Giro d’Italia in 20 ricette

Agnolotti del Plin senza glutine

Ci sono regioni che raccontano la loro identità attraverso un piatto di pasta ripiena. E il Piemonte, su questo, non ha dubbi: Agnolotti del Plin, piccoli, eleganti, fatti a mano con quel gesto preciso e affettuoso che dà il nome alla ricetta. Plin, in dialetto, significa proprio “pizzicotto”: il movimento delle dita che chiude la pasta e sigilla un ripieno ricco di storia.

Per la tappa piemontese del mio Giro d’Italia in 20 ricette, ho chiacchierato in Meet con Priscilla, che mi ha raccontato quanto le manchino gli Agnolotti del Plin da quando convive con la celiachia.
Non tanto perché non si possano rifare in casa… ma perché sono difficili da trovare nei ristoranti. E questo, per chi è celiaco, significa spesso rinunciare proprio ai piatti simbolo delle tradizioni locali.

E allora eccoci qui, con una nuova sfida: portare sulla tavola la magia degli Agnolotti del Plin senza glutine, cercando di mantenere intatta la loro anima—quella della pasta sottile, del ripieno saporito e del condimento semplice che lascia parlare la qualità degli ingredienti.

Questa ricetta è il mio modo di dire a Priscilla (e a tutti voi): la cucina regionale non deve diventare un “ricordo” dopo la diagnosi, ma può trasformarsi in una nuova possibilità, più inclusiva e sempre golosa.

Io mi sono messa all’opera con un obiettivo chiaro: un plin che si chiuda bene, tenga la cottura e soprattutto… sappia davvero di Piemonte.

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Ricetta degli Agnolotti del Plin

32 g carboidrati per 100 g

Ingredienti per 4 persone
Per la pasta:

  • 120 g farina di riso integrale
  • 35 g fecola di patate
  • 25 g maizena
  • 20 farina di mais fine integrale
  • 2 uova
  • 2 g guar
  • 1,5 g xantano
  • 1 cucchiai di olio
  • acqua

Per il ripieno

(la quantità è il doppio del necessario, ma farne meno è un peccato dati i lunghi tempi di cottura: eventualmente raddoppiate la pasta e congelate gli agnolotti non consumati subito)

  • 1 litro brodo di carne o vegetale
  • 200 g lonza di maiale
  • 200 g polpa di vitello
  • 200 g bietole o spinaci lessati o saltati in padella (peso crudo)
  • 100 g carota
  • 80 g cipolla
  • 80 g sedano
  • 50 g Parmigiano Reggiano grattugiato
  • 1 spicchio d’aglio
  • 1 uovo
  • noce moscata
  • sale
  • pepe

Per condire

  • Parmigiano Reggiano grattugiato
  • burro
  • salvia

**Ingredienti specifici per celiaci

*Ingredienti per i quali verificare l’assenza di glutine in etichetta o sul Prontuario AIC

Preparazione

  1. Partiamo dal ripieno: tagliate a pezzi le carni e fatele rosolare con un filo d’olio in una casseruola. Aggiungete la cipolla, il sedano, le carote a pezzetti, l’aglio schiacciato. Fate rosolare gli ingredienti per qualche minuto e aggiungete sale e pepe a piacere.
  2. Cuocete per 2 ore a fiamma bassa, coprendo con un coperchio e versando del brodo caldo quando necessario. Una volta cotta, lasciate raffreddare la carne. Trasferite la carne e gli ingredienti di cottura, le bietole, il parmigiano, l’uovo e la noce moscata in un frullatore e frullte in modo da ottenere un composto morbido, ma piuttosto asciutto. Aggiustate di sale e pepe e tenete da parte.
  3. Preparate la pasta mettendo le polveri, le uova, un pizzico di sale, l’olio ed eventuale acqua in una terrina. Lavorate gli ingredienti fino a ottenere un impasto liscio e omogeneo.
    Avvolgete la pasta con pellicola trasparente e lasciatela riposare per mezz’ora a temperatura ambiente.
  4. Una volta riposata la pasta, iniziate a formare gli agnolotti: schiacciate un pezzo di pasta con un mattarello aiutandovi con un po’ di farina, poi tiratela allo spessore desiderato con la sfogliatrice. Io sono arrivata al penultimo foro della mia Imperia.
  5. Con una sac-à-poche (o con un cucchiaino) disponete sulla sfoglia il ripieno creando mucchietti grandi come nocciole e distanziandoli tra loro di circa 2 cm. Ricoprite i mucchietti richiudendo la sfoglia sopra di loro, premete la sfoglia tra i mucchietti e in alto per eliminare l’aria e sigillare bene. Infine con una rotella tagliapasta dentellata tagliate la pasta tra i mucchietti sigillando bene le estremità con le dita formando gli agnolotti.
  6. Cuocete gli agnolotti in acqua bollente salata per circa 3/4 minuti, scolateli e fateli insaporire per qualche minuto in una padella con una noce di burro sciolto con foglie di salvia, serviteli e spolverateli con una grattugiata di parmigiano.

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Giro d’Italia in 20 ricette

Seupa alla Valpellinentza senza glutine

Con questa prima intervista e ricetta prende ufficialmente il via il mio Giro d’Italia in 20 ricette, un progetto che per i prossimi mesi mi porterà ad attraversare l’Italia da Nord a Sud, una regione alla volta, raccogliendo storie, ricordi e piatti del cuore di chi, dopo una diagnosi di celiachia, ha dovuto rinunciare – almeno per un po’ – a sapori profondamente legati alla propria storia.

La prima tappa non poteva che essere la Valle d’Aosta, terra di cucina sostanziosa, montana e conviviale. A guidarmi in questo esordio sono state Michela e Mirella, che mi hanno raccontato la loro Seupa alla Valpellinentza, una zuppa simbolo del territorio, ricca, gustosissima e carica di memoria.

Uno degli ingredienti chiave di questa ricetta è il pane rustico, elemento centrale nella versione tradizionale e, proprio per questo, spesso difficile da ritrovare in una versione senza glutine che sia davvero all’altezza. Per rispettare lo spirito originale del piatto, ho scelto di utilizzare la mia ricetta del Pane integrale croccante, che si è rivelato perfetto per struttura, sapore e capacità di assorbire i liquidi, regalando a questa zuppa una consistenza e una profondità di gusto davvero irresistibili.

Il risultato è una Seupa alla Valpellinentza senza glutine che che conserva tutta la sua anima tradizionale e che permette, finalmente, di riassaggiare questo grante classico della cucina valdostana in versione gluten free.

Questo è solo l’inizio del viaggio! Il prossimo appuntamento sarà con il Piemonte: una nuova regione, una nuova storia e una nuova ricetta da riportare in tavola in versione gluten free.

Stay tuned per scoprire quale sarà la prossima ricetta.

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Ricetta della Seupa alla Valpellinentza

9 g carboidrati per 100 g

Ingredienti

  • 200 g pane integrale raffermo**
  • 250 g fontina
  • 200 g verza
  • 1 litro di brodo di carne*
  • 20 g burro
  • olio per spennellare la pirofila
  • cannella (facoltativa)
  • sale e pepe

**Ingredienti specifici per celiaci

*Ingredienti per i quali verificare l’assenza di glutine in etichetta o sul Prontuario AIC

Preparazione

  1. Pulite la verza e tagliatela a strisce larghe circa un centimetro. Fatela bollire nel brodo di carne fino a renderla morbida, dopo scolatela e tenete da parte sia il brodo che la verza.
  2. Tagliate la fontina a fette o a pezzi dopo aver rimosso la buccia.
  3. Oliate leggermente la pirofila e stendete un primo strato di pane, ricopritelo con la fontina a pezzetti e la verza cotta, quindi aggiungete un mestolo di brodo prima di ricominciare gli strati: io ho fatto 2 strati di pane.
  4. Ricoprite l’ultimo strato di pane con uno strato di verza ricoperto di fontina, il burro fuso e una spolverata di cannella. Aggiungete due o tre mescoli colmi di brodo aspettando che il pane lo assorba.
  5. Mettete in forno ventilato preriscaldato a 180 gradi per circa 20 minuti. Una volta pronta, lasciate la zuppa nel forno spento per una decina di minuti prima di servirla.

