Ora possiamo dirlo, è confermato: mercoledì 18 gennaio la nostra Ilaria sarà in diretta, a partire dalle 16, su Rai Tre per la trasmissione Geo&Geo.

Una puntata particolare durante la quale si parlerà di Celiachia insieme ad una famosa nutrizionista. Con lei si cercherà di capire come poter fare una diagnosi precisa, come curarsi e comportarsi ogni giorno per poter “convivere” serenamente con questa problematica.

Ad Ilaria toccherà il compito di portare la sua testimonianza ed esperienza diretta prima di tutto di mamma, ma anche di persona che ogni giorno dialoga con chi ancora ha tante domande e dubbi sull’argomento. Oltre a questo, preparerà due ricette gluten free per dare un esempio concreto di quanto sia possibile nutrirsi senza glutine in modo salutare, completo e soprattutto gustoso.

Quindi l’appuntamento è per mercoledì 18, a partire dalle 16, su Rai Tre con Geo&Geo!!

La nostra Ilaria ha trascorso un weekend all’insegna del buon mangiare presso il Campus Etoile Academy. Motivo: un corso di cucina vinto grazie al Contest Rice Food Blogger “Chef Giuseppina Carboni”.

Ha deciso di raccontarci la sua esperienza….

Una giornata al Campus Etoile Academy

“Devo ammettere che ricevere in regalo un buono per partecipare ad un corso di cucina al Campus Etoile Academy di Tuscania, grazie al secondo posto conquistato al Contest Rice Food Blogger “Chef Giuseppina Carboni”, è stata un’emozione straordinaria. Ma partire per andare finalmente ad assaporare il piacere di tale regalo mi ha fatto gioire proprio come un bimbo la mattina di Santa Lucia.

In una giornata grigia e umida, completata da una pioggerella fine che ti penetra fino al midollo e, ahimè, non proprio rara nei mesi invernali della pianura padana, salutare i colleghi dell’ufficio dopo un bel passaggio di consegne, abbracciare marito e figli dandosi appuntamento a due giorni dopo e salire sull’auto dell’amica e compagna di cucina Lucia per dirigerci verso Tuscania, ha sicuramente fatto tornare a splendere il sole dentro di me.

Decidiamo di fermarci a Viterbo per una passeggiata nell’antico borgo visto che la temperatura qui è mite, nonostante la notte sia scesa già da qualche ora. Ma soprattutto, non voglio perdere l’occasione di cenare in un’osteria di cui mi ha parlato l’amico Luca Puzzuoli (ideatore della manifestazione Risate & Risotti che è il punto vero di partenza di tutta l’avventura) e che porta un nome insolito che per me significa tante e bellissime storie: Tredicigradi

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Prima tappa: Viterbo

E’ amore a prima vista: due stanze non tanto grandi, tanta gentilezza e un tripudio di cibi e vini da ricordare. Il menù è ricco abbastanza da adattarsi a tutti i gusti, senza stordirti con una vastità fastidiosa, e devo dire che non c’è nemmeno un piatto su quella lista che non desidererei provare. Quindi, essendo in due, decidiamo di scegliere portate diverse per cercare di soddisfare la nostra curiosità. Partiamo con Sformatino di zucca con zabaione di taleggio e Baccalà mantecato con crema di cavolo romano e paté di olive, entrambi degni di una seconda pausa in città. Ma il vero protagonista della serata è la Zuppa di ceci: cottura perfetta, gusto pieno e bilanciatissimo, un tocco di spezie misteriose che il cameriere dice essere rosmarino, ma che mi lascia tutto lo spazio del dubbio. Un’altra piacevolissima sorpresa, un vino locale a me sconosciuto, ma che diventerà gradito ospite della mia tavola: Trappolini, Canaiolo Nero 2013.

Pienamente soddisfatte della scelta, affrontiamo l’ultimo tratto di strada che si separa dal regno degli amanti della cucina.
Il Campus Etoile non delude mai: l’immagine del 28 maggio stampata indelebilmente tra i miei ricordi è lì, immersa questa volta in una leggerissima nebbiolina serale che rende l’antico tufo ancora più affascinate e misterioso.

Una giornata nelle cucine del Campus Etoile Academy

La giornata tanto attesa inizia come un fuoco d’artificio: i dolci da forno e piccola pasticceria realizzati dagli studenti che si preparano a diventare i grandi pasticceri di domani e che magari decideranno di specializzarsi in dolci senza glutine e senza zucchero (il maestro pasticcere Luca Montersino, che ha scritto i libri di pasticceria senza glutine e senza zucchero più straordinari di tutti i tempi, è stato direttore di questa scuola per diversi anni).

