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Il weekend lungo in fuga da tutto, compresi i figli, è diventata un’esperienza a cui non vogliamo rinunciare e, ad un anno di distanza, ecco i Genitori in fuga nelle Langhe, terre di vini, cibi e cultura dove Alba condivide con la nostra città d’origine, Parma, e Bergamo il riconoscimento di Città Creativa della Gastronomia dell’Unesco.

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Uno dei tanti scorci delle colline coltivate a vite

Genitori in fuga nelle Langhe

Questa volta la fuga è stata organizzata con gli amici Mascia e Francesco, anche loro grandi appassionati di ciò che per noi costituisce il buon vivere: natura, cibi e vini autentici e, soprattutto, persone appassionate della loro terra.

Grazie al prezioso supporto di Chiara Paglieri di Bottega Manera (di cui vi racconterò in seguito) e di Langhe Experience, i nostri 3 giorni tra le colline delle Langhe possono essere un percorso perfetto da copiare e incollare per il weekend che deciderete di trascorrere in Piemonte.

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La distesa di conserve dolci e salate preparate da Noemi Lora e Paolo Anselmino, appassionati proprietari della bottega “I frutti della mia Langa”, paradiso enogastronomico albese.

La nostra è stata una partenza all’alba… per essere coerenti con la destinazione! Tanto che abbiamo subito avuto il tempo per uno shopping gastronomico golosissimo presso I frutti della mia Langa dove le magiche mani di Noemi trasformano i prodotti della terra in irresistibili conserve: peperoni del langarolo con il tonno, filetti di acciughe al bagnet verd, antipasto campagnolo, bagnet rosso delle Langhe, bagna cauda per citare alcune delle specialità che contribuiscono ad arricchire gli antipasti piemontesi.

Perché il pesce nella cucina piemontese

Mi ha sempre affascinato la presenza del pesce nella cucina piemontese perché racconta la storia della regione. Infatti, trovandosi lungo la via del sale proveniente dalla Francia e diretta verso altre zone d’Italia, il Piemonte era divenuto terra di intensi traffici clandestini di questo prezioso ingrediente gravato da pesanti tasse doganali. Così, per nasconderlo, i contrabbandieri coprivano i barili di sale con strati di acciughe, pratica che favorì la diffusione proprio delle acciughe e la nascita degli acciugai, ossia i commercianti di acciughe che le offrivano porta a porta dando origine a fiorenti attività economiche.

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Inoltre, la vicinanza del Piemonte al porto di Genova aveva alimentato lo spostamento degli uomini dall’entroterra verso il mare dove trovavano lavoro imbarcandosi, impiego che li vedeva poi tornare a casa non solo con denaro, ma anche con provviste non deperibili di pesce conservato in olio o sale.

Oggi, proprio tonno e acciughe sono protagonisti di alcuni dei piatti più iconici della cucina tradizionale che ci hanno conquistato in ogni trattoria e ristorante: il vitello tonnato e la bagna cauda.

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Tris della tradizione: vitello tonnato, tonno di coniglio, peperone piemontese ripieno del ristorante La Gemella a Barolo

Prima tappa enologica, la storica Cantina Lodali

Nel centro del paese di Treiso, nascosta tra le case si trova la storica Cantina Lodali che produce Barolo e Barbaresco dal 1958, ancora prima dell’entrata in vigore del Disciplinare di Produzione del 1966 che stabiliva i requisiti per potersi fregiare della prestigiosa D.O.P.

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Cantina Lodali

Una volta scesi nelle viscere dell’umida terra di marna e tufo che avvolge le botti di legno, torniamo in superficie per la degustazione di 7 vini che ci trasportano in un viaggio che ci racconta colori, note aromatiche e sapori di Chardonnay, Arnais, Dolcetto, Barbera d’Alba, Barbaresco e Barolo per culminare con le riserve Lorens prodotte con le uve delle vigne storiche dedicate al papà Lorenzo da Walter, patron della cantina.

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Una delle bottaie della cantina Lodali

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In sala degustazione con Walter Lodali

Fortunatamente il percorso verso Neive, la destinazione del pranzo, è breve e il nostro programma ci riserva un pranzo à la carte presso il ristorante Cantina del Rondò a Neive: una cucina autentica che arriva dritta al cuore, senza fronzoli e distrazioni.