Non è la prima volta che scelgo la Sardegna come meta delle mie vacanze, ma questa volta sono riuscita a organizzarla esattamente come piace a me: unendo il mare alla scoperta della cultura, delle tradizioni e, soprattutto, dell’enogastronomia. Con mia grande gioia, ho scoperto che la Sardegna è un vero paradiso anche per chi segue una dieta senza glutine.

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Sardegna, paradiso anche del senza glutine

Per chi, come me, vive immersa in una vita lavorativa a stretto contatto con le persone, la vacanza ideale significa pace, natura e pochi affollamenti: caratteristiche non sempre facili da trovare in Sardegna! Ma tra Dorgali e Cala Gonone, nel cuore del Golfo di Orosei, ho trovato un angolo di autentica bellezza. Un luogo dove il turchese del mare si incastona tra il blu del cielo e il verde delle montagne.

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Il Golfo di Orosei visto dalla strada panoramica che collega Cala Gonone a Dorgali

Spiaggia di Cartoe

Spiaggia di Cartoe

Escursioni in gommone nel Golfo di Orosei

E proprio in quel turchese bisogna tuffarsi per vivere un’esperienza di simbiosi con le acque cristalline delle cale del Golfo. L’escursione in gommone con il Noleggio Locazione Bellavista guidati dallo skipper Pietro (per prenotare un tour, contatta Luigi: 379-1450459) è stata la scelta perfetta: un viaggio tra grotte misteriose, leggende affascinanti e racconti di antichi commerci.

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La costa vista dal gommone guidato dallo skipper Pietro

L'acqua cristallina di Goloritze

L’acqua cristallina di Goloritze considerata la spiaggia più bella del mondo nel 2025

Vini pregiati della valle di Oddoene: l’enogastronomia è gluten free

Ma la magia della Sardegna continua nell’entroterra, che si rivela una scoperta continua. A pochi chilometri da Dorgali si apre la valle di Oddoene, una distesa di vigneti incastonata tra le montagne di Tului e le ultime propaggini del Supramonte del Gennargentu. Qui, piccoli produttori custodiscono e innovano la tradizione del Cannonau.

La degustazione nella cantina Atha Ruja è stata un viaggio nel tempo. Avvolti dal silenzio e dalla brezza del tardo pomeriggio, abbiamo assaporato il Cannonau all’ombra di un affettuoso lentischio. Pietro Pittalis, anima della cantina, ci ha raccontato il suo sogno: creare vini rossi sardi longevi quanto i grandi rossi italiani. E assaggiando il Muristellu 2013, Isola dei Nuraghi IGT, non abbiamo avuto dubbi: il sogno si è realizzato. Notevoli anche il Cannonau classico e riserva, sorprendentemente equilibrati.

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Vigne di Cannonau della cantina Atha Ruja

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Degustazione con Pietro Pittalis, patron della cantina Atha Ruja

Sempre nella valle di Oddoene, nascosta tra i filari ordinati, sorge la cantina Berritta. Punto di riferimento per il territorio, è il frutto della passione di Antonio Berritta, che da oltre quarant’anni unisce tradizione e innovazione.

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Vigneti di Cannonau nella Valle di Oddoene

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I vini Berritta con il pecorino di Dorgali

Ogni vino racconta una storia: dal rosato Marinu, esplosione di freschezza, al Cannonau in purezza Thurcalesu, compagno perfetto della cucina sarda più autentica, fino allo Syrah “Istranzu”, corposo e intenso. Il Baillanu è, secondo me, Antonio in un calice.

Pecorino e formaggi tipici: la Sardegna senza glutine che conquista tutti

Accanto al vino, protagonista assoluto è il pecorino: di pecora o misto con latte di capra, fresco o stagionato, ogni variante racconta i profumi dei pascoli sardi.

Tappa imprescindibile: il caseificio La Rinascita di Onifai. Il caprino semistagionato Hedu, premiato in tutta Italia, colpisce per la dolcezza e la digeribilità. E poi c’è la Frue, formaggio ovino-caprino morbido, acidulo e cremoso, lasciato nel suo siero fino al consumo. In fila al caseificio ho raccolto racconti e ricette locali. La “minestra della nonna” è stato il mio primo esperimento riuscito con questo formaggio.

Un autentico tuffo nelle tradizioni è la festa del Gigante del Cedrino a Loculi, dove ogni luglio si produce un’enorme forma di pecorino che verrà tagliata l’anno successivo tra i canti dei Tenores e i suoni dei campanacci delle maschere locali. Nel 2020, il record mondiale: una forma da 598,5 kg! Alla festa, quasi tutte le proposte gastronomiche sono disponibili anche in versione gluten free.

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Il momento del taglio del Gigante prodotto l’anno precedente

Orgosolo e Mamoiada nella mia vacanza gluten free in Sardegna

Una giornata ventosa è perfetta per visitare Orgosolo, famosa per i murales di protesta sociale e politica. Con Miriam, guida dell’agenzia Scopriorgosolo, abbiamo conosciuto le storie dietro ogni opera. In alternativa, sono disponibili ottime audioguide. Anche qui, nella piazza da cui partono i tour, il cibo di strada è gluten free!

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La passeggiata tra i murales di Orgosolo accompagnati dalla guida Miriam

Cibo di strada gluten-free ad Orgosolo

Cibo di strada gluten free ad Orgosolo

Nel pomeriggio, visita al Museo delle Maschere Mediterranee di Mamoiada. Emozionante il video sulle maschere dei Mamuthones e Issohadores, parte di un Carnevale che si celebra dal 17 gennaio al martedì grasso con riti, fuochi e sfilate.

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A pochi passi, la cantina Francesco Cadinu ci accoglie in un’autentica atmosfera familiare. Simonetta, la moglie di Francesco, ci accompagna nel seminterrato tra botti e bottiglie sorprendenti. La Granazza, uva bianca autoctona, ci conquista. Il crescendo dei Cannonau culmina con il Ghirada Loreto, nato da viti piantate dal bisnonno di Simonetta nel 1922 e ancora oggi lavorate con i buoi. Il Ghirada Fittiloghe è, per me, la scoperta enologica del 2025.

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La degustazione con Simonetta della cantina Francesco Cadinu

Trekking e natura selvaggia

La Sardegna è anche montagna. Gli amanti del trekking non possono perdere il canyon di Gorropu, il più grande d’Europa. Il percorso più suggestivo per arrivare all’imbocco del canyon richiede 6 km di cammino all’andata e altrettanti al ritorno, ma si può abbreviare con la jeep (per informazioni e prenotazioni: Campo base Gorropu), rinunciando solo a qualche punto panoramico. Le pozze turchesi invitano a tuffi rigeneranti.

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La valle di Oddoene che termina con il Canyon di Gorropu

Paesaggi lungo il sentiero per Gorropu

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Il sentiero all’interno del Canyon di Gorropu

Festival, folklore e artigianato

Nel mese di agosto e soprattutto durante la settimana di Ferragosto, ogni paese si anima con feste religiose e popolari. Dorgali propone folklore, palio degli asinelli, gare di poesie in rima, concerti, gimcane, pariglie e gare di abilità a cavallo.

La serata del Festival Internazionale del Folklore è imperdibile: musica e balli dei gruppi sardi più rinomati e ospiti da tutto il mondo: l’esibizione degli artisti dell’Isola di Pasqua conquista tutti con la sua energia travolgente e i costumi tradizionali decisamente succinti! Anche qui, le bancarelle di Torrone e la cucina accolgono il senza glutine con naturalezza e gran sorrisi.

