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Come mai un Gazpacho di pomodori gialli, peperone e crudo croccante? Per i ricordi e per il mio amore per Spagna e peperoni.

La prima volta che ho sentito parlare del Peperone di Carmagnola è stato qualche anno fa quando la mia vicina mi ha regalato un vaso di peperoni sott’aceto preparato dai suoi genitori che ogni anno, proprio a settembre, avevano l’abitudine di recarsi in Piemonte ad acquistare la materia prima.

Quei peperoni non li ho mai dimenticati: i colori vivaci, il sapore dolce, ma deciso e la consistenza croccante mi hanno fatto innamorare al primo assaggio. E’ stato quel sapore a spingermi a scoprire da dove venisse quel delizioso frutto della terra.

Carmagnola e il suo peperone

La sua terra di origine è appunto la zona di Carmagnola in Piemonte e ne esistono di varie tipologie (quello che avevo assaggiato io era il “Corno di bue”, perfetto per le conserve). In questa zona il peperone arrivò all’inizio del novecento e oggi rappresenta una risorsa fondamentale per l’agricoltura e l’economia locale ed è un alimento conosciuto ed apprezzato in Piemonte e in Italia per il suo colorito giallo intenso o rosso vivace, il suo profumo e le sue caratteristiche di genuinità.

Ogni anno, agli inizi di Settembre, Carmagnola ospita la Fiera Nazionale del Peperone, la più grande in Italia dedicata a un prodotto agricolo, che propone 10 giorni di eventi gastronomici, culturali, artistici ed esperienze creative e coinvolgenti per tutti i sensi e per tutte le fasce di età. Ebbene quest’anno la fiera raggiunge un traguardo estremamente importante, ossia il suo 70° anniversario, che viene celebrato raccogliendo ricette che vedono il peperone come loro protagonista. Questo fresco e profumato Gazpacho è il mio modo per augurare lunga vita ad un prodotto della terra che allieta spesso la nostra tavola con i suoi sapori, profumi e colori. Allora ancora tanti auguri!

La ricetta del Gazpacho di pomodori gialli, peperone e crudo croccante

carboidrati 12,58 g per 100 g

Ingredienti per 4 persone

  • 500 g pomodori gialli
  • 3 peperoni, di cui 2 gialli e 1 rosso (circa 270 g cotti e pelati)
  • 100 g pane a cassetta** oppure questi Filoni rustici
  • 100 g prosciutto crudo a fette
  • 100 g brodo vegetale
  • foglie di basilico
  • olio extra vergine di oliva
  • peperoncino, sale e pepe

**Prodotti specifici per celiaci

Preparazione

  1. Pulite i peperoni, tagliateli a metà, eliminate il picciolo, i semi e i filamenti bianchi, quindi metteteli nel forno sotto il grill a 200°C fino a quando la buccia sarà leggermente scura. Chiudete i peperoni in un sacchetto di carta e quando saranno freddi, pelateli e metteteli da parte. Tagliate ¾ del peperone rosso a striscioline e tenete da parte.
  2. Mettete i pomodori, la mollica, il brodo e i peperoni pelati (tranne il peperone rosso a striscioline) in un frullatore per ottenere una crema; aggiustate di peperoncino, sale e pepe.
  3. Mettete il prosciutto nel forno a microonde impostando una potenza media e tempi brevi e ripetendo l’operazione fino a quando il prosciutto sarà croccante.
  4. Preparate delle ciotoline con il Gazpacho di pomodori, le striscioline di peperone, pezzetti di prosciutto croccante, qualche foglia di basilico e un filo d’olio extra vergine di oliva.
Il Gazpacho di pomodori gialli, peperoni e crudo croccante

Il Gazpacho di pomodori gialli, peperoni e crudo croccante

La versione con glutine del Gazpacho di pomodori gialli, peperone e crudo croccante

Per la versione con glutine della ricetta, sostituire il pane a cassetta senza glutine con pane convenzionale.

Questa ricetta partecipa al Contest “Peperone di Carmagnola: 70 anni in 70 ricette”

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Perché partecipare ad un contest intitolato “La Grappa del Trentino nel piatto”?

Per tanti motivi, ma in primo luogo perché la Grappa è un distillato naturalmente senza glutine e perché, se usato in cucina, può essere gustata senza troppe preoccupazioni da chi è affetto da diabete. L’invito da parte dell’Istituto Tutela della Grappa del Trentino mi arriva quindi con immensa gioia anche perché della Grappa vorrei conoscere qualcosa di più visto che è un prodotto esclusivamente italiano (i distillati prodotti in modo simile negli altri paesi del mondo si chiamano acquavite).

Dopo avere incontrato le compagne di avventura, ossia le altre tre blogger coinvolte Annalisa del blog Mi manca il sale, Orsola di Ockstyle e Paola di Profumo di vaniglia, qualche chiacchiera, un boccone e via ad affrontare il sol leone di Trento (chi ha detto che al nord fa fresco???).

Come si produce la grappa del Trentino

La prima tappa di questo breve, ma intenso viaggio è la Cantina e distilleria Pisoni, dove la famiglia produce grappa dal 1852 in un angolo di paradiso che si chiama Valle dei Laghi, una lingua di terra tra il Lago di Garda e le Dolimiti del Brenta in cui il microclima risultante dalla presenza delle grandi distese d’acqua e dall’altitudine delle montagne circostanti garantisce quelle escursioni termiche tra giorno e notte che permettono all’uva di sviluppare profumi ed aromi unici.

Esposizione di prodotti della distilleria Pisoni

Esposizione di prodotti della distilleria Pisoni

Ci accompagna Giuliano, il fratello che all’interno della famiglia si prende cura della grappa, che inizia a spiegarci che la grappa è una bevanda alcolica ottenuta dalla distillazione della vinaccia, ossia le bucce e i vinaccioli che rimangono dopo la spremitura dell’uva per la produzione di vino.

Qui da Pisoni, le caldaie e gli alambicchi, nel silenzio immobilizzato dai sigilli apposti dall’Agenzia delle Dogane che controlla la produzione soggetta al pagamento delle accise, sembrano aspettare il momento in cui sbufferanno con il vapore, da settembre a novembre.