La cucina senza glutine è quella di antipasti e secondi straordinari accompagnati da sostituti del pane confezionati che sfigurano rispetto all’immancabile grissino, ma le portate sono il ritratto dell’instancabile proprietaria che si sposta dalla cucina all’ingresso per accogliere i suoi ospiti con splendida grazia.

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Passeggiata brucia-calorie per il paesino di Neive, baciato dal sole e brulicante di persone intente a gustarsi vino e cibo in ogni dove.

Alba di tartufo e nocciole

Non poteva mancare la tappa ad Alba che nei fine settimana autunnali si trasforma in un fiume in piena di lingue diverse, musica, personaggi curiosi, scie di profumi intensi di tartufo e di nocciole zuccherate. Ci lasciamo trasportare da questa inarrestabile marea fino all’estremità opposta della città.

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La nostra tappa è Bottega Manera, il regno dell’incessante ricerca gastronomica di Chiara Paglieri ed Eugenio Manera che ci accolgono a suon di super bollicine, un metodo classico 100% pinot nero di nome Cugià (Azienda Vitivinicola Merenda Sinoira), per stupire noi parmigiani non solo con un prosciutto crudo di Cuneo di 24 mesi di stagionatura, ma anche con una distesa di oltre 120 tipologie di formaggi tra cui tome di alpeggio profumate come campi fioriti, caprini alla lavanda e dalla crosta fiorita con profumo di anice dell’azienda agricola locale Lo Puy, nonché l’avvolgente cremosità della ricotta di Seirass e morbidi ricci di burro francese in cestello da sola panna in variante dolce e demisel.

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Il paradiso gastronomico di Bottega Manera

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Giulia ed Eugenio, gli appassionati proprietari della bottega

Insomma, i 12.000 passi camminati non riescono sicuramente a bruciare tutto il ben di Dio che la giornata ci ha regalato, anche perché per cena ci aspetta proprio la ciliegina sulla torta, il ristorante La Piola, fratello del Tristellato ristorante Piazza Duomo dello chef Enrico Crippa concepito dalla famiglia Ceretto per trasmettere la tradizione della cucina tipica langarola di qualità eccelsa.

Barolo tra vino, musei e castelli

L’inizio del secondo giorno è di più dolce risveglio visto che il Museo del Vino di Barolo apre le porte alle 10:30, ma perdersi per le viuzze del paese sormontato dal castello che accoglie sia il museo che l’Enoteca Regionale è d’obbligo.

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Vigne di Nebbiolo all’entrata del paese di Barolo

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Il castello di Barolo, sede del museo WiMu e dell’Enoteca Regionale

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I vigneti visti dal castello di Barolo

Il WiMu, questo il nome del museo, è una vera sorpresa perché del vecchio format dei musei da guardare passivamente non ha nulla: il percorso museale si snoda tra i 3 piani del castello alternando parti didattiche illustrate e full immersion nella musica e nella cinematografia del vino, un viaggio nella cultura del vino dalla preistoria al presente con la possibilità di degustare ed acquistare il prezioso nettare rubino proprio nei locali dell’enoteca regionale.

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Alcune sale del Museo del Vino di Barolo

Le vie di Barolo sono talmente affollate che trovare un posto a tavola in caso di mancata prenotazione è assolutamente impossibile: questo ci riferiscono amici che si vorrebbero unire a noi, ma che si arrendono dopo innumerevoli e vani tentativi. Per noi il tavolo prenotato è presso la Locanda La Gemella che ci sorprende unendo materia prima locale con tecniche e raffinatezza del Sol Levante e contaminazioni siciliane messe in campo da Chef e Sous-Chef giapponesi.

Esperienza indimenticabile anche per chi il glutine non se lo può permettere.

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Sarde a beccafico, crema di funghi, arancia e patate

Tataki di tonno con caponata di peperoni

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Pera cotta al caramello salato

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Mascia ed io molto soddisfatte del pranzo alla Locanda Gemella

Tappa successiva è La Morra, il paese con la piazza belvedere sulle dolci colline rigate dai filari d’uva a perdita d’occhio, animate dal silenzioso volare di alcune mongolfiere che galleggiano come fiori nel mare blu del cielo limpido novembrino.

