Se le avventure della Mistery Box ricevuta per il Talent for Food erano state sorprendenti, ancora più sorprendente è stata la notizia di essere una delle tre finaliste, quindi vorrei raccontarvi la mia avventura da una prospettiva un pochino differente rispetto ad un mero resoconto: come cercare di rendere possibile l’impossibile.

La mia avventura al Talent For Food 2019 e i miei Gnocchetti alla farina di lenticchie

Iniziamo dal fatto che nella vita di tutti i giorni sono interprete di conferenza e CEO di un’azienda di servizi linguistici, Interconsul, con sede a Parma, quindi venerdì 11 ottobre il dovere mi chiamava come tutti gli altri giorni e alle 7:45, dopo la consegna frenetica dei ragazzi a scuola, mi attendevano le revisioni delle traduzioni in consegna prima del weekend.

Eh sì, perché convinta che non sarei mai stata tra le finaliste del Talent veneto, la mia programmazione è proseguita, ineluttabile, quindi sarei dovuta passare alla modalità weekend alle 15:30 di quel venerdì andando a prendere in stazione la mia amica e food blogger Cristiana Curri (https://blog.giallozafferano.it/chicchecris/) con la quale avevo organizzato un corso di cucina dedicato ai grandi classici della pasta nella cucina romana sabato 12 ottobre nel pomeriggio. Inoltre, sempre perché mi piacciono le sfide (questa è la conclusione a cui sono giunta), alle 9 del mattino dello stesso giorno mi aspettava un bel corso sul salato alternativo, ossia fatto con farine alternative a quella di frumento.

Un messaggio su WhatsApp: panico!

Cosa succede quindi quando ti arriva un messaggio di congratulazioni su WhatsApp alla domenica pomeriggio mentre stai guidando per andare a tradurre ad un convegno al Palacongressi di Rimini? Ti chiedi per cosa ti stanno facendo le congratulazioni, passi in rassegna nelle testa cosa sia avvenuto negli ultimi giorni, ti arrendi e chiedi alla collega interprete seduta in auto con te di rispondere: “Per che cosa?” Messaggio di ritorno: “Sei in finale al Talent for Food”. Panico. Sì, letteralmente panico, ma non per la gara visto che le gare di cucina mi mettono sempre di buonumore, bensì per l’incastro alla Rubik che sono riuscita a creare.

In testa è tutto un alternarsi di pensieri per mettere a posto le caselline colorate del cubo magico e alla fine ne esce un programma da Risiko: calcolo i tempi di percorrenza Parma-Valdobbiadene su Google Maps (3 ore), supplico Cristiana di cambiare biglietto del treno per arrivare prima di mezzogiorno per accompagnarmi a Valdobbiadene e chiedo ad AIFB se sia possibile rinunciare (parte più dolorosa) al programma conoscitivo del territorio previsto per il sabato. Sapete una cosa? Alla fine mi è sembrato tutto…quasi semplice!

Un venerdì pomeriggio in Valdobbiadene

Così mi ritrovo al venerdì pomeriggio nella sede di DIEFFE Accademia delle professioni a Valdobbiadene (Tv) con 50 minuti a disposizione per preparare, cuocere e impiattare una ricetta utilizzando gli ingredienti messi a disposizione da 29 aziende trevigiane e padovane che hanno fornito le ‘mistery box’ con i prodotti veneti.

Mentre cucino con Daniela Boscariolo (blog.giallozafferano.it/timoelenticchie e che si guadagnerò il primo posto) e Daniela Pennisi (www.laboulangeriepatisserie.it), Angela Frenda, Responsabile editoriale del mensile “Cook” (Corriere della Sera), scrittrice e docente di  cucina, dà la parola a Giovanni Taliana e Armando Serena, Presidenti del Gruppo Alimentare e del Gruppo Vinicolo e Distillati Liquori di Assindustria Venetocentro, ad Anna Maria Pellegrino, Presidente AIFB, ad Innocente Nardi, Presidente del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg e ad Alessandro Marzotto, Hospitality Wine Shop Manager di Santa Margherita Gruppo Vinicolo.

Le tre finaliste alle prese con le preparazioni

Le tre finaliste alle prese con le preparazioni

Fedele ad uno dei principi guida del contest, nella mia ricetta unisco la tradizione culinaria emiliana con i prodotti del Veneto ed è per questo che preparo l’immancabile pasta ripiena, ma questa volta con baccalà alla vicentina e carciofi all’interno, zafferano nell’impasto e funghi trifolati per il condimento. Cosa è mancato nel mio piatto? Una parte croccante, ma non amo le fritturine, quindi non mi è venuta in mente nessuna alternativa… Sarò pronta per la prossima volta!

I tre piatti presentati

I tre piatti presentati

Impiattamento dei miei ravioli

Impiattamento dei miei ravioli

Dopo giudizio, foto di rito, abbracci e baci tra amici ritrovati e nuove conoscenze, rientro a bomba in quel di Parma, tappa Autogrill per bevanda calda e super, ma breve dormita prima di una seconda giornata da Oscar con 2 corsi di cucina e… questa ricetta preparata al volo sabato sera per la mia super disponibile ospite e amica Cristiana, naturalmente cucinata con i prodotti del Talent for Food 2019!