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Il ballo tradizionale del gruppo folkloristico dell’Isola di Pasqua

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Uno dei gruppi folkloristici sardi ospiti del festival

Il 15 agosto è il momento più atteso con la processione con la statua di Maria Assunta accompagnata da centinaia di persone nel costume tradizionale che compongono il lunghissimo corteo aperto dalla sfilata sui cavalli vestiti a festa. I costumi tradizionali sono un tripudio di colori, forme e lunghezze diverse che hanno significati specifici. Sete, velluti e gioielli in filigrana d’oro sottolineano una preziosità che ne riflette il valore affettivo.

La sfilata a cavallo con i costumi tradizionali

La sfilata a cavallo con i costumi tradizionali

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La processione del 15 agosto a Dorgali in costume tradizionale

Costume tradizionale di Dorgali

Costume tradizionale di Dorgali

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Nonostante il giorno di festa, i negozi di artigianato sono aperti e, oltre a mettere in mostra le proprie opere, accolgono conoscenti e familiari per assistere alla funzione. Ceramiche, ricami e gli iconici coltelli sardi.

A Dorgali i coltelli di Ivan Pira sono gioielli veri, come avverte il nome della coltelleria: Coltelligioiello. Sì, perché la lama è lucidata a specchio, i manici sono intagliati dalle corna di mufloni e montoni e l’arte della filigrana sarda di cui Ivan è maestro entra delicata ed aggraziata a trasformare l’inseparabile strumento dei pastori in un oggetto che ti incanta. Se non sapete cosa regalarmi in un’occasione importante, vi aiuto: un coltello (direi, un bel trinciante) fatto a mano, personalizzato, da portare sempre con me in corsi ed eventi!

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Uno dei coltelli di Ivan con lama damascata e filigrana in oro

I ristoranti da non perdere

Agriturismo Codula Fuili: menù fisso identico con e senza glutine, con antipasti, primi, secondi (porcetto incluso), dolci e liquori. Vista mozzafiato sul Golfo di Orosei.

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Ravioli alla dorgalese e malloreddu senza glutine a Codula Fuili

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Cena con vista a Codula Fuili

Ristorante Sant’Elene: cucina tradizionale con tocchi di stagionalità e menù completo senza glutine. Da provare le fave saltate con menta e la Seada gluten-free.

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La vista sui monti dal ristorante Sant’Elene

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Seada senza glutine al ristorante Sant’Elene

Ristorante Ispinigoli: situato all’ingresso dell’omonima grotta, perfetto per eventi familiari. Piatti tipici, tra cui l’insalata di porcetto in agrodolce, gluten-free e deliziosa.

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Preparazione del Porcheddu al ristorante Ispinigoli

Incontri speciali

Grazie a un evento della Cantina Dorgali, ho incontrato Alessandra Guigoni, antropologa del cibo e giornalista enogastronomica, autrice dell’Enciclopedia enogastronomica della Sardegna. Alessandra mi ha permesso di proseguire il mio viaggio tra storia, cultura, prodotti locali e oltre 300 ricette tradizionali, rendendo l’esperienza ancora più preziosa e completa.

Ispirata dai ristoranti e dai racconti di Alessandra, le cocenti pause pranzo sono state il momento ideale per mettermi nella penombra della cucina a lavorare sulla piccola spianatoia acquistata con grande soddisfazione nel supermercato vicino a casa. Malloreddu, culurgiones (prova la mia ricetta dei culurgiones senza glutine), pane frattau, minestra con la frue sono alcuni esperimenti, a cui seguiranno versioni creative che spero siano all’altezza di una condivisione.

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Sito archeologico da non perdere: Pozzo di Santa Cristina in provincia di Oristano

Alla prossima!

Scoprire la Sardegna significa immergersi in paesaggi, sapori e tradizioni… e per chi è celiaco, è anche una bella sopresa: un’offerta senza glutine ampia e autentica che rende ogni pranzo o cena un’esperienza indimenticabile.

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Il Palio di Fonni dove nascono i fantini che fanno la storia dell’equitazione

Volete un’idea originale tratta dalla tradizione di una terra a me molto cara? Ecco a voi i Pizzicotti con crema di fagioli gentili di Labro completati con un irresistibile olio aromatizzato con zenzero e maggiorana.

Ancora una volta, il viaggio gastronomico è in Lazio grazie alla Camera di Commercio di Rieti che ci ha spedito gli ingredienti del territorio per preparare questa ricetta con un ingrediente davvero particolare: il Fagiolo gentile di Labro, Presidio Slow Food inserito e prodotto inserito nella lista dei Prodotti agricoli tradizionali (PAT) italiani. Questo legume, che cresce esclusivamente nella Valle Avanzana ai piedi dell’abitato di Labro, è noto per la tenerezza della buccia e il gusto delicato. . Si tratta di una varietà di fagiolo che cresce esclusivamente nella Valle Avanzana ai piedi del paese di Labro, in provincia di Rieti, il suo colore è marrone chiaro e la sua fama è dovuta alla tenerezza della buccia e al gusto delicato e dolce: da tanta dolcezza deriva l’aggettivo “gentile” con il quale viene denominato.

Questo piatto della tradizione laziale è un perfetto piatto unico da un punto di vista nutrizionale e allora perché non sfruttarlo come piatto delle feste? E’ perfetto sia per allietare i banchetti che per alternare i pasti caratterizzati da un consumo abbondante di carne e pesce con una ricetta vegetariana ricca di proteine vegetali e tanta fibra.

Per scoprire il grande classico della terra aretina, leggi il mio articolo e la mia ricetta della Amatriciana da manuale.

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La ricetta dei Pizzicotti con crema di fagioli gentili di Labro e olio aromatico

29,6 g carboidrati per 100 g 

Ingredienti per i pizzicotti

  • 250 g farina Mix per pane Nutrifree**
  • 180 g acqua
  • 150 g fagioli gentili dolce di Labro secchi
  • 4 g di lievito di birra fresco
  • 50 g  olio extra vergine di oliva Sabina DOP
  • 20 g pomodoro in scaglie disidratato
  • 2 scalogni
  • 2 coste di sedano
  • 2 foglie di alloro
  • 1 pezzo di zenzero fresco
  • 1 rametto di rosmarino
  • maggiorana
  • brodo vegetale
  • pecorino grattugiato
  • 1 pizzico di bicarbonato o 1 pezzetto di alga Kombu

**Ingredienti specifici per celiaci

*Ingredienti per i quali verificare l’assenza di glutine in etichetta o sul Prontuario AIC

Preparazione

  1. Mettete in ammollo i fagioli la sera prima in abbondante acqua e bicarbonato oppure un pezzo di alga Kombu.
  2. Intiepidite 50 g di olio extravergine di oliva e mettetevi in infusione dei pezzetti di zenzero fresco e foglioline di maggiorana: otterrete un olio aromatico che potrete usare anche per altre preparazioni.
  3. Sciogliete il lievito di birra in un goccio di acqua a temperatura ambiente, quindi versatela in una terrina con la farina e un pizzico di sale e aggiungete l’acqua necessaria ad ottenere un impasto liscio e non troppo duro.
  4. Dividete l’impasto in almeno 4 pezzi, copriteli con un canovaccio e lasciateli lievitare per una ventina di minuti.
  5. In pentola rosolate 1 scalogno e 1 costa di sedano tritati in un filo di olio extravergine e un rametto di rosmarino, quindi aggiungete i fagioli ammollati e le foglie di alloro, coprite con brodo vegetale e portate a cottura (per almeno 1 ora). Quando i fagioli saranno cotti, togliete l’alloro e il rosmarino e frullate per ottenere una vellutata densa e cremosa. Aggiustatela di sale e pepe.
  6. In una padella antiaderente, mettete un filo d’olio extravergine e fate rosolare lo scalogno e il sedano rimasti tritati finemente, insaporite con un trito di rosmarino e bagnate con brodo vegetale per portare a cottura.
  7. Trascorso il tempo della lievitazione dell’impasto, portate a bollore una pentola d’acqua e salatela leggermente. Prendete i pezzi di impasto, formate dei cilindri come fossero gnocchi e spezzettateli facendo il gesto del “pizzicotto” buttando i pezzetti nell’acqua bollente. Continuate a buttare i pizzicotti di pasta nell’acqua bollente e lasciateli cuocere per almeno 5 minuti considerando che è una pasta che non scuoce. Scolate i pizzicotti con una schiumarola buttandoli nella padella antiaderente con il trito di scalogno e sedano per farli mantecare leggermente aggiungendo un po’ di acqua di cottura.
  8. Impiattate nei piatti singoli, meglio se in una fondina a forma di cappello del prete, formando uno strato di crema di fagioli, adagiatevi sopra i pizzicotti e conditeli con l’olio aromatico, una grattugiata di pecorino e un pizzico di scaglie di pomodoro essiccato.