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Ci aspetta l’ultima degustazione di vini… per lo meno in programma, e anche in questo caso la cantina si trova nei sotterranei nascosti dietro la facciata di un’anonima casa lungo la via principale del borgo, l’immancabile Via Umberto I: si tratta delle cantine dei Poderi Marcarini, da sei generazioni produttori di Barolo e dei vini regalati da questa terra. La visita è resa piacevolissima dall’appassionata guida che ci racconta anche le storie meno glamour, ma sicuramente più vere della dura vita dei vignaioli.

Ormai certi che salteremo la cena, ci dirigiamo verso il castello di Serralunga D’Alba per ammirare un tramonto mozzafiato dall’altura dell’ennesimo e sorprendente castello.

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Grinzane Cavour: a scuola di enologia

Della vita di Camillo Benso Conte di Cavour tutti qualcosa ricordiamo dagli studi scolastici, ma che a lui sia legata anche la rinascita della viticoltura e dell’enologia piemontese è stata per me un’interessante sorpresa.

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E’ il museo all’aperto “In vigna” che si snoda attorno al meraviglioso Castello di Grinzane Cavour che lo racconta in modo egregio, rendendo comprensibili anche informazioni molto tecniche grazie all’utilizzo di immagini e schemi, ma soprattutto facendoci scoprire il duro lavoro dell’uomo e le mutazioni della vigna durante le quattro stagioni dell’anno.

Il castello si erge su un’altura che assicura una vista a 360 gradi sui vigneti e ospita la più grande enoteca della regione, ossia l’Enoteca Regionale Piemontese Cavour, inaugurata nel 1967 per promuovere la conoscenza e l’immagine dei migliori vini e delle eccellenze alimentari del territorio. Meritano una visita la Sala delle maschere e la Sala Cavour dove sono conservati cimeli del famoso statista.

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Il Castello di Grinzane ospita il ristorante Al Castello dello Chef Alessandro Mecca

Grinzane è inoltre sede della prestigiosa Asta mondiale del tartufo bianco di Alba che si tiene ogni anno a fine novembre attirando appassionati da tutto il globo.

Prima di lasciare questa meravigliosa terra, ci concediamo una passeggiata in vigna per goderci il castello nella sua incontaminata bellezza e un’indimenticabile tagliolino al tartufo bianco che spero di potere presto gustare anche in versione gluten free.

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A tavola per l’ultimo pranzo in Langa con gli amici Mascia e Francesco

 

Ci si sorprende sempre quando si scoprono luoghi incantevoli proprio dietro casa e Bologna e dintorni sono stati per me una di queste scoperte: ecco cosa è successo a BlogInBo, la 3 giorni emiliana da veri turisti italiani.

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BlogInBo: alla scoperta di Bologna e dintorni

Dozza, un museo a cielo aperto

Partiamo dalle colline bolognesi per cercare un po’ di fresco nelle roventi giornate di fine giugno e lo facciamo da uno dei borghi più belli d’Italia, Dozza, con le sue casette colorate rese uniche dai murales che un illuminato sindaco nel 1960 aveva pensato di fare realizzare per rendere il paese un museo a cielo aperto.

Con il passare degli anni, pennellata dopo pennellata, Dozza diventa così una piccola opera d’arte dove oltre che lasciare che lo sguardo venga catturato ad ogni passo, vale la pena concedersi il tempo di visitare la Rocca Sforzesca che ospita il Museo e, per gli amanti del cibo e del vino, l’Enoteca regionale dell’Emilia Romagna per degustazioni e acquisti.

Alla sera Dozza si trasforma in un presepe, punteggiato dalle luci dei ristorantini, molti dei quali hanno anche proposte senza glutine, considerando che la parte del leone la fanno i salumi del territorio e il ragù alla bolognese (chiedere una pasta gluten free pare essere un’impresa fattibile!).

dozza di sera

La nostra cena all’Osteria di Dozza è un insolito connubio tra cucina del territorio e musica irlandese dal vivo (i concerti di musica live accompagnano sempre le cene del venerdì) in un’atmosfera che, per qualche strana alchimia e suggestione, mi fa sentire immersa in un film di Fellini. Il tagliere con salumi, formaggi e giardiniera può essere servito con una gustosa piadina di farina di mais, anche se è richiesto di avvertire in anticipo la presenza di intolleranze e ingredienti sgraditi.

Bologna la dotta

La storia universitaria della città di Bologna si respira nelle strade, negli edifici, nelle statue e nei volti dei numerosi studenti che affollano i portici, allegramente stretti attorno ad amici eleganti con l’immancabile corona d’alloro che segna nuovi orizzonti.