Gnocchetti alla farina di lenticchie con crema di carciofi e stracchino

13,32 g CHO per 100 g di gnocchetti conditi

Ingredienti per gli gnocchetti

  • 270 g latte
  • 90 g fecola di patate*
  • 60 g farina di lenticchie*
  • 40 g Parmigiano Reggiano grattugiato
  • 35 g olio di girasole altoleico biologico
  • 4 uova
  • q.b. noce moscata, olio extra vergine di oliva, sale e pepe

Ingredienti per il condimento per gli gnocchetti

  • 250 g crema di carciofi*
  • 100 g stracchino
  • pepe

**Ingredienti specifici per celiaci

*Ingredienti per i quali verificare l’assenza di glutine in etichetta o sul Prontuario AIC

Preparazione

  1. Mettete 270 g di latte in un tegame assieme all’olio, una macinata di noce moscata e un pizzico di sale. Portate ad ebollizione, allontanate dal fuoco e aggiungete fecola e farina di lenticchie in un solo colpo mescolando bene in modo che non si formino grumi. Lasciate intiepidire, poi aggiungete il formaggio grattugiato e un uovo alla volta mescolando bene. Trasferite il composto in una tasca da pasticcere con un foro rotondo di circa 1,5-2 cm di diametro.
  2. Mettete una pentola di acqua sul fuoco, portatela ad ebollizione e salatela. Con la tasca da pasticcere, fate cadere dei cilindretti di 2-3 cm di lunghezza con l’aiuto di un coltello (anche se l’impasto è molto morbido, quindi il coltello serve solo per interrompere il flusso di composto) nell’acqua bollente e quando salgono a galla lasciateli cuocere 1-2 minuti, poi toglieteli con una schiumarola e metteteli in una terrina con lo stracchino e la crema di carciofi.  Mescolate bene in modo da fare sciogliere lo stracchino.
  3. Servite gli gnocchetti ben caldi con una macinata di pepe nero.
I miei gnocchetti alla farina di lenticchie con crema di carciofi e stracchino

I miei gnocchetti alla farina di lenticchie con crema di carciofi e stracchino

Ve lo avevo promesso ed eccomi qui!

Non potevo anticiparvi nulla prima della trasmissione Il Ristorante degli Chef perché questo era l’impegno contrattuale, ma anche perché non avevo idea di come sarebbe stata la puntata! Quindi anche io avevo la curiosità di guardare il programma in TV come se non l’avessi vissuto in prima persona.

Partecipare a un talent era qualcosa che mi incuriosiva da morire, quindi avevo inviato una mail per gioco incuriosita dal nome della produzione NONPANIC…perché nella mia testa questo talent si giocava sul non andare in panico in situazioni di disastri in cucina: arrosti bruciati, ospiti con un sacco di intolleranze alimentari (questo era il mio inconscio che me lo diceva!!!), mancanza di ingredienti e chi più ne ha, più ne metta. Insomma, con questo e tante altre fantasie in testa mi ritrovo a fare il provino a Milano in un caldissimo pomeriggio estivo, in una saletta senza aria condizionata, tra persone sconosciute ma accoglienti.

A fine agosto arriva la telefonata e, con mille peripezie di incastri di lavoro, mi libero 2 giornate a metà settembre per andare a Roma a registrare il programma.

Il Ristorante degli Chef: ecco com’è andata

Ore 8 del mattino del 19 settembre ecco la convocazione. Sapete una cosa incredibile dei ragazzi della produzione? Conoscevano nome e cognome di ciascuno di noi 80 partecipanti selezionati tra gli oltre 2000 candidati…quante volte avranno fatto passare i nostri questionari, CV, piatti e foto per ricordarsi tutto?

Arriviamo in questa splendida villa immersa nel verde di un ampio parco che fiancheggia la Via Appia antica. Larghe tende bianche riparano dal sole decine di truccatori, parrucchieri, cameraman, tecnici, stilisti, montatori, elettricisti, insomma un numero infinito di persone impegnate a lavorare su tutti i fronti.

L'area trucco e parrucco

L’area trucco e parrucco

Mi guardo attorno e mi rendo conto che in realtà non tutti sono sconosciuti! Trovo delle amiche di blog, trovo un’amica di corso di cucina e trovo tanti altri che imparo a conoscere nelle lunghe attese. Ma soprattutto trovo un’umanità che è lì per i più svariati motivi e inizio a sentirmi un pochino fuori luogo: ci sono tanti giovani, e meno giovani, che sperano che il talent possa cambiare la loro vita e questo, devo ammetterlo, mi provoca disagio perché per me continua ad essere un gioco.

Si fa amicizia

Si fa amicizia

Beh, nonostante qualche pensiero, mi diverto da impazzire! Le camminate “trionfali” sul selciato dell’antica via romana con telecamere ovunque e droni svolazzanti ci fanno ridere, chiacchierare e…morire di caldo e mal di piedi, ma il paesaggio e i colori sono mozzafiato.

Lunghe attese, chiacchiere e scambi, confessionali e, dopo ore, finalmente possiamo impiattare il nostro “Cavallo di battaglia”. A dire il vero, non ho mai pensato che i Guancialini di maiale al San Giovese con schiacciatina di patate potessero essere il mio cavallo di battaglia, ma chi di voi mi conosce sa che ho un’anima contadina, quindi il senso pratico è sempre quello che prevale nelle mie decisioni! E dovendo portare un piatto pronto da Parma, dovendolo preparare il sabato per poterlo trasportare la domenica ed assaggiarlo al lunedì pomeriggio, quale sarebbe stata una preparazione migliore rispetto ad uno stracotto per subire tante angherie!!!!

Viene fatto l’appello per farci posizionare dietro i banconi di legno in mezzo al prato e il mio nome viene chiamato per penultimo!!!! Sono in prima fila, la prima a destra…ossia la prima ad essere sottoposta al giudizio dei giudici!

Vedo i giudici per la prima volta, anche se i loro nomi mi sono noti: eleganti, impeccabili e, con mio grande dispiacere, identici al modello Masterchef… facce troppo serie, parole troppo impostate… che peccato! Beh, cosa posso fare se non stare al gioco? I giudici mi “torturano” al punto giusto (questo ve lo hanno risparmiato J), ma sento che i miei maltrattati guancialini sono piaciuti, quindi non mi sorprende la scritta dietro il piatto che sanziona il superamento del mio primo esame.