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Versione con glutine dei Pizzicotti con frema di fagioli gentili di Labro e olio aromatico

Sostituite la farina per pane Nutrifree con pari quantità di farina di frumento e adeguate il quantitativo di acqua per ottenere un composto di consistenza simile a quello del pane.

Il weekend lungo in fuga da tutto, compresi i figli, è diventata un’esperienza a cui non vogliamo rinunciare e, ad un anno di distanza, ecco i Genitori in fuga nelle Langhe, terre di vini, cibi e cultura dove Alba condivide con la nostra città d’origine, Parma, e Bergamo il riconoscimento di Città Creativa della Gastronomia dell’Unesco.

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Uno dei tanti scorci delle colline coltivate a vite

Genitori in fuga nelle Langhe

Questa volta la fuga è stata organizzata con gli amici Mascia e Francesco, anche loro grandi appassionati di ciò che per noi costituisce il buon vivere: natura, cibi e vini autentici e, soprattutto, persone appassionate della loro terra.

Grazie al prezioso supporto di Chiara Paglieri di Bottega Manera (di cui vi racconterò in seguito) e di Langhe Experience, i nostri 3 giorni tra le colline delle Langhe possono essere un percorso perfetto da copiare e incollare per il weekend che deciderete di trascorrere in Piemonte.

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La distesa di conserve dolci e salate preparate da Noemi Lora e Paolo Anselmino, appassionati proprietari della bottega “I frutti della mia Langa”, paradiso enogastronomico albese.

La nostra è stata una partenza all’alba… per essere coerenti con la destinazione! Tanto che abbiamo subito avuto il tempo per uno shopping gastronomico golosissimo presso I frutti della mia Langa dove le magiche mani di Noemi trasformano i prodotti della terra in irresistibili conserve: peperoni del langarolo con il tonno, filetti di acciughe al bagnet verd, antipasto campagnolo, bagnet rosso delle Langhe, bagna cauda per citare alcune delle specialità che contribuiscono ad arricchire gli antipasti piemontesi.

Perché il pesce nella cucina piemontese

Mi ha sempre affascinato la presenza del pesce nella cucina piemontese perché racconta la storia della regione. Infatti, trovandosi lungo la via del sale proveniente dalla Francia e diretta verso altre zone d’Italia, il Piemonte era divenuto terra di intensi traffici clandestini di questo prezioso ingrediente gravato da pesanti tasse doganali. Così, per nasconderlo, i contrabbandieri coprivano i barili di sale con strati di acciughe, pratica che favorì la diffusione proprio delle acciughe e la nascita degli acciugai, ossia i commercianti di acciughe che le offrivano porta a porta dando origine a fiorenti attività economiche.

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Inoltre, la vicinanza del Piemonte al porto di Genova aveva alimentato lo spostamento degli uomini dall’entroterra verso il mare dove trovavano lavoro imbarcandosi, impiego che li vedeva poi tornare a casa non solo con denaro, ma anche con provviste non deperibili di pesce conservato in olio o sale.

Oggi, proprio tonno e acciughe sono protagonisti di alcuni dei piatti più iconici della cucina tradizionale che ci hanno conquistato in ogni trattoria e ristorante: il vitello tonnato e la bagna cauda.

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Tris della tradizione: vitello tonnato, tonno di coniglio, peperone piemontese ripieno del ristorante La Gemella a Barolo

Prima tappa enologica, la storica Cantina Lodali

Nel centro del paese di Treiso, nascosta tra le case si trova la storica Cantina Lodali che produce Barolo e Barbaresco dal 1958, ancora prima dell’entrata in vigore del Disciplinare di Produzione del 1966 che stabiliva i requisiti per potersi fregiare della prestigiosa D.O.P.

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Cantina Lodali

Una volta scesi nelle viscere dell’umida terra di marna e tufo che avvolge le botti di legno, torniamo in superficie per la degustazione di 7 vini che ci trasportano in un viaggio che ci racconta colori, note aromatiche e sapori di Chardonnay, Arnais, Dolcetto, Barbera d’Alba, Barbaresco e Barolo per culminare con le riserve Lorens prodotte con le uve delle vigne storiche dedicate al papà Lorenzo da Walter, patron della cantina.

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Una delle bottaie della cantina Lodali

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In sala degustazione con Walter Lodali

Fortunatamente il percorso verso Neive, la destinazione del pranzo, è breve e il nostro programma ci riserva un pranzo à la carte presso il ristorante Cantina del Rondò a Neive: una cucina autentica che arriva dritta al cuore, senza fronzoli e distrazioni.

La cucina senza glutine è quella di antipasti e secondi straordinari accompagnati da sostituti del pane confezionati che sfigurano rispetto all’immancabile grissino, ma le portate sono il ritratto dell’instancabile proprietaria che si sposta dalla cucina all’ingresso per accogliere i suoi ospiti con splendida grazia.

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Passeggiata brucia-calorie per il paesino di Neive, baciato dal sole e brulicante di persone intente a gustarsi vino e cibo in ogni dove.

Alba di tartufo e nocciole

Non poteva mancare la tappa ad Alba che nei fine settimana autunnali si trasforma in un fiume in piena di lingue diverse, musica, personaggi curiosi, scie di profumi intensi di tartufo e di nocciole zuccherate. Ci lasciamo trasportare da questa inarrestabile marea fino all’estremità opposta della città.

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La nostra tappa è Bottega Manera, il regno dell’incessante ricerca gastronomica di Chiara Paglieri ed Eugenio Manera che ci accolgono a suon di super bollicine, un metodo classico 100% pinot nero di nome Cugià (Azienda Vitivinicola Merenda Sinoira), per stupire noi parmigiani non solo con un prosciutto crudo di Cuneo di 24 mesi di stagionatura, ma anche con una distesa di oltre 120 tipologie di formaggi tra cui tome di alpeggio profumate come campi fioriti, caprini alla lavanda e dalla crosta fiorita con profumo di anice dell’azienda agricola locale Lo Puy, nonché l’avvolgente cremosità della ricotta di Seirass e morbidi ricci di burro francese in cestello da sola panna in variante dolce e demisel.

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Il paradiso gastronomico di Bottega Manera

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Giulia ed Eugenio, gli appassionati proprietari della bottega

Insomma, i 12.000 passi camminati non riescono sicuramente a bruciare tutto il ben di Dio che la giornata ci ha regalato, anche perché per cena ci aspetta proprio la ciliegina sulla torta, il ristorante La Piola, fratello del Tristellato ristorante Piazza Duomo dello chef Enrico Crippa concepito dalla famiglia Ceretto per trasmettere la tradizione della cucina tipica langarola di qualità eccelsa.

Barolo tra vino, musei e castelli

L’inizio del secondo giorno è di più dolce risveglio visto che il Museo del Vino di Barolo apre le porte alle 10:30, ma perdersi per le viuzze del paese sormontato dal castello che accoglie sia il museo che l’Enoteca Regionale è d’obbligo.

