gli agricoltori della zona tipica dedicano al radicchio, il Consorzio Tutela del Radicchio di Treviso IGP e Radicchio Variegato di Castelfranco IGP che raccoglie i produttori di questi incredibili vegetali (noti anche come “Fiori d’inverno” per la loro forma che evoca quella di un fiore) ha deciso di lanciare un contest in tutta Italia dove a 10 blogger provenienti da varie regioni è stato chiesto di sposare il radicchio con le proprie tradizioni culinarie e di proporre una ricetta da gustarsi seduti ed una da potere consumare stando in piedi. 

Siete pronti a vedere il mio matrimonio? Partiamo dalla ricetta da gustarsi seduti: Strozzapreti al radicchio con fonduta alla zucca.

Il termine radicchio non indica una sola verdura. A seconda delle abitudini gastronomiche personali e della propria zona di origine, sicuramente la parola radicchio ci fa venire in mente diverse tipologie di vegetali. 

In Italia, il posto in prima fila lo occupa sicuramente il trevigiano, un radicchio che nasconde tante sorprese, non solo in termini di gusto e versatilità in cucina, ma anche per il modo in cui viene prodotto, raramente noto ai consumatori.

 

Il Radicchio Rosso di Treviso IGP: precoce e tardivo

L’acronimo IGP significa Indicazione Geografica Protetta, ma cosa implica tale denominazione? Implica che il radicchio a cui si riferisce viene coltivato in una zona geografica ben precisa dove il terreno, il clima e il metodo di produzione lo rendono unico ed inimitabile. 

Le caratteristiche del Radicchio di Treviso sono quindi diverse da qualsiasi altro prodotto, al punto che se una piantina venisse coltivata in un’altra zona del pianeta, il risultato finale sarebbe profondamente diverso: questo è uno dei tanti miracoli della natura. 

Il radicchio precoce

Come dice il nome, si tratta del radicchio la cui raccolta inizia a settembre (motivo per cui non lo vedrete utilizzato in queste ricette in quanto non disponibile) dopo che le piante vengono legate con un elastico in modo da impedire alla luce di penetrare al loro interno per 15-20 giorni. Di conseguenza, quando si raccolgono i grandi ciuffi, le foglie esterne vengono rimosse direttamente in campo, mentre la preziosa parte centrale di colore rosso scuro viene lavata e destinata alle nostre tavole. 

Il radicchio tardivo

Radicchio tardivo in vendita

Radicchio tardivo in vendita sugli scaffali di un fruttivendolo

Questo è il radicchio che più spesso associamo al nome Treviso ed è anche la tipologia che ho impiegato nella mia ricetta degli Strozzapreti.

A differenza di quanto uno possa immaginare per una verdura, il suo colore e il suo sapore dipendono fortemente dal processo. Si chiama tardivo perché è dopo 4 mesi in campo, a novembre, che avviene una svolta: i primi freddi infatti “bruciano” le foglie esterne conferendo loro la tipica forma “lanceolata”. A questo punto i radicchi vengono estratti dal terreno con le loro radici, vengono trasportati nelle aziende agricole dei coltivatori e messi in vasche riempite con acqua corrente a 10-12 gradi proveniente dalle sorgenti presenti in zona.

Il processo viene chiamato “imbianchimento forzato”: l’acqua e l’assenza di luce fanno sì che all’interno si sviluppino nuove foglie prive di clorofilla, dal tipico colore bianco e rosso-violaceo. 

Un’attenta toelettatura e un ultimo lavaggio preparano il radicchio all’ultima destinazione di un lungo e affascinante viaggio: i piatti più svariati e straordinari.

Spero ora non vediate l’ora di utilizzare il radicchio in cucina e di preparare questa pasta fresca fatta in casa per la quale vi consiglio di coinvolgere anche i più piccoli della famiglia: sarà molto più divertente forgiare questi golosi cilindretti che giocare con qualsiasi altra pasta modellabile giocattolo! Guardate il video per scoprire come fare. E se volete un’altra idea per utilizzare il radicchio, provate anche gli Gnocchetti di ricotta al radicchio.

La mia ricetta degli Strozzapreti al radicchio con fonduta alla zucca

carboidrati 22,8 g  per 100 g

Ingredienti per gli strozzapreti per 4 persone:

  • 100 g Radicchio di Treviso IGP tardivo
  • 100 g acqua (una parte di quella usata per scottare il radicchio)
  • 100 g pangrattato senza glutine Nutrifree**
  • 100 g farina preparato per Pasta fresca Molino Dallagiovanna**
  • 1 uovo
  • sale
  • farina di riso integrale per spolvero*

Ingredienti per la fonduta alla zucca

  • 200 g zucca già sbucciata e privata dei semi
  • 120 g latte
  • 120 g panna
  • 50 g Parmigiano Reggiano grattugiato
  • Radicchio di Treviso IGP tardivo
  • sale e pepe

**Ingredienti specifici per celiaci

*Ingredienti per i quali verificare l’assenza di glutine in etichetta o sul Prontuario AIC

Preparazione dell’impasto per gli strozzapreti e fonduta

  1. Mettete una pentola di acqua sul fuoco e portatela ad ebollizione; buttatevi il radicchio tardivo lavato e scottatelo per circa 1 minuto con l’acqua a bollore vivace. Togliete il radicchio con l’aiuto di una schiumarola e buttatelo in acqua fredda immediatamente, ma mi raccomando di conservare l’acqua di scottatura. Scolate poi il radicchio e lasciatelo in uno scolapasta affinché perda più acqua possibile. 
  2. Versate il pangrattato in una terrina e, per scottarlo, usate 100 g dell’acqua bollente utilizzata per il radicchio: versatela gradatamente mentre girate il pangrattato con un cucchiaio di legno. Lasciate intiepidire il tutto.
  3. Schiacciate leggermente con le mani il radicchio scottato in modo da rimuovere l’acqua in eccesso e tritatelo finemente su un tagliere usando un coltello o una mezzaluna. Aggiungete il radicchio tritato al pangrattato, quindi completate aggiungendo farina, uovo e sale.
  4. Impastate tutti gli ingredienti in modo da ottenere un composto omogeneo che risulterà piuttosto umido. Avvolgetelo in un foglio di pellicola trasparente e lasciatelo riposare per circa 15 minuti.
  5. Nel frattempo, preparate la fonduta. Mettete latte e panna in un tegamino con il fondo spesso, portateli a leggero bollore e lasciate ridurre il liquido alla metà. Allontanate dal fuoco e aggiungete il parmigiano grattugiato mescolando affinchè si sciolga perfettamente.
  6. Tagliate la zucca a cubetti e cuocetela nel forno a microonde per 4 minuti alla massima potenza in un contenitore chiuso, oppure in forno statico a 200 g per il tempo necessario a rendere la zucca morbida (il tempo dipenderà dalla dimensione dei cubetti). Schiacciate la zucca con una forchetta in modo da ottenere una purea, quindi aggiungetela alla fonduta, amalgamate bene il tutto e aggiustate di sale e pepe.