Il secondo giorno: i miei Gnocchetti di ricotta

Alle 8 del 20 settembre sono pronta ad affrontare le sorprese della nuova giornata. I miei 7 compagni di avventura in cucina sono tutti simpatici nella loro incredibile eterogeneità! Dal burlesque all’uomo più nervoso del mondo ci sono io che non trovo i piatti per l’impiattamento e non ho l’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena per completare la mia ricetta, ma io mi sento come a casa mia: si fa con quel che c’è e senza troppe storie.

Preparo i miei Gnocchetti di ricotta che nella loro versione senza glutine avevano convinto i giudici dei provini. Li preparo con tutta la calma del mondo perché se ho 25 minuti a disposizione, beh mi scelgo una ricetta che è pronta in 15, no? Mi sono proprio resa conto che non sono fatta per i talent: mi piacciono troppo le soluzioni razionali…perché rischiare con piatti complicati che magari non si riescono a portare a termine? E con lo stesso spirito affronto i piatti da portata: sullo scaffale rimangono solo piatti piccoli, non particolarmente belli, ma ormai stanno per iniziare le riprese e non voglio fare tardare ulteriormente l’inizio dei lavori, così prendo quanto disponibile e, data la dimensione dei piattini, li adagio sopra un piccolo tagliere di legno: considerando che il mio è un piatto semplice e un po’ rustico, ci potrebbe anche stare una presentazione di questo tipo.

I miei gnocchetti mi piacciono un sacco, ma l’aceto non è proprio quello che desideravo, forse sarebbe meglio non aggiungerlo, ma lo avevo scritto sulla ricetta. Suona la fine del tempo a disposizione e lasciamo le postazioni per recarci in una sala adiacente da cui possiamo vedere i giudici, ma non sentire i loro commenti. E’ sempre difficile sostenere i giudizi, sia quelli degli altri, che i propri, ma in compagnia sembra tutto un po’ più leggero. Non conosciamo l’ordine di presentazione dei piatti, ma riconosciamo le nostre preparazioni sullo schermo.

I giudici

Vedo arrivare i miei gnocchetti e vedo la smorfia sul volto della Potì, quindi capisco che tutto verrà giudicato negativamente perché tra loro i giudici non si possono contraddire. Mi dispiace che un piatto che a me piace tanto venga disprezzato, ma penso che forse la mia scelta sia stata troppo semplice e poco da talent. Devo ammettere che se da un lato mi dispiace avere deluso le aspettative dei giudici, dall’altro mi sento leggera come una piuma: sarei riuscita a prendere il mio treno, non avrei dovuto cancellare impegni di lavoro della settimana successiva, avrei riabbracciato i ragazzi e raccontato a loro e agli amici la mia fantastica avventura.

Sapete quale è stata la cosa che mi è dispiaciuta di più? Salutare i ragazzi della produzione che si erano presi cura di me e di tutti con una pazienza ed una professionalità infinite, accettando anche di fare subito la ripresa dell’eliminazione per permettermi di saltare su quel famoso treno che non potevo perdere.

E’ stato bello non solo partecipare, ma anche vedere il programma che in realtà è totalmente diverso da quello che ho vissuto durante la registrazione. Unico rammarico? Che non sia andato in onda il motivo per cui sono diventata la chef della mia famiglia. Buona cucina amici e… Talent? No, grazie.

Alla scoperta di Sanremo

Della finale del Contest della cipolla egiziana abbiamo ormai letto tanti articoli e informazioni (comunque non perdetevi la mia ricetta degli Gnocchetti di bufala allo zafferano e cipolla egiziana), quindi vorrei raccontarvi della mia scoperta della città in cui si è svolta la finale, ossia la città di Sanremo di cui sentiamo parlare generalmente in occasione del suo famosissimo festival della canzone italiana.

Il teatro Ariston di Sanremo, reso famoso dall'omonimo festival canoro

Il teatro Ariston di Sanremo, reso famoso dall’omonimo festival canoro

Devo ammettere che avevo parecchi pregiudizi e mi aspettavo di non trovare nulla di più di una località balneare per turisti benestanti, mentre ho trovato storia, tradizione, bellezza, clima ideale e buon cibo… cosa si può chiedere di più?

Il punto di partenza “d’obbligo” nella città dei fiori non poteva che essere uno dei suoi meravigliosi giardini, nel nostro caso il giardino che era stato creato dalla famiglia Ormond, di origine svizzera, trasferitasi qui per trovare un clima favorevole ai problemi di salute di uno dei famigliari e che è poi stato donato al comune che oggi lo gestisce. In realtà, più che un giardino privato poi divenuto pubblico, è un vero e proprio giardino botanico dove crescono specie tipiche dei cinque continenti e che stimolano tutti i cinque sensi, soprattutto per chi è appassionato di cucina che non può sottrarsi alla forza d’attrazione del pepe rosa o dei datteri.

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A poca distanza da lì a piedi, una splendida scoperta: Villa Nobel. Sì perché il famoso scienziato che ha istituito il premio che porta il suo nome ha vissuto a Sanremo e proprio qui morì nel 1896 lasciando il testamento che istituisce il premio di Stoccolma quasi per riscattarsi dalle accuse di essere un “mercante di morte” per avere inventato la dinamite. Lo scienziato, chimico ed imprenditore infatti aveva accumulato una grandissima fortuna, ma aveva perso tutte le persone care nelle numerose esplosioni che avevano interessato gli stabilimenti dove per tutta la vita aveva cercato di mettere sotto controllo la nitroglicerina. Immaginate da dove arrivano gli splendidi fiori che abbelliscono la cerimonia di assegnazione dei premi Nobel ogni anno? Rigorosamente dalla città di Sanremo che vuole così rendere omaggio a questo suo illustre cittadino.


Villa Nobel a Sanremo

Villa Nobel a Sanremo

Una curiosità: sapete perché non esiste il Premio Nobel per la matematica? Perché pare che la donna amata da Nobel lo avesse tradito con un matematico…piccola rivincita per le pene d’amore.