In quel periodo dell’anno, la caldaia viene riempita di vinaccia e acqua, questa viene riscaldata e trasformata in vapore che, portando con sé la parte alcolica e aromatica, sale verso l’alto, entrando in un tubo che passa in un refrigeratore dove si condensa e ritorna in forma liquida. Questo primo distillato prende il nome di flemma ed ha una gradazione alcolica di 20-22 gradi poiché contiene ancora una parte di acqua.

La flemma viene quindi pulita mettendola in una caldaia a bagnomaria, ossia scaldata grazie al vapore che scorre in una intercapedine, così da separare i vapori buoni da quelli meno gradevoli in base alle temperature di evaporazione: i primi ad evaporare e ad essere eliminati vengono detti teste, la parte centrale chiamata cuore viene conservata, mentre viene tagliata anche la parte finale detta coda. La grande difficoltà e la capacità del mastro distillatore stanno proprio nel sapere quando apportare questi tagli durante la distillazione per conservare solo il meglio degli aromi e dei profumi del distillato.

Dalla grappa grezza alla grappa finita

Il risultato di tanto lavoro è la grappa grezza, ossia un distillato a 80 gradi che dovrà sottoporsi ad un’ultima trasformazione che consiste nell’aggiunta di acqua per abbassare il grado alcolico attorno ai 40 gradi e nella filtrazione mediante congelamento per eliminare tracce di rame e grassi (oli essenziali derivanti dalle bucce d’uva) in modo da ottenere un liquido perfettamente limpido. A questo punto la grappa è pronta per essere imbottigliata oppure per proseguire il proprio invecchiamento in barrique per prodotti che svilupperanno caratteristiche specifiche.

Sapete quanti litri di grappa si ottengono da 100 kg di vinaccia? Da un minimo di 5 ad un massimo di 20 litri di grappa grezza a seconda della qualità della vinaccia che si è utilizzata: se l’uva è buona, sana e ben matura, ci regalerà non solo caratteristiche organolettiche migliori, ma anche una maggiore quantità di prodotto finito! La qualità della grappa, ci racconta Giuliano, la fanno la natura e i tagli del mastro distillatore.

Giuliano ci accompagna anche nelle cantine scavate sotto la roccia della montagna a cui si appoggia l’edificio della distilleria: qui riposano migliaia di bottiglie di spumante Trento DOC ad una temperatura costante di 10°C…un meraviglioso sollievo in una giornata da “bollino rosso” della settimana più calda dell’anno a detta dei meteorologi! Beh, di questa splendida bollicina ce ne degustiamo un calice prima di trasferirci a Palazzo di Roccabruna, sede dell’Enoteca provinciale del Trentino e del nostro Contest di cucina.

Il Contest “La Grappa del Trentino nel piatto”

Qui ci aspetta anche lo chef Sebastian Sartorelli che ha preparato le nostre Mistery box. L’unica certezza è che dovremo utilizzare la grappa, mentre sugli altri ingredienti regna il più stretto mistero. Alle 18 in punto, dopo qualche foto e il calore che aumenta con l’accensione di forno e fornelli, possiamo finalmente svelare il mistero: filetto di cervo, grano saraceno, formaggio fontal e pera sono gli ingredienti obbligatori per il nostro piatto, ma abbiamo a disposizione anche ingredienti “universali” come farina, uova, condimenti, alcune verdure, erbe aromatiche e spezie… insomma un tripudio di colori e profumi!

Sapete una cosa? Non so perché, ma non ho nessunissimo dubbio: il mio piatto sarà un raviolo! Naturalmente, qui ho farina di frumento a disposizione oltre al saraceno e non le farine che sono abituata ad utilizzare per preparare i ravioli senza glutine…beh, per noi che siamo abituati a lavorare impasti che sono delicati come la seta, un impasto preparato con farina contenente glutine è un gioco da ragazzi: tirare la sfoglia è incredibile, non si rompe mai!

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Il ripieno è una versione trentina dei tortelli di patate della mia nonna: patate bollite, pere saltate alla grappa, fontal grattugiato e ancora grappa per aromatizzare il tutto al posto dell’intruglio di liquori della nonna Rina.

Infine il cervo. “Oh, deer!” mi dice la mia anima di interprete quando vedo il filetto di cervo nella scatola, un “Oh, mio Dio!” che si trasforma proprio in “Oh, il cervo!”, che naturalmente diventa il nome, obbligatorio, del mio piatto. Ebbene sì, il cervo non l’ho mai cucinato prima, anche se teoricamente so come farlo. Lo metto a macerare con erbe aromatiche e grappa mentre bollono le patate e preparo la sfoglia. Infine, burro in padella e quando è ben caldo, aggiungo il filetto di cervo e lo faccio rosolare in superficie, quindi aggiungo la marinatura per fare evaporare la grappa ed ottenere un fondo di cottura profumato e leggermente color nocciola: aromi emozionanti!

L’assaggio e la giuria

Ormai è tutto pronto e devo solo portare a compimento il mio progetto e farlo assaggiare ai giudici: Mirko Scarabello, Presidente dell’Istituto di Tutela Grappa del Trentino, nonché nostro mentore in materia, Sebastian Sartorelli, chef per gli eventi dell’enoteca e chef della Hosteria Toblino di Madruzzo (TN), e Maria Grazia Brugnara, responsabile per la promozione dei prodotti enogastronomici all’interno della Camera di Commercio di Trento, oltre ad essere assaggiatrice ONAF, sommelier, assaggiatrice di oli e grappa.

I giudici valutano i nostri piatti sulla base di 6 criteri e su una scala da 0 a 10…ma sapete la cosa straordinaria? Noi tutte ci classifichiamo entro un range di voti di soli 2 punti e la vincitrice del contest è Annalisa del blog “Mi manca il sale” perché il suo piatto è quello che meglio si abbina alla grappa anche in degustazione, brava!

Quello per cui si è distinto il mio “Oh, deer!”? La creatività e le tecniche impiegate…vi assicuro che appena trovo un filetto di cervo come quello che ci ha procurato lo chef Sebastian lo cucino subito alla mia famiglia, anche perché in quel di Parma adesso la Grappa non mancherà più!