Alle 8.30 ci accoglie lo Chef Antonio Paolino con il suo staff che ci accompagnerà nella nostra giornata di studio e, dopo una breve visita della struttura in cui il sole mattutino illumina i laboratori da cui escono magiche pozioni, raggiungiamo la sala didattica abbracciata dalle calde pareti di tufo.

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La difficile scelta dell’argomento del corso alla fine era stata determinata dal caso, ma proprio il caso non avrebbe potuto riservarmi una sorpresa più gradita: Secondi piatti di pesce e di carne, un immenso mondo di conoscenze e di sorprese.

Partiamo con la ricetta che comunque resterà la mia preferita e che cucinerò subito per la mia famiglia e per gli amici più cari: Polpo in pignatta con schiacciatina di patate agli agrumi ed erbe. Il corso prevede che gli chef spieghino la ricetta in modo dettagliato mostrandoci come realizzarla praticamente, così da permetterci di chiarire tutti i dubbi, prendere appunti e placare la sete di domande; poi tocca ai partecipanti mettersi all’opera nella propria postazione superaccessoriata. Questo è il metodo perfetto per imparare!

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Mentre il polpo si attarda a sobbollire nel fondo rosso scuro che diletterà il nostro palato qualche ora dopo, procediamo con un’altra operazione che non mi aspettavo: disossare un pollo per realizzare altri due classici della cucina di carne, la Jambonette e la Suprema. Dopo avere osservato con attenzione le mosse abili e i gesti sicuri dei maestri, ci armiamo di coltelli cercando di tagliare la nostra “vittima” e non le nostra dita! Devo ammettere che, nonostante la carne non sia il mio alimento preferito, maneggiarla con perizia mi riempie di soddisfazione e scatena divagazioni mentali sulle possibili farciture alternative a quelle suggerite.

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La realizzazione delle Torrette di rombo e patate con crema di zucca infornata e cime di broccolo saltate risveglia in tutti i corsisti l’anima dell’architetto: costruzioni ardite e colorate con miracolosi giochi di equilibrio tenuti insieme da croccanti spaghetti fritti. Anche questa preparazione sarà a breve protagonista della tavola di casa dove non vedo l’ora di stupire i ragazzi e sottopormi al loro giudizio.

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L’ultima preparazione mi riempie di gioia perché spero di riuscire a risolvere il mistero della spezia della sera precedente: Baccalà in olio cottura su zuppetta di ceci e curcuma. Non sarà così, ma non ho rimpianti! Il piatto è un tripudio di colori caldi e avvolgenti, i ceci sono dorati dal giallo intenso della curcuma, la cipolla è fucsia per l’intervento del vino rosso e il baccalà è perfettamente candido grazie alla gentilezza della cottura in olio.

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Alle 16 iniziamo un po’ tutti a mostrare qualche segno di cedimento fisico che però non sfugge all’attenzione costante del personale che trova il modo di ripristinare le nostre energie servendoci un caffè accompagnato da un capolavoro di pasticceria.
Rush finale per la realizzazione dell’ultima ricetta, poi il momento della consegna degli attestati e dei saluti. Nonostante la stanchezza, siamo tutti un po’ tristi perché la giornata è volata e ci siamo divertiti tantissimo. Il corso è stato anche l’occasione per rivedere l’amica Cristiana Curri, vincitrice del Contest, con la quale abbiamo fatto di tutto per potere frequentare il corso insieme e condividere l’emozione di tornare tra i banchi dell’Etoile in una veste diversa rispetto alla semifinale di maggio.

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Beh, sapete una cosa, abbiamo deciso che una volta all’anno ci piacerebbe tornare in questo luogo magico, naturalmente sarebbe splendido tornarci per una semifinale del Contest, ma se così non fosse, è stato comunque troppo bello per non ripetere l’esperienza”.

Oggi è online l’intervista su diabete e cecliachia fatta da Diabete.net alla nostra Ilaria.

Volevamo condividerla con voi….

Due nuovi ospiti a tavola: il diabete e la celiachia – Ilaria

Ce l’avete voi una strategia?

Un piano di battaglia, uno stratagemma, un escamotage.

Ce l’avete?

Perché senza, come si fa a stare al mondo? Come si fa a mettere ordine in questo disordine? Come si tutela la quotidianità, senza che finisca a gambe all’aria?

Le cose di cui non abbiamo il controllo, che accadono e basta, che richiedono la nostra accettazione, reclamano tutto il coraggio che abbiamo in dote. E anche di più.

Le cose che accadono e basta. La malattia. La propria o quella di qualcuno che ami.

La malattia di una figlia, ad esempio, come si affronta?

Me lo racconta Ilaria, una mattina di novembre di un freddo sincero e inequivocabile.

A illuminarla, la mattina, ci pensa lei.

Questa donna che mi accoglie con sorrisi, entusiasmo e forza da vendere. Questa donna combattiva, luminosa, concreta, tenace, profonda, piena di cose da dire e dare.