Dopo una passeggiata d’obbligo lungo il Porto Sole con i suoi 800 posti barca, proprio di fronte a Villa Ormond, ci spostiamo verso il centro della città per alcune tappe obbligate, di cui una gastronomica davvero indimenticabile anche se, purtroppo, non senza glutine e quindi non accessibile a mia figlia Gaia: la Sardenaira, una pizza condita con pomodoro, sarde, origano, olio e olive, senza formaggio e assolutamente squisita! Che bello vedere le persone in attesa di gustarsi un pezzo fumante e profumato di pizza: un regalo di metà mattina per fare il carico di energia per affrontare le stradine in salita all’interno della Pigna.

Un forno dove gustare la Sardenaira

Un forno dove gustare la Sardenaira

Sì, perché la zona più antica della città si chiama così perché i suoi cerchi concentrici ricordano la forma di questo frutto. E’ difficile immaginare come si possa vivere in questi palazzi stretti e alti dove le stanze si sviluppano in verticale, una sopra l’altra fino a formare un intero appartamento, dove le auto non possono arrivare e anche la semplice spesa alimentare diventa una sorta di test di resistenza fisica.

Prima di tornare al Villaggio dei Fiori per sostenere la nostra finale, il nostro angelo custode, Raffaella Fenoglio, ci regala un’altra tappa davvero speciale: uno spuntino da Kyofish Pescheria, Cucina e Wine lounge , un crudo italiano dove spiccano i gamberi rossi di Sanremo la cui dolcezza è difficile da immaginare prima di assaggiarli.

Il pesce in mostra nella pescheria ristorante Kyofish

Il pesce in mostra nella pescheria ristorante Kyofish

Carichi di energia e ricchi di tante esperienza, non possiamo che affrontare la finale del contest con lo spirito goliardico degli amici che si cimentano in una partita di carte: la giusta competitività, decisamente superata dalla gioia di condividere una bella esperienza.

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L’esito della finale è ormai noto: la Chantilly di panna cotta alla cipolla egiziana ligure con caramello all’arancia di Tamara Cinciripini del blog Perle e Ciambelle ha conquistato il palato e i miei Gnocchetti di bufala allo zafferano e cipolla egiziana si sono classificati al secondo posto a pari merito con la Cipolla egiziana ligure su giardino fiorito di Daniela Boscariolo del blog Timo e lenticchie.

Quello che è certo è che siamo tornati tutti a casa entusiasti e con i piccoli bulbi di cipolla egiziana da piantare nei nostri giardini per divertirci a sperimentare in altre infinite preparazioni.

Un ringraziamento agli organizzatori del contest nazionale Marco Damele, il grande esperto di cipolla egiziana, Raffaella Fenoglio del blog “Tre Civette sul Comò”, Claudio Porchia, la casa editrice Zem e l’Aifb, l’associazione nazionale dei food blogger, nonché ai membri della giuria Marco Damele, Stefano Pizzini, giornalista, Paola Chiolini, chef della Balena Bianca di Vallecrosia, Federico Lanteri, chef del Torrione, sempre a Vallecrosia, Terry Prada, la “regina del turtun di Castelvittorio”, Roberto Pisani, enogastronomo, Raffaela Fenoglio, Claudio Porchia, Federica Leuzzi, nutrizionista e consigliera delegata alle De.Co. di Ventimiglia.

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Siamo di ritorno da un weekend all’insegna della buona cucina in uno dei luoghi più affascinanti per appassionati e professionisti che vogliono cimentarsi con l’arte culinaria: il Campus Etoile Academy dello chef Rossano Boscolo. La cornice è quella della suggestiva cittadina di Tuscania, in provincia di Viterbo, un borgo circondato da mura che si affaccia sulla vallata circostante.

Il Campus Etoile Academy: il luogo dove i sogni degli aspiranti chef diventano realtà

Il Campus è perfettamente incastonato tra le casette in pietra e i campanili delle chiese romaniche che arricchiscono e completano il panorama architettonico locale. Il nostro obiettivo è partecipare al corso per amatori dedicato ai finger food, ma prima è d’obbligo un tour informativo all’interno della scuola, tra i suoi laboratori di cucina e pasticceria, al cospetto della preziosa biblioteca che ospita la collezione personale di libri antichi dello chef Boscolo, e negli spazi dedicati alle lezioni.

Poi si comincia, dispensa alla mano, pronti con il grembiule e la voglia di imparare. In un attimo siamo catapultate tra pentole, padelle e ingredienti da rielaborare. Dalle 9 del mattino fino alle 17 del pomeriggio, per una full immersion del gusto che si conclude con gli immancabili assaggi di quello che abbiamo creato insieme al nostro giovane docente ed agli allievi del Campus.

Qualche esempio?

Mini Burger, Totani ripieni all’ascolana, Chupa Chups salati con formaggio e granella di nocciole…ed altre delizie.

Guardate qui!

 

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Un viaggio per l’Italia a contatto con chef, produttori e appassionati, un viaggio fatto di incontri ed esperienze da ricordare iniziato con la vincita del Contest Rice Food Blogger – Chef Giuseppina Carboni indetto da Risate e Risotti: questo è il racconto di  “Food Blogger in viaggio”, il nuovo libro della nostra Ilaria Bertinelli.

“Food Blogger in viaggio”: la prima presentazione ufficiale

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La copertina del libro “Food Blogger in viaggio”

Una raccolta di ricette, spunti e storie, ma soprattutto il punto di inizio di un processo di scambio, arricchimento e sensibilizzazione nei confronti del pregiudizio legato alle diversità alimentari, forte del potere racchiuso nel cibo quale fonte di condivisione e piacere della tavola.

E venerdì 12 Gennaio, l’Azienda Agricola Bertinelli era gremita da chi è rimasto affascinato da questo viaggio, curiosi ed entusiasti di assistere alla prima presentazione ufficiale del libro. A moderare l’incontro Anna Maria Pellegrino, Presidente Associazione Nazionale Food Blogger, che ha dato la parola a Ilaria e a coloro che hanno fatto parte o reso possibile questo progetto. A completare l’evento il cooking show della chef Morena Maci e la degustazione degli ottimi prodotti di alcune delle aziende che hanno supportato la realizzazione del libro.