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Vigne di Nebbiolo all’entrata del paese di Barolo

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Il castello di Barolo, sede del museo WiMu e dell’Enoteca Regionale

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I vigneti visti dal castello di Barolo

Il WiMu, questo il nome del museo, è una vera sorpresa perché del vecchio format dei musei da guardare passivamente non ha nulla: il percorso museale si snoda tra i 3 piani del castello alternando parti didattiche illustrate e full immersion nella musica e nella cinematografia del vino, un viaggio nella cultura del vino dalla preistoria al presente con la possibilità di degustare ed acquistare il prezioso nettare rubino proprio nei locali dell’enoteca regionale.

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Alcune sale del Museo del Vino di Barolo

Le vie di Barolo sono talmente affollate che trovare un posto a tavola in caso di mancata prenotazione è assolutamente impossibile: questo ci riferiscono amici che si vorrebbero unire a noi, ma che si arrendono dopo innumerevoli e vani tentativi. Per noi il tavolo prenotato è presso la Locanda La Gemella che ci sorprende unendo materia prima locale con tecniche e raffinatezza del Sol Levante e contaminazioni siciliane messe in campo da Chef e Sous-Chef giapponesi.

Esperienza indimenticabile anche per chi il glutine non se lo può permettere.

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Sarde a beccafico, crema di funghi, arancia e patate

Tataki di tonno con caponata di peperoni

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Pera cotta al caramello salato

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Mascia ed io molto soddisfatte del pranzo alla Locanda Gemella

Tappa successiva è La Morra, il paese con la piazza belvedere sulle dolci colline rigate dai filari d’uva a perdita d’occhio, animate dal silenzioso volare di alcune mongolfiere che galleggiano come fiori nel mare blu del cielo limpido novembrino.

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Ci aspetta l’ultima degustazione di vini… per lo meno in programma, e anche in questo caso la cantina si trova nei sotterranei nascosti dietro la facciata di un’anonima casa lungo la via principale del borgo, l’immancabile Via Umberto I: si tratta delle cantine dei Poderi Marcarini, da sei generazioni produttori di Barolo e dei vini regalati da questa terra. La visita è resa piacevolissima dall’appassionata guida che ci racconta anche le storie meno glamour, ma sicuramente più vere della dura vita dei vignaioli.

Ormai certi che salteremo la cena, ci dirigiamo verso il castello di Serralunga D’Alba per ammirare un tramonto mozzafiato dall’altura dell’ennesimo e sorprendente castello.

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Grinzane Cavour: a scuola di enologia

Della vita di Camillo Benso Conte di Cavour tutti qualcosa ricordiamo dagli studi scolastici, ma che a lui sia legata anche la rinascita della viticoltura e dell’enologia piemontese è stata per me un’interessante sorpresa.

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E’ il museo all’aperto “In vigna” che si snoda attorno al meraviglioso Castello di Grinzane Cavour che lo racconta in modo egregio, rendendo comprensibili anche informazioni molto tecniche grazie all’utilizzo di immagini e schemi, ma soprattutto facendoci scoprire il duro lavoro dell’uomo e le mutazioni della vigna durante le quattro stagioni dell’anno.

Il castello si erge su un’altura che assicura una vista a 360 gradi sui vigneti e ospita la più grande enoteca della regione, ossia l’Enoteca Regionale Piemontese Cavour, inaugurata nel 1967 per promuovere la conoscenza e l’immagine dei migliori vini e delle eccellenze alimentari del territorio. Meritano una visita la Sala delle maschere e la Sala Cavour dove sono conservati cimeli del famoso statista.

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Il Castello di Grinzane ospita il ristorante Al Castello dello Chef Alessandro Mecca

Grinzane è inoltre sede della prestigiosa Asta mondiale del tartufo bianco di Alba che si tiene ogni anno a fine novembre attirando appassionati da tutto il globo.

Prima di lasciare questa meravigliosa terra, ci concediamo una passeggiata in vigna per goderci il castello nella sua incontaminata bellezza e un’indimenticabile tagliolino al tartufo bianco che spero di potere presto gustare anche in versione gluten free.

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A tavola per l’ultimo pranzo in Langa con gli amici Mascia e Francesco

 

Cosa è una Secret Supper? E’ un insieme entusiasmante di sorpresa e ottimo cibo che non può lasciare indifferenti.

La mente dietro questo bellissimo progetto è Simona Baldini, event planner di Gallina a Pois, fantastica organizzatrice che non si è lasciata sfuggire nulla che potesse placare la curiosità verso l’esperienza della Secret Supper a Pois.

Secret Supper: il mistero di luogo, menù ed ospiti

La prima cena segreta si è tenuta sabato 13 aprile 2024 e solamente tre giorni prima abbiamo scoperto dove si sarebbe svolta, ossia una location non convenzionale allestita per una cena esclusiva riservata a sole 8 persone. Il “teatro” della nostra cena è stato Il Ghirigoro Bottega a Fidenza (Pr), un caldo abbraccio fatto di oggetti ricercati e insoliti, luci soffuse e colori inebrianti.

L’unico indizio sul menù per me era fondamentale: tutto senza glutine! Quando mai ti capita di essere invitato ad una cena esclusiva in cui tutte le portate saranno gluten-free? Aspettative a mille!

I requisiti mi piacciono tutti: nessun dress code, altri ospiti segreti, puntualità assoluta (chi mi conosce sa quanto mi piaccia questa richiesta!) e precise info logistiche per raggiungere la location.

A questo punto credo sarete curiosi anche voi di scoprire il menù, preparato dallo chef Nicola Carlucci, accompagnato dai vini scelti dalla sommelier Valentina Arena.

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E gli altri ospiti? Il piacere è stato anche quello di ritrovarmi, all’insaputa di tutti, con tre amici di vecchia data e quattro nuovi appassionati di cucina con cui spero di condividere altre esperienze simili.

Un tocco di mistero in più

Non solo è stata misteriosa la parte dell’organizzazione che ha preceduto la cena, ma la cena stessa ha avuto una parentesi da brivido con gli incredibili trucchi di Francesco Busani, mentalista ed intrattenitore, che definirei l’ingrediente segreto ulteriore di un cocktail perfetto.

mentalista

Vi consiglio quindi di tenere d’occhio il sito di Gallina a Pois dove verrà pubblicato un calendario di Secret Supper perché possiate prenotare anche voi una serata di goloso mistero dal primo all’ultimo boccone: non ve ne pentirete.

cena

Questa idea di dolci di carnevale senza glutine mi è arrivata dagli amici della Camera di Commercio di Rieti e Viterbo che, tenendo viva un’iniziativa pensata durante la pandemia di Covid-19, hanno organizzato le dirette dall’Osteria Le Tre Porte di Rieti per fare conoscere i prodotti del territorio consegnando a blogger e giornalisti in tutta Italia le materie prime per preparare vari piatti tra cui la Cicerchiata.

Quando ho ricevuto le informazioni sulle ricette che avremmo preparato insieme, non avevo immaginato che la Cicerchiata fosse un dolce. Invece, in provincia di Rieti, è il tradizionale dolce di Carnevale che si ispira agli “struffoli” campani. La forma tradizionale è quella di una ghirlanda che viene ottenuta versando i dolcetti in uno stampo per ciambella, mentre io vi propongo una versione in mini-porzioni per non essere tentati ad un consumo eccessivo.

Dato il ruolo fondamentale del miele in questa ricetta, sembra che la diffusione della Cicerchiata sia legata allo sviluppo dell’apicoltura in questa zona d’Itala, mentre il nome si presume derivi dal legume cicerchia di cui le dolci palline di impasto riproducono forma e colore, pertanto la Cicerchiata sarebbe un bel “mucchio di cicerchie”.