Formatura degli strozzapreti e completamento

  1. Prendete dei piccoli pezzi di impasto, con l’aiuto di una spolverata di farina di riso integrale stendeteli con un mattarello allo spessore di circa 2 mm; tagliate delle striscioline lunghe circa 4 cm e larghe 1,5 cm, mettetele tra i palmi delle mani e fate scorrere le mani in direzione opposta affinché la strisciolina diventi una sorta di torciglione.
  2. Adagiate gli strozzapreti su un vassoio leggermente spolverato con farina di riso integrale e continuate fino ad esaurimento dell’impasto.
  3. Accendete nuovamente il fuoco sotto l’acqua di scottatura del radicchio; versate la fonduta alla zucca in una capiente padella antiaderente e fatela scaldare leggermente. Quando l’acqua nel tegame raggiunge il bollore, buttate gli strozzapreti, fateli cuocere qualche minuto fino a quando salgono in superficie e con una schiumarola toglieteli e buttateli nella padella con la fonduta.
  4. Lasciate insaporire per qualche minuto gli strozzapreti con la fonduta, quindi serviteli bollenti completati da qualche ciuffetto di radicchio fresco.
Strozzapreti al radicchio pronti per essere gustati

Strozzapreti al radicchio pronti per essere gustati

 

La versione con glutine degli Strozzapreti al radicchio con fonduta alla zucca

Sostituite la farina senza glutine con farina convenzionale e riducete il quantitativo di acqua usata per scottare il pangrattato in modo da avere tutto il pangrattato inumidito, ma non cremoso.

Se inverno significa zuppe, zuppe nel mese di gennaio significa verdure invernali di cui cavoli e patate sono sicuramente l’esempio più immediato e questa Zuppa di cavoli, patate e scalogno è anche il simbolo della cucina povera per eccellenza, arricchita da un’idea per la cucina del recupero.

Anche se le feste natalizie del 2020 non sono state all’insegna della socialità e delle grandi tavolate in famiglia, i ricchi menù della tradizione sono troppo buoni per non farci tentare e così, come ricetta per l’Epifania che ci fa spegnere le luci delle celebrazioni, vi propongo un piatto semplice, preparato con quello che in inverno in cucina difficilmente manca: le verdure di lunga durata che amano il freddo e il buio, per l’appunto cavoli, patate e cipolle varie.

A questo si aggiunge anche una necessità. Dopo avere preparato chili e chili di succulenti ripieni a base di stracotto di carne e Parmigiano Reggiano di due diverse stagionature per gli Anolini o Cappelletti alla parmigiana, nel mio frigorifero abbondano le croste di formaggio che sarebbe sacrilego buttare, quindi urgono idee per poterle sfruttare al meglio e le zuppe sono sempre un’ottima soluzione.

E siccome è abitudine consumare legumi, in particolare le lenticchie, come auspicio di ricchezza ed abbondanza per il nuovo anno, ho pensato di completare la zuppa con l’aggiunta dei Legumotti Barilla, i fantastici chicchi di farine di lenticchie, ceci e piselli, che in soli 9 minuti ci regalano il sapore pieno ed autentico dei legumi sotto forma di pastina: chi mi conosce sa che io sono una vera e propria fan dei Legumotti, che vi ho proposto anche in altre golosissime ricette.

Con la semplicità di un piatto della cucina del recupero, vegetariana e preparata con pochi ingredienti, vi auguro un 2021 all’insegna di salute, serenità e… tanto lavoro per tutti!

Le verdure della zuppa

 

La ricetta della Zuppa di cavoli, patate e scalogno

carboidrati 6,65 g per 100 g

Ingredienti per 4 persone

  • 1 lt brodo vegetale
  • 500 g cavolo cappuccio
  • 230 g patata
  • 125 g Legumotti Barilla*
  • 100 g scalogno
  • 50 g croste di Parmigiano Reggiano
  • 1 spicchio d’aglio
  • olio extra vergine di oliva
  • pepe
  • sale

*Ingredienti per i quali verificare l’assenza di glutine in etichetta o sul Prontuario AIC

Preparazione

  1. Tagliate lo scalogno a fettine sottili e fatelo rosolare in un tegame con un filo d’olio extra vergine. Aggiungete le patate tagliate a dadini piccoli e lo spicchio d’aglio tritato e fate insaporire qualche minuto. Aggiungete infine il cavolo cappuccio tagliato a striscioline, mescolate bene e ricoprite il tutto con il brodo vegetale.
  2. Aggiungete anche le croste di Parmigiano Reggiano: usate un coltello per grattare la superficie esterna per rimuovere eventuale polvere, poi tagliatele a pezzetti di qualche centimetro di lato. Mettete il coperchio e fate cuocere per 20 minuti.
  3. Aggiustate di sale, buttate i Legumotti nella zuppa aggiungendo brodo vegetale nel caso in cui non ci sia sufficiente liquido per portare a cottura.
  4. Servite la zuppa con un filo di olio a crudo e una macinata di pepe.

 

Versione con glutine

Questa ricetta è naturalmente priva di glutine.

Zuppa di cavoli, patate e scalogno

 

Bacco Natale” è il nome dell’iniziativa organizzata dal Movimento Turismo del Vino Toscana con l’Associazione Italiana Food Blogger per proporre a tutti gli appassionati di enogastronomia nuovi abbinamenti tra ricette ispirate alle feste di Natale e i vini di una delle regioni italiane più vocate: la Toscana. Con queste premesse, i miei Pisarei e fasò si sono ubriacati!

La cantina toccata a me: Artimino 1596

La sorte ha fatto sì che a me fosse associata la cantina Artimino 1596 e tuffandomi nella sua realtà ho presto scoperto alcune piacevoli coincidenze sulle quali mi sono divertita a fantasticare per creare la ricetta da abbinare al Poggilarca, un Carmignano DOCG del 2017 di cui vi racconterò brevemente storia e caratteristiche.

La cantina si trova nella Tenuta di Artimino in provincia di Prato, dove proprio nel 1596 Ferdinando I de’ Medici costruì la sua dimora di caccia, la Villa Medicea La Ferdinanda, oggi patrimonio Unesco. Ecco la prima coincidenza: la mia nonna materna era una Medici di cui non abbiamo però mai ricercato origini più lontane rispetto ai ricordi degli anziani di famiglia.

E la seconda coincidenza è che il mio nonno paterno era un grande fan (come diremmo oggi) proprio del nonno degli attuali proprietari, Giuseppe Olmo, che acquistò la tenuta nel 1980 con grande lungimiranza imprenditoriale, ma che nel 1935 era passato alla storia come campione di ciclismo segnando il Record dell’Ora.

Carmignano è sia il nome del paese sulle colline toscane dove sorge la tenuta, che il nome del vino DOCG che è forse il meno conosciuto dei grandi vini rossi toscani, pur essendo antichissimo (le sue origini risalgono all’epoca etrusca) e decantato in numerose opere tra cui il componimento di elogio al vino toscano, Bacco in Toscana (1685) di Francesco Redi che metteva in guardia sul fatto che “è bruttissimo peccato, bevere Carmignano quando è innacquato”.