Percorrendo Via D’Azeglio, la via delle celebri luminarie, quest’anno si canticchiano le strofe più popolari delle canzoni di Raffaella Carrà, amatissima bolognese scomparsa di recente, passando di fronte alla casa di un altro suo concittadino che ha reso unica la canzone italiana, Lucio Dalla di cui compaiono tracce e ricordi in vari angoli della città.

Omaggio a Lucio Dalla sui muri di Bologna

Omaggio a Lucio Dalla sui muri di Bologna

Superando cortili medievali, torri e piazze, si entra poi nel cuore della dotta, l’Archiginnasio che ospita la Biblioteca Comunale con i suoi inaccessibili tesori e un imponente Teatro anatomico che incute non poco timore sia reverenziale che per l’immaginazione!

Teatro anatomico

Il Teatro anatomico all’interno dell’Archiginnasio

Non è un caso che un tale luogo di scienza e medicina nasca proprio a Bologna attorno alla metà del 1600, per tenere sotto controllo le attività che fino ad allora erano state svolte di nascosto, in case private, da parte dei medici che con le loro dissezioni camminavano sul filo sottile che separava la scienza dalla stregoneria.

E senza mai dovere rinunciare al piacevole abbraccio dei 38 km di portici, ci immergiamo nel formicaio delle vie del mercato con le loro salumeria, botteghe, trattorie ed osterie: un tripudio di paste fresche e salumi che sono l’evidenza assoluta che il secondo aggettivo storicamente legato a Bologna non è stato scalfito dalle nuove mode alimentari.

Bologna la grassa

Tappa nelle botteghe storiche di Tamburini e Simoni per fare acquisti di buon cibo perché all’Osteria del Sole è dal 1465 che si può acquistare solo il vino: decisamente un invito a rendere onore a tutto il ben di Dio che si trova lungo il cammino per raggiungere Vicolo Ranocchi.

osteria del sole

L’Osteria del Sole è il punto d’incontro dei bolognesi, è il luogo in cui spariscono le classi sociali e si vendono in egual numero le bottiglie di Sangiovese romagnolo e il più costoso champagne francese, è il luogo in cui i più grandi personaggi del cinema e dello sport hanno fatto tappa per gustare la rosea mortadella il cui inconfondibile profumo è più insidioso delle Sirene di Ulisse.

Così, nonostante tutti i buoni propositi di resistere alle tentazioni e di concedersi solo un assaggio, ci troviamo appagati e sazi, pronti per una tappa in torrefazione per l’ultimo tocco di felicità per i sensi: un espresso da Terzi di cui proviamo una nuova, inebriante miscela di caffè.

Dalla terra al cielo

Mai i 498 gradini della Torre degli Asinelli sono stati tanto invocati per smaltire il pranzo luculliano! Parola d’ordine: puntualità, perché sulla Torre si sale rigorosamente con prenotazione e all’orario stabilito, quindi per organizzare al meglio le proprie attività, la tappa obbligata sono gli uffici di Bologna Welcome ed Extra Bo in Piazza Maggiore dove trovare tutte le informazioni, potere acquistare biglietti e prenotare accessi e visite.

le scale per salire sulla torre degli asinelli

Le scale per salire sulla Torre degli Asinelli

 

Oltre alla vista sulla città dal suo punto più alto, la Torre ci offre qualche goccia di pioggia ristoratrice e il desiderio di continuare a goderci il cielo sopra Bologna raggiungendo l’altro simbolo della città, il monumento che annuncia che lì c’è Bologna a tutti coloro che si avvicinano al territorio: il Santuario della Madonna di San Luca.

Rinfrescante escursione con il trenino per ammirare il susseguirsi di archi che con i loro 3.796 m formano il portico più lungo al mondo che raggiunge il Santuario permettendo ai pellegrini di farlo al riparo dalle intemperie e dal calore. Tra il verde brillante degli alberi del Colle della Guardia, il caldo arancio della Basilica si staglia ancora più imponente sullo sfondo di un cielo turchese da cartolina.

San Luca

Bologna e dintorni è pasta all’uovo

Non ho idea di quante volte ho fatto la pasta all’uovo, né di quante volte ho insegnato a prepararla nella vita, eppure non ho resistito alla tentazione di partecipare al corso per preparare tortelloni e tagliatelle tenuto dalle simpaticissime Monica e Barbara di Tryandtaste a Monteveglio, a circa mezz’ora in auto da Bologna.