La gioia palpitava, l’emozione tattile, ma noi di Uno Chef per Gaia eravamo tutti lì, pronti a raccontare questa esperienza: Ilaria, Chiara e Lorenzo, ancora una volta insieme!

Ecco una gallery della serata, per chi non è riuscito a partecipare.

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Siamo rientrati dal Merano Wine Festival ricchi di entusiasmo e felici della bellissima esperienza vissuta. Inutile dire che trovarsi in una delle manifestazioni più importanti a livello nazionale nell’ambito dell’enogastronomia, ha avuto un effetto corroborante. Con me Luca Puzzuoli, promotore di Risate e Risotti.

Simply Red: un risotto per il Merano Wine Festival

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E il mio risotto ha reso omaggio al gusto, all’italianità ed al piacere di assaporare un piatto semplice ma, al tempo stesso, saporito e raffinato.

Cos’ho preparato?

Il Ristotto Simply Red con Parmigiano Reggiano, Prosciutto di Parma, Olio extravergine Infinito, composta di lamponi con peperoncino dei Monti Cimini e pomodori Ciro Flagella.

Dato che non voglio solo farvi incuriosire, ma anche provare questa bontà, ecco la ricetta per prepararlo!

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La ricetta del Risotto Simply Red

carboidrati 31,5 g per 100 g senza composta di lamponi

Ingredienti per 4 persone

  • 2 litri circa di brodo vegetale preparato in precedenza
  • 360 g riso Carnaroli Maremma
  • 120 g pomodorini freschi o pomodorini Ciro Flagella
  • 80 g Parmigiano Reggiano grattugiato
  • 60 g Prosciutto di Parma di oltre 15 mesi di stagionatura
  • 30 g burro
  • 30 g cipolla
  • 10 g zucchero di canna
  • composta di lamponi al peperoncino dei Monti Cimini, olio extra vergine di oliva Infinito, timo, sale e pepe

Preparazione

  1. Fatevi affettare il prosciutto in fette piuttosto spesse, circa 1-2 mm, poi mettetele in congelatore per almeno 3 ore: vedrete che non congeleranno, ma, grazie al contenuto di sale, diventeranno semplicemente molto fredde e piuttosto rigide.
  2. Tagliate i pomodorini a meta, adagiateli su una teglia ricoperta da carta forno con il lato tagliato rivolto verso il basso e spolverateli con lo zucchero di canna, olio, sale, pepe e il timo ben sfogliato.
  3. Metteteli in forno ventilato preriscaldato a 180°C per 20 minuti. Toglieteli e metteteli da parte.
  4. Prendete una padella antiaderente piuttosto grande e cospargetela con 20 g di parmigiano grattugiato in modo che ricopra tutto il fondo. Mettete la padella sul fuoco e fate in modo che il formaggio si sciolga senza bruciare, quindi allontanate la padella dal fuoco e lasciate raffreddare il formaggio: avrete ottenuto la vostra cialda.
  5. Per il risotto, mettete circa 20 g di olio extra vergine in un pentolino con il trito di cipolla. Lasciate ammorbidire e imbiondire il trito, poi aggiungete il riso e fatelo tostare a fuoco vivace (a me sono serviti 3 minuti per avere i chicchi ben trasparenti con la parte centrale bianca). Iniziate ad aggiungere il brodo bollente e continuate a mescolare unendo altro brodo solo quando il riso sarà quasi asciutto.
  6. Nel frattempo, mettete il prosciutto “congelato” in un robot da cucina molto tagliente e frullatelo in modo da ottenere una sorta di farina grossolana.
  7. Quando il riso sarà cotto, ma ancora al dente, spegnete il fuoco, aggiungete il prosciutto frullato e amalgamate bene. A questo punto, mantecate con il burro freddissimo e il restante parmigiano grattugiato. Lasciate riposare il risotto per almeno 1 minuto coperto da un canovaccio. Impiattate e completate ogni piatto con qualche pomodorino confit, una cialda di parmigiano e qualche puntina di composta di lamponi al peperoncino.

L’avventura con la famiglia di Risate e Risotti continua. Nei giorni scorsi siamo stati a Roma negli studi di Alice Tv dove la nostra Ilaria Bertinelli, ospite della trasmissione Casa Alice e della bravissima Franca Rizzi, ha preparato il risotto che le ha permesso di aggiudicarsi il primo premio del Rice Food Blogger Contest Chef Giuseppina Carboni. O meglio, una variante che segue la stagionalità:

Il Risotto nella Vecchia Fattoria con funghi porcini al posto del tartufo.

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E’ stato un attimo e l’aria si è riempita di un profumo irresistibile, mentre Ilaria alle prese con fornelli e igredienti conversava tranquilla con la padrona di casa Franca Rizzi.

Quando potrete vederla?

Ecco la programmazione:

Mercoledì 18 ottobre alle 8:30

Mercoledì 18 ottobre alle 13:30

Mercoledì 18 ottobre alle 19:05

Dove?

Su Alice TV, canale canale 221 del digitale terrestre.

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Ho sempre associato Abano Terme ai miei nonni paterni che, in età già matura, avevano iniziato finalmente a concedersi una vacanza all’anno recandosi una decina di giorni a recuperare energia e benessere, coccolati dai fanghi termali. Vedendo l’entusiasmo dei miei nonni sia prima della partenza che al loro rientro, sono sempre rimasta con il desiderio e la promessa che, un giorno o l’altro, avrei provato anch’io l’esperienza del benessere alle terme. Ebbene, questo momento è arrivato in modo decisamente insolito e andando oltre le mie più rosee aspettative.