La ricetta del mio Raviolo “Oh, deer!”

carboidrati 27 g per 100 g di ravioli crudi senza il filetto di cervo

Ingredienti per la sfoglia per 6 persone

  • 200 g farina Petra 1** oppure Nutrifree per pasta fresca** (al contest ho utilizzato 250 g di farina di frumento 00)
  • 50 g farina di grano saraceno
  • 3 uova intere
  • sale e acqua (solo se l’impasto dovesse risultare troppo duro)

 

Ingredienti per il ripieno

  • 400 g patate
  • 100 g pera
  • 80 g Fontal
  • 1 bicchierino abbondante di Grappa del Trentino invecchiata
  • sale e pepe

Ingredienti per il cervo

  • 1 filetto di cervo di piccole dimensioni
  • 30 g burro
  • 1 bicchierino di Grappa del Trentino invecchiata
  • erbe aromatiche a piacere
  • olio extra vergine di oliva
  • sale

Ingredienti per completare

  • buccia di limone
  • origano fresco
  • fiori di piante aromatiche

**Ingredienti specifici per celiaci

*Ingredienti per i quali verificare l’assenza di glutine in etichetta o sul Prontuario AIC

Preparazione

  1. Prima di tutto fate bollire le patate con la buccia fino a quando risulteranno morbide forandole con i rebbi di una forchetta.
  2. Mettete a marinare il filetto di cervo con erbe aromatiche a piacere, un filo d’olio extra vergine di oliva e un bicchierino di grappa.
  3. Preparate la sfoglia: formate la fontana con le 2 farine, rompete le uova nel centro, aggiungete un pizzico di sale e iniziate sbattendo le uova con una forchetta; iniziate ad incorporare la farina gradatamente fino a quando riuscite ad impastare con le mani. Solo se dovesse risultare troppo asciutto, bagnarsi le mani con acqua per completare l’operazione. Quando avrete ottenuto un composto liscio ed omogeneo, mettetelo a riposare in un sacchetto di plastica pulito.
  4. Sbucciate la pera, tagliatela a cubettini piccoli e fatela ammorbidire per una decina di minuti in una padella antiaderente sfumandola con un goccio di grappa. Mettetela da parte.
  5. Schiacciate le patate mentre sono ancora calde, insaporitele con il Fontal grattugiato, la grappa, le pere aromatizzate, sale e pepe.
  6. Preparate il filetto di cervo. Mettete il burro in una padella antiaderente, scaldatelo molto bene, quindi aggiungete il filetto di cervo; fatelo rosolare a fuoco vivo su tutti i lati per qualche minuto fino a quando la superficie risulta ben marrone, quindi aggiungete il liquido di marinatura per farlo restringere e accentuare la rosolatura. Allontanate dal fuoco, mettete sia il filetto che il fondo di cottura in una ciotolina e ricopritela con un foglio di alluminio.
  7. Preparate i ravioli. Stendete la sfoglia sottile, ma non troppo (io l’ho tirata al penultimo foro), adagiate delle “noci” di ripieno a distanza di 5 cm tra loro, ripiegate la sfoglia in modo da coprire il ripieno, fate aderire bene la sfoglia attorno al ripieno utilizzando le dita, quindi tagliate delle mezze lune con un coppapasta.
  8. Bollite i ravioli in acqua bollente leggermente salata, cuoceteli per il tempo necessario tastando la pasta di tanto in tanto, scolateli con una schiumarola adagiandoli su uno strofinaccio e impiattateli. Conditeli con una fettina sottilissima di filetto di cervo, fondo di cottura dello stesso, una piccola grattugiata di buccia di limone e qualche piccola fogliolina di origano fresco e fiorellini di piante aromatiche.
Oh, deer! Raviolo di patate e cervo alla Grappa del Trentino

Oh, deer! Raviolo di patate e cervo alla Grappa del Trentino

Se vi piace preparare i ravioli, potete provare anche i Ravioli con gamberi e pomodorini

In queste giornate estive si cerca qualcosa di fresco per placare la sensazione di eccessivo calore, ma il gusto rimane sempre al primo posto. La nostra idea è una alternativa al gelato, un dolce al cucchiaio goloso, con contrasti di sapori tutti da assaporare: Budini al cocco con crema di cioccolata alla liquirizia. 

Budini al cocco con crema di cioccolata alla liquirizia

carboidrati 19,57 g per 100 g

Crema di cioccolata alla liquirizia 

carboidrati 30,31 g per 100 g

Ingredienti per 6 budini

  • 200 g latte
  • 200 g latte di cocco
  • 150 g panna
  • 3 tuorli
  • 50 g zucchero
  • 50 g zucchero di canna
  • 45 g farina di cocco*
  • 25 g farina di riso*
  • 1 arancia non trattata
  • olio di mandorle o nocciole

Ingredienti per la crema di cioccolato alla liquirizia

  • 50 g panna fresca
  • 35 g acqua
  • 30 g zucchero semolato
  • 25 g cioccolato fondente*
  • 15 g cacao amaro*
  • 1 cucchiaino di liquirizia in polvere*
  • 6 lamponi

*Ingredienti per i quali verificare l’assenza di glutine in etichetta o sul Prontuario AIC

Preparazione

  1. Portate a bollore il latte con il latte di cocco e la farina di cocco, quindi allontanate dal fuoco e lasciate in infusione fino a quando il composto si sarà raffreddato.
  2. Sbattete bene i tuorli con gli zuccheri, quindi aggiungete la farina di riso continuando a mescolare e il latte aromatizzato al cocco passandolo attraverso un colino. Mettete il tutto in una casseruola e sul fuoco basso mescolando fino a quando inizia ad addensarsi. Allontanate dal fuoco, aromatizzate con la buccia grattugiata dell’arancia e lasciate raffreddare mescolando di tanto in tanto.
  3. Montate la panna ed infine incorporatela nella crema con movimenti dal basso in alto in modo che non si smonti.
  4. Spennellate 6 stampini monoporzione con l’olio di mandorle o nocciole e riempiteli con la crema. Mettete in congelatore per circa 6 ore.
  5. Preparate una crema di cioccolato. Sciogliete il cacao nell’acqua, poi aggiungete panna e zucchero e fate cuocere a fuoco medio facendo sobbollire per 5 minuti, girando sempre bene con la frusta (la temperatura deve essere compresa tra 70 e 80 gradi). Spegnete e unite il cioccolato fondente girando fino a completo scioglimento; continuate a mescolare fino a quando si sarà abbassata bene la temperatura, poi aggiungete 1 cucchiaino di liquirizia in polvere, mescolate bene e conservate in frigorifero.
  6. Togliete i budini dal freezer, toglieteli dagli stampi, posizionateli sul piatto da portata e aspettate 30 minuti prima di servirli. Al momento di servirli, ricopriteli con 1 cucchiaio di crema alla liquirizia e decorateli con 1 lampone.
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Il budino al cocco con la crema al cioccolato alla liquirizia