Questa donna messa alla prova, che si ricorda tutte le date di un percorso tribolato e doloroso, che ha visto come protagonista Gaia, sua figlia, e la famiglia tutta, di conseguenza; perché in una famiglia ci si muove all’unisono e quello che capita a te, capita anche a me. Non ci sono alternative. Non c’è un’altra possibilità. O si sta insieme, o si sta insieme.

O si combatte insieme, o si combatte insieme. Punto.

L’8 febbraio 2010 Gaia scopre di avere il diabete.

Il 7 febbraio, il giorno prima, Ilaria mi racconta di aver passato una domenica di una semplicità perfetta, con suo marito Stefano e i suoi 2 figli (il più piccolo si chiama Nicolò).

“Mi sento così felice, che ho paura” dice a suo marito. Ché la felicità quando arriva così piena e pura, lo sappiamo già, non c’è modo di tenerla con noi per sempre.

Ilaria lo sente, lo sente forte.

Lo sente, forse, perché lavora come traduttrice, e forse perché ha imparato a tradurre anche i segni della vita; o forse, più semplicemente, perché è una mamma.

Gaia fa la pipì troppo spesso, fatica a trattenerla, deve correre in bagno.

Mentre accade questo, casualmente, Ilaria incontra due mamme che le raccontano dei rispettivi figli con diabete e celiachia. Forse è un caso…ma lei, l’abbiamo detto, è una che traduce e che al caso non ci crede.

Fanno gli esami a Gaia. “Ma non preoccuparti, amore mio, non sarà niente” si dicono stringendosi.

E invece è qualcosa. È diabete. È ospedale. È ricovero urgente. Sono medici e infermieri sul corpo di sua figlia; sul suo corpo pieno di tubicini e di verità che non sono più quelle di prima.

Mi racconta Ilaria che nel tragitto verso l’ospedale – con le parole del medico di base, che pesano come macigni, dopo aver misurato la glicemia “Andate immediatamente. Avviso che state arrivando” – guarda l’immagine di sua figlia riflessa nello specchietto retrovisore.

No, le verità non sono più quelle di prima.

Ilaria non sa quali siano, Gaia non chiede.

Una cosa è certa, questa è la fine della prima vita di questa famiglia e l’inizio di una seconda.

E l’inizio di una seconda, perché non c’è fine senza inizio e viceversa.

“Cos’ è cambiato?” le chiedo

“Molto, moltissimo. Ma una cosa è certa: non controlliamo la malattia, ma abbiamo controllo sulla nostra qualità della vita e io ho voluto, con tutte le mie forze, che fosse alta.

Ho voluto che fosse una gioia mangiare insieme, anche dopo che ci hanno detto che Gaia era risultata positiva alla celiachia.”

Perché dentro all’atto di dare da mangiare, ci passa l’amore più ancestrale e antico che ci sia.

Ti do da mangiare perché tu cresca, perché tu sia forte, perché tu possa stare bene, essere felice, avere gambe robuste e spalle solide per affrontare il mondo.

Gaia non può più mangiare come prima e allora tutta la famiglia cambia alimentazione con lei.

Stefano e Ilaria non hanno dubbi a riguardo.

O si combatte insieme o si combatte insieme. Punto.

Si toglie tutto dalla cucina. Tutti quei cibi tanto amati e conosciuti.

Via tutto. Si ricomincia.

I primi 3 mesi sono un inferno. Prodotti che non piacciono, gusti che non si riconoscono, il diabete da gestire, l’umore che crolla.

Come la terra sotto i piedi, quando la quotidianità finisce gambe all’aria, perché manca una strategia e manca per davvero.

Ma io davanti a me ho una guerriera. Una mamma con un cuore grande così, che per la gioia dei suoi figli combatte come una leonessa. E la strategia la trova.

È un corso di cucina, poi un incontro per capire come contare i carboidrati, poi è un quaderno dove comincia a scrivere le ricette, chiedendo ai suoi figli di giudicarla e trasformando un limite in un gioco.

La mamma è anche uno chef; i figli sono anche esperti culinari.

Questa è la seconda vita di una famiglia, ed è fatta di piatti eccezionali, prelibati, gustosi, sani e buoni.

Questa è la seconda vita di una famiglia, che grazie a un gioco ha creato un libro, “Uno chef per Gaia”, con ricette con o senza glutine e con o senza zucchero.

Un libro, che nella prefazione di Massimo Bottura, è descritto come “una dichiarazione d’amore” e lo è.

Lo è già dalla copertina che ritrae quattro persone e un cavallo, Pandoras, il cavallo di Gaia, il sogno di Gaia.