Sicuramente, la sua notorietà è stata in parte offuscata dal fatto che sia stato inglobato nella denominazione Chianti come sua sottozona fino agli anni ’70 e solo nel 1990 sia riuscito ad ottenere il riconoscimento come Denominazione di Origine Controllata Garantita.

Il Poggilarca contiene le uve dei grandi vini toscani: Sangiovese, Cabernet Sauvignon e Merlot e come i grandi rossi predilige le carni alla griglia e arrosto, ma io l’ho voluto avvicinare alle tradizioni emiliane delle paste fresche fatte in casa abbinandolo ad un grande classico rivisitato e, soprattutto, in versione senza glutine: i miei Pisarei e fasò ubriachi.

Perché i Pisarei e fasò?

Perché significano festa e pranzi in famiglia, perché significano il calore della tradizione in cui il vino assume un ruolo importante anche in termini di diabete e celiachia. Infatti, se per i celiaci il vino può essere consumato con serenità in quanto è un prodotto sempre sicuro (potete trovare ulteriori chiarimenti in merito alle bevante alcoliche direttamente sul sito dell’Associazione Italiana Celiachia), per chi è affetto da diabete deve essere consumato con qualche precauzione.

Alessandra Bosetti, dietista clinico presso l’Ospedale dei Bambini Vittore Buzzi di Milano, spiega: “Le persone affette da diabete devono consumare il vino con moderazione, ma soprattutto mai a digiuno perché deve essere compensato dalla presenza di carboidrati complessi in quanto il vino prima dà un’iperglicemia e poi un’ipoglicemia importante. Direi che con un piatto come i Pisarei e fasò in cui ci sono pasta e fagioli borlotti, un bel bicchiere di vino rosso ci può decisamente stare, a condizione che poi il pasto sia completato da una doppia porzione di verdure”.

Anche se i Pisarei e fasò sono considerati un primo piatto, la versione che vi propongo in abbinamento con il Carmignano è un piatto unico da completare, dietista docet, con abbondanti verdure. Il vino l’ho voluto protagonista fin da subito nella preparazione della pasta per giocare sia con il gusto che con il colore, così ho sostituito una parte di acqua con il Carmignano per impastare i due ingredienti della preparazione: pangrattato e farina.

Pisarei impastati con il vino

Pisarei impastati con il vino

L’abbinamento vino e piatto

Questa versione dei Pisarei e fasò è una festa di profumi, sapori e colori, proprio quello che ci piace portare in tavola quando ci concediamo il cibo “lento” dei giorni a casa che forse proprio quest’anno abbiamo riscoperto appieno.

Il Poggilarca deve essere aperto almeno 30 minuti prima, ma soprattutto va lasciato sulla tavola a prendere confidenza con l’ambiente e, una volta arrivato a 18°C di temperatura, inizia la sua armoniosa conversazione con le pietanze. E con i Pisarei ubriachi, la conversazione è diventata presto una melodia. La parte grassa del sugo trova nei tannini e nella leggera acidità del Poggilarca la risposta per pulire la bocca e lasciarla profumare di vaniglia che gioca con il dolce dei borlotti e duetta con i profumi di alloro e pepe del ricco condimento.

E boccone dopo boccone, sorso dopo sorso, in bocca si ritrovano anche gli ebri ricordi dei frutti rossi che perdurano sempre con l’immancabile vaniglia: che bel modo per festeggiare il periodo natalizio ed inneggiare con speranza all’anno nuovo!

Per chi volesse comunque preparare i Pisarei e fasò seguendo la ricetta della tradizione, condivido con piacere il video, ma in questo caso il piatto non sarebbe sufficientemente deciso per tenere testa alla personalità del Carmignano!

 

La ricetta dei Pisarei e fasò ubriachi   

16,73 g di carboidrati per 100 g

Ingredienti per i pisarei

  • 250 g Farina Preparato senza glutine Dallagiovanna speciale per pasta fresca**
  • 170 g Poggilarca Carmignano DOCG 2017
  • 80 g acqua
  • 75 g pangrattato Nutrifree**
  • sale

Ingredienti per il condimento

  • 1 litro circa d’acqua
  • 400 g passata di pomodori
  • 300 g salsiccia*
  • 200 g fagioli borlotti secchi (oppure 400 g fagioli borlotti in scatola*)
  • 65 g carota
  • 50 g Poggilarca Carmignano DOCG 2017
  • 50 g cipolla
  • 30 g sedano
  • 20 g olio extra vergine di oliva
  • ½ spicchio d’aglio
  • 1 foglia d’alloro
  • sale e pepe
  • olio extra vergine
  • Parmigiano grattugiato

**Ingredienti specifici per celiaci

*Ingredienti per i quali verificare l’assenza di glutine in etichetta o sul Prontuario AIC

 

Preparazione

  1. Iniziate a preparare i pisarei. Mettete gli 80 g di acqua sul fuoco e portatela ad ebollizione. Mettete il pangrattato in una terrina e iniziate a bagnarlo gradatamente con l’acqua bollente mescolando in continuazione in modo da ottenere un composto umido, ma ben sgranato.
  2. Aggiungete la farina al pangrattato, un pizzico abbondante di sale e versate il vino rosso mescolando fino ad ottenere un impasto compatto. Trasferite il composto sul tagliere e lavoratelo come se fosse pasta all’uovo da impastare. Lavorate l’impasto fino a quando sarà sodo, liscio e perfettamente omogeneo. Copritelo con pellicola trasparente e fatelo riposare per il tempo necessario a preparare il condimento.
  3. Tritate la cipolla, la carota e il sedano quindi metteteli in una casseruola con un filo d’olio e fateli rosolare; aggiungete anche mezzo spicchio d’aglio tritato finemente, sgranate bene la salsiccia e fatela rosolare, quindi sfumatela con il Poggilarca. Una volta evaporato il vino, aggiungete la passata di pomodoro. A questo punto, aggiungete anche i borlotti. Se usate i borlotti ammollati, aggiungete 2-3 mestoli d’acqua per portare a cottura i fagioli (vi servirà circa 1 ora), mentre se usate i borlotti in scatola fate cuocere per circa 15 minuti.
  4. Nel frattempo, preparate i pisarei. Prendete dei pezzetti d’impasto, formate dei cilindri di circa 1,5 cm di diametro, tagliate dei pezzetti di 1-2 cm di lunghezza e con il polpastrello del pollice (io mi trovo più a mio agio usando il medio o l’indice) creiamo un incavo in ogni pezzettino.
  5. Una volta preparati tutti i pisarei, bolliteli in abbondante acqua leggermente salata fino a quando non saliranno in superficie (assaggiate i pisarei per capire quando sono cotti), scolateli e buttateli nella casseruola con i fagioli. Lasciate insaporire il tutto per qualche minuto, poi servite i pisarei con una grattugiata di formaggio, un filo d’olio extra vergine e una macinata di pepe a piacere.