 

La versione con glutine dei Budini al cocco con crema di cioccolata alla liquirizia

La ricetta contiene solo ingredienti naturalmente senza glutine e da Prontuario, quindi non richiede adattamenti per la versione con glutine.

Se vi piacciono i dolci al cucchiaio, provate anche la Mahalabiya, un viaggio nei sapori.

L’estate è arrivata all’improvviso e, con il bel tempo, anche le bellissime occasioni di incontro. Come il Gola Gola Festival, a Piacenza dal al 9 giugno. A me è stato dato l’onore di aprire le danze con la mia proposta senza glutine pensata per ingolosire un po’ tutti: il Risotto agli asparagi Gola Gola.

In un festival dedicato al cibo credo sia fondamentale dare spazio ai prodotti locali, quindi ho pensato di scegliere alcuni tra i tanti ingredienti del territorio: gli asparagi di Pontenure (data la stagione), la Malvasia dei colli piacentini e il Grana Padano. Il tutto su una base davvero speciale, ossia il mio riso Carnaroli preferito, quello coltivato dalla Riserva San Massimo all’interno del parco lombardo della Valle del Ticino, un regalo per il palato e per chi è attento alla salvaguardia della biodiversità.

Un’eventuale alternativa al croccantino di grana è un altro prodotto piacentino famosissimo: la sua pancetta, anch’essa resa croccante in una padella antiaderente, oppure nel forno a microonde, seguendo la stessa procedura descritta per il grana.

Quindi correte ad acquistare qualche asparago per non perdere la stagione e godetevi questa delizia!

La ricetta del Risotto agli asparagi Gola Gola Festival

carboidrati 23,55 g per 100 g di risotto

senza la riduzione di Malvasia  

Ingredienti per 4 persone

  • 1,2 lt circa di brodo di carne preparato in precedenza
  • 600 g vino Malvasia dei colli piacentini
  • 400 g asparagi già puliti
  • 320 g riso Carnaroli Riserva San Massimo
  • 100 g Grana Padano
  • 30 g cipollotto
  • 30 g burro
  • 20 g semi di sesamo
  • 20 g zucchero di canna
  • 3 bacche di cardamomo
  • 1 bacca di anice stellato
  • 1 stecca di cannella
  • olio extra vergine di oliva, sale e pepe

Preparazione della riduzione di Malvasia

  1. Come prima cosa preparate la riduzione di Malvasia perché è l’operazione che richiede più tempo. Versate quasi tutto il vino in un tegame dal fondo spesso (conservatene circa 60 g per sfumare), aggiungete le spezie e lo zucchero di canna e lasciate sobbollire senza coperchio per circa 1,5 ore o comunque fino a quando il vino si sarà trasformato in un liquido piuttosto denso e di colore ambrato.

Preparazione del risotto

  1. Lavate gli asparagi e tagliateli in 3 parti: eliminate la parte legnosa, tenete le punte intere e tagliate a pezzetti la parte centrale degli asparagi. Mettete i pezzetti della parte centrale degli asparagi in un tegame con circa 200 g di brodo e portateli a cottura lasciando scoperto il tegame; una volta cotti, mettete gli asparagi in un frullatore per ottenere una crema, aggiustate di sale e mettete da parte.
  2. Preparate i croccantini di grana e sesamo. Mescolate 30 g di grana e il sesamo, poi mettete un cucchiaio di composto su un piatto formando una sorta di disco con il retro del cucchiaio. Mettete il tutto nel forno a microonde per tempi brevi e a potenza media fino a quando il formaggio si sarà leggermente sciolto. Con l’aiuto di una raspa, staccate il disco dal piatto e tenetelo da parte.
  3. A questo punto potete iniziare a preparare il risotto.
  4. Fate appassire il cipollotto tagliato molto fine in una casseruola con un filo d’olio.
  5. Fate tostare il riso nella casseruola con il porro per circa 3 minuti per avere i chicchi ben trasparenti con la parte centrale bianca, quindi bagnate con la Malvasia tenuta da parte e lasciatela evaporare.
  6. Iniziate a tirare il riso aggiungendo un mestolo di brodo bollente. Continuate a mescolare e aggiungete altro brodo solo quando il riso sarà quasi asciutto. Dopo circa 5 minuti, aggiungete le punte di asparagi, poi continuate con il brodo e a mescolare. Qualche minuto prima della fine della cottura, aggiungete la crema di asparagi e mescolate bene. Quando il riso sarà ancora bene al dente, spegnete il fuoco e aggiungete il burro gelato muovendo bene il riso in modo che si liberi l’amido per formare una bella cremina, aggiungete anche il formaggio grattugiato e continuate a mescolare fino a quando sarà completamente amalgamato; aggiustate di sale. Coprite il risotto con un canovaccio e lasciatelo riposare un minuto.
  7. Impiattate il riso e completatelo con qualche pezzo di croccante al sesamo e gocce di riduzione di Malvasia.
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Il risotto agli asparagi Gola Gola Festival

La versione con glutine del Risotto agli asparagi Gola Gola

La ricetta contiene solo ingredienti naturalmente senza glutine, quindi non richiede adattamenti per la versione con glutine.

Se vi piacciono i risotti, provate anche il mio Risotto al sedano rapa con maionese di mele e rose

Una Pizza di patate alle olive senza glutine come alternativa alla pizza convenzionale.