Quattro persone che non si sono lasciate sopraffare, che si sono sapute ricreare, modellare, che hanno avuto paura e l’hanno vinta, che hanno scelto di parlare chiaro e di essere sinceri su quello che stava accadendo; che hanno scelto di non edulcorare, ma sono stati in grado di non privarsi di pace e gioia.

Attorno a questa tavola, hanno accolto due nuovi ospiti: il diabete e la celiachia e sapete cosa? hanno comunque vinto loro.

 

Autrice: Patrizia Dall’Argine

I suoi prodotti ci hanno deliziato durante il nostro “Aperitivo In…Tollerante” al Gola Gola Festival, lei è Elisa Pedrazzoli, da vent’anni la responsabile della linea biologica “PrimaVera Bio” del Salumificio Pedrazzoli, azienda mantovana di salumi nata nel 1951. Convinta fautrice del biologico, ha creduto fortemente nei valori ad esso associati quali il rispetto per la natura e per l’ambiente, così da produrre dei salumi bio buoni ma che fossero anche sani.

Le caratteristiche del salume bio

Elisa, partiamo dall’inizio: Quando è nata la linea bio di Pedrazzoli e soprattutto cosa ti ha spinta in questa direzione?

Mi sono sempre interessata al mondo del bio e dell’agricoltura biologica. L’idea di produrre salumi bio è nata giusto 20 anni fa quando un allevatore si presentò da noi in azienda con un centinaio di suini bio. Da quel momento inizia quella che considero ancora oggi una bellissima e quanto mai affascinante avventura da pionieri assoluti in Italia: una linea di salumi biologici. Dopo diversi confronti con l’ente di certificazione (non esisteva allora né un disciplinare né una legge per le produzioni animali) nacque il primo prodotto in Casa Primavera: un salame, che presentammo, quasi timidamente, al Sana – il salone del bio a Bologna – nel settembre 1996. Da lì siamo partiti e oggi la linea Primavera conta circa 60 prodotti.

Quali sono le caratteristiche di un allevamento bio di suini ?

L’allevamento biologico è strettamente connesso con il territorio. Per allevare un maiale bio, ma anche una gallina o un bovino, bisogna avere un terreno coltivato a biologico; il mangime deve essere bio e deve provenire in massima parte dall’azienda stessa. Tutto questo può sembrare ovvio: in effetti è quello che succedeva una volta, mentre in realtà è rivoluzionario rispetto a ciò che accade normalmente oggi, dove con la specializzazione dei processi si è distinto ogni ruolo e quindi c’è uno scollegamento tra chi coltiva, chi prepara i mangimi e chi alleva. Il legame stretto tra terreno e allevamento, la proporzione tra i due elementi, che indica i limiti di capi allevati per ettaro di terreno, è imposto al metodo biologico anche perché si abbia modo di smaltire in modo corretto e sostenibile i liquami.  Per questo dove si possono allevare in modo convenzionale 1000 animali il biologico ne alleva solo 100. Nell’allevamento biologico i suini hanno più spazio, con accesso ad ambienti esterni, a zone dove poter pascolare.

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Quindi c’è un effetto evidente sul benessere degli animali?

Certamente. Vivendo in ampi spazi, i maiali rischiano molto meno di ammalarsi. Devono comunque essere utilizzati trattamenti omeopatici o fitoterapici per le cure degli animali. Inoltre, sono vietati i trattamenti preventivi effettuati normalmente per aumentare la resa.
Per quanto riguarda invece il benessere di noi consumatori: ci sono anche dei benefici sul benessere delle persone nel preferire alimenti biologici rispetto a quelli cosiddetti convenzionali?
Da fautrice del biologico in prima battuta ti rispondo senz’altro di sì, perché per me fare bio e mangiare bio significa anche pensare bio, vale a dire credere in una serie di valori, nel rispetto della natura, degli animali e del prossimo che a mio parere influenza positivamente anche il benessere della persona in generale!
Ma, a onor del vero, non c’è a tutt’oggi una dimostrazione scientifica certa che gli alimenti biologici abbiano, ad esempio, un valore nutrizionale maggiore rispetto ai corrispondenti alimenti convenzionali, anche perché gli alimenti da comparare sono tanti, così come sono tante le variabili in oggetto. Alcuni studi hanno però evidenziato nei prodotti biologici, rispetto ai corrispondenti prodotti convenzionali, una maggiore concentrazione di componenti positivi (ad esempio lo iodio nel latte, l’acido linoleico coniugato e gli acid grassi polinsaturi nella carne bovina, gli acidi grassi omega-3 nella carne di pollo, le sostanze fenoliche nel frumento), o una minore concentrazione di componenti negativi (ad esempio le amine biogene nel cacao), ma attualmente non è possibile generalizzare.

I salumi biologici quali caratteristiche hanno? Contengono allergeni o sono adatti a tutti? Celiaci compresi?