 

Piatto pronto di pisarei

Piatto pronto di pisarei

La versione con glutine dei Pisarei e fasò

Gli unici ingredienti contenenti glutine in questa ricetta sono farina e pangrattato. Quindi sostituite farina e pangrattato senza glutine con i loro corrispondenti convenzionali, ma dovrete ridurre leggermente il quantitativo di vino per impastare i Pisarei. Tutto il resto della ricetta rimane invariato.

 

Questa è la mia seconda (e ultima… al momento) ricetta della tappa umbra del progetto “20 di cambiamento”. La Polenta di roveja alle alici (polenta che qui prende il nome di Farecchiata o Pesata) racconta di un legume, molto meno noto delle Lenticchie di Castelluccio, anzi direi quasi sconosciuto al di fuori della zona in cui viene coltivato: la Roveja.

Gli alimenti sconosciuti

La Roveja è un piccolo legume simile al pisello con un baccello che, dapprima di colore verde, con la maturazione prende i toni del viola scuro; si raccoglie tra la fine di luglio e l’inizio di agosto. Il legume essiccato è di colore marrone.

La roveja essiccata, materia prima di zuppe e farine

La roveja essicata, materia prima di zuppe e farine (foto: La Repubblica)

In tempi antichi la roveja era coltivata su tutta la dorsale appenninica umbro-marchigiana, dall’Altopiano di Colfiorito al Gran Sasso passando per Cascia e Castelluccio grazie alla sua resistenza alle basse temperature e allo scarso bisogno di acqua per la coltivazione. Nonostante fosse la protagonista dell’alimentazione di pastori e contadini, soprattutto in zuppe preparate anche con altri legumi, la roveja scompare quasi totalmente dal mercato dopo la Seconda Guerra Mondiale a causa delle modalità di coltivazioni faticose e poco redditizie.

Per salvare questa coltivazione dall’oblio, nel 2006 Slow Food la trasforma in Presidio coinvolgendo pochi contadini della Valnerina nel comune di Cascia che continuano tutt’ora a coltivarla in modo molto simile alla lenticchia. La roveja si può mangiare fresca o essiccata oppure può essere macinata a pietra per ottenere una farina dal retrogusto leggermente amarognolo che è l’ingrediente principale della nostra ricetta.

Il fiore della roveja

Il fiore della roveja (foto: Bikers in cresta)

La ricetta di 20 di cambiamento

E questa è la mia seconda ricetta (la prima ricetta era la Crostata di ricotta e lenticchie) perché ho assaggiato la roveja per la prima volta nella vita proprio grazie al viaggio a Castelluccio e alla mia amica e blogger Cristiana Curri (https://blog.giallozafferano.it/chicchecris/). E’ un legume e quindi non contiene glutine, ma contiene carboidrati complessi che, assorbendo tanta acqua durante il processo digestivo, contribuiscono ad un aumento graduale della glicemia, mantenendola costante ed evitando sbalzi. Mi piace anche il fatto che la polenta sia insaporita (data la difficoltà a reperire il sale su queste montagne, non a caso anche qui è comune il pane “sciapo”) da una salsa di acciughe, il pesce che veniva conservato sotto sale diventando di lunga durata, nutriente e pratico da trasportare che è presente in tante ricette di territori lontani dal mare proprio per queste straordinarie caratteristiche (basti pensare alla Bagna Cauda piemontese).

E’ un piatto di cucina umbra emblematico della cucina povera e preparando la polenta di roveja, faremo quindi bene a noi stessi, ma soprattutto aiuteremo a salvaguardare la biodiversità di questo territorio e a tenere in vita un prodotto e la sua secolare tradizione. Inoltre, servono solo 4 ingredienti per preparare un piatto davvero sorprendente… oltre all’acqua!

Un piccolo aneddoto: quando ho preparato la polenta di roveja la prima volta, ne ho cucinata  davvero tanta perché non ne conoscevo la resa, né consistenza e sapore. Di fatto, mi sono ritrovata con un’intera pirofila colma di polenta nemmeno toccata! Il giorno dopo, quando ormai la polenta era perfettamente soda, l’ho utilizzata per preparare un gratin alternando strati di polenta di roveja, cipolla rossa di Tropea stufata, trito di sedano e ricotta salata grattugiata…una delizia!

La polenta di roveja con le alici pronta per essere gustata

 La ricetta della Polenta di roveja alle alici   

7,78 g di carboidrati per 100 g di polenta condita

 

Ingredienti per 4 persone

  • 450 g acqua
  • 100 g farina di roveja*
  • 60 g olio extravergine di oliva
  • 10 filetti di alici sotto sale oppure sott’olio
  • 1 spicchio d’aglio
  • sale grosso per l’acqua
  • sedano (facoltativo)

*Ingredienti per i quali verificare l’assenza di glutine in etichetta o sul Prontuario AIC

Preparazione

  1. Mettete l’acqua sul fuoco e portatela a bollore; salate l’acqua e quando il sale si sarà completamente sciolto, allontanate la pentola dal fuoco per il tempo necessario a versare la farina di roveja a pioggia mescolando con una frusta in modo che non si formino grumi.
  2. Rimettete la pentola sul fuoco e mescolate spesso il composto con un cucchiaio di legno affinché non si attacchi sul fondo. Fate cuocere la polenta a fuoco dolce per circa 25 minuti.
  3. Nel frattempo preparate la salsa di accompagnamento. Se decidete di utilizzare le alici sotto sale, rimuovete il sale sulla superficie con un coltello affilato e rimuovete la lisca centrale. Per praticità, io ho optato per i filetti di alici sott’olio. Quindi, mettete l’olio in un tegamino, aggiungetevi l’aglio tagliato a metà e fatelo colorire leggermente, quindi toglietelo e aggiungete 6 filetti di alici e fateli sciogliere.
  4. Quando la polenta sarà pronta, componete i piatti facendo uno strato di polenta, conditela con la salsa di alici e completate con 1 filetto di alice intero arrotolato. Io ho deciso di servire la polenta accompagnata da sedano a bastoncini per dare un tocco di freschezza alla ricetta e renderla più adatta alla stagione calda.

 

Il piatto finito con i pochi ingredienti necessari per prepararlo

La versione con glutine della Polenta di roveja alle alici

La ricetta contiene solo ingredienti naturalmente senza glutine quindi non richiede adattamenti per la versione con glutine.

Le insalate sono una soluzione perfetta per l’estate e questa insalata di Legumotti avvolta da una crema di erbette liscia e vellutata, completata dalla dolce cipolla di Tropea caramellata vi regalerà il piacere di un grande piatto gourmet.

La ricetta è naturalmente senza glutine ed è ricca di proteine vegetali e fibre, adatta per essere consumata a pranzo o cena, tiepida o fredda; è perfetta come piatto unico, se mangiata in una porzione abbondante, oppure come antipasto o primo piatto se servita in quantità più modeste.