BWell, quando il cibo va bene per corpo e mente

Attraverso Anna Maria Pellegrino, mio giudice alla finale del Rice Food Blogger Contest 2017, nonché presidente dell’Associazione Italiana Food Blogger, vengo a conoscenza di un’iniziativa promossa dall’Hotel Bristol Buja di Abano Terme: BWell, una proposta di benessere a 360 gradi in cui i benefici della fangoterapia e della spa vengono associati a menù perfettamente bilanciati proposti dallo chef.

Un angolo della piscina termale

Un angolo della piscina termale

Lo spirito visionario del patron dell’Hotel Bristol Buja, Paolo Buja (di una simpatia travolgente), la professionalità dello Chef Carlo Crivellaro e della sua brigata, la consulenza della dietista Romina Valentini, coordinatrice del corso di Laurea in Dietistica presso il Servizio di Dietetica e Nutrizione Clinica dell’Azienda Ospedaliera di Padova, nonché l’esperienza dei medici che quotidianamente si prendono cura degli ospiti dell’albergo sono sfociati nel progetto BWell. Sulla carta, il tutto sembra un film già visto, ma mi rendo presto conto che non è così.

I relatori del progetto

I relatori del progetto

La mia giornata BWell ad Abano Terme

Arrivo ad Abano all’ora di pranzo e il menù mostra due proposte: una tradizionale ed una bella colorata alternativa BWell. Non ho dubbi sulla scelta, anche se temo di alzarmi da tavola un po’ affamata e non appagata, nonostante le quattro portate.
Inizio con il buffet di insalate dove la sorpresa, a onor del vero, me la riserva il cestino del pane: tutto fatto in casa con lievito madre e con una bella scelta di sapori, dalla curcuma alle olive, al classico integrale. Il primo piatto sono Paccheri ripieni di insalatina di baccalà e fave su passatina di datterini al basilico, assolutamente perfetti per il diabete visto il numero controllato di carboidrati associati al pesce. Il secondo è un Cappuccino di patate viola con sarde e cipolla di Tropea, una morbida crema dal sapore delicato reso vivace dalla sapidità delle sarde e dal tocco dolce della cipolla, insomma una vera coccola, perfetta sia per il diabete che per la celiachia, come pure il dolce: Coppa ai frutti di bosco e sorbetto al cacao.

Paccheri ripieni di insalatina di baccalà e fave su passatina di datterini al basilico

Paccheri ripieni di insalatina di baccalà e fave su passatina di datterini al basilico

Quando lascio la sala da pranzo mi sento sazia ma piacevolmente leggera, pronta per affrontare il pomeriggio di studio e scoperta. Il progetto ci viene presentato dai suoi ideatori, completato anche dal contributo dei fornitori delle materie prime a “Chilometro buono”, piccoli produttori di alimenti di qualità che sono parte integrante dell’opera: pasta, riso, olio extra vergine di oliva dei Colli Euganei, pesce e vini sono i prodotti che abbiamo conosciuto.

La cena è infatti un tripudio di bontà e scoperte regalate dai produttori presenti e dagli chef dietro le quinte.

Le portate del pranzo

Le portate del pranzo

Le portate del pranzo

Il tutto sempre nello spirito dello star bene a partire dalla festa dell’aperitivo, alla Zuppetta fredda ai frutti rossi con gnocchetti di ricotta, pesto al basilico e pane integrale, al Filetto di rana pescatrice al vapore aromatico su crema all’aglio orsino, con composta di cipolle, polvere di aceto e di capperi, timballo di zucca in “saor” e taccole fresche all’olio e.v.o e al gran finale con Mousse alle mandorle, gel di mela verde e gruè di cacao.

Le portate del pranzo

I dolci vegani

I dolci vegani

I dolci vegani

 

Il profumo dell’acqua termale

Ma quello che conferisce un tocco quasi magico è il profumo leggermente acre che si sente nell’aria, girando per le strade o nei locali dell’hotel: è il profumo dell’acqua che esce fumante a 81-83°C dalle viscere della terra. La magia è che quest’acqua deve essere raffreddata prima dell’uso, quindi il suo calore viene sfruttato per riscaldare l’albergo e l’acqua di tutti i servizi in un ciclo perfetto di rispetto per ciò che la natura ci regala, la vera sostenibilità. Con l’acqua si riempiono larghe vasche dove viene messo a maturare il fango proveniente da una vicina cava di argilla; grazie ai microrganismi presenti nell’acqua, il fango si copre gradatamente di uno strato verde intenso. Questo è il prodotto che viene usato per la fangoterapia, un caldo abbraccio che elimina le infiammazioni e accarezza la pelle.

Il centro benessere

Il centro benessere

Il centro benessere, poi, è un piacevolissimo viaggio – dantesco solo nel nome – dal calore dell’Inferno, dove si trovano i trattamenti ad alta temperatura come sauna, tepidarium e bagno turco, alla frescura del Purgatorio, con piscine ed idromassaggi, alla pace del Paradiso con la zona relax immersa nella calda atmosfera del quarzo color ambra.

A distanza di anni, la mia gioia è stata quella di potere raccontare questa breve avventura ad Abano Terme alla mia nonna ultranovantenne, dalle cui parole ho sentito ancora l’entusiasmo, misto ad un po’ di malinconia, per quei fanghi che sono stati la più grande concessione che si sia mai regalata.

Credo che ormai non sia più necessario raccontare cosa sia il Rice Food Blogger Contest “Chef Giuseppina Carboni” a cui ho voluto partecipare anche quest’anno, in seguito alla splendida esperienza del 2016 in cui mi sono classificata al secondo posto, preceduta dalla blogger, amica e compagna d’avventure, Cristiana Curri.