Il plus che vorrei mettere in evidenza è questo: l’uso dei conservanti/additivi è strettamente limitato  rispetto ai salumi ottenuti con metodo convenzionale
Noi di Pedrazzoli abbiamo scelto di eliminare i conservanti nella linea “Primavera Bio” dei prodotti stagionati mentre abbiamo scelto di utilizzare meno conservanti rispetto a quelli previsti dal disciplinare del biologico per la linea dei cotti e mortadelle.
Questo perché l’uso di additivi/conservanti, i nitriti e nitrati, nei prodotti cotti, è allo stato attuale indispensabile per consentire la produzione di alimenti che, altrimenti, potrebbero costituire un rischio per la salute del consumatore o per garantire la tipicità del prodotto. Stiamo tuttavia lavorando per ridurre sempre più la già minima percentuale di conservante a favore di un prodotto sempre più pulito. E’ l’obiettivo che ci siamo dati.
I nostri prodotti sono poi tutti senza derivati del latte e senza glutine, quindi adatti assolutamente anche ai celiaci, che possono consumarli in tutta tranquillità senza dover rinunciare al gusto.

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Grazie Elisa, ci hai chiarito molti aspetti del mondo dell’allevamento bio e dei salumi bio. E adesso un tuo pensiero finale.

Grazie a voi per questa opportunità! Vedi per noi è importante poter informare e far capire ai nostri consumatori i plus dell’allevamento biologico per la produzione dei nostri salumi. Per noi il cibo deve essere una “estensione della natura”, quindi il rispetto per l’ambiente e per gli animali fa parte del nostro modo di pensare e del nostro agire quotidiano, perché chi fa bio deve “essere bio”! Ecco perché il 20 di marzo scorso in occasione del nostro ventennale abbiamo lanciato il blog www.passione.bio che vuole essere un canale aperto di informazione ma anche di confronto con i nostri consumatori.

Come promesso quando vi abbiamo proposto la ricetta preparata durante l’ultimo appuntamento del Contest Risate&Risotti, oggi sarà proprio la nostra Ilaria a raccontarvi come sono andati questi due giorni incredibili ed emozionanti.

Ecco come il nostro cibo speciale è arrivato in finale: la più grande vittoria per chi ha diabete e celiachia alla propria tavola.

Il nostro cibo speciale in finale

“A Lucignano l’arrivo della famiglia di Risate e Risotti non passa sicuramente inosservato perché subito il paesino medievale si anima di abbracci, voci e accenti diversi. Noi cinque finalisti siamo tutti accompagnati da membri della famiglia ed io, animata dall’esperienza meravigliosa della semifinale, ho portato la mia squadra al completo perché il gioco del Contest è troppo divertente per non condividerlo.

Qui dovremo cucinare all’interno di due ristoranti locali per cui vengono estratti i nomi dei primi 3 blogger che si cimenteranno con la mistery box al Ristorante Il Goccino ed, infine, i 2 finalisti che gareggeranno nel pomeriggio al Ristorante La Rocca. A me tocca il pomeriggio per la gioia dei ragazzi che preferiscono godersi il sonno del mattino il più a lungo possibile.

Devo ammettere che l’attesa è lunga, ma è bellissimo vivere le emozioni dei compagni di avventura, ormai amici, che presentano i loro piatti alla giuria degli esperti… e che esperti! Il presidente è lo Chef Rossano Boscolo, direttore della Campus Etoile Academy di Tuscania, insieme a Titti Dell’Erba, vicedirettore RistoNews, Giampaolo Trombetti, direttore Alice TV, Luca Govoni, docente di Storia e cultura della gastronomia e della cucina italiana della Scuola Internazionale di Cucina Italiana ALMA di Parma e lo Chef Silvia Baracchi del Resort “Il Falconiere” di Cortona (1 stella Michelin).

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Devo ammettere che le Mistery Box dei primi 3 finalisti sono davvero sfidanti ed è per me impossibile non pensare a cosa avrei fatto io al loro posto!

I miei ragazzi, Gaia e Nicolò, sono davvero dei meravigliosi sostenitori e, nonostante la stanchezza dovuta al caldo tropicale, non riescono ad allontanarsi dalla “scena del risotto”. Continuano a fare ipotesi sui possibili ingredienti che mi capiteranno, sono eccitati, impauriti e attentissimi nei miei confronti: mi commuovo al pensiero che il cibo che per un certo periodo è stato causa di isolamento e sofferenza sia tornato ad essere fonte di piacere ed emozioni.

Questa è la nostra vera vittoria, questo è il nostro Rice Food Blogger Contest.