La crema di erbette sarà una vera sorpresa che potrete sfruttare per tantissime altre preparazioni: usatela come salsa di accompagnamento di flan e paste fresche ripiene, arrosti di carne, insalate miste e, naturalmente, come sugo per condire primi piatti (gli gnocchi con questa crema sono deliziosi).

Le cipolle di Tropea caramellate non hanno bisogno di molte presentazioni. L’unica attenzione che dovremo prestare è allo zucchero che contengono, sia naturalmente che per l’aggiunta di zucchero di canna funzionale a farle caramellare. Infatti, la cipolla si comporta come alcune altre verdure (ad es. carote e peperoni) che cuocendo aumentano considerevolmente il quantitativo di carboidrati per 100 g: la cipolla cruda ne contiene 5,7 g/100g, mentre una volta cotta il valore passa a 23,6g/100g.

Per questo motivo, vi ho indicato il valore di carboidrati delle cipolle caramellate separatamente così potrete regolarvi meglio nel momento in cui le aggiungerete al piatto o le preparerete per mille altre applicazioni. Eh sì, perché una volta che avrete preparato la cipolla di Tropea caramellata, la potrete utilizzare per condire una pasta, farcire un panino o una focaccina, accompagnare un secondo di carne o pesce, se non addirittura per completare un dolce al cucchiaio che mi è capitato di assaggiare in una delle mie avventure culinarie.

Insalata di Legumotti con cipolla di Tropea caramellata

Insalata di Legumotti con crema di erbette, cipolla di Tropea caramellata e completata con una grattugiata di ricotta salata

 

La ricetta dell’Insalata di Legumotti con cipolla di Tropea caramellata

24,52 g di carboidrati per 100 g di Legumotti cotti e conditi con crema di erbette

47,62 g di carboidrati per 100 g di cipolla di Tropea caramellata

 

Ingredienti per i Legumotti e la crema di erbette

  • 250 g Legumotti Barilla*
  • 300 g erbette fresche già pulite (senza le coste bianche più dure)
  • 80 g cipollotto
  • 20 g olio extravergine di oliva
  • 1 spicchio d’aglio
  • ricotta salata
  • maggiorana
  • sale e pepe

Ingredienti per la cipolla caramellata

  • 450 g cipolle di Tropea
  • 30 g aceto di mele
  • 20 g olio extravergine di oliva
  • 20 g zucchero di canna
  • sale e pepe

 

*Ingredienti per i quali verificare l’assenza di glutine in etichetta o sul Prontuario AIC

Preparazione

  1. Iniziate con le cipolle caramellate che sono la preparazione che richiede più tempo. Tagliate le cipolle a metà ed ogni metà a fette formando delle sorte di ventagli. Mettetele ad appassire in una padella antiaderente con l’olio extravergine di oliva sul fuoco basso e con il coperchio; dopo 10 minuti, aggiungete l’aceto di mele e lo zucchero di canna; aggiustate di sale e pepe e fate cuocere per altri 10 minuti lasciando la padella scoperchiata in caso sia presente del liquido sul fondo. Tenete da parte le cipolle.
  2. Lavate e mondate le erbette. Mettete una pentola di acqua leggermente salata sul fuoco e quando bolle, fate sbianchire le erbette per un minuto, scolatele e buttatele in acqua fredda. Versatele in uno scolapasta in modo che si scolino bene.
  3. Tritate il porro e mettetelo in una padella antiaderente con l’olio extra vergine di oliva e lo spicchio d’aglio; aggiungete le erbette leggermente schiacciate; salate, pepate, profumate con un pizzico di maggiorana e lasciate insaporire per una decina di minuti. Togliete l’aglio, trasferite le verdure in un robot e frullatele in modo da ottenere una crema liscia ed omogenea.
  4. Mettete un tegame di acqua sul fuoco, salate e quando giunge a bollore, cuocete i Legumotti per 9 minuti. Scolateli e metteteli in una terrina. Conditeli con la crema di erbette e serviteli nei piatti singoli. Completate con le cipolle caramellate e una grattugiata di ricotta salata. Potete consumare i Legumotti tiepidi o freddi a piacere: io li adoro in tutte le preparazioni, quindi ecco un’altra ricetta che potrebbe interessarvi, i Legumotti alle verdure.

Versione con glutine

La ricetta è naturalmente senza glutine, quindi non richiede nessun adattamento.

Gli gnocchi allo zafferano con asparagi e prosciutto grattugiato sono un’idea facile da realizzare, usano l’oro giallo italiano, una verdura di stagione e rendono onore ad uno dei prodotti più straordinari della tradizione culinaria della mia città natale.

Gli gnocchi sono un classico che piace a tutti, sono perfetti in ogni stagione e ci permettono di dare sfogo alla nostra creatività inventandoci sughi con qualsiasi ingrediente.

Eppure, preparare gnocchi di patate morbidi, in cui non si senta il sapore della farina e che non si disfino nell’acqua di cottura richiede qualche piccolo accorgimento. Prima di tutto, chiedete al vostro fruttivendolo di fiducia delle patate dalla polpa soda e non acquosa, poi ricordate che è essenziale schiacciare le patate ancora bollenti, ma mai aggiungere la farina prima che si siano raffreddate completamente. Guardate qui il video su come preparare gli gnocchi.

In questa ricetta, ho voluto condividere uno dei miei modi preferiti di utilizzare il Prosciutto di Parma in cucina, ossia grattugiato come fosse del formaggio per insaporire il piatto e travolgerci con il suo profumo liberato dal calore degli gnocchi. Ricordate che il Prosciutto messo nel congelatore non si congelerà grazie alla presenza del sale, ma questa operazione ci permetterà di grattugiarlo senza surriscaldarlo lasciando così inalterati gusto e profumo.

Sono certa che una volta assaggiato il prosciutto in questo modo, sarete tentati di usarlo in tantissime altre ricette con infinita gioia per voi e per i vostri ospiti.