Come molti dolci di Carnevale, anche la Circerchiata simboleggia la rigenerazione attraverso la sua forma circolare, la frittura che trasforma un freddo impasto in una leccornia e la vitalità del miele e delle decorazioni colorate.

Un consiglio per chi, come noi, deve prestare attenzione sia alle fritture che agli zuccheri semplici? Formate delle palline molto piccole, proprio come fossero ceci secchi, e riducete il quantitativo di miele al minimo indispensabile per tenere insieme le preziose composizioni.

Ecco qualche altra idea per Carnevale: Krapfen alla marmellata e Crema fritta.

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La ricetta della Cicerchiata

60 g carboidrati per 100 g senza canditi e confettini colorati

Ingredienti

  • 160 g farina per Pane e Paste lievitate BiAglut**
  • 2 uova + 15 g albume
  • 100 g miele
  • 40 g farina di riso integrale*
  • 25 g zucchero
  • 20 g burro
  • scorza di limone
  • mandorle in lamelle*
  • canditi*
  • confettini colorati*
  • olio di semi di girasole per friggere

**Ingredienti specifici per celiaci

*Ingredienti per i quali verificare l’assenza di glutine in etichetta o sul Prontuario AIC

Preparazione

  1. Versate le uova in una ciotola, sbattetele con una forchetta insieme allo zucchero, aggiungete il burro morbido e la scorza di limone. Incorporate gradatamente la farina mescolando con la forchetta fino a quando il composto sarà abbastanza sodo da potere essere lavorato con le mani. Trasferite il tutto sul piano di lavoro e continuate a lavorare con le mani fino ad ottenere un impasto liscio ed omogeneo, simile a quello della pasta fresca.
  2. Dividete l’impasto in piccole porzioni, formate dei bastoncini di pasta di circa 8 mm come per fare gli gnocchi, poi tagliateli a tocchetti della lunghezza massima di 8 mm-1 cm. Arrotondate i pezzettini di impasto con le dita per ottenere delle palline.
  3. Riscaldate l’olio di semi alla temperatura di 170-180°C e friggete poche palline per volta. Quando saranno dorate, scolatele bene e lasciatele raffreddare su carta assorbente.
  4. Nel frattempo versate il miele in una padella capiente e scaldatelo dolcemente per qualche minuto. Quando avrà preso colore, spegnete il fuoco e aggiungete le palline fritte mescolando così da ricoprirle uniformemente. Infine, unite le mandorle e le codette, avendo cura di tenerne qualcuna da parte per la decorazione. Mescolate ancora il tutto, versate il composto all’interno degli stampi desiderati.Guarnite con le mandorle e le codette tenute da parte e servite.

Cicerchiata

La versione con glutine della Cicerchiata

Sostituite la farina BiAglut e la farina di riso con 250 g di farina di frumento 00 e aggiungete 30 g di zucchero anziché 25 g.

Il viaggio gastronomico nel territorio reatino è per me diventato un appuntamento annuale che si ripete da ormai 3 anni e che ogni volta mi fa scoprire nuove ricette di una cucina povera fatta di pochi ingredienti, autentici e dal sapore inconfondibile: ecco cosa ti fanno vivere gli Gnocchetti in frasca.

Ma cosa sono gli Gnocchetti in frasca? Sono un piatto tramandato dagli abitanti di Micciani in Cittaducale preparato con i cereali che venivano raccolti e moliti nei mulini presenti lungo il fiume Peschiera nella Valle del Velino. Questi piccoli gnocchi si preparavano infatti mescolando due farine, quella di granoturco e quella di frumento (che io ho sostituito con una farina senza glutine), su cui si basava la sopravvivenza delle famiglie. Il sugo di accompagnamento è a base di fagioli in umido che venivano insaporiti con qualche fetta di guanciale per dare un tocco inconfondibile di sapore e le calorie necessarie per affrontare il duro lavoro dei campi e le temperature rigide dell’inverno.

Oggi, considerando invece che la necessità è quella di ridurre sempre di più le calorie, possiamo eventualmente rinunciare allo splendido guanciale (che io ho utilizzato restando fedele alla tradizione, scegliendo il Guanciale amatriciano Sano) per preparare gli Gnocchetti in frasca con fagioli e pomodoro, tranformandoli quindi in una versione vegana e bilanciatissima da un punto di vista nutrizionale.

La tradizione vuole che gli Gnocchetti vengano serviti come minestra allungando il piatto con l’acqua di cottura dei fagioli borlotti preparati precedentemente: insomma il piatto perfetto per le fredde giornate invernali.

Leggete la storia della pasta all’Amatriciana per conoscere un territorio ancora tutto da scoprire.

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La ricetta degli Gnocchetti in frasca

20 g carboidrati per 100 g

considerando l’aggiunta di 500 g di liquido alla minestra

Ingredienti per 6 persone

  • 400 g passata di pomodoro
  • 200 g farina preparato per Pasta fresca Molino Dallagiovanna**
  • 200 g farina di granoturco bramata*
  • 160 g circa di acqua tiepida
  • 150 g fagioli borlotti secchi
  • 2 fette di guanciale amatriciano Sano*
  • 1 foglia di alloro
  • 1 pezzo di alga Kombu (facoltativa)
  • olio extravergine di oliva
  • sale e pepe

**Ingredienti specifici per celiaci

*Ingredienti per i quali verificare l’assenza di glutine in etichetta o sul Prontuario AIC

Preparazione

  1. Mettete in ammollo i borlotti per almeno 12 ore aggiungedo, a vostra scelta, un pezzo di alga Kombu che favorirà la digestione dei legumi una volta cotti. Cuocete i fagioli in abbondante acqua con l’aggiunta di una foglia di alloro e teneteli da parte.
  2. Tagliate il guanciale a cubetti e mettetelo in un tegame capiente a rosolare con un filo d’olio, quindi aggiungetevi la passata di pomodoro e lasciate insaporire per almeno 15 minuti, poi aggiungete i borlotti cotti con alcuni mestoli della loro acqua di cottura per rendere piuttosto liquida la minestra.
  3. Mettete le due farine su un tagliere formando la fontana, aggiungete un pizzico di sale e iniziate ad aggiungere l’acqua tiepida nel centro della fontana girando con la forchetta in modo da iniziare ad impastare. Aggiungete l’acqua gradatamente perché il quantitativo potrebbe variare in base alle farine e all’umidità dell’ambiente. Quando le farine saranno abbastanza impastate da essere lavorate a mano, iniziate a mescolarle con le mani in modo da ottenere un composto omogeneo, liscio, sodo e non appiccicoso.
  4. Prendete dei pezzetti di impasto, formate dei lunghi cilindri con le mani e tagliate degli gnocchetti quadrati di 1 cm di lato.
  5. Mettete una capiente pentola di acqua sul fuoco, salatela quando giunge a bollore e buttate gli gnocchetti portandoli a cottura. Scolateli con una schiumarola e buttateli nel tegame con il sugo di fagioli borlotti per farli insaporire aggiungendo altra acqua di cottura dei borlotti. Aggiustate di sale e pepe e quando gli gnocchetti avranno la cosistenza desiderata e la giusta sapidità, serviteli.

 

La versione con glutine degli Gnocchetti in frasca

Sostituite la farina preparato per Pasta fresca Molino Dallagiovanna con pari quantità di farina di frumento adeguando il quantitativo di acqua necessaria per impastare.

Per il carico di energia necessaria per affrontare l’inverno, questa volta siamo partiti per scoprire come fosse la Germania senza glutine, scegliendo come destinazione l’incantevole città di Rothenburg ob der Tauber, in Baviera: la potreste visitare anche durante l’Oktoberfest ormai alle porte, cercando qualche opzione di birra gluten free.

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Piazza del mercato con il municipio

Germania senza glutine: genitori in fuga a Rothenburg

Quando si attraversa la porta ad arco sotto una delle torri di accesso alla città da cui partono le alte mura di cinta, si fa un salto di mille anni tra gli intricati vicoli lastricati e le case variopinte dai tetti appuntiti.