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Finalmente arriva il mio turno e apro la mistery box che mi lascia letteralmente senza parole per uno dei suoi ingredienti: 2 fette di pane toscano! Pare proprio uno scherzo del caso che a me, che racconto del mondo del senza glutine, capiti l’unico ingrediente con glutine di tutte le 5 scatole misteriose. Un unico rammarico: non avere pensato di fare sostituire quelle 2 fette di pane con un corrispondente gluten free per permettere a Gaia di assaggiare il mio risotto (ma ci rifaremo a casa 2 giorni dopo!). Gli altri ingredienti sono 2 pomodorini, 1 fetta di pecorino, 1 zucchina e 5 fette di pancetta di Cinta senese: una meraviglia! Il tempo di scendere dalla terrazza alla cucina mi basta per pensare al mio risotto che chiamerò Toscana visto che gli ingredienti sono il simbolo di questa regione incantata.

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Quaranta minuti di tempo per preparare la nostra ricetta. Il mio piatto è un cremoso risotto preparato con la parte verde della zucchina e il pecorino grattugiato, accompagnato da una croccante spolverata di crostini di pane al pomodoro e chip di pancetta.

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Beh, i giudici sono davvero bravi a nascondere le proprie impressioni, ma sono talmente soddisfatta io da riuscire a vedere soddisfazione anche sui volti degli imperscrutabili esperti.

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Felice e sollevata, aspetto la grande serata che prevede la cena sotto le stelle nella graziosa ed accogliente piazza del paese, ma anche tante altre emozioni: la finale del Premio Risate & Risotti Chef emergente “Lido Romiti” tra le Chef Valentina Bartolozzi (che sarà proclamata vincitrice) e Alessandra Civilla, la partita tra Italia e Germania degli Europei di calcio 2016, lo spettacolo comico di un’incontenibile Nino Taranto e, naturalmente, la proclamazione del vincitore del Rice Food Blogger Contest che mi farà restare con il fiato sospeso fino all’ultimo.

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Che serata indimenticabile! Siamo tutti felici di trovarci in questo luogo, con queste persone e per una gara gastronomica che, alla fine, trova il proprio significato nella condivisione del piacere della tavola.

Quando giunge il momento delle premiazioni, siamo tutti in fibrillazione e il fatto che venga annunciata la classifica dal quinto al primo posto fa davvero salire l’adrenalina. Il mio nome non viene chiamato, quindi mi trovo abbracciata all’amica food blogger Cristiana Curri per attendere l’ultimo nome che verrà pronunciato, cioè quello del vincitore. Quando Luca Puzzuoli, la mente dell’evento, urla il nome di Cristiana sono sinceramente felice perché credo abbia avuto una competizione più dura della mia con una mistery box che conteneva piccione ed albicocche, ma soprattutto sono felice perché ho dimostrato ai miei figli e, di conseguenza a tutti i bimbi che seguono diete speciali per motivi di salute, che un cibo speciale è speciale in tutti i sensi, compreso nel gusto visto che è preparato sempre con tanto amore.”

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Siamo rientrati dal lungo weekend del Gola Gola Festival che per tre giorni ha animato il centro storico di Parma. Protagonisti assoluti sono stati la cucina e la buona tavola in tutte le sue forme, da quella più puramente godereccia a quella artistica e di confronto tra cultura, tradizione e innovazione.

La nostra cucina (IN)tollerante

C’eravamo anche noi di Uno Chef per Gaia con uno showcooking (IN)Tollerante proprio nel cuore cittadino: I Portici del Grano in Piazza Garibaldi.

Al microfono ed ai fornelli la nostra Ilaria Bertinelli e l’esperta tecnologa alimentare Francesca Morandin che hanno parlato di senza glutine, lievitazione e controllo della glicemia, proponendo stuzzichini golosi rigorosamente gluten free.

Ecco com’è andata!

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Guardate il risotto preparato al Gola Gola Festival di Piacenza.

Continua l’avventura del Contest Rice Food Blogger di Risate&Risotti siamo felicissimi di comunicare che parteciperemo alla finale del 2 Luglio a Lucignano, in provincia di Arezzo!

Ma prima di pensare al prossimo appuntamento, torniamo indietro di qualche giorno per scoprire com’è andato questo incredibile weekend durante la semifinale che si è svolta al Campus Etoile Academy a Tuscania!

La semifinale al Campus Etoile Academy

“Quando percorri la strada per andare a Tuscania hai un po’ la sensazione di esserti perso in una campagna silenziosa dove a parlare sono solo campi e ulivi. Poi, all’improvviso, si staglia nel cielo la cattedrale di San Pietro e, a pochi metri di distanza, un angolo di paradiso per chi, come me, ama il cibo e ciò che significa: il Campus Etoile Academy.