Rice Food Blogger Contest 2017: una finale sulle colline di Orvieto

Dopo la semifinale alla Chef Academy di Terni che ha decretato i 5 finalisti, gli aggiornamenti quasi quotidiani da parte dell’organizzatore Luca Puzzuoli sulle sorprese che la finale del 2017 ci avrebbe riservato hanno sicuramente contribuito a fare aumentare quella tensione che, credo, sia inevitabile ogni volta che ci si deve mettere in gioco. Man mano che venivo a conoscenza dei nomi dei giudici della finale, pensavo all’espressione che avrebbero fatto di fronte al mio risotto preparato con chissà quali ingredienti e a tutti i difetti che ci avrebbero trovato! Parlo di:

Franca Rizzi di Alice Tv conduttrice di Casa Alice
Silvia Baracchi Chef Stella Michelin del Relais & Chateaux Il Falconiere di Cortona
Anna Maria Pellegrino Presidente Associazione Italiana Food Blogger
Cristiana Curri Vincitrice del Contest Rice Food Blogger “Chef Giuseppina Carboni” 2016
Gregori Nalon Chef di Alice Tv
Titti Dell’Erba vicedirettore Ristonews
Carlo Zucchetti de Il Giornale Enogastronomoco con il Cappello

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Per mia grande consolazione, arrivando al Relais Borgo San Faustino di Orvieto e ritrovando le altre finaliste Marta e Bianca Berti (che hanno gareggiato insieme), Sara Brancaccio, Angela Simonelli e Alessia Corrado, ho capito che tutte avevamo gli stessi “incubi” e che ci sentivamo più compagne che avversarie, sentimento che non è mai cambiato, nemmeno durante la competizione.

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Alla vigilia della sfida ci siamo ritrovati tutti, concorrenti e rispettive famiglie, a cena per stabilire le fasi della gara: appuntamento alle 9:15 di venerdì 21 luglio per indossare i grembiuli e affilare le lame dei coltelli.

Il giorno della finale

Sotto un bellissimo albero di gelso viene sistemato il lungo tavolo della giuria animato dai sorrisi dei giudici che, così rilassati e distesi, mi incutono ancora più timore! Si procede subito con il sorteggio: i primi tre estratti cucineranno nella prima tranche, i restanti due competeranno a seguire. Il mio nome viene estratto per quarto e viene associato alla mistery box numero 4 per la gioia di mio figlio Nicolò che esulta perché il 4 è il suo numero preferito, quindi speriamo tutti che sia di buon auspicio!

Quando le prime tre finaliste aprono le loro mistery box, mi si gela il sangue nelle vene: gli ingredienti sono tanti, con sapori contrastanti, e devono essere usati tutti. Visto che Sara ed io non potremo vedere il contenuto delle nostre scatole fino a quando non sarà conclusa la gara delle prime tre finaliste, andiamo in cucina ad incoraggiare le compagne e a scambiarci qualche idea, ma l’attesa credo sia la parte più dura della gara! A distanza di 10 minuti l’uno dall’altro, escono i primi tre piatti che sono davvero bellissimi e immagino anche buonissimi.

L'apertura della mistery box

L’apertura della mistery box

Giunge il momento in cui posso finalmente aprire il coperchio della mia mistery box: ho alcuni scatti fotografici che ci hanno fatto ridere per ore e che sono più eloquenti di qualsiasi commento! Ecco il contenuto: agnello, maiale, manzo, salsiccia, tartufo nero, mozzarella e carote. Il primo pensiero che mi balza in testa è come fare in modo che il risotto non risulti troppo grasso nella bocca e penso che l’unica soluzione sia bilanciare bene le quantità di ogni singolo ingrediente. Ad essere sincera, mi viene subito un’idea e a quella do fiducia: ragù di carne in bianco leggermente speziato e con una punta di menta (le erbe aromatiche sono di libero utilizzo), crema di mozzarella frullata con tartufo grattugiato per mantecare e servire, cialdine di parmigiano al tartufo per decorare e dare un pizzico croccante.

La chiacchierata con lo Chef Gregory Nalon

La chiacchierata con lo Chef Gregory Nalon

Assaggio il mio risotto e lo trovo perfetto di sapidità, anche se il sapore non è sicuramente il mio preferito, ma d’altro canto, se avessi scelto io gli ingredienti, non avrei certamente optato per quelli trovati nella mistery! Decido il nome del mio risotto, “Nella vecchia fattoria…arrivò un tartufo”, lo impiatto e copro la distanza che mi divide dal gelso con le mani tremanti mentre reggono i due piatti di risotto. Anche la voce trema quando racconto il mio risotto: non mi ero resa conto di essere tanto emozionata!

La presentazione del mio risotto

La presentazione del mio risotto

Poi finalmente possiamo goderci il pranzo, il luogo incantevole e qualche ora di riposo prima di tornare a pensare alla sfida. Ed effettivamente, tra foto, riprese, interviste e preparativi, arriva l’ora di cena in un batter d’occhio. Condividiamo il tavolo con le sorelle Bianca e Marta Berti e i loro compagni: dato ci eravamo affrontate anche nella finale dello scorso anno, ci sentiamo tutti un po’ come vecchi amici e facciamo programmi di gite fuori porta a caccia di specialità gastronomiche nelle nostre rispettive città di origine e, tra descrizioni, sogni ad occhi aperti e risate per lo spettacolo esilarante della coppia di comici I Sequestrattori, arriva il momento in cui sentiamo Luca Puzzuoli e Giampaolo Trombetti di Alice TV che annunciano il momento fatidico: sta per essere svelato il nome del vincitore del Contest.

La voce tonante di Luca inizia a scandire la classifica partendo dal quinto classificato. Bianca, Marta ed io, compagne di tavolo, restiamo le uniche a non essere chiamate: il vincitore sarà una (o due) tra noi! Ci alziamo, raggiungiamo i giudici e ci stringiamo per meglio resistere a tanta tensione mentre l’intera sala si riempie di un “ohhhhhhhhhhh” dal tono crescente che prelude all’annuncio.

E sento il mio nome!!! Sono io la vincitrice di quest’anno!