Sappiamo che la pizza per chi ha diabete e celiachia è uno dei piatti in assoluto più difficili da gestire. Proprio così, perché non solo le pizze senza glutine davvero buone sono difficilissime da reperire, ma una volta trovate, chi ha il diabete deve riuscire a gestire “l’effetto pizza”, cioè aumenti anomali della glicemia dovuti alla combinazione di ingredienti contenuti nella pizza (e ahimè anche alti quantitativi di zucchero nascosti nell’impasto e nella salsa di pomodoro ed altissimi quantitativi di sale), anche a molte ore di distanza dopo averla consumata.

La pizza di patate è una simpatica alternativa, dovremo sì prestare attenzione ai carboidrati contenuti nelle patate, ma la loro gestione risulterà decisamente più semplice. Inoltre, può essere una bella idea per una cena o una merenda in giardino naturalmente prive di glutine! Potrete anche servirla assieme ad un’Insalata di pesce spada.

La ricetta della Pizza di patate alle olive senza glutine

carboidrati 14,27 g per 100 g

Ingredienti

  • 700 g patate
  • 400 g passata di pomodoro
  • 250 g mozzarella
  • 80 g olive verdi o nere denocciolate*
  • 20 g cipollotto
  • olio extra vergine di oliva, sale, pepe

*Ingredienti per i quali verificare l’assenza di glutine in etichetta o sul Prontuario AIC

Preparazione

  1. Sbucciate le patate, affettatele sottili e cuocetele al vapore per 20 minuti. Mettete un filo d’olio in una padella antiaderente, versatevi dentro le patate, aggiustatele di sale e pepe e fatele rosolare leggermente premendole con una forchetta o un cucchiaio di legno in modo che si sfaldino.
  2. Nel frattempo, preparate la salsa di pomodoro. Mettete qualche cucchiaio di olio in una padella antiaderente, fatevi rosolare il cipollotto tagliato finemente, quindi aggiungete la passata di pomodoro, aggiustate di sale e pepe, quindi coprite e lasciate cuocere per 15-20 minuti.
  3. Foderate una teglia con carta forno, ricoprite il fondo con le patate, quindi versatevi sopra la salsa di pomodoro e le olive denocciolate a pezzi.
  4. Mettete in forno statico preriscaldato a 200°C per circa 10 minuti, poi aggiungete la mozzarella e rimettete il tutto in forno fino a quando la mozzarella si sarà sciolta.
  5. Servite la pizza di patate calda.

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La versione con glutine della Pizza di patate alle olive

La ricetta contiene solo ingredienti naturalmente, quindi non richiede adattamenti per la versione con glutine.

 

Una ricetta gustosa, preparata con pochi, semplici ingredienti dove il sapore delle cose buone diventa un vero piacere da condividere con la famiglia o con gli amici: gli Gnocchi di patate al pomodoro e ‘nduja.

Abbiamo pensato di partire dal classico e intramontabile piatto di gnocchi al pomodoro per dargli un tocco di gusto ancora più marcato e caratterizzante. Ecco quindi che l’nduja ci è sembrata la soluzione perfetta!

Provare  per credere!

La ricetta degli Gnocchi di patate al pomodoro e ‘nduja

carboidrati 28,03 g per 100 g di gnocchi crudi non conditi

Ingredienti per gli gnocchi per 6 persone 

  • 1 kg patate
  • 200 g fecola di patate*
  • 1 uovo
  • sale, farina di riso* per lo spolvero

Ingredienti per il condimento

  • 600 g passata di pomodoro
  • 40 g Parmigiano Reggiano grattugiato
  • 30 g scalogno
  • 30 g ‘nduja*
  • 1 spicchio d’aglio
  • q.b. sale, olio extra vergine di oliva

**Ingredienti specifici per celiaci

*Ingredienti per i quali verificare l’assenza di glutine in etichetta o sul Prontuario AIC

Preparazione

  1. Lessate le patate in acqua fino a quando, forandole con una forchetta, risultano morbide. Sbucciatele e passatele allo schiacciapatate. Allargatele sul tagliere in modo che si raffreddino più velocemente.
  2. Quando le patate schiacciate saranno fredde, aggiungete gli altri ingredienti e impastate.
  3. Formate delle striscioline cilindriche spolverando con un pizzico di farina di riso e tagliate dei tocchetti di circa 3 cm. Fate passare ogni tocchetto sui rebbi di una forchetta applicando un po’ di pressione in modo che il tocchetto risulti incavato sul lato interno e con leggere scanalature sul lato esterno a contatto con la forchetta.
  4. Preparate il sugo di pomodoro. Affettate lo scalogno e fatelo appassire con lo spicchio d’aglio in un tegame con un filo di olio extra vergine di oliva; quando lo scalogno sarà appassito, aggiungete la passata di pomodoro e lasciate cuocere per circa 15 minuti; aggiungete la ‘nduja mescolando in modo che si incorpori bene nel sugo di pomodoro e aggiustate di sale.
  5. Bollite gli gnocchi in acqua salata per qualche minuto fino a quando non salgono in superficie. Conditeli con il sugo di pomodoro e serviteli con il parmigiano grattugiato.

Gnocchi di patate pomodoro e 'nduja

Gnocchi di patate pomodoro e ‘nduja

La versione con glutine degli Gnocchi di patate al pomodoro e ‘nduja

La ricetta contiene solo ingredienti naturalmente senza glutine, ma è possibile sostituire la fecola di patate con farina di frumento.

La Dripcake al saraceno è una delle mie torte preferite perché ogni volta che la cucino mi permette di esprimere perfettamente il mio stato d’animo nella farcitura che nelle decorazioni. Per questo motivo, finisco spesso per sceglierla come regalo per le persone a cui voglio bene nelle occasioni speciali.

Così questa torta, che avevo preparato per il primo compleanno della mia nipotina Bianca, ho deciso di realizzarla anche per la mia famiglia nel giorno di San Valentino. Un modo per gridare a squarciagola tutto il bene che voglio loro!

Godetevi questa dolcissima coccola!