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Qui i giovani vengono ad imparare l’arte di quello che il fondatore della scuola, lo Chef Rossano Boscolo, definisce “il mestiere più bello del mondo”, ossia quello di cuoco o pasticcere. E qui, per affetto verso una manifestazione che mi ha conquistata (Risate&Risotti), e curiosità per qualcosa che non avevo mai fatto prima nella vita, sono approdata per partecipare alla semifinale del Contest Rice Food Blogger, indetto dall’organizzazione che del riso e del divertimento fa la propria bandiera.

Gaia ed io arriviamo stanche ed ignare di quello che ci aspetta, ma felici per il semplice fatto di trascorrere due giorni solo noi, lontane dal mondo e dagli impegni quotidiani. Oltre al travolgente profumo dei gelsomini, ci accolgono dei bei sorrisi e pezzi di storia della pasticceria che danno vita alle pareti di tufo dell’ex convento del cinquecento. Ed è solo l’inizio.

Alle 18:30 l’appuntamento è con il padrone di casa, lo chef Rossano Boscolo che ci travolge con la sua passione, la sua forza e la sua infinita conoscenza: sfogliando le pagine dell’opera del ‘500 di Bartolomeo Scappi che è la Bibbia della cucina italiana, si emoziona e, mentre ce ne racconta valore e significato, le mani accarezzano con delicatezza quelle parole e quei disegni.

La scuola degli chef ci regala grandissime emozioni

Le aule della scuola non sono aule qualunque, sono gioielli di tecnologia ed antichità che profumano di dolcezza. Si, perché il sentore della pasticceria è troppo forte per contenerlo tra le pareti. L’orto, la sala in cui gustarsi un vino in compagnia, un campo da basket tra le mura di tufo di quella che dovrebbe diventare (burocrazia e paradossi tutti italiani permettendo) l’entrata principale della scuola, ci portano alla destinazione finale della serata: l’aula dimostrativa dove la brigata guidata dagli Chef Francesco Triscornia e Antonio Paolino ci sta aspettando per stupire gli occhi e il palato.

Per Gaia, il fatto di sedersi a tavola con tutti gli altri semifinalisti e gustare lo stesso cibo è un regalo talmente immenso che mi confida: “Sai che io qui ci potrei vivere!”

Cena con showcooking (41)

La tecnica e la creatività che prendono forma davanti ai nostri occhi sono tali che mi chiedo se la mattina dopo avrò ancora il coraggio di cucinare! Ma la grandezza dell’arte è che attraverso la sua bellezza ti fa crescere e ti fa imparare e così questa cena si è guadagnata un posto fisso nel mio cuore.

Cena con showcooking (30)
La mattina del sabato, siamo tutti pronti, emozionati come prima di un esame, ma io ho un nutrimento speciale: Gaia, che è il vero e unico motivo per cui sono qui. Armata di macchina fotografica ed eccitata come solo i ragazzi possono essere, è sempre in prima fila.

Piazzati ognuno nella propria postazione, lo chef ci enuncia le regole: si possono scegliere gli ingredienti che si desiderano personalmente ma, oltre al sapore del piatto, verranno giudicati anche lo spreco degli ingredienti, la pulizia, l’ordine nell’esecuzione e la presentazione.

E poi la decisione: con tutti questi ingredienti potrei preparare almeno 30 diversi risotti, quale fare allora per incontrare il gusto dei giudici?

Gaia mi guarda nervosa perché legge il mio sguardo incerto, ma è proprio il suo faccino preoccupato che mi toglie qualsiasi dubbio: quale risotto avrei cucinato a casa oggi per pranzo? Sì, perché il pranzo del sabato è il nostro appuntamento con il risotto, una sorta di premio, visto che per il diabete di Gaia il riso, che tutti adoriamo ma che ha un indice glicemico elevato, è meglio consumarlo a pranzo. Quando sono partita da casa ieri, nel mio orto brillavano dei bellissimi fiori di zucca: ecco cosa avrei usato se fossi stata a casa!

Decido di preparare due croccantini di parmigiano a forma di cuore perché il parmigiano è la mia origine e il cuoricino è l’elemento decorativo preferito dai miei figli (perché bisogna ricordarselo spesso che ci si vuole bene: fa bene alla salute!). Penso, inoltre, di aggiungere un’altra verdura di stagione, i piselli, ma con questi voglio preparare una crema, perché Gaia non li mangia volentieri quando sono interi. La mia salsa però la vorrei un pochino acida perché i fiori di zucca sono piuttosto dolci, quindi un pizzico di contrasto mi servirà a vivacizzare il piatto; tra gli ingredienti ho adocchiato lo yogurt che fa proprio per me.

Per le strane combinazioni delle sequenze delle postazioni di lavoro, io sarò l’ultima a presentare il piatto al giudizio dei maestri e mi ritrovo sola con Gaia a cuocere il mio risotto. Aggiusto di sale, manteco al meglio delle mie capacità ed impiatto il nostro “Maggio e formaggio”, perché il nome del risotto già riassume i suoi ingredienti.