Gnocchi allo zafferano con asparagi e prosciutto grattugiato

    carboidrati 21,67 g per 100 g di gnocchi cotti e conditi

Ingredienti per gli gnocchi

  • 1 kg patate bollite e sbucciate
  • 200 g Farina Preparato senza glutine Dallagiovanna speciale per pasta fresca**
  • 1 uovo intero
  • un pizzico di sale
  • farina di riso integrale* per spolverare il tagliere

Ingredienti per il condimento

  • 300 g asparagi
  • 200 g latte
  • 50 g Prosciutto di Parma in una sola fetta, tenuto in freezer
  • 30 g Parmigiano Reggiano grattugiato
  • 4 g fecola di patate*
  • 0,5 g zafferano
  • olio extra vergine di oliva
  • sale e pepe

**Ingredienti specifici per celiaci

*Ingredienti per i quali verificare l’assenza di glutine in etichetta o sul Prontuario AIC

Preparazione

  1. Schiacciate le patate bollite mentre sono ancora calde lasciando la buccia nello schiacciapatate. Lasciatele raffreddare completamente, quindi aggiungete la farina, l’uovo intero e un pizzico di sale mescolando il tutto per ottenere un composto omogeneo.
  2. Prendete dei pezzi di impasto, formate dei cilindri lunghi del diametro di circa 2 cm, quindi tagliate dei pezzetti che farete scivolare sui rebbi di una forchetta affinché venga incisa la loro superficie (in questo modo gli gnocchi tratterranno meglio il sugo!). Adagiate gli gnocchi pronti su un vassoio leggermente spolverato di farina di riso.
  3. Iniziate a preparare il condimento. Prendete gli asparagi, lavateli, asciugateli e tagliateli in tre parti: rimuovete la parte legnosa che butterete via (a meno che non vogliate preparare un brodo da usare per un risotto), conservate la parte centrale da bollire e frullare per preparare una crema e tenete per gli gnocchi la parte più morbida e le punte.
  4. Mettete le punte degli asparagi in un tegame con un filo d’olio extra vergine, un pizzico di sale e pepe e fatele ammorbidire.
  5. Preparate la salsina a freddo. Mettete la fecola di patate in una ciotola e scioglietela con il latte aggiungendolo gradatamente affinché non si formino grumi. Aggiungete lo zafferano al composto mescolando bene con una frusta e conservate la salsa fino al momento dell’utilizzo mescolandola di tanto in tanto se non la usate a breve.
  6. Prendete il Prosciutto di Parma dal freezer e frullatelo in un robot come fosse del formaggio. Tenetelo da parte.
  7. A questo punto potete completare la preparazione. Fate cuocere gli gnocchi in acqua bollente salata; versate la crema allo zafferano nella padella con le punte di asparagi e quando gli gnocchi saliranno a galla, scolateli con una schiumarola e buttateli nella padella con asparagi e zafferano, fateli insaporire aggiungendo il Parmigiano grattugiato. Versate gli gnocchi su un piatto da portata e completate spolverandoli con il Prosciutto di Parma grattugiato. Se amate gli gnocchi, gustatevi anche i mie Gnocchetti di ricotta al radicchio.

 

Gli gnocchi allo zafferano pronti per essere gustati

 

La versione con glutine degli Gnocchi allo zafferano con asparagi e prosciutto grattugiato

Sostituite la farina Dallagiovanna con farina di frumento convenzionale in pari quantità.

 

Cosa è il Supplì? Uno scrigno di riso che racchiude farcie succulente in grado di soddisfare qualsiasi palato. E come mai un Supplì vegetariano Viva l’Italia?

Supplì vegetariano Viva l’Italia per il contest SuppliTiamo

Chi di voi mi ha seguito in questi anni conosce le mie avventure legate al riso e soprattutto alla kermesse Risate & Risotti da cui è partita la mia prima partecipazione ad una gara di cucina le cui tappe sono diventate il filo conduttore del mio libro “Food blogger in viaggio” (leggi qui alcuni racconti e ricette che sono stati protagonisti del contest “Rice Food Blogger Contest Chef Giuseppina Carboni”).

Poiché quest’anno l’iniziativa non si è potuta organizzare a causa dell’emergenza Covid, è stato lanciato un simpaticissimo contest intitolato SuppliTiamo dedicato, come svela il nome stesso, ai Supplì e a cui partecipa questa ricetta.

Cosa sono i Supplì? I Supplì sono una sorta di polpetta allungata di riso, farcita e fritta proprio come l’arancina siciliana. Il suo nome deriva dal francese surprise, sorpresa, perché tale è il sentimento che si prova mangiandolo: lo stupore del ripieno contenuto all’interno del suo guscio croccante. Il Supplì è una specialità rustica, tipica della cucina romana che si è fatto notare fin dalle sue origini: quale miglior soluzione poteva esserci per il rancio dei soldati se non avere un piatto unico in formato “tascabile”?

Se la ricetta originale prevedeva un ragù preparato con le rigaglie di pollo, i condimenti si sono poi fatti sempre più fantasiosi, anche se un classico della cucina romana rimane il “Supplì al telefono” preparato con mozzarella al suo interno e simpaticamente chiamato in questo modo per descrivere il momento in cui si spezza a metà per essere consumato, formando una lunga colata di mozzarella filante che ricorda gli apparecchi telefonici precedenti all’avvento del wireless.

La mia proposta

Eccomi allora a proporvi il mio Supplì che ho voluto dedicare al nostro paese a cui, mai più di ora, dobbiamo mostrare senso di appartenenza e sostegno. Così il mio Supplì “Viva l’Italia” vuole augurare a tutti noi che l’abitiamo di trovare la carica positiva che ci serve in questo momento di ripartenza. E sapete a chi l’ho voluto regalare? Alla mia amica Lucia, compagna di avventure, braccio destro nei miei corsi di cucina e persona vera che mi ha fatto trovare le borse della spesa proprio davanti a questo cancello nei momenti più difficili della nostra quarantena.

Il supplì regalato alla mia amica Lucia

Il supplì regalato alla mia amica Lucia

Dimenticavo, i miei supplì li ho preparati partendo da uno squisito risotto al pomodoro (traendo ispirazione dal mio Risotto Mediterraneo, con qualche piccola modifica) che ho cucinato raddoppiando la dose affinché me ne restasse la metà per confezionare 8 supplì. L’altra variante è stata la cottura: per evitare il fritto che a casa nostra va assunto con molta moderazione, ho cotto i supplì nel forno sotto il grill e sono risultati buonissimi!!!!

I supplì al pomodoro farciti di pesto di rucola e formaggio filante

I supplì al pomodoro farciti di pesto di rucola e formaggio filante

La ricetta del Supplì vegetariano Viva l’Italia  

carboidrati 24,35 g per 100 g di Supplì

Ingredienti per il risotto per 8 supplì

  • 2 litri circa di brodo vegetale preparato in precedenza
  • 360 g riso Vialone nano
  • 300 g passata di pomodoro
  • 60 g Parmigiano Reggiano grattugiato
  • 40 g burro
  • 30 g carota
  • 30 g porro
  • 20 g olio extra vergine
  • 15 g sedano
  • 1 uovo
  • sale, pepe, peperoncino

Ingredienti per la farcia

  • 240 g formaggio Bergamino di bufala
  • 160 g pangrattato** (20 g per supplì)
  • 70 g rucola
  • 50 g mandorle sbucciate
  • 2 foglie di basilico
  • olio extra vergine di oliva
  • sale e pepe

**Ingredienti specifici per celiaci

*Ingredienti per i quali verificare l’assenza di glutine in etichetta o sul Prontuario AIC