Faccio fatica a trattenere le lacrime, colgo la stessa fatica sul volto dei miei famigliari, Gaia corre ad abbracciarmi (Nicolò non è riuscito a vincere la battaglia contro gli occhi che si chiudevano per il sonno, quindi è già tranquillo tra le braccia di Morfeo) e io sono felice perché ho raggiunto il mio obiettivo: dimostrare a Gaia che mangiare un cibo speciale non significa mangiare qualcosa di meno buono…e ora penso che non lo metterà più in dubbio.

Uno dei regali più ambiti: la casseruola Le Creuset

Uno dei regali più ambiti: la casseruola Le Creuset

Da questo momento in poi è un po’ come guardare un film indossando degli auricolari da cui fuoriesce una musica che senti solo tu. I premi degli sponsor sono una sorpresa dopo l’altra. Crisitana Curri, la vincitrice del Contest 2016, mi consegna la gallina in legno della bottega artigiana Michelangeli di Orvieto, ormai divenuta il simbolo della gara; il Responsabile Italia Le Creuset, Gianroberto Giovannetti, mi consegna una fantastica casseruola della prestigiosa casa francese; la Responsabile Divisione Eventi di F.lli Casolaro Hotellerie Spa, Maria Vittoria Casolaro mi mette al polso l’ambitissima forchetta bracciale Casolaro Jewels in bronzo personalizzata con il mio nome; Francesca Petrei Castelli di Pasta Verrigni mi consegna una selezione di pasta di questo antico pastificio abruzzese dai formati più incredibili, poi ancora il mio adorato Parmigiano Reggiano, il pomodoro di Ciro Flagella, l’olio extra vergine di oliva Infinito dell’azienda Italyheart, il Pecorino Romano e gli splendidi tartufi di Boscovivo.

Il bracciale personalizzato di Casolaro Jewels

Il bracciale personalizzato di Casolaro Jewels

Francesca Verrigni mi consegna la sua preziosa pasta

Francesca Verrigni mi consegna la sua preziosa pasta

E quello che prenderà forma solo in futuro sono la pubblicazione di un libro di ricette e un corso di cucina presso la Campus Étoile Academy dello Chef Rossano Boscolo.

Le finaliste

Le finaliste

Se volete rifare il mio risotto a casa, eccovi:

La ricetta del Risotto “Nella vecchia fattoria…arrivò un tartufo”

carboidrati 21,23 g per 100 g di risotto pronto

Ingredienti

  • 2 litri circa di brodo vegetale preparato in precedenza
  • 360 g riso
  • 150 g carni miste (agnello, manzo, maiale, salsiccia)
  • 150 g vino bianco
  • 85 g mozzarella fiordilatte
  • 70 g Parmigiano Reggiano grattugiato
  • 30 g burro
  • 30 g carota
  • 30 g cipolla
  • 15 g sedano
  • 1 spicchio d’aglio
  • olio extra vergine di oliva, timo, menta, brodo vegetale, sale, pepe, peperoncino

Preparazione

  1. Preparate prima di tutto il ragù di carne. Mettete circa 20 g di olio extra vergine in un pentolino con il trito di cipolla, carota e sedano e uno spicchio d’aglio. Lasciate ammorbidire e imbiondire il trito, poi aggiungete la salsiccia ben sgranata, quindi le altre carni tagliate a cubettini e lasciate rosolare bene. Sfumate con metà del vino bianco, aggiustate di sale e aggiungete 2 rametti di timo e un mestolo scarso di brodo; lasciate cuocere per circa 30 minuti, poi togliete aglio e timo.
  2. Preparate la crema di mozzarella fiordilatte; tagliatela a pezzetti, mettetela nel bicchiere del frullatore e aggiungete un mezzo mestolo di brodo vegetale, quindi frullate in modo da ottenere una crema. Tagliate a pezzettini una parte di tartufo, aggiungetelo alla mozzarella e frullate nuovamente in modo da ottenere un composto omogeneo. Aggiustate di sale e mettete da parte.
  3. Prendete una padella antiaderente e tagliate un disco di carta forno della dimensione della padella stessa. Mescolate 30 g di parmigiano grattugiato con del tartufo grattugiato e spolverate il composto sulla carta forno. Mettete la padella sul fuoco e fate in modo che il formaggio si sciolga senza bruciare, quindi allontanate la padella dal fuoco e lasciate raffreddare il formaggio.
  4. Iniziate a preparare il riso. Mettete un filo d’olio in un tegame e fatevi tostare il riso a fuoco vivace (a me sono serviti 3 minuti per avere i chicchi ben trasparenti con la parte centrale bianca). Aggiungete il ragù di carne e sfumate il tutto con il vino bianco restante. Iniziate ad aggiungere il brodo bollente. Continuate a mescolare e unite il brodo solo quando il riso sarà quasi asciutto; portate a cottura.
  5. Spegnete il fuoco lasciando il riso ancora al dente e iniziate a mantecare con 30 g di burro ben freddo e 1 cucchiaio abbondante di crema di mozzarella e tartufo in modo che l’amido si liberi e vada a formare una bella cremina; quindi aggiungete anche il Parmigiano grattugiato e continuate a mescolare fino a quando sarà completamente amalgamato. Profumate con 3 foglioline di menta tritate finemente. Lasciate riposare il risotto per almeno 1 minuto coperto da un canovaccio.
  6. Impiattate mettendo qualche ciuffetto di crema di mozzarella al tartufo a temperatura ambiente sulla superficie del risotto e dei pezzetti di cialda di parmigiano al tartufo.

Buon appetito!

Il mio risotto

Il mio risotto

La nostra Ilaria è stata la presentatrice dell’appuntamento finale del programma “Il Cuoco Perfetto” in onda su TV Parma. Aspiranti cuochi, persone appassionate di cucina e desiderosi di mettersi in gioco, si sono sfidati a suon di pentole e padelle.

Il talent show della Food Valley: una grande finale

Ecco com’è andata…BUONA VISIONE!

http://www.tvparma.it/Video/il-cuoco-perfetto-1/cristina-vs-ilaria–finale-8a-puntata