Quando salgo le scale per raggiungere i tre chef che assaggeranno quanto ho preparato, mi tremano le gambe e tutti i dubbi mi assalgono lasciandomi con il fiato sospeso fino a quando lo Chef Boscolo afferma con tono deciso: “Buono, proprio buono!” Per me questo basta, se è buono per lui, lo sarebbe stato anche per la mia famiglia.

Il resto della gara è stato un po’ come quando sei in dormiveglia: senti il tuo nome e Gaia esultare, si prendono accordi sulla finale, ci si saluta, poi ti ritrovi sveglia a guidare l’auto per tornare a casa, nel mondo vero. Questa volta però anche i nostri fastidiosi ospiti, chiamati diabete e celiachia, hanno deciso di recitare la parte dei buoni nel nostro bellissimo sogno, regalandoci cibi meravigliosi e glicemie da manuale.

A questo punto, ci ritroveremo in finale a Lucignano, in provincia di Arezzo, il 2 luglio 2016 sperando di vivere un altro bel sogno.”

Ed ora ecco la nostra ricetta da provare!

La ricetta del Risotto Maggio e formaggio

carboidrati 21,23 g per 100 g di risotto pronto

Ingredienti

  • 1,3 litri circa di brodo vegetale preparato in precedenza
  • 320 g riso
  • 140 g fiori di zucca
  • 100 g piselli freschi
  • 60 g Parmigiano Reggiano grattugiato (più quello per i cuoricini)
  • 40 g yogurt bianco
  • 30 g porro
  • 30 g burro
  • 20 g scalogno
  • 1 spicchio d’aglio
  • olio extra vergine di oliva, foglie di menta, sale e pepe

Preparazione

  1. Prima di tutto preparate la crema di piselli. Mettete un filo d’olio in un pentolino con lo scalogno affettato sottile e lo spicchio d’aglio. Lasciate ammorbidire ed imbiondire scalogno ed aglio, poi aggiungete i piselli e un mestolo di brodo; lasciate cuocere e aggiungete la menta tritata a piacere. Se necessario, aggiungete altro brodo per portare a cottura i piselli.
  2. Un volta pronti, togliete l’aglio e frullate il tutto con un frullatore a immersione. Nel caso in cui dovessero rimanere dei pezzetti, passate la crema al setaccio fine. Quindi, aggiustate il sapore aggiungendo yogurt, sale e un pizzico di pepe. A questo punto la crema è pronta e potete metterla da parte.

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3. Se desiderate preparare dei croccantini di formaggio, vale la pena procedere prima di dedicarsi al risotto.
Mettete una padella antiaderente sul fuoco e formate un leggero strato di formaggio grattugiato: io ho cercato di dare la forma del cuore!
4. Quando il formaggio inizia a fondere diventando croccante su un lato, giratelo e lasciatelo fondere leggermente anche sul secondo lato. Togliete il croccantino dalla padella e lasciatelo raffreddare.

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5. Iniziate a preparare il riso. Mettete un filo d’olio in un tegame e fatevi appassire molto lentamente il porro a fettine sottili. Dopo circa 15 minuti, aggiungete il riso e fatelo tostare a fuoco vivace (a me sono serviti 3 minuti per avere i chicchi ben trasparenti con la parte centrale bianca).
6. Aggiungete i fiori di zucca a pezzetti dopo aver rimosso i pistilli, mescolate e iniziate ad aggiungere il brodo bollente. Continuate a mescolare e aggiungete il brodo solo quando il riso sarà quasi asciutto e ancora al dente. Quindi, spegnete il fuoco, coprite il tegame con un canovaccio, lasciate riposare per 1 minuto e poi mantecate.

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7. Unite i 30 grammi di burro mescolando bene in modo che si liberi l’amido così che si formi una bella cremina, aggiungete anche il formaggio grattugiato e continuate a mescolare fino a quando si sarà completamente amalgamato.

8. Fate intiepidire la cremina di piselli e mettetela in un sac à poche con la punta molto sottile.
Impiattate il risotto su piatti caldi e distribuite sulla superficie una piccola quantità di cremina ai piselli formando un disegno a spirale dal centro verso l’esterno.
Infine, mettete nel centro il cuoricino di parmigiano e qualche fogliolina di menta.

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Questa ricetta partecipa al contest “Rice Blogger 2016 – Chef Giuseppina Carboni”

logo Risate e risotti Etoile campus Academy Comune di Lucignano

 

Il video di Gaia a Diabete a Colori

Ecco l’opera multimediale che ha vinto l’ultima edizione del concorso Il Diabete a Colori! E voi state lavorando alle vostre opere? Cosa aspettate?

Leggete in che cosa consiste il concorso Diabete a Colori e guardate le fotografie dei vincitori.