La ricetta della Dripcake al saraceno

carboidrati 27 g per 100 g di la torta farcita, senza decorazioni

Ingredienti x 2 torte da 20 cm di diametro

  • 170 g mandorle pelate
  • 135 g zucchero
  • 135 g burro
  • 100 g farina al saraceno Petra 5**
  • 70 g maizena*
  • 4 uova
  • 15 g farina di grano saraceno germinato*
  • 1 bustina di lievito
  • 1 punta di vaniglia dal baccello

Ingredienti per farcia e copertura

  • 450 g ricotta di pecora
  • 150 g zucchero a velo* oppure dolcificante*
  • una punta di vaniglia
  • 400 ml panna per dolci

Ingredienti per la ganache

  • 100 g cioccolato fondente*
  • 75 ml panna per dolci

Ingredienti per decorare

  • 125g frutti di bosco
  • 50 g ribes
  • decorazioni in cioccolato*, confetti*, fiori ed altre decorazioni in stoffa o zucchero ecc.

**Ingredienti specifici per celiaci

*Ingredienti per i quali verificare l’assenza di glutine in etichetta o sul Prontuario AIC

Preparazione delle basi

  1. Preparate le basi. Tritate le mandorle pelate in un robot fino ad ottenere una farina; mettetela in una terrina con la farina Petra, la maizena, il germinato di saraceno la vaniglia e il lievito per dolci aggiungendo gradatamente il burro morbido.
  2. In un robot, mescolate i 6 tuorli con lo zucchero fino ad ottenere un composto spumoso, incorporatevi la miscela di farine e burro e mescolate bene, aggiungendo gradatamente gli albumi montati a neve.
  3. Versate il composto in 2 teglie da 20 cm di diametro ricoperte di carta forno bagnata e strizzata e cuocete in forno statico preriscaldato a 170°C per circa 30 minuti. Se non amate il grano saraceno, potete usare per le basi la ricetta della Ciambella della nonna.

Preparazione delle creme e composizione della dripcake

  1. Intanto preparate la crema per la farcitura lavorando ricotta, zucchero a velo e una punta di vaniglia. A parte montate la panna fino a renderla spumosa. Aggiungetela poi alla crema ed amalgamatela delicatamente.
  2. Quando le due basi saranno completamente fredde tagliate ognuna in due dischi. Trasferite il primo disco nel piatto da portata e ricopritelo con abbondante crema. Adagiate quindi in secondo disco e un altro strato di crema, esercitando su ognuno una leggera pressione. Utilizzate la stessa crema, in abbondanza, per la copertura superiore e laterale. Trasferite la torta in frigorifero.
  3. Preparate la ganache tagliando grossolanamente il cioccolato. Mettete la panna nel pentolino, e non appena avrà raggiunto il punto di ebollizione, spegnete ed aggiungete il cioccolato. Mescolate fino ad ottenere una crema omogenea. Una volta che il cioccolato si sarà intiepidito riprendete la torta.
  4. Aiutandovi con un cucchiaino stendete la ganache sui bordi della torta, così che il cioccolato coli. Partite da un piccolo pezzo di torta per controllarne la consistenza della glassa, (se cola troppo velocemente, fatela raffreddare qualche altro minuto  se invece risulta troppo densa scaldatela leggermente).Una volta ottenuto il grado di colatura desiderato, spalmate la glassa sulla superficie del disco.
  5. Lavate ed asciugate i frutti di bosco, intingete le fragole (se le avete) con la punta nel cioccolato, poi, adagiatele sulla torta usando la vostra fantasia per creare il decoro. Trasferite in frigorifero per almeno 2 ore.
Dripcake al saraceno senza glutine

Dripcake al saraceno senza glutine

 

Questi freddi e piovosi pomeriggi invernali sono il momento giusto per sperimentare, e ovviamente gustare in compagnia, nuovi piatti capaci di scaldare e coccolare il palato. E noi stiamo proprio facendo questo: prove e abbinamenti per comporre ricette gustose ed equilibrate come le Crespelle di quinoa ai broccoli.

Ieri è stata una di quelle giornate ai fornelli, quando la pioggia non dà tregua neppure per due passi e una boccata d’aria. Allora fuochi accesi e ingredienti pronti sono la soluzione divertente che mette sempre d’accordo tutti. La nostra domenica ha portato alla creazione di un nuovo primo piatto vegetariano, naturalmente senza glutine, che risulta una pietanza completa e di grande effetto anche per una cena tra amici. Ecco come prepararlo!

La ricetta delle Crespelle di quinoa ai broccoli

carboidrati 8,03 g per 100 g

Ingredienti per le crespelle per 6 persone

  • 200 g acqua
  • 50 g farina di quinoa*
  • 50 g farina di grano saraceno*
  • 2 uova
  • 20 g olio
  • 5 g sale
  • olio extra vergine per ungere la padellina

Ingredienti per il ripieno

  • 380 g ricotta
  • 200 g broccolo bollito
  • 165 g besciamella (vd. sotto)
  • 100 g fontina
  • 100 g emmental
  • sale, pepe e noce moscata

Ingredienti per la besciamella

  • 500 g latte
  • 50 g farina di riso*
  • 40 g olio extra vergine di oliva
  • 40 g parmigiano grattugiato
  • sale

*Ingredienti per i quali verificare l’assenza di glutine in etichetta o sul Prontuario AIC

Preparazione

  1. Preparate le crespelle. In una terrina mettete la farina di quinoa e la farina di grano saraceno, quindi aggiungete l’acqua mescolando con una frusta. Aggiungete le uova e mescolate bene, quindi completate con l’olio e il sale. Con un pezzetto di carta assorbente leggermente unta di olio passate la superficie della padellina antiaderente (di circa 20 cm di diametro) che userete per le crespelle. Versate il quantitativo di pastella necessario a ricoprire la padella con uno strato sottile. Fate dorare la crespella su entrambi i lati, poi rovesciatela su un piatto. Continuate fino ad esaurimento degli ingredienti (io ho ottenuto 6 crespelle).
  2. Preparate la besciamella mettendo l’olio in un tegame e aggiungendo la farina di riso; nel frattempo portate il latte ad ebollizione, quindi aggiungetelo al composto di farina e olio continuando a mescolare con una frusta. Rimettete il tutto sul fuoco e appena inizia ad addensarsi, aggiungete il parmigiano grattugiato, un pizzico di sale e mettete la besciamella da parte.
  3. Tritate fontina ed emmental. In una terrina, mescolate i formaggi tritati con la ricotta, il broccolo bollito tagliato a pezzetti, 165 g di besciamella, un pizzico di sale e la noce moscata.
  4. Stendete le crespelle e suddividete il ripieno in parti uguali; stendete bene il ripieno e arrotolate le crespelle formando dei cilindri; metteteli su un vassoio, copriteli con pellicola trasparente e riponeteli in frigorifero per qualche ora. Quando le crespelle saranno ben sode, tagliatele in 5 pezzi ciascuna, adagiate i cilindretti in una teglia in senso verticale. Ricoprite il tutto con la besciamella rimasta e cuocete in forno per circa 25 minuti a 190°C.
Crespelle di quinoa e broccoli senza glutine