Preparazione

  1. Mettete l’olio extra vergine in un pentolino con il trito di porro, carota e sedano. Lasciate ammorbidire ed imbiondire il trito, poi aggiungete la passata di pomodoro, un pizzico di sale e un mestolo di brodo; lasciate cuocere per circa 15 minuti, poi frullate in modo da ottenere una salsa omogenea e mettetela da parte.
  2. Iniziate a preparare il riso. Mettete un filo d’olio in un tegame e fatevi tostare il riso a fuoco vivace (a me sono serviti 3 minuti per avere i chicchi ben trasparenti con la parte centrale bianca). Iniziate ad aggiungere il brodo bollente. Continuate a mescolare e aggiungete il brodo solo quando il riso è quasi asciutto. Dopo circa 5 minuti, aggiungete la salsa di pomodoro e continuate a tirare il risotto. Quando il riso è ancora bene al dente, spegnete il fuoco e iniziate a mantecare aggiungendo il burro e il Parmigiano grattugiato e continuate a mescolare fino a quando il riso sarà completamente amalgamato e cremoso. Lasciate intiepidire il risotto, quindi aggiungete l’uovo intero e mescolatelo perfettamente; lasciate raffreddare.
  3. Nel frattempo preparate la crema di rucola. Mettete un pentolino di acqua sul fuoco, salate e portate a bollore; scottate la rucola per 30 secondi, scolatela (conservando l’acqua di cottura) e buttatela in acqua gelata.
  4. Mettete le mandorle sbucciate in un frullatore e frullatele in modo da ottenere una farina; aggiungete la rucola scolata dall’acqua, 2 foglie di basilico, qualche cucchiaio di olio extra vergine di oliva, sale e pepe e frullate per ottenere una crema aggiungendo, se necessario, un cucchiaio di acqua di cottura della rucola.
  5. Componete i supplì. Ungetevi leggermente le mani con olio extra vergine di oliva, adagiate sul palmo e sulle dita di una mano uno strato di risotto al pomodoro, mettete un cucchiaino colmo di crema di rucola nel centro del riso stendendola su quasi tutta la lunghezza dello strato e sopra mettete due pezzi di formaggio Bergamino pari a circa 30 g. Sempre con le dita leggermente unte, prendete altro risotto per ricoprire il supplì e formare il cilindro sigillandolo bene. Passatelo nel pangrattato e adagiatelo su una teglia forata ricoperta di carta forno. Quando avrete fatto tutti i supplì (io ne ho preparati 8), mettete un filo d’olio extra vergine sulla superficie panata e fateli cuocere in forno preriscaldato a 230°C sotto il grill per 10-15 minuti fino a quando saranno perfettamente dorati.
  6. Serviteli ben caldi e…non esagerate!

La versione con glutine dei Supplì vegetariano Viva l’Italia

La ricetta contiene solo ingredienti naturalmente senza glutine, quindi non richiede adattamenti per la versione con glutine.

 

Se le avventure della Mistery Box ricevuta per il Talent for Food erano state sorprendenti, ancora più sorprendente è stata la notizia di essere una delle tre finaliste, quindi vorrei raccontarvi la mia avventura da una prospettiva un pochino differente rispetto ad un mero resoconto: come cercare di rendere possibile l’impossibile.

La mia avventura al Talent For Food 2019 e i miei Gnocchetti alla farina di lenticchie

Iniziamo dal fatto che nella vita di tutti i giorni sono interprete di conferenza e CEO di un’azienda di servizi linguistici, Interconsul, con sede a Parma, quindi venerdì 11 ottobre il dovere mi chiamava come tutti gli altri giorni e alle 7:45, dopo la consegna frenetica dei ragazzi a scuola, mi attendevano le revisioni delle traduzioni in consegna prima del weekend.

Eh sì, perché convinta che non sarei mai stata tra le finaliste del Talent veneto, la mia programmazione è proseguita, ineluttabile, quindi sarei dovuta passare alla modalità weekend alle 15:30 di quel venerdì andando a prendere in stazione la mia amica e food blogger Cristiana Curri (https://blog.giallozafferano.it/chicchecris/) con la quale avevo organizzato un corso di cucina dedicato ai grandi classici della pasta nella cucina romana sabato 12 ottobre nel pomeriggio. Inoltre, sempre perché mi piacciono le sfide (questa è la conclusione a cui sono giunta), alle 9 del mattino dello stesso giorno mi aspettava un bel corso sul salato alternativo, ossia fatto con farine alternative a quella di frumento.

Un messaggio su WhatsApp: panico!

Cosa succede quindi quando ti arriva un messaggio di congratulazioni su WhatsApp alla domenica pomeriggio mentre stai guidando per andare a tradurre ad un convegno al Palacongressi di Rimini? Ti chiedi per cosa ti stanno facendo le congratulazioni, passi in rassegna nelle testa cosa sia avvenuto negli ultimi giorni, ti arrendi e chiedi alla collega interprete seduta in auto con te di rispondere: “Per che cosa?” Messaggio di ritorno: “Sei in finale al Talent for Food”. Panico. Sì, letteralmente panico, ma non per la gara visto che le gare di cucina mi mettono sempre di buonumore, bensì per l’incastro alla Rubik che sono riuscita a creare.

In testa è tutto un alternarsi di pensieri per mettere a posto le caselline colorate del cubo magico e alla fine ne esce un programma da Risiko: calcolo i tempi di percorrenza Parma-Valdobbiadene su Google Maps (3 ore), supplico Cristiana di cambiare biglietto del treno per arrivare prima di mezzogiorno per accompagnarmi a Valdobbiadene e chiedo ad AIFB se sia possibile rinunciare (parte più dolorosa) al programma conoscitivo del territorio previsto per il sabato. Sapete una cosa? Alla fine mi è sembrato tutto…quasi semplice!

Un venerdì pomeriggio in Valdobbiadene

Così mi ritrovo al venerdì pomeriggio nella sede di DIEFFE Accademia delle professioni a Valdobbiadene (Tv) con 50 minuti a disposizione per preparare, cuocere e impiattare una ricetta utilizzando gli ingredienti messi a disposizione da 29 aziende trevigiane e padovane che hanno fornito le ‘mistery box’ con i prodotti veneti.

Mentre cucino con Daniela Boscariolo (blog.giallozafferano.it/timoelenticchie e che si guadagnerò il primo posto) e Daniela Pennisi (www.laboulangeriepatisserie.it), Angela Frenda, Responsabile editoriale del mensile “Cook” (Corriere della Sera), scrittrice e docente di  cucina, dà la parola a Giovanni Taliana e Armando Serena, Presidenti del Gruppo Alimentare e del Gruppo Vinicolo e Distillati Liquori di Assindustria Venetocentro, ad Anna Maria Pellegrino, Presidente AIFB, ad Innocente Nardi, Presidente del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg e ad Alessandro Marzotto, Hospitality Wine Shop Manager di Santa Margherita Gruppo Vinicolo.