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Ovunque si posi lo sguardo, spuntano fiori vivaci, insegne in ferro battuto scintillanti, porte aperte su accoglienti ed insoliti caffè che passo dopo passo ci conducono alla piazza del mercato, Marktplatz, di fronte al municipio, dove storia e leggenda si fondono.

insegne insegne

L’imponente costruzione dell’Osteria dei consiglieri svetta bianca sulla piazza e ci accompagna con il suo orologio che al battere delle ore si apre ricordando la leggenda di come la città si fosse salvata dalla distruzione durante la guerra dei trent’anni grazie alla Meistertrunk, cioè la “magistrale bevuta”, secondo la quale se il sindaco avesse bevuto ben 3 litri di birra (o vino, secondo altre fonti e per una leggenda gluten free) in un solo sorso, la città sarebbe stata risparmiata.

Una vista mozzafiato della città di Rothenburg

Per avere la visione completa della città, della sua struttura e del groviglio di casette a due piani, è necessario salire sulla torre del municipio aperta dalle 9:30 alle 17. Purtroppo l’orario di chiusura non rende possibile godersi il tramonto, quindi vale la pena salire di prima mattina per evitare l’afflusso di visitatori che renderebbe la salita dei ripidi e stretti gradini di legno decisamente sfidante, ma lo sforzo e qualche brivido di paura valgono lo spettacolo che si apre una volta raggiunta la stretta punta della torre.

Dopo una piacevole pausa al Café enzig Artig circondati dagli oggetti più svariati, tutti in vendita come il cibo e le bevande, si può affrontare anche il cammino di guardia lungo le mura di cinta ricostruite dopo il bombardamento che rase al suolo la città il 30 marzo 1945 grazie alle donazioni di benefattori di tutto il mondo i cui nomi sono scritti lungo il camminamento.

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Dalle mura potrete godere di un’altra prospettiva la giungla di tetti scoscesi che salgono verso il centro della città sormontato dalle torri della chiesa evangelica luterana di San Giacomo.

La chiesa posta lungo il Cammino di Santiago è stata meta di pellegrini per secoli ed accoglie un imponente altare ligneo con la reliquia del santo, unico caso di presenza di una reliquia cattolica in una chiesa riformata.

chiesa

Altare ligneo

La città dove è Natale tutto l’anno

A Rothenburg è impossibile sfuggire al fascino del Natale, anche se la temperatura di questo insolito settembre è di 30 gradi, così siamo attirati prima da una colorata auto carica di pacchetti regalo, poi dalle vetrine illuminate, alberi di Natale ed animazioni irresistibili per grandi e piccini: qui inizia la magia di Käthe Wohlfahrt.

natale

negozio di natalenegozio di natale

Musiche natalizie, presepi animati, luci, orologi a cucù, decorazioni di ogni colore, forma e tema, nonostante il ricorso a tutta la mia forza di volontà, a Natale ci saranno biscotti a forma di fiocchi di neve ad arricchire la tavola.

E per gli amanti di questa festa, Rothenburg è una meta irrinunciabile nelle settimane che precedono il Natale quando le sue strade e la piazza centrale si animano con uno dei mercati natalizi più popolari d’Europa.

I guardiani di notte

Cosa succedeva durante il Medioevo quando le porte della città si chiudevano al tramonto? Per scoprirlo basta unirsi alla folta folla di turisti che alle 20, in lingua inglese, e alle 21:30, in lingua tedesca, seguono il guardiano notturno armato di lanterna e alabarda che racconta le proprie avventure nello svolgere le sue preziose mansioni all’interno delle mura di Rothenburg.

guardiano della notte

E con il guardiano notturno scende anche il sole che colora il cielo e le pareti delle case di un’aura rosa che rende le storie dell’insolito personaggio dal mantello nero paurosamente credibili.

rothenburg di notterothenburg di notte

Germania senza glutine: cosa fare a Rothenburg

In una cittadina bavarese che nel 2019 ha registrato 2,5 milioni di visitatori, sicuramente l’offerta di piatti senza glutine ha ampi margini di miglioramento. In tutta la città vecchia, ho trovato un solo ristorante italiano, Michelangelo, che offre un menù senza glutine (pur dichiarando di non garantire al 100% l’assenza del rischio di contaminazione).

centro città

La specialità gastronomica della franconia, di cui Rhotenburg fa parte, è la carpa che viene servita alla griglia o accompagnata da salsa al vino bianco e verdure nei mesi il cui nome contiene la lettera R, ma nei ristoranti che abbiamo visitato la ricetta non era priva di glutine.

I secondi di carne abbondano ovunque, ma anche in questo caso è fondamentale verificare con attenzione chiedendo al personale non sempre informato correttamente.

rothenburg

Anche il dolce tipico di Rothenburg, le palle di neve, non sono disponibili in versione senza glutine pur chiedendolo a tutti i pasticceri del posto, ma per completezza di informazioni, non potevo non citarvelo: si tratta di un impasto simile alle nostre Chiacchiere di carnevale fatto friggere negli stampi che gli conferiscono la forma caratteristica.

Il famoso dolce di Rothenburg, le palle di neve, non disponibili in versione senza glutine

Il famoso dolce di Rothenburg, le palle di neve, NON disponibili in versione senza glutine

Se è vero che in tutti i pasti consumati non ci è mai stato servito il pane, sicuramente per le nostre esigenze famigliari questo alimento non può mancare. Il mio consiglio è quello di visitare uno dei supermercati delle numerose catene tedesche presenti per trovare un’amplissima scelta di prodotti senza glutine e non farci trovare impreparati.

amplissima scelta di prodotti senza glutine sugli scaffali del supermercato Edeka

Amplissima scelta di prodotti senza glutine sugli scaffali del supermercato Edeka

 

Avendo acquistato il pane, vi potrete sicuramente divertire all’hotel e ristorante Villa Mittermeier dove la colazione è un tripudio di prodotti naturalmente senza glutine, bene isolati da possibili fonti di contaminazione. Inoltre, lo chef Christian Mittermeier è a totale disposizione per accogliere ospiti celiaci, possibilmente su prenotazione e la proposta di menù è decisamente entusiasmante (anche se ad onor del vero, ma per la qualità delle materie prime e delle proposte, non alla portata di tutte le tasche).

colazione

Una full immersion nella natura

Dal centro della città di Rothenburg è difficile rendersi conto che ci si trova a 400 metri di altitudine, ma è sufficiente uscire dalle mura ed imboccare uno dei 12 sentieri segnalati sulla cartina dedicata agli itinerari di trekking per trovarsi immersi nel verde ed avere una vista incantevole del colorato insediamento.

Inoltre, Rothenburg si trova sulla Romantische Strasse, uno dei percorsi turistici più spettacolari e famosi che parte da Würzburg e finisce a Füssen sulle Alpi tedesche coprendo una distanza di 460 chilometri attraverso località di interesse storico e paesaggistico, tra cui appunto Rothenburg.

vista città

L’hotel Villa Mittermeier ci fornisce lo zaino da picnic perfetto per affrontare la fatica: piatti, posate, bicchieri, pasto completo, nonché acqua e vino.

zaino picnic

Il sentiero n° 2 è quello che segue il fiume Tauber, popolato dai mulini che in passato venivano utilizzati sia per molire il grano che per tagliare la legna, ma che purtroppo non sono più in funzione, anche se questo non toglie nulla ai percorsi immersi nell’ombra di boschi luminosi con sentieri ben tenuti ed accessibili anche a camminatori non esperti.