Crespelle di quinoa e broccoli senza glutine

La versione con glutine delle Crespelle di quinoa e broccoli

La ricetta contiene solo ingredienti naturalmente senza glutine e da Prontuario, quindi non richiede adattamenti per la versione con glutine.

Se vi siete divertiti a prepare le crespelle di quinoa, provate a guardare anche questi Rotolini di crepes ai tre colori.

Fiori da mangiare: il risotto al sedano rapa con maionese di mele e rose

Ho sempre amato i fiori, sicuramente anche perché sono nata e cresciuta in campagna. Uno dei ricordi più cari da bambina è legato alla fine di febbraio quando la morsa del freddo iniziava ad allentarsi, i campi e i boschi dietro casa cominciavano a colorarsi di un verde straordinariamente brillante e il selvaggio giardino davanti alla finestra della cucina a svelare i primi puntini colorati di centinaia di viole. Per me e la mia amica del cuore, che abitava nella casa di fianco, era il segnale per andare in una parte ben precisa del bosco che in quel momento dell’anno si trasformava in un luogo davvero incredibile.

C’era infatti un angolo, non troppo fitto di alberi, ma ricco di cespugli e fiori, in cui ci si presentava davanti un enorme tappeto di viole mammole, inframmezzate da ciuffetti di gialle primule, che ci travolgeva con un profumo inebriante. Ogni anno la nostra lunga passeggiata nel bosco si concludeva con la raccolta di un mazzolino di violette da portare alle nostre mamme e nel mio ne dovevano sempre essere presenti anche alcune di colore bianco perché particolarmente care alla mia. Il mazzolino (che era sempre il più grande che riuscivamo a tenere fra le mani!) finiva quindi con il profumare la cucina ricordandoci che ormai la primavera era arrivata.

Con la primavera arrivavano poi altri fiori, erbe e frutti che non solo profumavano le nostre case, ma arricchivano anche la nostra cucina. Iniziavamo con il liquore fatto con i petali di rose, poi arrivava la camomilla che raccoglievamo per farla essiccare per le tisane invernali, le noci fresche nel loro mallo da usare per preparare il nocino, i fiori di lavanda da profumare biscotti, panature e armadi, le ortiche e il tarassaco per le frittate e le farce delle immancabili paste ripiene.

Il Contest “Buon appetito…fiorellino!”

Quando nel settembre 2018 sono andata a Sanremo per partecipare alla finale del Contest “Ma che cipolla d’Egitto”, ho scoperto che lì esiste il Crea, l’istituto fondato dal papà di Italo Calvino, che ha iniziato a coltivare in un «campo catalogo» i fiori che possono essere mangiati, ossia i fiori eduli. A pochi mesi di distanza, la mia amica Raffaella Fenoglio del blog Tre Civette sul Comò assieme al Crea stesso, Zem Edizioni, AIFB,  Fondazione Villa Ormond di Sanremo, Ravera Bio e l’Associazione Ristoranti della Tavolozza ha lanciato un bellissimo contest intitolato “Buon appetito… fiorellino!” che vuole appunto dare risalto all’utilizzo dei fiori non solo come elementi decorativi, ma anche come veri e propri ingredienti perché buonissimi!

La mia ricerca di un fornitore di fiori eduli, non troppo lontano da Parma e in una stagione in cui il mio giardino e il mio bosco non riescono ad essermi di grande aiuto, è iniziata immediatamente, ma il “bottino” è stato un pochino scontato: ho trovato solo splendidi boccioli di rose e coloratissime violette! Chi mi conosce sa che non credo nelle coincidenze, ossia sono convinta che ci sia sempre un motivo per cui i fatti accadono o le strade si incrociano, quindi siccome i miei fiorellini sono stati consegnati di sabato mattina e il pranzo del sabato significa risotto, la mia ricetta del contest altro non è che il Risotto preparato per il pranzo di sabato 12 gennaio. Devo anche ammettere che con un risotto tanto bello e profumato, ci siamo sentiti proprio dei gran signori a casa nostra!

Perché un risotto con sedano rapa e maionese di mele e rose

Vi spiego il perché delle mie scelte. L’ingrediente principale del risotto “base” è il sedano rapa, bitorzoluta verdura che, come dice il nome, è una rapa dal sapore di sedano: ecco perché l’ho scelta, per la sua stagionalità e per il suo sapore. Il secondo ingrediente è la mela che si sposa perfettamente sia con il sedano sia con le rose. Il terzo ingrediente sono proprio le rose, sotto forma di petali e di acqua di rose che avevo portato a casa proprio dalla città di Sanremo e che mi ha permesso di dare un tocco in più di profumo a questa coccola. Inoltre, ho appreso leggendo il libro di Libereso Guglielmi, l’esperto di botanica che ha ispirato questo contest, che le rose sono in grado di rinforzare il sistema nervoso e favorire la digestione e il loro olio essenziale riduce la tensione e lo stress…direi perfette per prepararsi ad un weekend di relax!

Cos’altro posso aggiungere? Semplicemente che se lo scopo del contest era quello di promuovere l’utilizzo dei fiori eduli in cucina, con me l’obiettivo è stato sicuramente raggiunto e i semini di tanti profumati sconosciuti sono già in viaggio verso la pianura padana!