Le tre finaliste alle prese con le preparazioni

Le tre finaliste alle prese con le preparazioni

Fedele ad uno dei principi guida del contest, nella mia ricetta unisco la tradizione culinaria emiliana con i prodotti del Veneto ed è per questo che preparo l’immancabile pasta ripiena, ma questa volta con baccalà alla vicentina e carciofi all’interno, zafferano nell’impasto e funghi trifolati per il condimento. Cosa è mancato nel mio piatto? Una parte croccante, ma non amo le fritturine, quindi non mi è venuta in mente nessuna alternativa… Sarò pronta per la prossima volta!

I tre piatti presentati

I tre piatti presentati

Impiattamento dei miei ravioli

Impiattamento dei miei ravioli

Dopo giudizio, foto di rito, abbracci e baci tra amici ritrovati e nuove conoscenze, rientro a bomba in quel di Parma, tappa Autogrill per bevanda calda e super, ma breve dormita prima di una seconda giornata da Oscar con 2 corsi di cucina e… questa ricetta preparata al volo sabato sera per la mia super disponibile ospite e amica Cristiana, naturalmente cucinata con i prodotti del Talent for Food 2019!

Gnocchetti alla farina di lenticchie con crema di carciofi e stracchino

13,32 g CHO per 100 g di gnocchetti conditi

Ingredienti per gli gnocchetti

  • 270 g latte
  • 90 g fecola di patate*
  • 60 g farina di lenticchie*
  • 40 g Parmigiano Reggiano grattugiato
  • 35 g olio di girasole altoleico biologico
  • 4 uova
  • q.b. noce moscata, olio extra vergine di oliva, sale e pepe

Ingredienti per il condimento per gli gnocchetti

  • 250 g crema di carciofi*
  • 100 g stracchino
  • pepe

**Ingredienti specifici per celiaci

*Ingredienti per i quali verificare l’assenza di glutine in etichetta o sul Prontuario AIC

Preparazione

  1. Mettete 270 g di latte in un tegame assieme all’olio, una macinata di noce moscata e un pizzico di sale. Portate ad ebollizione, allontanate dal fuoco e aggiungete fecola e farina di lenticchie in un solo colpo mescolando bene in modo che non si formino grumi. Lasciate intiepidire, poi aggiungete il formaggio grattugiato e un uovo alla volta mescolando bene. Trasferite il composto in una tasca da pasticcere con un foro rotondo di circa 1,5-2 cm di diametro.
  2. Mettete una pentola di acqua sul fuoco, portatela ad ebollizione e salatela. Con la tasca da pasticcere, fate cadere dei cilindretti di 2-3 cm di lunghezza con l’aiuto di un coltello (anche se l’impasto è molto morbido, quindi il coltello serve solo per interrompere il flusso di composto) nell’acqua bollente e quando salgono a galla lasciateli cuocere 1-2 minuti, poi toglieteli con una schiumarola e metteteli in una terrina con lo stracchino e la crema di carciofi.  Mescolate bene in modo da fare sciogliere lo stracchino.
  3. Servite gli gnocchetti ben caldi con una macinata di pepe nero.
I miei gnocchetti alla farina di lenticchie con crema di carciofi e stracchino

I miei gnocchetti alla farina di lenticchie con crema di carciofi e stracchino

Come mai un Gazpacho di pomodori gialli, peperone e crudo croccante? Per i ricordi e per il mio amore per Spagna e peperoni.

La prima volta che ho sentito parlare del Peperone di Carmagnola è stato qualche anno fa quando la mia vicina mi ha regalato un vaso di peperoni sott’aceto preparato dai suoi genitori che ogni anno, proprio a settembre, avevano l’abitudine di recarsi in Piemonte ad acquistare la materia prima.

Quei peperoni non li ho mai dimenticati: i colori vivaci, il sapore dolce, ma deciso e la consistenza croccante mi hanno fatto innamorare al primo assaggio. E’ stato quel sapore a spingermi a scoprire da dove venisse quel delizioso frutto della terra.

Carmagnola e il suo peperone

La sua terra di origine è appunto la zona di Carmagnola in Piemonte e ne esistono di varie tipologie (quello che avevo assaggiato io era il “Corno di bue”, perfetto per le conserve). In questa zona il peperone arrivò all’inizio del novecento e oggi rappresenta una risorsa fondamentale per l’agricoltura e l’economia locale ed è un alimento conosciuto ed apprezzato in Piemonte e in Italia per il suo colorito giallo intenso o rosso vivace, il suo profumo e le sue caratteristiche di genuinità.

Ogni anno, agli inizi di Settembre, Carmagnola ospita la Fiera Nazionale del Peperone, la più grande in Italia dedicata a un prodotto agricolo, che propone 10 giorni di eventi gastronomici, culturali, artistici ed esperienze creative e coinvolgenti per tutti i sensi e per tutte le fasce di età. Ebbene quest’anno la fiera raggiunge un traguardo estremamente importante, ossia il suo 70° anniversario, che viene celebrato raccogliendo ricette che vedono il peperone come loro protagonista. Questo fresco e profumato Gazpacho è il mio modo per augurare lunga vita ad un prodotto della terra che allieta spesso la nostra tavola con i suoi sapori, profumi e colori. Allora ancora tanti auguri!

La ricetta del Gazpacho di pomodori gialli, peperone e crudo croccante

carboidrati 12,58 g per 100 g

Ingredienti per 4 persone

  • 500 g pomodori gialli
  • 3 peperoni, di cui 2 gialli e 1 rosso (circa 270 g cotti e pelati)
  • 100 g pane a cassetta** oppure questi Filoni rustici
  • 100 g prosciutto crudo a fette
  • 100 g brodo vegetale
  • foglie di basilico
  • olio extra vergine di oliva
  • peperoncino, sale e pepe

**Prodotti specifici per celiaci

Preparazione

  1. Pulite i peperoni, tagliateli a metà, eliminate il picciolo, i semi e i filamenti bianchi, quindi metteteli nel forno sotto il grill a 200°C fino a quando la buccia sarà leggermente scura. Chiudete i peperoni in un sacchetto di carta e quando saranno freddi, pelateli e metteteli da parte. Tagliate ¾ del peperone rosso a striscioline e tenete da parte.
  2. Mettete i pomodori, la mollica, il brodo e i peperoni pelati (tranne il peperone rosso a striscioline) in un frullatore per ottenere una crema; aggiustate di peperoncino, sale e pepe.
  3. Mettete il prosciutto nel forno a microonde impostando una potenza media e tempi brevi e ripetendo l’operazione fino a quando il prosciutto sarà croccante.
  4. Preparate delle ciotoline con il Gazpacho di pomodori, le striscioline di peperone, pezzetti di prosciutto croccante, qualche foglia di basilico e un filo d’olio extra vergine di oliva.

Il Gazpacho di pomodori gialli, peperoni e crudo croccante

Il Gazpacho di pomodori gialli, peperoni e crudo croccante

La versione con glutine del Gazpacho di pomodori gialli, peperone e crudo croccante

Per la versione con glutine della ricetta, sostituire il pane a cassetta senza glutine con pane convenzionale.

Questa ricetta partecipa al Contest “Peperone di Carmagnola: 70 anni in 70 ricette”

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