Camminiamo per 11 km chiacchierando, fotografando e godendo della pace che ci regala perfino la vista di un martin pescatore, l’uccellino turchese di cui avevo solo letto nelle favole. Trovato un tavolo ricavato da un tronco con le rispettive panchine, possiamo godere del tesoro Mittermeier apparecchiando in grande stile nel mezzo del bosco.

picnic

Imperdibile è anche il cammino che segue le mura di cinta per vedere le 22 torri che circondano la città, percorso che permette di entrare ed uscire dalle porte cittadine, magari perdendosi per le viuzze ogni tanto, per poi riprendere lo stesso itinerario o imboccarne uno diverso.

una delle torri lungo le cinta di mura

Una delle torri lungo le cinta di mura

Per chi preferisce la bici alle camminate, la scelta di piste ciclabili e percorsi è altrettanto ampia ed appagante.

I musei che non ti aspetti

Se noi italiani ci aspettiamo di trovare un museo sulla storia della città un po’ in ogni destinazione turistica (Museo di Rothenburg), sicuramente il Museo del crimine ed il Museo di Natale sono quanto di più insolito e opposto.

Il Museo del crimine medievale rappresenta la raccolta più completa (ed agghiacciante) di strumenti di tortura utilizzati nel Medioevo, uno dei momenti più bui dell’umanità e sicuramente un monito a non ricadere in tanta barbarie, ma comunque una visita che non consiglierei alle famiglie con bambini.

Esattamente opposto è invece il clima del Museo di Natale, inaugurato nel 2000 dell’imprenditore Harald Wohlfahrt, l’artefice dei famosi negozi di articoli natalizi che ne portano il nome (Käthe Wohlfahrt), dove vengono raccontate le tradizioni di tutte le regioni tedesche in occasione di questa festa e collezionati preziosi oggetti che vanno dalla sua origine alla metà del secolo scorso.

Come arrivare a Rothenburg

Rothenburg è ubicata a 80 km da Norimberga. La soluzione più rapida dall’Italia è arrivare in aereo fino a Norimberga e noleggiare un’auto oppure prendere uno dei numerosi treni regionali fino a Rothenburg.

I treni sono un’alternativa comoda, ma piuttosto lunga, mentre l’automobile può essere una soluzione stimolante pianificando soste nelle attraenti località che si trovano lungo il percorso sia in Svizzera che in Germania.

Ellen ed io

Ellen ed io

Per il nostro viaggio, abbiamo scelto un itinerario che prevedeva di incontrarci con i compagni di avventura Ellen e Fred Gromann sul lago di Costanza per poi proseguire in auto fino a destinazione. Anche in questa occasione, il Lago di Costanza ci ha regalato esperienze memorabili da aggiungere a quanto vi avevo raccontato su questa magica terra.

Erano tante le cose che mi incuriosivano quando ho ricevuto l’invito alla degustazione del menù a base di pesce locale realizzato dallo chef stellato Davide Pezzuto organizzata da FLAG Costa blu e con la collaborazione con AIFB e non saprei elencarle in un ordine preciso (anche se immaginate la gioia dei pranzi stellati?), quindi condivido le mie curiosità sperando che siano altrettanto stimolanti per voi nella consapevolezza che le scelte alimentari possono contribuire al mantenimento dell’occupazione e della qualità dell’ambiente costiero.

Pranzi stellati: tutto il buono del pesce dell’Adriatico

Quindi il primo elemento di interesse è stato proprio il FLAG Costa blu, il Consorzio impegnato a valorizzare i prodotti ittici e il territorio della provincia di Teramo visto che l’80% del pesce consumato nel nostro paese in realtà priviene dall’estero e dagli allevamenti.

Secondo, un menù di 5 portate a base di pesce. Potete immaginare che nella golosa Parma attaccatissima alle sue tradizioni gastronomiche, provare proposte di pesce cucinate da uno chef stellato non è poprio comune.

Terzo, il fatto che lo chef Davide Pezzuto lavori nel primo ristorante diffuso d’Italia, D.One: conoscendo diversi alberghi diffusi, avevo proprio voglia di scoprire come si potesse adattare il concetto ad un ristorante. Infatti, il ristorante occupa gli edifici del vecchio borgo che in questo modo è stato recuperato, un grande esempio di sostenibilità sociale ed ambientale.

E infine, ma come anticipato non per importanza, lo chef stesso di cui avevo letto caratteristiche che mi attirano sempre: semplicità degli ingredienti e creatività nel loro utilizzo.

Devo ammettere che non mi aspettavo che tutte le portate, tranne una, contenessero glutine visto che il pesce ne è naturalmente privo, ma, come sempre, questo è uno stimolo irrefrenabile a cercare di riprodurre le ricette provate in versione gluten-free.

In compagnia di Giulia Longo, Social Media Manager

In compagnia di Giulia Longo, Social Media Manager

Pranzi stellati: i piatti della degustazione

  • Mini puccia con polpo e vinaigrette di pomodoro Pera d’Abruzzo
  • Cannolo di tonno ala lunga, cipollotto caramellato al coppo e maionese al wasabi
  • Ghiaia di mare con alghe, scampi, caciaroli e paparazze
  • Granetti in jus di canocchie, burrata e cascigne
  • Sinossi di un brodetto alla giuliese
Mini puccia con polpo e vinaigrette di pomodoro Pera d'Abruzzo e Cannolo di tonno ala lunga, cipollotto caramellato al coppo e maionese al wasabi

Mini puccia con polpo e vinaigrette di pomodoro Pera d’Abruzzo e Cannolo di tonno ala lunga, cipollotto caramellato al coppo e maionese al wasabi

Allora volete sapere quali saranno le mie prossime sfide? Sicurament i primi piatti, ossia Granetti e Ghiaia di mare, anche se mi dovrete concedere un po’ di tempo per gli esperimenti!

I Granetti sono un tipo di pasta di forma simile alla fregola sarda, ma con forma irregolare e preparati con un misto di farina e semola impastate con acqua. Lo chef Davide Pezzuto li ha proposti con un’estrazione di canocchie, burrata e crema di cascini (nome comune Grespino, un’erba spontanea detta anche “scrippigno”), ma posso già anticiparvi che io li proverò nella ricetta classica, ossia “alla teramana”, cioè con fave, cipolla e guanciale perché sicuramente alla mia portata!

Granetti in jus di canocchie, burrata e cascigne

Granetti in jus di canocchie, burrata e cascigne

La Ghiaia di mare con alghe, scampi, caciaroli e paparazze è un piatto che lo chef presenta anche nel menù del ristorante e oltre ad essere meraviglioso da guardare, lo è anche da gustare: in questo piatto ogni ingrediente ha un nome ed una storia da raccontare. Intanto la ghiaia. La ghiaia sono gnocchi di pane colorati con nero di seppia, pomodoro e pane al naturale per conferire la colorazione tipica dei sassolini che si trovano sulla spiaggia la cui forma viene ottenuta strofinando gli gnocchi in modo da smussarne gli spigoli e renderli davvero identici ai ciotoli levigati dalle onde.

Ghiaia di mare con alghe, scampi, caciaroli e paparazze

Ghiaia di mare con alghe, scampi, caciaroli e paparazze

I caciaroli sono i calamari a spillo che prendono questo nome perché muovendosi in grossi banchi generano una gran “caciara” e le paparazze sono i lupini di mare, molto più noti come vongole dell’Adriatico. A questo modo di chiamare le vongole viene associata anche la probabile origine del termine “paparazzo” usato da Fellini ne “La dolce vita” come cognome del fotografo per associare l’apertura e la chiusura dell’obiettivo della macchina fotografica all’apertura delle valve di questi crostacei.

Infine il brodetto di pesce: un nettare sempre diverso perché sempre diversa è la pesca del giorno, questo il vero regalo della natura. La particolarità del piatto di Davide è sicuramente l’utilizzo della buccia del lime per contornare la tazza in cui viene servito, stratagemma che fa sì che chi si gusta il brodetto ne senta il profumo, ma non il sapore che renderebbe amara una preparazione tanto delicata.

Sapete una cosa? La degustazione mi ha proprio stimolato il desiderio di scoprire l’Abruzzo dal punto di vista gastronomico!

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