Risotto al sedano rapa con maionese di mele e rose

carboidrati 31,80 g per 100 g di riso senza maionese

carboidrati 7,43 per 100 g di maionese di mele e rose

Ingredienti per 4 persone

  • 1,5 litri circa di brodo vegetale preparato in precedenza
  • 320 g riso
  • 90 g sedano rapa, già pulito e pelato
  • 70 g porro
  • 50 g birra di sorgo La Gaia Ambra
  • 60 g Parmigiano Reggiano grattugiato
  • 30 g burro
  • olio extra vergine di oliva, sale e pepe, Pecorino Romano per i croccantini

Ingredienti per la maionese di mele

  • 125 g mela (circa 1 mela detorsolata e sbucciata)
  • 35 g olio di semi di vinaccioli
  • 15 g succo d’arancia
  • 10 g petali di rose rosse
  • acqua di rose*

*Ingredienti per i quali verificare l’assenza di glutine in etichetta o sul Prontuario AIC

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Gli ingredienti del risotto al sedano rapa con maionese di mele e rose

Preparazione della maionese

  1. Preparate prima di tutto la maionese di mela. Sbucciate e tagliate la mela in 4 pezzi e mettetela in un recipiente per forno a microonde. Sigillate il contenitore con pellicola trasparente o con il suo coperchio (se dotato di una valvola di sfogo del vapore) e cuocete la mela molto bene senza fare fuoriuscire il vapore (nel mio microonde l’ho cotta 4 minuti a potenza 3). Una volta cotta, metterla in congelatore per 10 minuti. Una volta ben fredda, frullate la mela e il succo d’arancia mettendoli in un bicchiere stretto e alto usando un frullatore ad immersione; quando avrete ottenuto una sorta di crema, aggiungete l’olio a filo continuando a montare. A questo punto, aggiungete i petali di rosa tritati finemente a coltello e acqua di rose a piacere (io ne ho messo un cucchiaino).

Preparazione dei croccantini al formaggio

  1. Preparate dei croccantini di formaggio prima di dedicarvi al risotto. Formate uno strato sottile di pecorino romano grattugiato a forma di disco su un piatto e mettetelo nel forno a microonde. Fate scaldare il formaggio in modo graduale impostando tempi brevi di riscaldamento fino a quando il formaggio inizia a fondere diventando croccante sul lato superiore. Con l’aiuto di una raspa di metallo, staccate il dischetto dal piatto e mettetelo da parte.

Preparazione e composizione del risotto

  1. Iniziate a preparare il riso. Mettete un filo d’olio in un tegame e fatevi appassire molto lentamente il porro a fettine sottili e il sedano rapa tagliato a cubetti piccoli. Dopo qualche minuto, aggiungete un mestolo di brodo e portate il sedano quasi a cottura. A questo punto, aggiungete il riso e fatelo tostare a fuoco vivace (a me sono serviti 3 minuti per avere i chicchi ben trasparenti con la parte centrale bianca). Sfumate il riso con la birra la Gaia, quindi iniziate ad aggiungere il brodo bollente. Continuate a mescolare e aggiungete il brodo solo quando il riso sarà quasi asciutto. Quando il riso sarà ancora bene al dente, allontanatelo dal fuoco e procedete con la mantecatura. Aggiungete i 30 grammi di burro muovendo bene il riso in modo che si liberi l’amido per formare una bella cremina, aggiungete anche il parmigiano grattugiato e continuate a mescolare fino a quando sarà completamente amalgamato. Coprite il tegame con un canovaccio e lasciare riposare per 1 minuto.
  2. Impiattate il risotto su piatti caldi e distribuite sulla superficie dei ciuffetti di maionese di mele alle rose, alcuni petali di rosa e dei pezzetti di croccantino di parmigiano.
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Il risotto pronto per essere gustato

 

Questa ricetta partecipa al contest “Buon appetito…fiorellino”.

 

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Come spesso accade, le ricette migliori risultano mescolando esperienza e pura casualità. La ricetta dei Tortelli dolci senza glutine con riso venere e mais blu ne è un esempio! Dovendo preparare una torta per Gaia per una merenda tra amici, mi accorgo, quando ho ormai già iniziato a pesare gli ingredienti, che ho finito la farina di riso tradizionale.

Nella dispensa ho però due alternative provate in altre preparazioni con grande soddisfazione, ossia la farina di mais blu e quella di riso venere, e decido di usarle in sostituzione alla quella di riso. Il risultato è una frolla croccante, profumata e saporitissima! Dopo avere preparato la torta per Gaia, quel che mi è rimasto è stato usato per preparare i nostri amatissimi tortelli dolci con la marmellata di albicocche che aveva preparato mio marito Stefano.

Tortelli dolci con riso venere e mais blu

carboidrati 64,78 g per 100 g

Ingredienti

  • 200 g burro
  • 190 g zucchero
  • 170 g farina di riso*
  • 175 g marmellata di albicocche*
  • 150 g farina preparato universale Massimo Zero**
  • 100 g farina per Pane e Paste Lievitate BiAglut**
  • 50 g farina di mais blu Miks Pro Chef Molino Favero*
  • 30 g farina di riso venere Miks Pro Chef Molino Favero*
  • 3 uova (2 intere + 1 tuorlo)
  • 8 g lievito per dolci* (mezza bustina)
  • 1 pizzico di vaniglia
  • 1 buccia di limone grattugiata

**Ingredienti specifici per celiaci

*Ingredienti per i quali verificare l’assenza di glutine in etichetta o sul Prontuario AIC

Preparazione

  1. Mescolate tutti gli ingredienti ad eccezione della marmellata per ottenere la pasta frolla. Lasciatela riposare per 15 minuti avvolta nella pellicola trasparente.
  2. Con un matterello, tirate la frolla in modo da ottenere una strisci larga circa 15 cm, adagiate la marmellata di albicocche nel centro, ripiegate la frolla e tagliate i tortelli con l’apposito stampo.
  3. Cuocete in forno statico preriscaldato a 180°C per 20 minuti fino a quando saranno leggermente dorati. Semplicissimo!!
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I tortelli dolci preparati con farina di mais blu e riso venere

La versione con glutine dei Tortelli dolci con riso venere e mais blu

Sostituite le farine senza glutine Massimo Zero e BiAglut (400 g) con pari quantità di farina di frumento usando 2 tuorli e 1 uovo intero.