Ho sempre associato Abano Terme ai miei nonni paterni che, in età già matura, avevano iniziato finalmente a concedersi una vacanza all’anno recandosi una decina di giorni a recuperare energia e benessere, coccolati dai fanghi termali. Vedendo l’entusiasmo dei miei nonni sia prima della partenza che al loro rientro, sono sempre rimasta con il desiderio e la promessa che, un giorno o l’altro, avrei provato anch’io l’esperienza del benessere alle terme. Ebbene, questo momento è arrivato in modo decisamente insolito e andando oltre le mie più rosee aspettative.

Attraverso Anna Maria Pellegrino, mio giudice alla finale del Rice Food Blogger Contest 2017, nonché presidente dell’Associazione Italiana Food Blogger, vengo a conoscenza di un’iniziativa promossa dall’Hotel Bristol Buja di Abano Terme: una proposta di benessere a 360 gradi in cui i benefici della fangoterapia e della spa vengono associati a menù perfettamente bilanciati proposti dallo chef.

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Lo spirito visionario del patron dell’Hotel Bristol Buja, Paolo Buja (di una simpatia travolgente), la professionalità dello Chef Carlo Crivellaro e della sua brigata, la consulenza della dietista Romina Valentini, coordinatrice del corso di Laurea in Dietistica presso il Servizio di Dietetica e Nutrizione Clinica dell’Azienda Ospedaliera di Padova, nonché l’esperienza dei medici che quotidianamente si prendono cura degli ospiti dell’albergo sono sfociati nel progetto BWell. Sulla carta, il tutto sembra un film già visto, ma mi rendo presto conto che non è così.

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Arrivo ad Abano all’ora di pranzo e il menù mostra due proposte: una tradizionale ed una bella colorata alternativa BWell. Non ho dubbi sulla scelta, anche se temo di alzarmi da tavola un po’ affamata e non appagata, nonostante le quattro portate.
Inizio con il buffet di insalate dove la sorpresa, a onor del vero, me la riserva il cestino del pane: tutto fatto in casa con lievito madre e con una bella scelta di sapori, dalla curcuma alle olive, al classico integrale. Il primo piatto sono Paccheri ripieni di insalatina di baccalà e fave su passatina di datterini al basilico, assolutamente perfetti per il diabete visto il numero controllato di carboidrati associati al pesce. Il secondo è un Cappuccino di patate viola con sarde e cipolla di Tropea, una morbida crema dal sapore delicato reso vivace dalla sapidità delle sarde e dal tocco dolce della cipolla, insomma una vera coccola, perfetta sia per il diabete che per la celiachia, come pure il dolce: Coppa ai frutti di bosco e sorbetto al cacao.

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Quando lascio la sala da pranzo mi sento sazia ma piacevolmente leggera, pronta per affrontare il pomeriggio di studio e scoperta. Il progetto ci viene presentato dai suoi ideatori, completato anche dal contributo dei fornitori delle materie prime a “Chilometro buono”, piccoli produttori di alimenti di qualità che sono parte integrante dell’opera: pasta, riso, olio extra vergine di oliva dei Colli Euganei, pesce e vini sono i prodotti che abbiamo conosciuto.

La cena è infatti un tripudio di bontà e scoperte regalate dai produttori presenti e dagli chef dietro le quinte.

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Il tutto sempre nello spirito dello star bene a partire dalla festa dell’aperitivo, alla Zuppetta fredda ai frutti rossi con gnocchetti di ricotta, pesto al basilico e pane integrale, al Filetto di rana pescatrice al vapore aromatico su crema all’aglio orsino, con composta di cipolle, polvere di aceto e di capperi, timballo di zucca in “saor” e taccole fresche all’olio e.v.o e al gran finale con Mousse alle mandorle, gel di mela verde e gruè di cacao.

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Ma quello che conferisce un tocco quasi magico è il profumo leggermente acre che si sente nell’aria, girando per le strade o nei locali dell’hotel: è il profumo dell’acqua che esce fumante a 81-83°C dalle viscere della terra. La magia è che quest’acqua deve essere raffreddata prima dell’uso, quindi il suo calore viene sfruttato per riscaldare l’albergo e l’acqua di tutti i servizi in un ciclo perfetto di rispetto per ciò che la natura ci regala, la vera sostenibilità. Con l’acqua si riempiono larghe vasche dove viene messo a maturare il fango proveniente da una vicina cava di argilla; grazie ai microrganismi presenti nell’acqua, il fango si copre gradatamente di uno strato verde intenso. Questo è il prodotto che viene usato per la fangoterapia, un caldo abbraccio che elimina le infiammazioni e accarezza la pelle.

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Il centro benessere, poi, è un piacevolissimo viaggio – dantesco solo nel nome – dal calore dell’Inferno, dove si trovano i trattamenti ad alta temperatura come sauna, tepidarium e bagno turco, alla frescura del Purgatorio, con piscine ed idromassaggi, alla pace del Paradiso con la zona relax immersa nella calda atmosfera del quarzo color ambra.

A distanza di anni, la mia gioia è stata quella di potere raccontare questa breve avventura ad Abano Terme alla mia nonna ultranovantenne, dalle cui parole ho sentito ancora l’entusiasmo, misto ad un po’ di malinconia, per quei fanghi che sono stati la più grande concessione che si sia mai regalata.

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