Sapete cosa mi fa impazzire della pasta fresca? Che ogni famiglia ha proprie versioni di ogni piatto, quell’ingrediente in più o in meno che rende il suo tortellone semplicemente unico. Così dalle mie compagne di mattarello ho imparato non solo a chiudere la pasta alla maniera di Bologna, ma anche a insaporire la farcia con il prezzemolo e un pizzico di aglio, ingrediente proibito nei ripieni di casa Bertinelli.

A colpi di mattarello e taglia pasta, i taglieri si riempiono presto dei più invitanti e panciuti Tortelloni e di morbidi nidi di Tagliatelle che mentre scattiamo foto e giriamo video sono già ad aspettarci, conditi e profumati sul tavolo da lavoro magistralmente trasformato in semplice, ma sontuoso banchetto: Tortelloni burro, salvia e parmigiano e le autentiche Tagliatelle al ragù.

Lo sapete che mi ero bene allenata ad affrontare le fatiche culinarie bolognesi, eppure, ogni volta che mangio un buon ragù, il mio palato rimane sempre stupito come fosse la prima volta che assaggia quella ricetta! E forse un motivo c’è perché, anche in questo caso, ogni bolognese ha la sua versione del sugo usando un taglio diverso del manzo o del maiale, aggiungendo più o meno passata o concentrato di pomodoro, il tanto dibattuto bicchierino di latte, insomma è il caso di dire: a ognuno il suo ragù! Il mio? Ve lo racconterò a brevissimo, qui sul blog.

tortelloni e tagliatelle

Il bello e il buono che fanno bene all’ambiente

Come in tutti gli spettacoli che si rispettino, anche il nostro BlogInBo non poteva che concludersi con un gran finale, questa volta sulle dolci colline del Parco Regionale dell’Abbazia di Monteveglio, circondati dai vigneti della cantina biologica e agriturismo Corte d’Aibo.

corte d'aibo

E’ in questo angolo di paradiso che nel 1989 Antonio Capelli e Mario Pirondini rilevano 35 ettari di terra per dare vita al loro avanguardistico progetto di creare un’azienda agricola biologica che oggi è completata da una splendida cantina in cui i vini trascorrono parte della loro vita in anfore di argilla interrate che permettono alle uve di conservare tutta la loro bontà fino a quando il sapere dell’uomo le assemblerà in magiche combinazioni che danno vita alle 14 etichette di Corte d’Aibo.

L'anforaia della cantina di Corte d'Aibo

L’anforaia della cantina di Corte d’Aibo

Il piacere del fresco Pignoletto frizzante ci regala sollievo dall’arsura dell’ora di pranzo accompagnato da un crostino con il tartufo estivo di questa terra piena di sorprese, il tartufo che Appennino Food Group ricerca con l’aiuto dei piccoli lagotti nei dintorni di Savigno, patria poco conosciuta di questo tesoro sotterraneo.

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Poi, un calice di Rugiada, un vino bianco fermo, senza solfiti aggiunti, che unisce la profumata Malvasia di Candia con il tocco leggermente amarognolo del Grechetto Gentile, ci conduce all’acuto finale: l’assaggio della mortadella artigianale di Franceschini che non poteva che chiamarsi Opera.

Decisamente un’Opera d’arte: preparata solo con carni pregiate di suini italiani, insaccata in budello naturale, legata a mano, stufata lentamente e priva di conservanti, aromi ed allergeni, insomma da gustarsi fino all’ultimo morso e ad occhi chiusi per non farsi sfuggire nemmeno il più nascosto dei profumi.

Simone Franceschini affetta la sua Opera

Simone Franceschini affetta la sua Opera

Qui a Corte d’Aibo vorrei tanto fermarmi per potere ammirare il tramonto dietro i filari ordinati di viti perché sono certa che sia uno spettacolo mozzafiato, ma i programmi di ognuno dei compagni di avventura di BlogInBo ci obbligano a salutare questa terra e i nostri nuovi amici, ma sento di potere affermare che non passerà molto tempo prima che torni a ripercorrere il cammino tracciato perché le cose belle, buone e che fanno bene vanno condivise, parola di Ilaria.

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